Finché c’è El Niño c’è Speranza

Bé, si prepara la nuova COP, questa sarà la numero 23. I tamburi rullano, sebbene per ora sommessamente, perché da un lato l’OMM fa sapere che la CO2 ha fatto segnare un nuovo record, dall’altro è ormai chiaro che i propositi della COP21 di Parigi, oltre a non avere mai avuto la chance di essere raggiunti, sono già andati a farsi benedire.

Del resto, non fosse stato per il potente El Niño del 2015-2016, la temperatura media globale non avrebbe dato segno di tornare a salire. Qui sotto, quello che in borsa si definirebbe il rimbalzo del gatto morto (HadCRUT da GWPF).

Il problema è che El Niño non tornerà, almeno non nel breve-medio termine climatico. L’ENSO Forecast dell’IRI (Columbia University), va decisamente nella direzione di una Niña, anche piuttosto intensa.

Ergo, la temperatura media superficiale continuerà il trend che non è un trend che ha avuto più o meno dall’inizio di questo secolo, che però non torna con l’equazione CO2=Caldo-sempre-più-caldo.

Torneranno a fiorire spiegazioni come accaduto per la pausa (o iato) pre El Niño? Improbabile. Più facilmente si batterà sul record stabilito appunto nel 2016 in attesa che un altro sussulto positivo dell’oscillazione del Pacifico equatoriale regali altre soddisfazioni e altri spunti di stampa catastrofista.

Non che questi scarseggino per la verità. Presumibilmente sempre in relazione alla COP23 imminente, ecco un altro (l’ennesimo) studio che mette in guardia da future migrazioni di massa causate dal clima che cambia e non già da fame, sottosviluppo, pressione demografica e tirannia di ogni sorta. Protagonista l’Africa, vittima l’Europa, tanto per cambiare.

Comunque, c’è da aver fiducia che il dibattito virerà su toni ancora più intransigenti: il mondo s’ha da salvare, costi quel che costi. E quanto costa? Dipende, se ti permetti di entrare nella discussione pubblicando rebuttal referati di altre pubblicazioni politically correct, la faccenda può costarti anche 10mln di dollari. E’ successo negli USA, dove tal Jacobson ha pubblicato un paper in cui si asseriva che l’intera domanda energetica degli USA avrebbe potuto essere soddisfatta con risorse rinnovabili. Un gruppo di altri autori ha rifatto i conti e definito “un errore di modellazione” la conclusione di Jacobson. Risultato: causa legale verso questi ultimi e chi li ha pubblicati (i PNAS), per l’ammontare di 10 mln di dollari (qui se credete)

Alla faccia del confronto scientifico.

Buona giornata.

 

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. Domanda: quanto sono affidabili le previsioni nino-nina? Sono basate sull’andamento di quelle passate o c’è una fisica sotto che giustifica? In effetti la spaghettata di previsioni è abbastanza ampia e soprattutto sembra ampia la forbice che si intravede dell’intensità della nuova nina.

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    • Rocco,
      il discorso sull’affidabilità dei modelli dell’ENSO è complesso. Per grandi linee ci sono fasi stagionali in cui la previsione è più affidabile, anche molto affidabile, e fasi in cui non lo è affatto. Per esempio, durante i mesi primaverili l’affidabilità è molto bassa (si chiama spring predictability barrier) e i modelli non riescono a far meglio della statistica (ergo non sono statistici). Questo perché gli eventi ENSO (sia positivo che negativo) spesso iniziano in tarda primavera per raggiungere poi il picco a fine anno (El Nino=Bambinello non a caso). Questo significa che in generale questi modelli, come tutti gli altri, soffrono molto i cambiamenti di fase, né più né meno come i modelli atmosferici soffrono i cambiamenti di regime.
      gg

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  2. Intanto le T sono quasi al livello del marzo 2016 (picco del Nino) nonostante il Nino sia ormai estinto da mesi e si vada verso una Nina.
    Spiegazione, please

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    • Si chiama inerzia. E se in questo grafico riesci a vedere un aumento, specialmente recente, allora sì che non c’è spiegazione 😉

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      • Ma solo con i Nino esiste l’inerzia? Con le Nine stranamente no 😛
        Io l’aumento lo vedo tendenziale… dal 2000 ad esempio è evidente. Perchè mai dovrei dire che c’è un calo nelle temperature globali, quando si è solo scesi dal picco del 2016, mentre dal 2000 abbiemo preso quasi mezzo grado di GW. Al prossimo Nino strong andremo sopra i livelli del 2016, poi riscenderemo ancora, ma nel lungo termine saremo sempre più “alti” di prima

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  3. “Bé, si prepara la nuova COP, questa sarà la numero 23. I tamburi rullano, sebbene per ora sommessamente ….”
    .
    Sarà una COP in tono minore, quella che inizierà il prossimo 7 novembre. La prossima Conferenza delle Parti è stata già definita una conferenza-ponte che dovrebbe condurre il carrozzone climatico verso l’appuntamento cruciale della COP24 senza troppi scossoni. Sarà in quella sede, infatti, che si dovrà decidere se a Parigi si è scherzato oppure no. Le COP22 e 23 saranno ricordate (forse), come un intervallo tra i due tempi del film. 🙂
    Nel frattempo già scattano i primi allarmi: secondo alcune ONG la prossima COP sarà “colonizzata dalle lobby industriali” per cui non sarà in grado di tutelare gli interessi dell’umanità, dovendo tutelare quelli degli industriali e di big oil. Non è che stanno già mettendo le mani avanti? Mah.
    Ciao, Donato.

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    • Se le lobby industrial del petrolio i sono come questa:
      BP Solar: sussidiaria di BP ( British petroleum) e Tata motor group
      https://en.wikipedia.org/wiki/BP_Solar
      In italia nel suo piccolo potete trovare ERG , di recente la notizia che ha ceduto la distribuzione di carburanti concentrandosi sulle energie alternative,Ma tenendo le raffinerie IPLOM che non sia sa mai

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