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Dopo la COP22 di Marrakech

Ricevo quanto segue dal Prof. Ernesto Pedrocchi. Come intuibile dal titolo, si tratta di una riflessione ex-post sulla COP22 chiusasi recentemente a Marrakech. Ringraziandolo per aver voluto condividere la sua opinione con le nostre pagine, ve lo propongo volentieri.

Buona lettura.

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I valori elevati della Tgm (temperatura globale media) rilevati nel 2015, in particolare negli ultimi mesi, e nei primi mesi del 2016 avevano dato adito ai sostenitori del Antropogenic Global Warming (AGW) di dare per scontato che responsabili di tale situazione fossero esclusivamente le emissioni antropiche di CO2. Caso volle che in concomitanza con il periodo caldo tra il 2015 e il 2016 ci sia stata la COP21 e  il conseguente dibattito sul “Paris Agreement”. Questa coincidenza temporale ha favorito nei confronti della pubblica opinione la credibilità di quanto si prospettava circa i cambiamenti climatici, fino a giungere a una situazione di parossistica demonizzazione dell’uso dei combustibili fossili. L’accordo raggiunto era stato magnificato come un traguardo importante e storico che cambierà il mondo. La realtà è diversa: l’accordo, un sofisticato esercizio burocratico, era stato imposto dagli USA con l’obiettivo prioritario che non contenesse vincoli di riduzione delle emissioni e compensi economici ai paesi in via di sviluppo, perché ciò avrebbe esposto l’Amministrazione Obama alla verifica, tutt’altro che scontata, del Congresso. Il vincolo dei 2°C è un vincolo scientificamente risibile. Effettivamente le Tgm rilevate nel passato inverno hanno segnato dei record nella recente storia climatica, ma già si sapeva che erano in gran parte dovute al fenomeno di El Nino, come ora risulta evidente dagli andamenti rilevati sia dai satelliti che sulla superficie terrestre con l’arrivo del fenomeno de La Nina. A ottobre 2016 la Tgm è ritornata ai livelli che aveva nel 2013, confermando quei segnali di stabilizzazione iniziati all’inizio del secolo e smentendo che l’aumento nel 2015 e 2016 fosse da ascrivere interamente alle emissioni antropiche. I sostenitori dell’AGW ad ogni costo, sapevano la vera storia di quel picco di Tgm, ma si sono ben guardati dall’evidenziarla e la divulgazione così detta “scientifica” ha battuto la grancassa su quel picco, dimostrando quanto poco scientifica sia nella realtà.

La COP22 a Marrakech ha insistito sulla irreversibilità delle decisioni prese con la COP21, ma si è conclusa con un atteggiamento meno trionfalistico e più prudente rispetto alla COP21. Certamente un ruolo l’ha giocato l’elezione a presidente degli USA di una persona che si dichiara scettica circa la natura antropica dei recenti cambiamenti climatici e che potrebbe portare a una modifica della posizione degli USA. D’altra parte un ruolo non secondario, anche se non citato, potrebbero averlo giocato due fenomeni fisici attualmente in corso, in particolare:

  1. Si è esaurito El Nino ed è in arrivo la Nina (vedi fig.1);
  2. Siamo in presenza di un “sole debole” come sintetizza l’attuale ciclo solare (vedi fig.2).
Fig.1 Indice ONI Oceanic Niño Index (Fonte: www.climate4you.com)
Fig.1 Indice ONI Oceanic Niño Index (Fonte: www.climate4you.com)
fig_2-sunspot
Fig.2 Recent sunspot activity since 1 January 1900 according to Solar Influences Data Analysis Center (SIDC)

Il problema del cambiamento climatico è molto complesso e diversi sono i fattori che l’influenzano: l’uomo non riesce per ora a fare delle previsioni attendibili, ma entrambi i fenomeni fisici citati, sulla base della recente storia del clima, è più probabile preludano nel breve termine climatico a un periodo freddo invece che caldo, sconfessando almeno in parte le previsioni dell’AGW. Se ciò avvenisse e fosse significativo, ci si può chiedere come reagiranno i sostenitori dell’AGW ad ogni costo; probabilmente si tenterà prima di sminuirne la portata, poi di attribuirlo all’AGW infine di spostare l’attenzione sui fenomeni estremi, ma è certo che la loro credibilità ne verrà ulteriormente minata.

Nell’accordo di Parigi è evidente un aspetto ideologico: si è preso spunto dal problema del cambiamento climatico, che dato il battage mediatico ha molto sensibilizzato l’opinione pubblica, per tentare di avviare una governance mondiale che promuova il bene dell’umanità con linee guida sovranazionali su tanti temi che poco o nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici. Un governo mondiale è molto difficile, ma potrebbe essere auspicabile per risolvere i grandi problemi che affliggono l’umanità. Agganciarlo al cambiamento climatico, in particolare all’AGW potrebbe risultare una leva sbagliata.

L’Unione Europea ha sempre aderito entusiasta alla campagna per la riduzione delle emissioni antropiche di CO2 pur contribuendo solo a circa il 10% di esse. Nel caso gli USA si defilassero l’Unione Europea rischia di restare quasi sola in questa avventura, con un conseguente disastro per l’economia dei suoi paesi.  E’ certo che i paesi in via di sviluppo, tra cui alcuni sono o stanno diventando i maggiori emettitori di CO2 antropica, non sono disponibili a rinunciare all’uso dei combustibili fossili, la fonte energetica più affidabile ed economica, di cui ci sono ancora buone riserve e che tuttora copre più del 75% del fabbisogno. E’ indubbio che l’uso dei combustibili fossili deve sempre più puntare a contenerne i veri inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi di azoto, incombusti e polveri), ma la CO2 non è un inquinante, è anzi un potente fertilizzante di tutta la biosfera e lo dimostra il generale rinverdimento del pianeta concomitante con l’aumento della sua concentrazione  in atmosfera.

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Published inAttualitàCOP22 - Marrakech

7 Comments

  1. Filippo Turturici

    Sinceramente ed un po’ sempre da bastian contrario, io sarei favorevole a limitare le emissioni di CO2, con l’obiettivo di mantenere il sistema di equilibrio. Non mi piace variare troppo la chimica dell’atmosfera, mi dà un’impressione come di gettare i rifiuti in natura. E’ ovvio che però questo deve avvenire su 4 punti:

    – compatibilmente con l’economia del XXI secolo ed il benessere della popolazione;

    – con tecnologie efficienti e realmente funzionanti, senza preconcetti (es. nucleare, forse anche CCS);

    – seguendo un rapporto costi/benefici di buon senso (es. i danni ipotetici da CO2 sono comunque minori dei danni certi da una transizione troppo rapida ed avventata);

    – in tempi graduali e con l’obiettivo di stabilizzarsi ad una quota di emissioni “bassa ma realistica”, per dire un numero può essere il 50% entro 50 anni (mi piace il 50), qualcosa di raggiungibile senza disastri e senza utopie, e compatibile con l’assorbimento naturale (oceani, biomassa) della CO2.

    Le politiche costosissime, amplificate dalla grancassa mediatica, associate a futuri ed ipotetici disastri (sempre peggiori ma sempre più lontani), con “balzi in avanti” di maoista memoria e fonte di immense regalie a lobbies es. ambientaliste o del solare, non fanno altro che spostare denaro e risorse in maniera inefficiente, beneficiando le burocrazie e ad alcune cricche finanziarie, mentre sfruttano le paure della gente comune. Nella tradizione del migliore (peggiore) dirigismo economico, ça va sans dire. Ecco, lo possiamo e lo dobbiamo dire ad alta voce: eventi come la COP22 non sono la salvezza del pianeta, e paradossalmente sono pure un danno per la protezione dell’ambiente e la reale riduzione delle emissioni.

    • Ernesto Pedrocchi

      Per ridurre le emissioni antropiche di CO2 bisogna ridurre l’uso dei combustibili fossili la fonte energetica più affidabile ed economica, ciò comporterebbe una grave penalizzazione per la crescita del benessere dell’umanità. La riduzione dell’uso dei combustibili fossili col tempo avverrà naturalmente per il fatto che riducendosi le riserve aumenteranno i loro costi, quindi le fonti alternative gradualmente li sostituiranno. A mio parere imporre ora una riduzione forzata potrebbe essere accettabile solo ci fosse la doppia certezza che la CO2 antropica fosse responsabile di un riscaldamento globale e che questo risultasse dannoso per l’umanità. Questa certezza è lungi dall’essere provata.
      Inoltre la riduzione delle emissioni antropiche di CO2 per essere efficace dovrebbe essere un processo universale o almeno coinvolgere tutti i paesi forti emettitori. Questo coinvolgimento allo stato attuale di sviluppo dell’umanità è impensabile, se avviene solo in alcuni paesi è inefficace (vedi un recente articolo di A. Mathis su questo sito). L’impegno dei paesi sviluppati senza quello dei paesi in via di sviluppo può servire come un macchinoso sistema per trasferire ricchezza dai primi ai secondi, ma non è certamente la modalità più efficace per aiutarli.

    • Filippo Turturici

      Assolutamente, la riduzione della CO2 come detto va fatta, anche programmata, ma sempre in base alle possibilità tecnologiche ed alla convenienza economica. Che non è il triviale “favore alla finanza” o “pensare ai soldi”, ma allocare in maniera efficiente le risorse disponibili, evitando sia sprechi che fregature. Deve essere inoltre integrata nella libera impresa, non una coercizione sulla base del principio di precauzione (la più stupida invenzione della mente umana, seguendo il quale dovremmo ancora essere al paleolitico). Infine, come detto, deve essere coerente e contemporanea tra i diversi paesi, non una redistribuzione della ricchezza su scala globale e con la scusa dell’ambientalismo (foraggiando solo burocrati e despoti, per di più).
      Ma stiamo tranquilli: l’energia e la CO2 necessarie per unità di PIL, sono in diminuzione dagli anni ’70 almeno, in tutto il mondo. La riduzione delle emissioni avverrà semplicemente perché l’avanzamento tecnologico ed economico è naturalmente tendente all’efficienza, e non viceversa; si può inquinare per spendere meno, sicuro, ma nessuno è tanto stupido da spendere di più per inquinare apposta. (E comunque la CO2 non è un inquinante)

  2. Maurizio Zuccherini

    Un sentito ringraziamento al Prof. Pedrocchi per la sua illuminante e chiara spiegazione. Mi chiedo perché mai i media diano spazio solo ai tuttologi alla stregua di Mario Tozzi, allineato al mainstream, e non sentano il bisogno di dare voce a opinioni di figure realmente competenti. Ma conosco già la risposta…..
    Un grazie anche a voi di Climate Monitor, c’è un grande bisogno del vostro lavoro.

    • Ernesto Pedrocchi

      Grazie per il riconoscimento. A onor del vero segnalo che non sono un climatologo, mi sono sempre interessato di energia e di conseguenza mi interesso di clima.

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