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Uno strumento interessante, ma per ora un po’ scomodo

Una novità che mi era del tutto sfuggita. E’ uscito su Nature Climate Change, spin off di Nature che si occupa solo di clima che cambia, un articolo in cui per la prima volta, è stato messo a punto un tool disponibile a tutti con il quale tenere sotto controllo la quantità di superficie terrestre coperta dall’acqua o dalla terra solida.

Earth’s surface water change over the past 30 years

Vi starete chiedendo perché, almeno nel titolo, si parli di cambiamenti senza alcuna enfasi. Ho il sospetto di sapere perché, infatti, incredibilmente, i risultati di questa analisi sono essenzialmente positivi se guardati con la lente della deriva ‘pericolosa’ dei cambiamenti climatici.

Nel trentennio di dati disponibili, nonostante l’innalzamento del livello del mare e con buona pace delle previsioni di sommersione di interi continenti e di milioni di profughi climatici, il saldo tra terre emerse e superficie liquida è positivo. Con riferimento alle acque interne, l’acqua ha guadagnato spazio per la formazione di laghi naturali per lo scioglimento dei ghiacci e per la costruzione di bacini artificiali, ma ne ha comunque perso di più, 115,000 km2 contro 173,000 km2 – ricordo a tutti che l’energia idroelettrica è, a tutti gli effetti, l’unica fonte rinnovabile che attualmente conti davvero qualcosa – mentre, lungo le coste, il guadagno è nettamente a favore delle terre emerse, 20,135 km2 contro 33,700 km2. Ergo, nessuna sommersione.

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Da Acqua Monitor. In blu il guadagno di superficie liquida, in verde quello di terra solida

Così l’autore principale del paper:

Ci aspettavamo che le coste iniziassero a ritirarsi a causa dell’aumento del livello dei mari, ma la cosa più sorprendente è che le coste stanno crescendo in tutto il mondo. […] Siamo stati capaci di generare più terra di quanta ne stesse prendendo l’innalzamento del livello dei mari.

Allora, a parte la ‘sorpresa’ che coglie i ricercatori ogni volta che dalle simulazioni si passa alle misurazioni reali – da qualche giorno continuano ad arrivare più reality check che mai – se le acque interne sono in qualche modo controllabili e generabili, davvero non si riesce a capire come, secondo gli autori, sia stato possibile generare della costa, nonostante il livello del mare stesse crescendo. Soprattutto, non in tutto il mondo.

Ci saranno senz’altro mille regioni, magari anche collegate al clima o, se mi passate il termine, semplicemente afferenti alle dinamiche del sistema pianeta, per cui c’è più terra disponibile di trenta anni fa e, soprattutto, per cui non stiamo andando sott’acqua, ma qualcuno dovrebbe quanto meno rivedere le proprie certezze. Magari alla luce delle proprie sorprese.

Dimenticavo:

Che dite, il genere umano si adatterà a tutto questo? Prima che prevalgano le amnesie, vale la pena ricordare che il nostro mondo, quello colonizzato dagli esseri umani, è esploso dalla fine dell’ultima glaciazione, appunto via via adattandosi ai cambiamenti, traendo enorme beneficio da quello più sostanziale, l’aumento delle temperature. Se poi volete dare un’occhiata all’innalzamento del livello dei mari da una prospettiva geologica eccovi serviti.

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Fonte: Wattsupwiththat

Tanto basta per un pianeta che è sempre stato lo stesso finché non siamo arrivati noi.

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Published inAttualitàClimatologia

9 Comments

  1. Luigi Mariani

    Caro Guido,
    davvero interessantissimo.
    Faccio solo un poco di fatica a ritrovarmi rispetto al diagramma da te riportato e proveniente da WUWT perchè credo non sia stato corretto per il post glacial rebound (PGR – https://en.wikipedia.org/wiki/Post-glacial_rebound). Personalmente trovo più utili i diagrammi di figura 3 e 4 di questo articolo apparso su Notrickszone: http://notrickszone.com/2014/05/05/data-show-holocene-sea-levels-trending-downwards-2-meters-higher-4000-and-8000-years-ago/
    Ciao.
    Luigi

  2. Uberto Crescenti

    Le variazioni delle linee di costa descritte da Fabrizio Giudici (arenili in aumento e arenili in erosione) sono molto probabilmente dovuti alle attività antropiche operate lungo i litorali o nei territori adiacenti. Così ad esempio producono variazioni la costruzione di porti, l’utilizzo di aree dunali, l’escavazione lungo i fiumi per produrre ghiaie. La costruzione di porti intralcia le cosiddette correnti lungo costa che trasportano sabbia, con accumulo delle sabbie a monte dell’ostacolo per rallentamento delle correnti, ed erosione a valle per trasporto delle sabbie. Le aree dunali sono preziosi depositi di riserva per il mare; quando il litorale va in crisi il mare se ne riappropria per ristabilire l’equilibrio operando così un ripascimento naturale. La escavazione, per fortuna non più autorizzata dopo gli anni ’60 del secolo scorso, non favoriva il ripascimento. Tutte queste attività non hanno certamente alcun rapporto con il riscaldamento globale.

  3. Alessandro2

    Venezia – la città che doveva scomparire tra le acque – è un tripudio di zone “verdi”. Mi sa che veneziani e kiribatesi (?) dovranno trovarsi altre scuse per andarsene 🙂

    • Guido

      la venezia minacciata è il “centro storico”, non marghera… e comunque i pixel colorati rappresentano i cambiamenti definitivi, cioè dove al posto di un pezzo di mare c’è stato messo o si è creato un pezzo di terra (o viceversa)… non sono invece contemplate le zone allagate dalle maree (con due E). Non mi risulta che a Venezia ci siano zone sommerse in stile atlantide, quindi non si vedranno pixel blu, ma questo non significa che in certe condizioni meteo (sempre più frequenti), abbondanti zone di venezia siano coperte da acqua nelle ore di alta marea.

  4. Filippo Turturici

    In epoca che potremmo definire proto-storica, 4-6mila anni fa, con le prime città, i primi commerci, le prime culture avanzate, il livello del mare è salito in pochi secoli di 15 metri abbondanti, praticamente 8mm/anno per 2 millenni: noi ci preoccupiamo se magari oscilla tra 2mm e 3mm l’anno negli ultimi anni. O meglio, dobbiamo preoccuparci per un futuro molto lontano; ma siamo sicuri di saperlo distinguere dalla “variabilità naturale”, e che soprattutto ciò sia una reale catastrofe? Perché il problema del futuro, è che non è ancora capitato né ancora scritto, e un trend lineare proiettato a 5mila anni, ma anche solo a 100 anni, ha un valore semplicemente…nullo. Per di più hanno scoperto l’acqua, anzi la terra, calda: sono secoli che gli olandesi (e non solo, vedere anche es. in Veneto) costruiscono polder e strappano terre al mare. Nessuno li aveva avvertiti?
    Intanto, emerge come la più grande catastrofe “man-made” rimanga quella del Mare d’Aral. Eh, l’individualismo, il capitalismo, le multinazionali del Big Oil… No aspetta, quel disastro è frutto del collettivismo, del socialismo (reale) e della coltivazione del cotone 🙂

    • Filippo Turturici

      ERRATA CORRIGE: volevo ovviamente dire 4-6mila anni a.C. (Before Christ in inglese) Cioè 6-8mila anni fa (Before Present).

  5. Secondo commento. Qui non c’è screen-shot perché è semplice arrivarci: usate la casella di ricerca dello strumento per andare a Kiribati. L’isola dove gli abitanti vorrebbero emigrare perché sta “affondando”.

    Si vedono un certo numero di aree interne dove l’acqua è aumentata. Ma sono aree interne. Sulla linea di costa ci sono pochissimi pixel colorati. Ad occhio, tanti verdi quanto quelli blu.

    Commenti?

  6. Molto interessante.

    Nota tecnica: peccato che il tool non è REST, ovvero non è possibile (come succede con Google Maps, per esempio) avere una URL che contiene le coordinate e il livello di zoom, facilmente condivisibile. Così almeno mi pare. Per cui, per questo commento, ho preso uno screen-shot.

    https://anonm.gr/up/8912.jpg

    Ho voluto andare a verificare zone che conosco, dove si parla da tempo di modifiche dei litorali. È la Maremma grossetana. Effettivamente si vede una forte erosione dell’arenile subito a nord della foce dell’Ombrone (torna perfettamente con le mie osservazioni continue di semplice frequentatore delle zone in quasi vent’anni) e della spiaggia di Marina di Alberese (dove il parcheggio “arretra” anno dopo anno). I due fenomeni sono ampiamente noti e commentati in zona. Negli ultimi anni, finalmente, sono stati compiuti alcuni lavori che dovrebbero arginare l’entrata dell’acqua nelle paludi retrostanti e, grazie ad una serie di “pennelli” limitare o arrestare l’erosione dell’arenile.

    Quello che si dice poco è che ci sono zone dove invece la spiaggia cresce. Si dice che c’è un limitato incremento nella spiaggia ancora più a sud (quella sotto la scritta “Parco regionale della Maremma”). Effettivamente sono pochi pixel, certamente non sufficienti a compensare la perdita. Ma quello che non sapevo, e non avevo notato personalmente, è il grosso incremento della spiaggia tra Marina di Grosseto e Principina. Si vede qualche traccia ancora più a nord.

    Ora, nella mia ignoranza, se la costa regredisce solo per via del mare che aumenta, dovrebbe regredire in modo più regolare. Se ci sono zone di decrescita e zone di crescita, mi pare che oltretutto si equivalgano quantitativamente, mi viene da dire che è primariamente una questione di correnti che tolgono qui e aggiungono là. Considerazione peregrina o fondata?

    PS Le ampie zone di acqua “guadagnata” nell’angolo in alto a sinistra, come dice anche la didascalia, sono un’area protetta di ex-paludi bonificate che sono state riallagate negli anni ’90 e costituiscono una bellissima ed importante area umida ricca di volatili.

  7. Uberto Crescenti

    La trasgressione olocenica relativa all’innalzamento del livello del mare da 12 mila a 4-5 mila anni fa è messa in relazione all’aumento di temperatura, dopo la fase fredda precedente. Ci sono due riflessione da fare. Prima, perchè il livello del mare non è più aumentato significativamente dopo i 4-5 mila anni fa?; seconda, come si spiega che tra 20 mila e 10 mila anni fa, quindi in piena fase glaciale, il livello del mare è risalito di circa 100 metri ? In ambedue i casi pare che la temperatura del nostro Pianeta ha poca influenza sull’innalzamento del livello marino. Eppure ad ogni occasione i catastrofisti sottolineano i pericoli del riscaldamento globale responsabile, tra l’altro, proprio della sommersione delle aree costiere.

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