Sostiene Coldiretti

Questo post è uscito in origine su Agrarian Sciences

Al GR1 RAI delle ore 13 di oggi (5 agosto) è stato annunciato che, come sostiene Coldiretti, 20,3 milioni di Italiani sono oggi in viaggio per le vacanze. Seguono notizie sul fatto che l’estate 2017 è stata una delle più calde degli ultimi 100 anni, sempre secondo quanto sostiene Coldiretti.

Da anni invidio l’infinito potere di analisi dei Coldiretti, infinito al punto che non ci vogliono doti di profeta per dire che fra poco sapremo quanti Italiani sono rimasti in città nel mese d’agosto, quanti miliardi di euro di danni saranno immancabilmente prodotti dalle piogge autunnali, quanti panettoni e pandori mangeremo per Natale e quante bottiglie di spumante e champagne stapperemo.

Insomma, il “Sostiene Pereira” che ricordo riferito al cupo regime di Salazar è qui in Italia ormai da anni sostituito dal “Sostiene la Coldiretti”.

Di fronte a ciò una domanda si pone tuttavia come inevitabile: è mai possibile che in un Paese democratico e pluralista e che per di più è dotato di fior di strutture (dall’Istat al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica al CREA agli uffici statistici delle regioni, solo per citarne alcune) per legge deputate a misurare e stimare le cose più diverse, tutta una serie di informazioni sensibili poiché in grado di orientare i mercati vengono attinte solo e unicamente dai comunicati stampa della Coldiretti? Dov’ è andata a finire la terzietà? Posso capire che questo accada per Canale 5 e Rete 4, che sono emittenti private, ma non riesco in alcun modo a capacitarmi del perché ciò debba accadere per la RAI, che come cittadini possessori di televisioni siamo da decenni costretti a pagare profumatamente, il che dovrebbe almeno in teoria metterla al riparo dagli “sponsor” interessati garantendoci un’informazione pluralistica. Amen.

Parlavamo del problema della terzietà. E dove mettiamo poi il problema della par condicio con le altre organizzazioni professionali agricole, anche loro dotate di uffici stampa che immagino diffondano comunicati relativi al settore agricolo e ai suoi problemi? Cosa crea e mantiene nei secoli una tale discriminazione?

Questa notte ho fatto un sogno: il Presidente del Consiglio licenziava tutti coloro che operano negli enti deputati per legge ad emettere dati statistici e al loro posto assumeva una turba di Coldiretti muniti di trattore. Che sia per caso un sogno premonitore?

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Author: Luigi Mariani

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14 Comments

  1. Pezzo superbo. Mai cose tanto giuste in cosi’ poche righe. Complimenti!

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  2. Vorrei ribadire anche in questo caso che se il dipinto è questo anche in questo argomento, è solo merito dei consumatori ed usufruitori dei servizi.
    Basti pensare che frequentando i convegni di Coldiretti, la stessa associazione lascia la libera parola a tutti e vi assicuro che ne fanno tesoro, anche se evidentemente lo fanno per interesse proprio, cavalcando le inutili paure della maggioranza delle persone (la maggioranza delle quali risultano educate dal “sistema” in anni e anni di clientelismo,ecc. ).
    Quindi Coldiretti a mio avviso cavalca l’onda e fa bene, perchè di quest’onda ne fa parte la maggioranza della platea. Si ritorna alla domanda di un precedente articolo: “chi comanda per davvero?” qualcuno probabilmente ancora non se ne è accorto: la maggioranza dei consumatori.
    Tutta questa situazione nasce quindi da un problema culturale di fondo che può essere risanato a questo punto solo da una forte azione autoritaria nei confronti dei consumatori.

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  3. Il problema sono i media e, in particolare, i giornalisti, anzi la loro ignoranza. Non ricordo su quale testata giornalistica televisiva nazionale, ma ieri, mentre pranzavo, ho appreso che il fuoco che covava sotto le ceneri della pineta di Castelfusaro a “CONTATTO” (testuale) con le alte temperature dell’aria, generava nuovi roghi.
    Non si trattava di un servizio in diretta dai luoghi del disastro, per cui lo svarione è ammesso, ma di un servizio curato dalla redazione e letto dalla conduttrice.
    Due considerazioni.
    La prima è che la scuola (e qui mi seppellisco sotto un cumulo di cenere, per non dire altro) genera sempre più ignoranti che poi diventano giornalisti, avvocati, ingegneri, medici e via cantando. Questi, poi, ci informano, ci curano, ci difendono e ci costruiscono case ed infrastrutture con le conseguenze ovvie. Nella fattispecie la giornalista o chi per essa, ha MATERIALIZZATO le temperature che possono, quindi, toccare le braci che covano sotto le ceneri. Anni di fisica al liceo non sono serviti a niente, visti i risultati.
    .
    La seconda considerazione segue dalla prima. In un mondo in cui l’ignoranza si può misurare a spanne, non possiamo meravigliarci del fatto che i media (e non solo) si basino sui comunicati stampa di un’associazione privata e portatrice di interessi politici, economici e finanziari per costruire l’opinione pubblica. Il problema è che leggere un comunicato stampa della Coldiretti è molto, ma molto più semplice che leggere un comunicato stampa dell’ISTAT: pochi numeri e diagrammi da interpretare e molte frasi ad effetto, in linea con la linea di pensiero generale, per giunta. Chi glielo fa fare al giornalista di turno, al politico ed al decisore di vario livello a far funzionare il cervello ed a sforzarsi di capire, quando il messaggio preconfezionato è forte e chiaro?
    .
    Questo discorso non vale, però, solo per i comunicati di Coldiretti, ma anche per quelli di altri fantomatici “uffici studi”: di Confindustria, della CGIA di Mestre, di Confcommercio e via cantando. Tutti comunicati emessi da portatori di interessi che con la terzietà fanno a cazzotti. Eppure è ad essi che si abbeverano i nostri media. Per non parlare dei politici e dei decisori che a volte contestano i dati ISTAT con quelli dei vari “uffici studi”.
    Per chiudere un ultimo “grido di dolore”.
    In questi afosi pomeriggi estivi, ma anche di notte, mi capita di guardare vecchi documentari di carattere storico, scientifico e via cantando. Non posso fare a meno di confrontare il livello di un documentario di Folco Quilici, per esempio, con quello di uno qualsiasi dei documentari odierni e mi viene da piangere.
    Ciao, Donato.

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  4. Donato, Alessandro e l’amica Carla che mi ha scritto in separata sede, hanno sollevato il problema culturale che senza dubbio è uno dei due problemi chiave, nel senso che da un lato c’è il problema di regole (che dovrebbero ad esempio impedire che il servizio pubblico radio-televisivo si appiattisca su una sola fonte, il che immancabilmente accade: i TG regionali delle diverse regioni si appiattiscono su opinioni, miti e riti delle maggioranze in carica e me ne accorgo vedendo con fastidio il TG3 lombardo e, in questi giorni di vacanza, con analogo fastidio, quello toscano…) e dall’altro c’è il problema della cultura. Quest’ultimo tema l’ho ritrovato di recente in uno scritto del papa emerito Ratzinger che purtroppo non ho con me perché avrei voluto citarlo in modo più puntuale. Dunque Ratzinger, parlando dei sistemi liberali, segnalava che molti si sono adagiati sull’idea (errata) che basti avere un insieme di regole coerente e tutelante i diversi diritti perché tutto vada per il meglio anche in assenza di cultura e di senso morale da parte dei cittadini, e ciò sarebbe uno dei motivi chiave delle decadenza dei regimi liberali.
    Tale ragionamento mi ha colpito parecchio perché mi è parso di cogliervi uno degli elementi chiave della crisi del nostro sistema (italiano ed europeo), in cui vi sono regole a non finire (compresi gli standard di altezza per i nanetti da giardino) e che tuttavia o vengono disattese o sono applicate in modo asimmetrico a seconda che si tratti di amici o di nemici. E qui credo che le notizie RAI (monocordi e sommamente noiose al punto di far rimpiangere lo stile della Pravda…) siano una cartina di tornasole che non ha uguali. Pertanto paradossalmente dobbiamo ringraziare la RAI perché ci evidenzia il baratro che sta lì, proprio di fronte a noi, altro che global warming….
    Luigi

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    • «L’uomo sopravvaluta altamente le sue forze quando ritiene di poter considerare tutte le conseguenze della propria azione e di poterle assumere come norma della sua libertà. Ben presto allora il presente viene sacrificato al futuro, ma nemmeno il futuro viene edificato.
      Per altro verso insorge la questione: chi decide allora che cosa la nostra responsabilità impone? Laddove la verità non è più ravvisata in un intelligente appropriarsi delle grandi tradizioni della fede, essa viene sostituita dal consenso. Ma di nuovo c’è da domandarsi: il consenso di chi? Si dice allora: il consenso di coloro che sono capaci di argomentare. E poiché non può sfuggire la pretenziosità elitaria di una simile dittatura intellettuale, si dice che coloro i quali sono capaci di argomentare dovrebbero farsi garanti anche per quelli che sarebbero inidonei all’argomentazione razionale. Tutto questo ha ben poca capacità di suscitare fiducia. Quanto fragili siano i consensi e quanto rapidamente, in un certo clima intellettuale, gruppi partitici possano imporsi come gli unici rappresentanti autorizzati del progresso e della responsabilità è davanti agli occhi di noi tutti».

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  5. POST SCRIPTUM
    Circa la crisi dei regimi liberali rammento anche l’analisi che fece M.me De Stael sul fatto che la rivoluzione francese, partita da ideali di libertà – eguaglianza – fraternità, ebbe poi a sfociare nel terrore (quando guardo il ritratto fatto da David a Lavoisier e alla moglie non posso scordare che il padre della moglie e Laovisier stesso – uno dei massimi scienziati del XVIII secolo – morirono ghigliottinati) e nella bestiale repressione in Vandea (200.000 morti, donne e bambini inclusi).
    Dopo aver abbandonato la Francia per rifugiarsi a Ginevra in Svizzera, la De Stael (che era bene informata sui fatti essendo figlia del ministro delle finanze di Luigi XVI, Necker), passò poi tutta la sua vita a riflettere su come tutto ciò fosse potuto accadere e la conclusione fu che la causa era da ricercarsi soprattutto nella demagogia dei giacobini, una piccola minoranza che aveva forviato l’intera classe politica e l’intera opinione pubblica (peraltro questo esempio fu poi seguito da Lenin e dai bolscevichi che fecero una cosa analoga in Russia nel 1917).
    E al riguardo devo ahimè rammentare che come esseri umani affrontiamo i problemi dapprima in modo emotivo e solo dopo (a volte “molto dopo”) in modo razionale. Da ciò deriva che, oggi come in passato, la demagogia è un rischio permanente per tutti i sistemi politico-sociali, e con essa su CM ci troviamo peraltro spesso a confrontarci parlando di meteorologia e clima (e spero che questo possa salvarmi dall’OT…).
    Luigi

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  6. Visto che stiamo parlando anche di fact-checking, un’altra cosa che sta dicendo Coldiretti è che, a causa del caldo, c’è un crollo della produzione di miele. Non so se era la voce di Coldiretti anche l’intervista che ho ascoltato su un canale regionale toscano, ma la causa precisa sarebbe il sensibile calo nelle fioriture.

    Ora io mi sono posto i soliti dubbi da uomo della strada, ovviamente confinati alla mia limitata esperienza personale. In Toscana, fino alla quota collinare, l’esperienza personale mi dice che le fioriture finiscono a maggio-giugno. Per esempio, in Val d’Orcia vedo che in quel periodo il verde si trasforma in giallo e ben presto il territorio assume l’aspetto desertico dell’estate. Il mio consueto giro maggiolino da quelle parti, proprio per le foto di paesaggio nel pieno delle fioriture, non ha visto un calo dei colori.

    Magari non erano quelli i fiori che influiscono sulla produzione di miele… c’è un modo di trovare riscontri oggettivi alla tesi del calo di produzione per scarsità di fioritura?

    Quanto a Papa Benedetto XVI, le sue osservazioni e provocazioni sulla crisi dei sistemi liberali erano precisissime. Casualmente il suo pontificato è finito in modo atipico e ci ritroviamo un nuovo governo in Santa Sede che, invece, pare totalmente allineato con le posizioni mainstream.

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    • Fabrizio, premetto che di api non so moltissimo. Tuttavia tanti anni fa ho seguito il corso di entomologia tenuto da un grande entomologo, il professor Minos Martelli, e alcune cose mi sono ancor oggi chiare, o almeno così credo:
      1. non di solo nettare e polline di fiori vivono le api ma di tutto quel che di zuccherino trovano in giro (melata di insetti, rifiuti umani vari, ecc.)
      2. basta cercare in rete “ape, naturale” per capire che la gente non arriva ancor oggi a intendere che le api sono animali domestici (6000 anni di domesticazione, peraltro pare avvenuta nei climi caldi del sudest asiatico – https://it.wikipedia.org/wiki/Addomesticamento – non sono uno scherzo). Pertanto è responsabilità dell’apicoltore come di qualunque allevatore di scegliere regine afferenti a popolazioni adattate all’ambiente mediterraneo (e non ad esempio regine di origine nordeuropea) e di seguire i propri alveari intervenendo quando le fonti naturali di cibo siano insufficienti (il che è evento tutt’altro che improbabile).
      3. Le api in ambiente mediterraneo sfruttano soprattutto le fioriture invernali e primaverili oltre alle più rare fioriture estive (es: alcuni agrumi, varie labiate). D’estate dunque l’apicoltore dovrà in molti casi integrare la dieta delle api.
      A ciò si aggiunga che la siccità estiva nei climi mediterranei è un dato strutturale, altrimenti non sarebbero mediterranei: Koeppen e Geiger definiscono come mediterraneo un clima in cui il 30% o meno della pioggia annua cade nel semestre estivo (da aprile a settembre) e il restante 70% o più nel semestre invernale. Se rivediamo le carte di Koeppen a Geiger degli anni ’30 del 900 ritroviamo l’areale a clima mediterraneo esattamente dove sta oggi. Ascoltando i TG si ha invece l’impressione che si sia ormai radicata l’idea totalmente falsa che il Mediterraneo in estate, quando non vi era “la perfida azione dell’uomo” fosse più piovoso della Scandinavia. D’altronde queste falsità non sono solo colpa dei giornalisti. Ricordo anni orsono l’intervista alla RAI di un celebre modellista che si occupa di GCM e che reduce da un meeting dell’IPCC sostenne a spada tratta che per effetto dell’AGW la pioggia nel Mediterraneo sarebbe calata di una percentuale elevatissima, al che nel mio piccolo pensai subito che il 50% di zero sempre zero resta, e il pensiero me lo tenni per me perché a chi lo vai a raccontare se non agli amici di CM?
      Luigi

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      • Scusate, quando scrivevo ” per effetto dell’AGW la pioggia nel Mediterraneo sarebbe calata di una percentuale elevatissima” mi riferivo ovviamente alla pioggia estiva. LM

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  7. Mi era capitato un paio di anni fa di domandarmi come mai in italia bruciassero più’ boschi di quelli che secondo me ci sono. Stando a varie associazioni ambientaliste negli ultimi cinque anni bruciano circa 25000 ettari di bosco in media all’ anno. In particolare in regioni come la Sicilia non famose per la copertura boschiva. Avevo trovato i bollettini degli incendi de corpo forestale ( attualmente con la frammentazione del corpo non li trovo più’) da cui si capiva che
    Gli incendi boschivi erano spesso la metà di quelli dichiarati nei comunicati stampa, l’altra metà era composta da incendi di zone non boschive
    Calabria Sicilia e Sardegna fanno da sole quasi la metà degli incendi boschivi ma la copertura boschiva e’ nettamente inferiore a quella delle zone alpine o appenniniche. Il che mi fa pensare che in queste regioni se brucia un campo con tre alberi sia classificato incendio boschivo
    Una nota associazione ambientalista presentava un comunicato stampa in cui dichiarava che gli incendi boschivi del 2015 erano di 25000 ettari ed uno studio in cui riportava correttamente che circa la metà erano incendi in aree non boschive.P.S nello sesso studio si indicava il riscaldamento globale come causa ma non spiegava perché alcune regioni avevano un rende di incendi in discesa ed altre in salita verticale.

    Mi dispiace non avere più i dati del corpo forestale devono essere finiti da qualche parte del sito dei carabinieri o della polizia , se li trovo li posto esatti

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    • Gentile Luca, in effetti in ambito mediterraneo gli incendi sono spesso appiccati sulle stoppie del cereali vernini (grano duro) e da lì magari si estendono alla macchia mediterranea e al bosco. In ogni caso ha ragione lei, le statistiche sono un fatto ineludibile per evitare di cadere nella trappola delle demagogie, che nel caso del bosco sono infinite, credo anche per il valore archetipico che si porta con sè.
      Per inciso vedendo citato dai media come un danno enorme e irreparabile l’incendio di pochi ettari di terreno mi è venuto il sospetto che molti giornalisti non sappiano più cosa sia in realtà un ettaro in termini di superficie e cioè la centesima parte di 1 km quadrato.
      In ogni caso la rinvio a un mio commento di taglio più psicologico sul tema degli incendi boschivi che ho sottoposto proprio oggi a CM e che sarà credo pubblicato a breve.

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  8. Non di rado, a pranzo o a cena, non resisto piu’ di due o tre minuti di TG nazionalpopolare e spengo la TV. Altre volte vado a guardare Telecupole, emittente del cuneese, e dal cuneese provengono sia i miei genitori che quelli di mia moglie (io sto a Torino, ahime’).
    Si tratta di una TV locale che segue soprattutto il mondo agricolo cuneese, con oltre la meta’ degli inserzionisti che sono venditori di macchine agricole. Mi piace guardare questa TV perche’ preferisco vedere mandrie di vacche al pascolo con gli allevatori che parlano del proprio lavoro, oppure perfino sindaci inaspettatamente assennati, che parlano in modo competente delle risorse del loro territorio.
    Proprio ieri, proprio su Telecupole, ho visto un servizio dove il presidente di Coldiretti sosteneva idee assolutamente sensate su come affrontare la siccita’: soprattutto aumentare il numero degli invasi e migliorarne la tenuta degli invasi, ‘visto che l’Italia e’ ancora un paese dove piove molto’, per evitare cosi’ di avere i danni alle coltivazioni, che finiscono anche a carico della collettivita’.
    A questo punto mi sto domandando: dov’e’ il bias, rispetto a quello che si vede sulle reti nazionali? Forse che le cose di buon senso sono troppo poco ansiose?
    Federico
    p.s. per il moderatore del sito: no problem se vuoi oscurare il nome della TV… non e’ mia intenzione fare pubblicita’… 🙂

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    • Gentile Federico,
      se Telecupole di Cuneo eroga un buon servizio direi di farle pubblicità senza alcun timore (ma su questo chiedo ovviamente conferma anche a Guido…).
      Circa poi la sua domanda sul perché della metamorfosi fra Coldiretti nazionale e locale, credo che molto possa dipendere da un lato dal personale (in periferia c’è più concretezza rispetto ai problemi ed è meno facile barare con i propri associati) e dall’altro dalla serietà dei giornalisti che fanno l’informazione. Quando nel 1983 iniziai a lavorare in un servizio meteorologico regionale mi confrontavo con giornalisti che operavano su Milano e controllavano le informazioni con un certo puntiglio, per cui mi parevano sinceramente interessati alla ricerca della verità. Poi ho notato che le cose sono cambiate, in peggio.

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  9. Completamente d’accordo, chissà perchè la definizione di clima mediterraneo sia tabù per la maggioranza delle persone del centrosud.
    Ignoranza diffusa, chiacchiere da bar e social uniformano l’informazione.

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