L’AGW e le sue derivate

I Capi di Stato tornano a riunirsi a Parigi nello spin off della COP23, cercando di raccogliere i cocci della COP21. L’intento è quello di evitare che il fiume di quattrini che l’operazione salvataggio del pianeta dovrebbe fruttare continui ad essere un miraggio, come quelli che, appunto, il sole cocente del deserto fa apparire agli assetati. E’ probabile che ci scappi fuori qualche altra solenne promessa buona per le foto finali, a patto che riescano a districare l’ingorgo da 500 km di code con cui questa ennesima adunata ha soffocato la capitale della Francia.

Nel frattempo però non passa giorno senza che arrivino notizie drammatiche, perché la fabbrica delle sceneggiature sul disastro futuro è sempre in movimento. Archiviata la questione strappalacrime dell’orso polare affamato dall’assenza di ghiaccio in estate, in una zona dove il ghiaccio d’estate non c’è mai stato tranne che nelle glaciazioni e dove tutti gli altri orsi godono di ottima salute, mi sono imbattuto appena ieri in una ricerca che per certi aspetti dovrebbe farci riflettere, perché si parla di cambiamenti nel regime dei venti e quindi nella capacità di produrre energia eolica, naturalmente per fine secolo.

Southward shift of the global wind energy resource under high carbon dioxide emissions

La faccenda, in un Paese che rischia di restare al freddo perché si vuole il gas ma non si vogliono i gasdotti, non si è voluta l’energia nucleare e si schifa il carbone, progettando di far ricorso alla sola enegia che viene da vento e sole potrebbe avere il suo significato.

E invece non ne ha, semplicemente perché, se come sappiamo è assolutamente impossibile prevedere il clima, prevederne i suoi effetti sulle sue derivate, produzione agricola e/o energetica, è un puro esercizio di stile. E lo sanno anche gli autori, che dicono serenamente che, in particolare per l’Europa, prevedere se ci sarà più o meno vento è assolutamente impossibile, perché una parte dei loro modelli dice una cosa e l’altra dice esattamente l’opposto. In altre parti del mondo invece no, pare, specialmente in Australia (!?) e alle alte latitudini dell’emisfero nord. Motivo? Bè, il global warming prevede che si scaldino più i poli che le medie e alte latitudini (attenzione, questo lo prevede la fisica, non il global warming), per cui si ridurrebbero i gradienti di temperatura e di pressione, ergo anche il vento.

Curiosamente, questo è quello che gli scettici impenitenti dicono sempre quando, sempre a causa di una derivata dell’AGW, ci raccontano che dovranno per forza aumentare gli eventi intensi, che sono frutto dello stesso gradiente e quindi piuttosto destinati a diminuire. Neanche questa però, che potrebbe essere una buona notizia, ha il benché minimo margine di attendibilità, in quanto basata sugli stessi modelli ballerini di cui comunque in questi giorni a Parigi si farà grande sfoggio.

Enjoy the wind.

 

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. Egregio colonnello Guidi,
    mi interesso di previsioni del tempo da quando, ragazzo, programmavo le gite in bicicletta e, in seguito, per sapere che cosa mettere nei bagagli viaggiando per lavoro. Ma essendo ingegnere nucleare e tecnico elettronico spaziale il mio interesse non poteva essere superficiale, né limitarsi alla meteorologia, soprattutto negli ultimi 50 anni, quando le lobby finanziarie, liquidato in un batter d’occhio il problema “nucleare”, strumentalizzando le bombe di Hiroshima e Nagasaki contro l’uso civile di centrali elettronucleari, costrinsero “le persone per bene”, anche se tecnicamente impreparate, a spostare la propria attenzione sui presunti problemi legati alla scarsità di risorse (anni ’70), all’effimero allarme per il buco nell’ozono (anni ’80) e poi al più deciso allarme sull’inquinamento atmosferico, su quello idrico, su quello ambientale globale,(anni ’90) per finire sul problema, considerato ormai irrimediabile (…ma forse no…c’è sempre un filo di speranza dal 1990 circa, prospettato astutamente dal fantascientifico, e ormai praticamente estinto, “Protocollo di Kyoto”) del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici, che siano indotti o no dalle attività “antropiche” ormai non fa più differenza (quanti erano nel mondo quelli che comprendevano la parola “antropiche”?). Si noti anche che un legame tra i cambiamenti climatici di oggi e la scarsità di risorse degli anni 1970 è ormai difficile da ricostituire, ma anche in questo caso il mezzo secolo trascorso ha cancellato la memoria: quasi nessuno ricorda più la televisione che alle 22 cessava ogni trasmissione (unico simbolico sacrificio di quei tempi), così come nessuno ricorda la spesa del tutto insostenibile della corsa pazza e inutile fra USA e URSS per raggiungere per primi la Luna nel 1969. Qualcuno ha insinuato che si sia trattato di un trucco cinematografico e una quantità incredibile di intellettuali e di “pappagalli” ci ha perfino creduto, chiudendo d’autorità anche in questo caso il discorso: le risorse (i soldi) ci sono, guai a chi ricorda che sembrava che mancassero (chi ha letto “Animal Farm”?), e anzi bisogna spenderli il più possibile, non tanto per aumentare il PIL, che è la ragione vera, ma addirittura per salvare il mondo e il Genere Umano dalla sicura catastrofe, che per alcuni scienziati-filosofi è già cominciata in modo irreversibile (come se la storia del mondo potesse restringersi ai soli tre o quattro secoli recenti). Il criterio del risparmio, soprattutto energetico (che in fondo significava solo “efficienza”, ma non lo si volle comprendere), che fece capolino con i primi anni 2000, fu cancellato nel giro di un anno per scongiurare una nuova possibile crisi economica.
    ilE così mondo è ora spaccato in tre parti (anticipo, a scanso di equivoci, che per ora simpatizzo, su basi scientifiche, per la seconda):
    1.quella delle lobby finanziarie (non necessariamente petrolifere, come alcuni sostengono: ci sono anche, in una bella ammucchiata dalle varie tendenze, Bill Gates, per esempio, e Al Gore, e Arnold Schwarzenegger, e i nostri De Benedetti e Chicco Testa; e tutti i commercianti di gas e carbone hanno inserito nel LOGO un richiamo al colore verde o meglio GREEN), che spingono dalla parte dove si prospetta che si otterranno i maggiori profitti, che, guarda caso, si prenderà anche il merito (e il Nobel) di avere salvato il mondo, schiavizzando o ricattando ulteriormente l’Umanità produttiva; 2. quelli che, dati scientifici onesti alla mano, ma ciononostante chiamati con spregio “negazionisti”, non riconoscono che l’Umanità sia minacciata dall’operosità di quella società che a buon diritto ricerca un meritato benessere a compenso delle proprie reali fatiche;
    3 e quelli, ormai stremati dalla miseria e dalle epidemie, a cui nessuno si occupa di insegnare (gratis) a limitare la crescita demografica e come usare al meglio le abbondanti risorse del proprio territorio.
    Fra le tre “fazioni” c’è una guerra in atto, anche se la terza è usata come carne da macello alternativamente dalle altre due (vedi ancora Orwell: 1984), il cui solo interesse comune è proprio quello della decrescita demografica del terzo mondo: i “sapienti” sempre più spesso annunciano che anche il tetto demografico è stato da tempo superato, anche se siamo a quota 7-8 miliardi e pare che ci sia spazio e cibo per 14-15.
    Perché questa lunghissima “premessa”, che temo sarà bocciata dal “moderatore”?
    Per invitare i rispettabili gestori del blog “Climatemonitor”, che presumo sostengano le tesi del secondo gruppo, negazionista di tutte le previsioni catastrofiste, e che sono guidati, se non capisco male, essendo io un nuovo arrivato, dal col. Guidi e dal dott. Mariani, a presentare con la massima incisività al “resto del mondo” le proprie tesi, e nel modo più “martellante” possibile (come faccio io, che però le martellate le ho sempre più prese che date, tanto che i titoli di “maestrina” e “troll” con cui perfino Climatemonitor mi ha accolto mi possono solo fare il solletico).
    Mi auguro insomma che i sapienti collaboratori di Climatemonitor continuino a elargire a noi simpatizzanti climatologi dilettanti le loro preziosissime specialistiche conoscenze, ma nello stesso tempo vincano l’ignorante resistenza dei catastrofisti, fossero anche illustri studiosi e consulenti del CNR, dell’INFN o dell’Aeronautica Militare, conducendoli a riconoscere che le tesi che essi sostengono sono il risultato di calcoli (modelli) errati o incompleti o incongruenti, e che la convinzione con cui diffondono queste tesi deriva da interessi non precisamente scientifici. Auspico insomma che la posizione privilegiata, che gli encomiabili autori possiedono, di interloquire con i sostenitori di una insensata capacità dell’Uomo di sovvertire l’evoluzione dei fenomeni naturali, permetta di dimostrare loro che tale capacità è trascurabile rispetto a quella della Natura stessa, i cui innumerevoli aspetti sono insufficienti a concepire modelli matematici rappresentativi di tali fenomeni naturali con una confidenza del 95%, come richiesto da una corretta pratica scientifica. L’attuale lodevole attività del blog è di fare circolare interessantissime informazioni scientifiche fra addetti ai lavori e loro (sempre meno numerosi) simpatizzanti, senza però acquisire nuovi adepti, formando così un piccolo club che quando non viene commiserato viene deriso o accusato di genocidio. Ripeto che per esperienza personale sono consapevole della difficoltà dell’obiettivo, ma nello stesso tempo ritengo che sia indispensabile raggiungerlo per la salute della società più che per quella del Pianeta, che finora ha saputo e voluto badare a se stesso, con qualche grosso inconveniente per il Genere Umano, che quando ha potuto si è difeso con la sua enorme “resilienza” e quando non ha potuto ha saputo recuperare il terreno perduto grazie alla pazienza e all’ingegno.
    Insomma, il punto di vista di filosofi e sociologi alla moda (quelli della “categoria 1”, che include anche ambientalisti generici, animalisti, falsi salutisti e speculatori dell’ingenuità e ignoranza di tutte queste categorie) deve essere del tutto capovolto dagli studiosi onesti e disinteressati della categoria 2; una buona campagna di informazione contribuirà nel tempo a risollevare le sorti della categoria 3.
    Evidentemente sarà utile (indispensabile) un raggruppamento fra tutti i “blog” nati con gli stessi intendimenti di Climatemonitor, in modo da formare un vero Movimento animato da intendimenti scientifici e umanitari: quelli culturali e filosofici verrebbero di conseguenza.
    Consapevole di non avere inventato niente di nuovo, ma di avere rinfrescato la memoria a qualche persona distratta, nonostante le buona volontà, auguro ogni successo a Climatemonitor e ai suoi collaboratori più volonterosi,
    a disposizione dei quali metto il mio modesto (perché vecchio e stanco) contributo.
    Giusto Buroni

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  2. Probabilmente non c’è un problema cognitivo nella popolazione, bensì una grave mancanza di principi morali alla base, altrimenti tante narrazioni rimarrebbero inspiegabili, comprese le decisioni energetiche mondiali.

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  3. Quando Rutelli si appostava nei pressi di Borgo Montello, per manifestare contro il nucleare, s’accompagnava di altri notevoli lagambientisti, tra i quali, in primis, Enrico Testa (detto Chicco), rivelatosi poi, per assoluta coerenza, fermo sostenitore del nucleare, diventando presidente del Forum Nucleare Italiano prima e presidente di Assoelettrica poi, passando per il CdA della Sogin e sostenendo il programma di nuove centrali atomiche, che l’ultimo governo Berlusconi aveva programmato: o non aveva le idee chiare prima, nel 1987, quando il nucleare italiano era probabilmente il più sicuro d’Europa (se non del mondo) o non le aveva chiare dopo, ma si sa, la politica spesso induce a cambiare opinione, abbracciandone altre anche distanti anni luce tra loro: non è voltar gabbana, ma avere ampiezza mentale e di vedute (specie se il punto d’osservazione, parte da una poltrona).
    Tornando un attimo all’ottimo post del colonnello Guidi, non solo l’aleatorietà della produzione energetica delle rinnovabili in generale, dovrebbe far riflettere i poteri decisori, i quali pare dimentichino quanto sia essenziale l’energia prodotta da impianti tradizionali (qui da noi, termoelettrici soprattutto) per la regolazione, in frequenza e tensione della rete: intanto continuiamo a proclamare che usciremo dal carbone (da programma, nei prossimi 7 – 9 anni al massimo) poi vedremo. Quindi, nel frattempo, noi italiani preferiamo sposare le tesi catastrofiste a supporto delle quali, “ci facciamo belli” agli occhi del mondo, tagliandoci quel po’ di industria elettrica che ci rimane e le président Macron, a capo di una nazione che ha fin qui fatto sempre gli affari suoi, alla faccia delle regole europee, si fa paladino (capopopolo?) di una tragedia, la cui vera consistenza sta solo nella sua annunciazione. Ma ormai, i soldi in ballo sono davvero tanti…
    http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_12/clima-macron-stiamo-perdendo-battaglia-dobbiamo-muoverci-tutti-3b8a85e6-df5f-11e7-b8cc-37049f602793.shtml

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  4. Che la produzione eolica sia altamente variabile di anno in anno e destinata a calare al crescere delle installazioni e’ cosa nota e documentata da anni… ma i pasdaran “verdi” fanno finta di non saperlo, o non riescono a capirlo.

    Piccolo off-topic, perdonatemi… ma da un’idea di come le fake news in campo energetico si propaghino alla grande:

    Ero a casa a pranzo verso le 13, oggi, e leggevo questo vostro nuovo articolo… mentre alla TV, ad una rubrica di libri, c’era ospite in studio Rutelli, per presentare il suo ultimo libro (non ricordo il titolo, scusatemi).
    Ad un certo punto ha detto che lui si fece arrestare, nel 1987, davanti alla centrale nucleare di Latina… obbligo’ con un sagace trucco un militare ad arrestarlo (perche’ il militare NON voleva arrestarlo), e dopo aver passato tre giorni in stato di arresto usci’ e la centrale fu chiusa… venne definitivamente chiusa dopo il referendum del 1987. La cosa strabiliante e’ che mentre diceva questo sorrideva, tronfio del suo grande capolavoro, e per aggiungere un po’ di dramma al tutto ha detto qualcosa del tipo “per fortuna la feci chiudere, perche’ era dello stesso tipo di Chernobyl”.

    ????

    Grande Rutelli! Mitico! Ci ha salvato da un disastro nucleare… direbbe l’ascoltatore quadratico medio che non “ci mastica” molto di nucleare… invece quelli che “ci masticano” un minimo di nucleare sanno che a Chernobyl c’era un reattore i tipo RBMK moderato a grafite e raffreddato ad acqua sotto pressione, con coefficiente di vuoto positivo (cioe’ se manca l’acqua di raffreddamento la reattivita’ aumenta al punto che ci puo’ essere una reazione che cresce esponenzialmente e…. PUM!… si rompe tutto, come e’ infatti successo… mentre a Latina c’era un reattorino di 170 MW a grafite ma raffreddato a CO2 supercritica (sempre lei!… la CO2 assassina!… 🙂 )… cosiddetto di tipo “MAGNOX” come ce ne sono stati molti in funzione nel Regno Unito per decenni e decenni.
    I MAGNOX hanno un coefficiente di vuoto negativo… cioe’ se manca il fluido raffreddante la reattivita’ cala… quindi e’ intrinsecamente sicuro da quel punto di vista.

    Caxxate a piede libero, scusate il mio parlare forbito… o “fake news” come si chiamano in maniera tecnicamente corretta oggi.

    NON corro a comprare il libro di Rutelli… se e’ attendibile come questa sua storiella farlocca sull’RBMK di Latina…

    Saluti.

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    • Rutelli sa scrivere?

    • Pensa che questa fake me la sono bevuta fino ad oggi. Grazie per la precisazione, alla prima occasione mi tornerà utile. ;-).

    • “Rutelli sa scrivere?” Come no, sa anche l’ inglese…

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