Da condividere

Guido Botteri, è parte della comunità di CM sin dalla prima ora. Il testo che segue è un suo commento ad uno dei nostri ultimi post a cui penso sia giusto dare la massima diffusione. Per questa ragione ve lo propongo nella forma di un post.
Buona domenica quasi finita.
gg

___________________

La climatologia è una delle scienze più antiche, perché l’uomo ha osservato la natura prima ancora di imparare a scrivere, e forse a parlare.
In tempi storici la “colpa” dei fenomeni naturali era attribuita all’uomo.

Colpevolizzare l’uomo per un’alluvione, un’eruzione, una spaventosa grandinata o un terremoto era molto gratificante ed ha costituito la base del potere di tutta una casta di assassini (sedicenti sacerdoti). Ricordate il Calcante che assassina (lui dice “sacrifica”) la povera Ifigenia per dare agli Achei una traversata tranquilla?
Quanti innocenti assassinati da ciarlatani senza scrupoli perché “colpevoli” di causare l’ira degli dèi!
L’argomento “colpa” è sempre stato vincente.
E lo è tuttora. Appena nasciamo siamo colpevoli del peccato originale, del debito pubblico, di essere bianchi, degli imperi creati dai nostri predecessori, ecc… Ma per fortuna non siamo colpevoli degli imperi creati dagli Unni, dai Mongoli, dagli Arabi ecc. Quelli sono imperi innocenti.
La morale è dunque, “colpevolizza!”, e ne trarrai un utile e del potere.
Ed è quello che sta succedendo con la storia del clima. Le mucche americane, ma non quelle indiane, non gli elefanti, né altri animali, sono colpevoli di buona parte dell’effetto serra.
Le industrie americane ed europee, ma non quelle indiane o cinesi, sono colpevoli del disastro prossimo futuro.
Colpevolizza e vincerai, perché la gente abbocca, si sente colpevole, non conosce la storia, non ha idea di come va e come è andato il mondo, e pur di sentirsi colpevole accetta qualsiasi accusa, per infondata e faziosa che sia.
La realtà dice una cosa diversa? La storia dice una cosa diversa?
E chi sono, realtà e storia, per opporsi alla strategia vincente della colpevolizzazione, su cui si basa il potere di certa gente?
Ripeto, non è una strategia di potere inventata oggi, frutto di osservazioni moderne, ma affonda le sue radici nella notte dei tempi, e durante tutta la storia ne sono riconoscibili gli effetti.
Flagellanti, Catari, ecc. non c’è epoca in cui qualcuno non abbia inveito contro le colpe dell’uomo.
Ma siamo davvero così colpevoli?
Le eruzioni, le alluvioni ecc. antiche certamente non le causavamo noi; tutte le vittime assassinate (sacrificate) allora sono certamente innocenti.
Mi pare fuori di dubbio.
Se veniamo ai nostri giorni, la questione è calda e non posso trattarla in un commento, mi limiterò a dire che (a mio parere) l’uomo è ancora una volta calunniato e accusato ingiustamente.
Da persone che parlano come se avessero in tasca una verità che invece (secondo me) non hanno.
perché la climatologia, scienza antichissima, non è ancora, purtroppo, “settled”, checché ne dica All Gore; e se qualche passo avanti s’è fatto (senza dubbio) ci sono ancora importanti passi da fare per capire a fondo i meccanismi del clima, e poter fare previsioni veramente precise a medio e lungo periodo.
I modelli ? Ben vengano, perché fanno parte di quei tentativi e di quegli sforzi che è necessario fare per migliorare la conoscenza del clima.
Ma, credere che essi siano il Vangelo è ridicolo; sono solo una base di lavoro, da correggere.
Ed è questo il punto: correggere i modelli, perché rappresentino meglio la realtà non correggere la realtà perché rispetti meglio i modelli.
Secondo me.

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Author: Guido Botteri

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17 Comments

  1. Ottimo articolo che induce riflessioni importanti. Ne trarrò giovamento quando mi troverò ad affrontare catastrofisti ciarlatani ed iugniranti. Ricordo che su questo tema Emilio Gerelli. professore emerito di Economia presso la Università di Pavia, scrisse un articolo facendo riferimento a Freud per la vincente opinione basata sul catastrofismo climatico.
    Uberto Crescenti

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  2. Noi siamo appassionanti di climatologia, persone che amano questo pianeta, e amiamo i nostri figli e i nostri nipoti, e siamo ben consci che sia l’unico pianeta nell’universo raggiungibile (con le tecnologie attuali e quelle prevedibili in un medio futuro).
    Proprio per questo, amiamo la verità, e pensiamo che il clima si possa, e si debba, monitorare, non certo (attualmente) governare, e men che meno governare agendo sulla porzione umana eliminabile delle emissioni di CO2.
    Amare la verità non vuol dire avere una idea preconfezionata, ed usare la propria intelligenza e preparazione per farla passare ad ogni costo.
    Amare la verità vuol dire cercarla, ed essere disposti a prendere atto dei dati, qualsiasi essi siano.
    Il vero scienziato risponde solo alla verità dei fatti.
    2+2 farà sempre 4 anche se dovesse far comodo che faccia 3 o 5.
    La verità non è politica, non è ideologica, non ha interessi economici da difendere a spada tratta, e non ha paura delle discussioni.
    In tutti questi anni le mie convinzioni avrebbero potuto ribaltarsi, e se fosse avvenuto, non avrei avuto paura di dirlo, perché amo la verità più delle mie idee.
    Invece mi sono ancora più convinto che ci sia qualcosa di molto sbagliato nel pretendere di avere una cura del clima che non si ha.
    Quando, per esempio, si parla di contenere l’aumento della temperatura entro tot gradi, si millanta una competenza e una capacità che non si ha.
    Secondo me.
    ps
    Non sto dicendo che gli scienziati che la pensano diversamente da me non siano bravi e preparati; dico che la materia è tale da non produrre ancora competenze capaci di governarla.

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  3. Questo post dovrebbero farlo leggere in tutte le scuole di ogni ordine e grado di tutto il mondo occidentale.
    Ne sono pienamente convinto.

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  4. Caro Guido,
    spero di esseri d’aiuto segnalandoti che leggendo di storia della meteorologia presso greci e romani (John Vallance, SCIENZA GRECO-ROMANA – METEOROLOGIA in Storia della scienza http://www.treccani.it/enciclopedia/scienza-greco-romana-meteorologia_%28Storia-della-Scienza%29/) ho scoperto che almeno due grandi scuole filosofiche dell’antichità greco-romana (epicureismo e stoicismo) utilizzarono la meteorologia per scopi morali.
    In particolare l’epicureo Lucrezio, spiegando con cause naturali i fenomeni meteorologici che gli uomini erroneamente attribuivano agli dei, era convinto di poter vanificare i timori e le superstizioni che atterrivano i mondo.
    Inoltre lo stoico Seneca riteneva che lo studio dei fenomeni meteorologici fosse utile all’uomo pubblico poiché ne allontanava la mente dalle cose mondane e dalle preoccupazioni limitate della vita di tutti i giorni, incoraggiandone altresì il giusto senso delle proporzioni ed il senso dell’inevitabile vulnerabilità della propria posizione nel più vasto ordine delle cose.
    Infine il grande agronomo romano Columella nell’introduzione al suo De re rustica scrive all’amico Publio Silvino segnalandogli che cittadini illustri di Roma ritenevano che la terra troppo sfruttata dall’uomo non fosse più in grado di dare frutti e che il clima non fosse più idoneo a supportare l’agricoltura e conclude con un “quanto a me, Publio Silvino, ritengo queste cose per lontanissime dalla realtà”.
    Ma se Seneca riteneva che la meteorologia dovesse guidare a una visione serena delle cose e se gli epicurei e Columella si ponevano il problema di contrastare le campagne di colpevolizzazione in atto ai loro tempi, siamo evidentemente di fonte a qualcosa di fortemente intrecciato con lo spirito umano e su cui agire è oggi più che mai difficile.
    La cosa peggiore è per me che i più esposti a tali campagne siano i bambini che vengono colpevolizzati fin dalla più tenera età. Un amico valtellinese mi telefonò tempo fa segnalandomi che la sua nipotina era tornata da scuola piangendo perché la maestra le aveva detto che stava arrivando la fine del mondo per effetto del global warming e che ciò accadeva per colpa nostra. In sintesi penso che colpevolizzare sia un ottimo modo per acquisire potere (penso alle classi dirigenti che sono sfilate sulla passerella del G20 nei giorni scorsi) e tuttavia in tal modo si rischia di lasciare solo macerie culturali e morali.

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    • Grazie, il tuo commento è una ulteriore riprova che la colpevolizzazione dell’uomo è un fenomeno antichissimo, che si perde nella notte dei tempi.
      Infatti, le industrie, additate come le vere colpevoli di questo prossimo annunciato cataclisma (i cui annunci si susseguono e si spostano sempre più in là, come ogni buona fine del mondo) non esistevano ai tempi degli antichi Romani e Greci.
      L’uomo sì.

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  5. Caro Guido,
    spero di esseri d’aiuto segnalandoti che leggendo di storia della meteorologia presso greci e romani (John Vallance, SCIENZA GRECO-ROMANA – METEOROLOGIA in Storia della scienza http://www.treccani.it/enciclopedia/scienza-greco-romana-meteorologia_%28Storia-della-Scienza%29/) ho scoperto che almeno due grandi scuole filosofiche dell’antichità greco-romana (epicureismo e stoicismo) utilizzarono la meteorologia per scopi morali.
    In particolare l’epicureo Lucrezio, spiegando con cause naturali i fenomeni meteorologici che gli uomini erroneamente attribuivano agli dei, era convinto di poter vanificare i timori e le superstizioni che atterrivano i mondo.
    Inoltre lo stoico Seneca riteneva che lo studio dei fenomeni meteorologici fosse utile all’uomo pubblico poiché ne allontanava la mente dalle cose mondane e dalle preoccupazioni limitate della vita di tutti i giorni, incoraggiandone altresì il giusto senso delle proporzioni ed il senso dell’inevitabile vulnerabilità della propria posizione nel più vasto ordine delle cose.
    Infine il grande agronomo romano Columella nell’introduzione al suo De re rustica scrive all’amico Publio Silvino segnalandogli che cittadini illustri di Roma ritenevano che la terra troppo sfruttata dall’uomo non fosse più in grado di dare frutti e che il clima non fosse più idoneo a supportare l’agricoltura e conclude con un “quanto a me, Publio Silvino, ritengo queste cose per lontanissime dalla realtà”.
    Ma se Seneca riteneva che la meteorologia dovesse guidare a una visione serena delle cose e se gli epicurei e Columella si ponevano il problema di contrastare le campagne di colpevolizzazione in atto ai loro tempi, siamo di fonte a qualcosa che è in atto fin dall’antichità.
    La cosa peggiore è per me che i più esposti a tali campagne siano i bambini che vengono colpevolizzati fin dalla più tenera età. Un amico valtellinese mi telefonò tempo fa segnalandomi che la sua nipotina era tornata da scuola piangendo perché la maestra le aveva detto che stava arrivando la fine del mondo per effetto del global warming e che ciò accadeva per colpa nostra. In sintesi penso che colpevolizzare sia un ottimo modo per acquisire il potere e conservarlo (penso alle classi dirigenti “en marche” che sono sfilate sulla passerella del G20 negli ultimi giorni) e tuttavia in tal modo si rischia di lasciare solo macerie.

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  6. Caro Guido, il tuo post offre molti motivi di riflessione che richiederebbero un altro post per poter essere espressi compiutamente. 🙂
    Cercherò, quindi, di essere sintetico e mi limiterò solo a due delle possibili, molteplici considerazioni.
    .
    Il clima cambia per ragioni naturali e per ragioni antropiche. Questa distinzione è pretestuosa in quanto l’uomo è parte della Natura, non ne è estraneo. Questo significa che il clima cambia per cause naturali e basta. Premesso ciò, possiamo fare un passo ulteriore e dire che l’uomo essendo un soggetto senziente, non può essere messo sullo stesso piano di una comunità di batteri, ma deve essere capace di modificare le sue azioni quando si rende conto di sbagliare: deve esercitare il suo libero arbitrio.
    Lasciando da parte tutto ciò che questo implica, focalizziamo la nostra attenzione sul dilemma che ci affligge.
    L’uomo occidentale (intendendo con questa accezione i cittadini dei Paesi più industrializzati, quelli del primo mondo) è considerato il responsabile di tutti i mali del mondo: imperialismo, inquinamento, deforestazione, distruzione dell’ambiente e della biodiversità, cambiamento climatico, ecc., ecc..
    Egli è la causa che ha corrotto la Natura, che ha fatto arrabbiare gli dei e, pertanto, deve essere punito, deve espiare i suoi peccati.
    Questo è ciò che accade nelle varie COP che ho avuto occasione di seguire: sul banco degli imputati ci siamo noi cittadini dei Paesi “ricchi”, rei di aver determinato il cambiamento climatico. I nostri accusatori sono i Paesi del terzo e quarto mondo che ci considerano responsabili delle loro condizioni. Essi chiedono ai giudici, gli organismi sovranazionali, di obbligarci alla “penitenza”, al “sacrificio” e, in questo, vengono assistiti da valenti avvocati: associazioni ambientaliste, ONG ed una pletora di altri soggetti costituiti da cittadini del “primo” mondo che si sono ravveduti e pentiti prima degli altri e che puntano il dito con ferocia, più degli accusatori-vittime, chiedendo il “sangue” dei peccatori. Ciò che le vittime ed i loro avvocati chiedono è un atto riparatorio che si concretizza in miliardi di dollari.
    Si, alla fine del discorso è proprio questo il senso di tutta questa baraonda che ci affligge da decenni: ridistribuire la ricchezza trasferendola dal mondo sviluppato a quello in via di sviluppo. Il tutto dietro la foglia di fico del cambiamento climatico e delle sue conseguenze nefaste. Se andiamo ad analizzare un poco più a fondo la questione, vediamo che il cambiamento climatico determina, secondo la vulgata, aumento del livello del mare, aumento della frequenza degli eventi estremi, perdita di biodiversità, aumento della siccità e della desertificazione, ecc., ecc.. Tutte cose che colpiranno principalmente i Paesi in via di sviluppo e determineranno milioni di “profughi climatici”. Per evitare tutto ciò, è necessario aumentare la loro resilienza e farli sviluppare: dargli soldi e ridurre le nostre emissioni di gas serra per consentire a loro di emettere sempre di più.
    Ho semplificato molto e quando si fa ciò si banalizzano un po’ le questioni, ma spero di essere riuscito ad esprimere in modo compiuto il mio pensiero.
    .
    “Il vero scienziato risponde solo alla verità dei fatti. 2+2 farà sempre 4 anche se dovesse far comodo che faccia 3 o 5.”
    Anche su questo potremmo discutere per ore! 🙂
    Orwell e Dostoevskij hanno affrontato la questione e sono giunti a conclusioni diametralmente opposte. Per il primo sostenere che 2+2 non facesse 4 è la dimostrazione che neghiamo la realtà e diventiamo succubi del totalitarismo, per il secondo è la dimostrazione che siamo liberi in quanto possiamo porci in antitesi al totalitarismo.
    Personalmente condivido il pensiero di Orwell, ma mi rendo conto che oggi come oggi è Dostoevskij a dettare la linea.
    Noi non abbiamo raggiunto alcune risultato definitivo circa il modo in cui il clima cambia e perché, ma la vulgata sostiene che la scienza ha definitivamente accertato che la responsabilità del cambiamento climatico è dell’uomo del primo mondo e, quindi, non c’è più nulla da discutere: bisogna agire e presto per azionare la manopola del termostato terrestre e fissarla a +1,5°C rispetto all’era pre-industriale. Punto. Discorso chiuso, nessuna obiezione è consentita (2+2=5).
    Hai voglia a dire che i modelli si, ma…, le omogeneizzazioni si, ma…, le misure della variazione del livello del mare si, ma…..
    L’unica cosa che ti senti dire è che sei un negazionista, antropologicamente deviato che non capisce nulla di fisica dell’atmosfera; che si diletta con chiacchiere da bar; che mette in dubbio l’onorabilità degli scienziati; che meriterebbe di essere punito in quanto nemico del benessere della collettività e delle generazioni future, e via di questo passo.
    A costoro mi viene voglia di rispondere con una bella imprecazione in dialetto romanesco, ma il nostro padrone di casa mi censurerebbe e quindi la lascio all’immaginazione del lettore. 🙂
    Ciao, Donato.

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    • Come non condividere e non è certo la boria di quei fanatici pseudo-ambientalisti a scoraggiare dal farlo.

      Probabilmente, nell’azione distorta dei “catastrofisti” vi sarà anche un certo terzo-mondismo che auspica un trasferimento di risorse e di ricchezza dai Paesi oggi sviluppati a quelli poveri ed ancora sotto sviluppati (il che potrebbe anche essere utile ed opportuno), ma non nascondiamo gli interessi specifici che una parte di costoro cavalca con l’incredibile sperpero di risorse che questo climatismo speculativo ha generato e continua a generare.
      Risorse che, peraltro , in quantità ben ridotta, potrebbero essere molto meglio e più opportunamente investite per affrontare i VERI e gravi problemi che ancora permangono nei troppi paesi sotto sviluppati, dove almeno un terzo della popolazione mondiale vive in condizioni miserevoli e senza l’accesso a moderne e razionali fonti energetiche.

      Questo è l’aspetto che trovo più condannabile e che è davvero un affronto etico e morale di cui non c’è da andare fieri, qualsiasi sia la valutazione che vogliamo dare a questi fenomeni naturali del clima in costante mutamento.

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  7. Da condividere
    E io condivido pienamente, parola per parola.
    E’ per questo che l’AGW viene definita una “religione”: perché usa i metodi classici di tutte le religioni, a partire dalla colpevolezza dell’uomo che in qualche modo deve essere “redenta” con il tramite di sacerdoti che sono gli unici a saper illuminare il cammino verso la verità. La loro forza è puntellata da figure carismatiche (santi e, per noi, ora, scienziati) che sicuramente credono (quasi tutti) in quello che fanno ma sono in realtà funzionali al processo “politico” complessivo gestito da altri. E poi ci sono i fanatici … religiosi e climatici, ma questi sono una cosa diversa e, malgrado l’apparenza, meno pericolosi.
    Complimenti per il post. Franco

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  8. Altro acquisto di spessore per CM. Guido Botteri non è nuovo a questo genere di illuminanti riflessioni.

    Il portale diventa sempre più interessante.
    Stefano

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  9. Con buona pace di quei poveri di spirito (piumati o meno) che appiccicano etichette di complottismo a destra e a manca.
    L’essere umano funziona così e basta, vien da dire che la conoscenza del comportamento umano tutto sommato è “settled” ma il terreno si farebbe scivoloso 🙂

    Post a Reply
    • Complimenti a TUTTI!
      Ne hanno fatto una religione e pretendono che tutti si adeguino.

      Post a Reply
  10. Magnifico post, grazie a Guido+Guido!

    Va dritto alla “raison d’être” di CM, la difficile ricerca della verità nella scienza climatologica, così politicamente inquinata.

    L’analisi è splendida, ma per la “cura” credo dovremmo guardare più lontano, a un’altra scienza caduta oggi così in basso da dover essere nominata con cautela – altrimenti si rischia l’immediata “disconnessione” di chi ascolta, accompagnata da gesti di insofferenza acuta.

    Mi riferisco alla filosofia… facciamo subito un piccolo esperimento mentale: immaginate di andare per strada e chiedere a caso il nome di un famoso calciatore, o medico, politico, scienziato, ecc.: non avrete problemi per la risposta.

    Provate adesso a chiedere il nome di un famoso filosofo: sempre che vi rispondano, sarà spesso un grande del passato, non un filosofo attuale che produca risposte utili.

    Allora, forse la filosofia non serve a niente? Oppure è la filosofia attuale che non serve a niente?

    Circa la seconda ipotesi, ho qualche dubbio… ma la prima no, assolutamente.

    Una delle cinque discipline filosofiche ha un brutto nome ma una funzione essenziale, l’epistemologia — offre gli strumenti per distinguere una affermazione vera da una falsa, tutte, compreso l’hockey stick…

    Fino all’inizio del 1900 era impensabile una formazione scientifica senza una forte base filosofica.

    Poi siamo a riusciti a inventarci delle etichette contrapposte , “umanesimo” e “scienza”, separandone gli ambiti con grave danno per ambedue.

    C.P. Snow negli anni ’50 scrisse un libricino profetico, “The Two Cultures”, che illustrava i danni futuri di questa separazione – pienamente confermato!

    Oggi abbiamo politci e climatologi che accusano i “negazionisti” quali traditori al soldo del petrolio (o dell’uranio, o domani forse del silicio e del litio, un elemento “cattivo” lo si trova sempre…”), ma la cui ricerca è generosamente finanziata dal mondo politico (e ben venga!) ma sempre con l’occhiolino alla direzione del risultato preferibile.

    E’ un fallimento filosofico, non scientifico.

    E, a mio modesto parere, è raddrizzabile, ma costerà fatica.

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  11. Post IMPORTANTISSIMO.

    Credo sia assolutamente necessario sottolineare la natura prettamente religiosa con cui i catastrofisti affrontano l’argomento “cambiamento climatico”.

    Non è possibile, altrimenti, pensare a una ridicola teoria del complotto che vede migliaia di scienziati conniventi con l’interesse di… cosa? la lobby delle fabbriche di pannelli solari?

    Bisognerebbe molto far leva su questo punto, scrollarsi di dosso le accuse di complottismo e indicare le ragioni prettamente psicologiche (perché psicologica è la natura religiosa) dell’atteggiamento colpevolizzante del mainstream catastrofista.
    In questo è molto utile il blog di Scott Adams, che più di una volta è stato linkato su questo sito.

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