Il Michael Fish Moment

Chi di voi non ha mai avuto un Michael Fish moment? Uhm…immagino che quasi nessuno sappia chi è Michael Fish, giustamente. Se foste dei meteorologi però, qualche idea potreste averla. Il nostro è uno stimato meteorologo inglese che parecchi anni fa, poche ore prima che irrompesse la Grande Tempesta del 1987, pur prevedendo forte maltempo, disse che non c’era nessun uragano in arrivo. Quello che poi arrivò, pur non essendo tecnicamente un uragano, fu decisamente peggio del previsto. Sembra che di questo inciampo previsionale, i colleghi meteorologi inglesi abbiano addirittura fatto tesoro coniando la frase “effetto Michael Fish”, con cui si riferiscono ad un atteggiamento prudenziale tale per cui è meglio sempre optare per lo scenario peggiore in una previsione.

Il nome del meteorologo inglese, è tornato alla ribalta in questi giorni perché citato da Andrew Haldane, capo degli economisti della Banca d’Inghilterra, che avrebbe dichiarato, gettando definitivamente la maschera, che negli ultimi anni non ne hanno azzeccata una, a suo dire come i meteorologi. La faccenda, alquanto divertente, l’ha ripresa il 6 gennaio IlSole24Ore.

Ora, tralasciando il fatto che, piaccia o no agli economisti le previsioni del tempo sono di gran lunga più affidabili di quelle economiche, concediamo pure il paragone, perché, si sa, per chi campa di previsioni il nemico è dietro l’angolo ;-).

Ma c’è una cosa sulla quale vorrei farvi riflettere. Nell’immaginario collettivo in effetti le previsioni del tempo sono spesso inaffidabili. Quelle economiche lo sono sempre. E, se col meteorologo te la cavi con tirandogli un accidente, con l’economista poi ti ci vuole il curatore fallimentare. Quindi, dagli a entrambe le categorie!

C’è però una categoria di previsioni sulla cui affidabilità nessuno si interroga, quelle climatiche. Ci stressano dal mattino alla sera con disastri previsti che nessuno sa né come, né perché, né quando dovrebbero arrivare davvero, ma tutti ci credono religiosamente. E in più, e tornano in ballo anche gli economisti, su questo pantano previsionale del disastro climatico ci stiamo poggiando le policy energetiche ed economiche del nostro futuro.

Quand’è che si getterà la maschera anche su questo?

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Author: Guido Guidi

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12 Comments

  1. Caro Guido, il punto e’ proprio quello lasci intendere nell’articolo: mentre le previsioni meteo e finanziarie sono sottoposte in breve tempo alla prova dei fatti, e i cittadini portano memoria del caldo, del freddo, e soprattutto delle perdite in portafoglio, quelle climatiche hanno il pregio di riferirsi ad un futuro remoto non suscettibile di verifica a breve. E se va male (come del resto e’ sempre stato, perche’ non ne hanno mai azzeccata una) si puo’ sempre fare un bell’history match, per dire che ora il modello funziona, e quindi moriremo tutti, come previsto… 🙂

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  2. Gli economisti che sbagliano le previsioni sono quelli pagati per sbagliarle. Si chiama conflitto di interesse ed è ben noto. Se il guadagno di qualcuno (ceti e classi abbienti e di potere) dipende dalle perdite di qualcun’altro (ceti e classi meno abbienti), secondo voi il primo non commissionerà e pagherà profumatamente una “previsione sbagliata”a qualche gruppo di economisti, che poi regolarmente farà carriera nei giornali e nell’accademia nonostante gli “errori”? Inoltre esistono le specializzazioni anche in economia come in fisica, medicina etc. Non si può chiedere una previsione su un fenomeno macroeconomico a economisti di tipo aziendalista. Per chiudere gli economisti (A. Bagnai, V. Giacchè, S. Cesaratto etc.) a cui mi riferisco io, guardacaso, non hanno mai sbagliato una previsione.

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    • Rosa, tu dici due cose diverse. La prima: che esistono previsioni farlocche ed interessate, e siamo tutti d’accordo. Come sui sondaggi. Questo però è un argomento indipendente dall’esistenza di previsioni economiche corrette. Ora, siccome di economia e di economisti non so molto, ti chiedo: quali sono le previsioni corrette dei tre economisti citati? Per esempio, hanno previsto la crisi dei derivati nei modi e nei tempi in cui si è verificata?

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      • Gentilissimo, all’epoca della crisi dei derivati io non avevo iniziato a studiare economia. Dal 2011 circa (epoca Monti) gli economisti citati sono stati per me molti altri una fonte di conoscenza e capacità previsionale enorme. La crisi industriale, la crisi bancaria, l’attacco ai diritti costituzionali dei lavoratori, la crisi del sistema sanitario e scolastico dovuto ai tagli, la crisi dei rapporti all’interno dell’UE sono stati spiegati con precisione quasi chirurgica. I miei risparmi si sono salvati anche grazie alle loro spiegazioni. Sicuramente non ho più brancolato nel buio, come mi succedeva prima, pur leggendo spasmodicamente Sole24h o corriere della sera. Sono arrivati anche a farmi capire come e perché gli stessi giornali sarebbero entrati in crisi (infatti puntualmente sia il Corriere che il Sole 24h, hanno profondamente ridimensionato il personale).
        L’economia è una scienza e non astrologia, come molti vorrebbero far credere, per nascondere o il loro conflitto di interesse o la loro incompetenza.

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        • “Dal 2011 circa (epoca Monti) gli economisti citati sono stati per me molti altri una fonte di conoscenza e capacità previsionale enorme. ”

          Vorrei comprendere se ho capito bene: nel 2011 hai letto studi dei citati economisti che risalivano a parecchi anni prima; giusto? Perché nel 2011 non era difficile fare previsioni: la crisi era scoppiata già tre anni prima.

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          • @fabriziogiudici, il tono vagamente irrisorio non le fa onore, peccato perché in questo blog pensavo di trovare soprattutto onestà intellettuale. Eh no la crisi americana è di natura completamente diversa da quella europea. sebbene la prima abbia rappresentato un innesco per la seconda, in particolare dell’area euro. Nel 2011 la crisi degli spread è iniziata perché le banche tedesche, che dovevano rifarsi delle perdite dei derivati americani di cui erano piene, hanno iniziato a vendere i titoli di stato italiani e del sud europa (i PIIGS come fraternamente e simpaticamente ci chiamavano). Le banche italiane in particolare erano sane all’epoca, e la sfido su questo punto, altroché facile previsione. Ovviamente c’era un eccezione: MPS che aveva comprato antonveneta pagandola una cifra spropositata. MPS è stata da sempre una banca usata come bancomat dai politici. La crisi degli spread si è chiusa con le paroline di Draghi : whatever it takes. La crisi bancaria italiana è partita a fine 2012 a causa dell’austerità imposta col governo Monti, ed è esplosa colla decisione politica europea del bail-in. Visto che sa già tutto ed aveva già previsto tutto, non ha bisogno di studiare. Continui tranquillo per la sua strada.

    • Scusa Rosa, per capire di più, visto che non sono un economista, puoi farmi qualche esempio di previsione azzeccata degli economisti che citi o altri? Che tipo di problemi affrontano e che significa in quel campo sbagliata? Io credo che se esistessero economisti infallibili i grandi gruppi non sarebbero mai falliti.
      Grazie

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      • Per punti le previsioni hanno riguardato la crisi bancaria , la crisi industriale, la crisi del sistema sanitario e scolastico via tagli e molte altre questioni. Cosa intendo per “previsione sbagliata” artatamente è pagare i propri economisti di riferimento per produrre relazioni a supporto di decisioni politiche interessate. L’esempio più lampante è quanto fatto dagli economisti del FMI (Blanchard) per “costringere” la Grecia ad indebitarsi ulteriormente invece che ristrutturare il proprio debito uscendo dall’euro. Indipendentemente dalla propria ideologia, la correttezza della previsione dipende dalla scienza e coscienza dell’economista. Infatti se i tre che ho citato potrebbero collocarsi politicamente a sinistra, le stesse cose le dice il prof. Zingales, pur essendo quest’ultimo di opposta ideologia liberista.

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        • Quindi quelli che fanno previsioni corrette sono negazionisti economici?
          gg

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          • Se intende l’equivalente dei negazionisti climatici, forse sì, potrebbe calzare il paragone.

  3. Si può notare una certa analogia: così come quasi ogni pezzo climatologico che, costretto dall’evidenza, mostra che le cose non vanno (male) come previsto, e tuttavia conclude con un “ma andranno male comunque”, è stato così anche per l’autocritica della BoE sulla Brexit: troppo presto per fare rilevazioni, ma state tranquilli che i danni della Brexit si vedranno su un orizzonte temporale più lontano.

    Forse sarà così. Ma intanto è la classica toppa peggiore del buco: uno può anche sbagliare una previsione, ma è peggio ceffare totalmente l’orizzonte temporale. In altre parole, forse potevano darsela subito che bisognava aspettare un po’ più a lungo?

    Sul lungo termine, poi, saremo tutti morti; ovvero c’è il “piccolo” problema della sovrapposizione di effetti di varie cause: ma niente paura, già ora si può dire che, indipendentemente da guerre, attentati, ed altre catastrofi di cui purtroppo saremo testimoni, alla lunga l’economia inglese andrà male, e sarà certamente colpa solo della Brexit.

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  4. Egr. Guidi,
    ……………Quand’è che si getterà la maschera anche su questo? ……….
    Nel Leonardo-rai di ieri mi è parso già dal titolo ” freddo surriscaldato” qualche crepa nella loro maschera di VERDAME. Certo la vs. battaglia sarà durissima, ma spero di aver tempo di vita per vedere la Norimberga.2 sui loro crimini ambientali.
    l.mancinelli

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