Non piove? Chissà se una bella tassa…

Si definisce ombra pluviometrica quella particolare interazione delle catene montuose con la traiettoria delle perturbazioni tale da impedire che queste generino delle piogge nel versante sottovento. Nel nostro Paese accade in continuazione, data la particolare conformazione orografica del territorio. Alpi ed Appennini, di fatto, costituiscono degli ostacoli formidabili al movimento delle masse d’aria, ed hanno nel tempo segnato le caratteristiche meteorologiche e climatiche dei posti in cui viviamo.

Le nostre regioni di nord-ovest, in particolare il Piemonte, sono in ombra pluviometrica quando le perturbazioni arrivano sì dall’Atlantico, ma con una direttrice nordoccidentale. La discontinuità frontale semplicemente si arresta a ridosso delle Alpi, sui versanti svizzero e francese, per poi ripresentarsi più a sud, tra la Toscana e l’Emilia Romagna. E sul Piemonte non piove.

Di norma, in autunno, le perturbazioni hanno una direttrice diversa, più inclinata tra ovest e sud-ovest. In questi casi si generano condizioni opposte, la massa d’aria umida e instabile del fronte si infila sotto gli Appennini e sotto le Alpi sul versante Italiano e vi rimane bloccata, generando grandi quantità di nubi e di piogge.

La direttrice delle masse d’aria però, dipende dal regime atmosferico che si stabilisce tra l’Europa e l’Atlantico. Se prevalgono flussi nordoccidentali perché in Atlantico la pressione atmosferica è alta non c’è storia, sul quadrante di nord ovest d’Italia la pioggia non arriva. Se questo regime persiste, e per di più questo accade dopo la stagione secca estiva e dopo lunghi mesi delle precedenti stagioni in cui è piovuto poco per le stesse ragioni, si instaurano condizioni di siccità. Più frequenti giornate di bel tempo che sommandosi caratterizzano periodi più lunghi, con il tempo atmosferico che, lentamente, molto lentamente, giunge nell’arco di qualche decennio a definire il clima. Appunto, nell’arco di decenni, non di mesi o settimane. Quindi, a meno che non si vogliano riscrivere i testi di climatologia e le loro definizioni, la siccità che sta interessando il nostro nord-ovest e, più in generale anche il resto del Paese, non può definirsi un evento climatico, né può essere ascritta al cambiamento climatico.

Perché così potesse essere, non solo – speriamo di no – dovrebbe diventare una situazione prevalente in un’area dove invece prevale generalmente l’opposto, ma dovrebbe anche essere chiaro come questo cambiamento possa incidere sulla distribuzione della massa atmosferica, sulla posizione delle alte e delle basse pressioni e, infine, sulla direttrice delle perturbazioni che arrivano nel Mediterraneo.

Tutta questa spiegazione, era doverosa per arrivare all’ennesimo approccio informativo ideologico e privo di ogni senso critico in cui mi sono imbattuto appena ieri.

L’origine è La Stampa, ecco qua:

Non piove sul non bagnato

I mezzi di informazione svolgono adeguatamente il loro ruolo? Riescono, se e quando si impegnano, a bucare la cappa di rimozione e di visione a breve termine che induce molti esseri umani a preoccuparsi del “qui e ora”?

Un estratto, a piccole dosi… (neretto aggiunto da me, l’errore sulla parola meteorologia lo lascio volentieri all’autore, perché chiarisce che sa di cosa parla…)

Insomma, specularmente al detto che “piove sul bagnato”, Torino e il Piemonte sono in questi giorni strani di fine ottobre un esempio del perverso intreccio e sommarsi di effetti diversi tutti riconducibili a un modello di produzione e consumo che cambia il clima del pianeta, alterna fenomeni metereologici estremi, provoca esodi di piante, animali e persone, aizza conflitti e aumenta l’insicurezza di ogni tipo.

Che il modello di produzione e consumo alteri il clima del pianeta è la domanda delle domande. Ad oggi i modelli con cui si è tentato di riprodurre il comportamento del sistema dicono di sì, la realtà dice di no. Chi studia queste cose, per esempio, sa che la distribuzione degli eventi atmosferici è gaussiana, ossia caratterizzata da più elevata frequenza di occorrenza di eventi che si discostano poco dalla norma, ma anche da “code” in cui si trovano gli eventi estremi, che sono meno frequenti ma hanno lo stesso diritto di cittadinanza di tutti gli altri. Che ci siano in corso esodi di piante è funzionale al sistema. Appena qualche secolo fa, i ghiacciai alpini arrivavano molto più in basso di ora; migliaia di anni fa, invece, coprivano gran parte del bacino padano. Con l’aumento delle temperature dalla fine della glaciazione e dalla fine della piccola età glaciale, hanno iniziato la loro ritirata, consentendo alla vegetazione di riguadagnare spazi che anticamente già occupava. Quanto di questa dinamica possa essere ascritta a quel che è accaduto alle temperature negli ultimi decenni è tutto da definire. Quanto poi agli esodi delle persone, pensare di convincere l’opinione pubblica che i flussi migratori siano da ascrivere al clima che cambia invece che al sottosviluppo, alla pressione demografica ed alle forme di governo tiranniche che interessano le zone da cui la gente fugge è semplicemente immorale.

Curiosamente, uno dei giornali che solitamente le spara più grosse in materia di clima e meteo, richiama il sistema dell’informazione ad un atteggiamento più responsabile, ad uno scopo educativo che dovrebbe far capire alla gente che le cose che spara invece sono vere. Discutendo di una tassazione di scopo che agendo sul modello produttivo dovrebbe mettere le masse d’aria nel posto più gradito, alternare sole e pioggia secondo necessità e riportare i migranti a casa.

Li aspettiamo al varco già dal prossimo week-end, quando magari arriverà qualche temporale che prontamente sarà definito bomba d’acqua.

NB: per inciso, ovviamente la siccità prima e il vento poi hanno agito pesantemente sugli incendi. L’auto combustione però è estremamente rara, mentre la natura dolosa degli incendi è sempre prevalente. Magari si potrebbe agire su quello prima di pensare a spostare gli anticicloni…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

3 Comments

  1. Caro Guido,
    l’articolo di Mario Salomone è banale, moralistico e vago al punto che non varrebbe a mio la pena di commentarlo, ma già che mi hai spinto a leggerlo….
    L’autore dovrebbe a mio avviso dire con chiarezza cosa vuole che si faccia. Facciamo come stabilito a Parigi adottando una strategia demagogica, fantastica per garantire per i prossimi 100 anni un trend dei gas serra antropogenici uguale a quello degli ultimi 50? Oppure facciamo come in Russia garantendo alle nostre collettività quella che a mio avviso è una prospettiva di fame e sottosviluppo?
    Insomma, una volta sfottevamo gli inglesi perché parlavano sempre del tempo e oggi ci ritroviamo gente che parla del tempo per adombrare strategie palingenetiche. “Adombrare” ovviamente, perché bisogna guardarsi bene dal toccare gli interessi dei finanziatori dei quotidiani. Da qui a mio avviso la vaghezza dei concetti espressi da Salomone, che inviterei a chiarire dove vuole andare a parare, quanto meno per poterlo criticare a ragion veduta.

    Post a Reply
  2. “Non piove? Chissà se una bella tassa…”

    Dunque: non piove, governo ladro…

    Post a Reply
  3. Mi sono stampato le prime 25 righe dell’articolo. Sembrano cose scontate ma è la prima volta che leggo una spiegazione semplice ed esaustiva sull’ombra pluviometrica in Piemonte.

    Grazie di cuore

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »