Clima, fame, cibo

Chi avrà seguito un po’ i flussi delle notizie avrà notato i numerosi interventi in materia di clima, fame e cibo. La ragione è presto detta, si sono susseguiti a distanza di pochi giorni il G7 Agricoltura a Bergamo e la Giornata Mondiale dell’Alimentazione alla sede della FAO a Roma.

Non possedendo gli elementi e le conoscenze per entrare nel merito di questi argomenti, ma riconoscendo la loro profonda connessione con quello che discutiamo di solito sulle nostre pagine, lascio volentieri il campo all’amico Luigi Mariani, che ha pubblicato un post su Agrarian Sciences partendo dagli eventi di questi giorni e leggendoli in chiave molto critica.

Ecco qua.

Segnali sconfortanti dal G7 dell’ Agricoltura e dalla Giornata Mondiale dell’ Alimentazione FAO

Il G7 agricoltura, svoltosi a Bergamo fra il 14 e il 15 ottobre e la giornata mondiale dell’alimentazione, celebrata il 16 ottobre presso la FAO, hanno portato per un giorno l’agricoltura al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Purtroppo quanto è emerso da questi due avvenimenti è stato ad avviso di chi scrive ampiamente insoddisfacente per il settore agricolo in quanto si è persa un’ulteriore occasione per porre in luce i veri nodi dello sviluppo agricolo globale, quelli con cui dovremo confrontarci nei prossimi anni se vogliamo garantire sicurezza alimentare per un pianeta che si avvia a superare i 9 miliardi di abitanti, in maggioranza inurbati e dunque lontani dalle fonti di cibo.

Il resto lo trovate qui, su Agrarian Sciences.

Buona lettura e buona giornata.

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Le tematiche del G7 o della FAO sono altre, perchè i concittadini sono in gran parte ignari borghesi di città.
    Solo dei fessi finanzieri cercherebbero di farli riflettere portandoli a delle scelte che minerebbero il proprio BAU (Business As Usual), cioè in pratica dei finanzieri autolesionisti farebbero ciò, quindi non vi aspettate che il mainstream spinga a “risvegliare le coscienze”, i consumi calerebbero e questo è il loro grosso terrore.

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    • Quello che mi colpisce in queste discussioni e’ un risvolto in particolare; nel momento in cui qualcuno ti costringe verso una scelta “verde” che ti costa di piu’, diminuisce la tua produttivita’, e indirettamente ti costringe a ricorrere a prodotti di importazione, quel qualcuno di fatto si fa strumento di una agenda e di interessi stranieri. L’esempio fatto a proposito dell’agricoltura trova un perfetto corrispettivo in campo energetico: per esempio, nel momento in cui alcuni paesi rinunciano ad importare gas naturale russo a prezzo di saldo per costruire terminali LNG e importare gas americano a prezzo raddoppiato, scaricano sui propri cittadini il profitto fatto da paesi terzi. Con giustificazioni sempre molto “alte”, per altro: geopolitiche, idealistiche, etc. Idem per l’energia solare: costa di piu’, si paga un’enormita’ in contributi A3 e simili, ci rimette il cittadino comune e ci guadagnano i produttori di pannelli cinesi e gli imprenditori che riescono ad accedere al credito piu’ facilmente e ad usufruire di generosissimi conti energia. E si puo’ andare avanti all’infinito. Penso sia un tema ricorrente, e come dimostra questo articolo, trasversale.

    • D’accordo, ma forse il tema ha una impostazione ancora più “strutturale”: una introduzione a questa prospettiva la si trova in “The New Confessions of an Economic Hit Man”, di John Perkins – ed è pure divertente da leggere.

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