Il Sole frena, i Raggi Cosmici accelerano. E il clima? – Aggiornato

Andate alla fine del post per l’aggiornamento 😉

Cosmic Ray Telescope for the Effects of Radiation (CRaTER), è il nome dello strumento a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO). I dati provenienti da queste misurazioni, sono stati recentemente pubblicati in un paper sulla rivista Space Weather:

Update on the worsening particle radiation environment observed by CRaTER and implications for future human deep-space exploration

Si tratta in realtà di un aggiornamento, perché gli autori avevano pubblicato già nel 2014. Perché è importante questo paper? Lo leggiamo in un articolo pubblicato a sua volta su spaceweather.com:

The Worsening Cosmic Ray Situation.

Gli strumenti a bordo dell’LRO hanno osservato un aumento costante e significativo del flusso di raggi cosmici intergalattici che raggiungono il nostro pianeta e, con esso, ovviamente l’intero sistema solare. L’intensità di questo bombardamento, che pare non abbia eguali nell’era spaziale, deve essere attribuita al declino dell’attività solare degli ultimi anni, nel prolungato minimo occorso tra il ciclo solare 23 e 24, nel debole ciclo 24 e, stando alle proiezioni, anche nel futuro a medio-lungo termine.

Le emissioni solari infatti proteggono la Terra e l’intero sistema solare, ma quando queste si attenuano, il flusso delle radiazioni dei raggi cosmici aumenta. Questo comporta, tra le altre cose, una forte riduzione della potenziale durata delle missioni spaziali, ma ha anche effetti molto più immediati, non a caso i piloti e il personale di volo sono categorie professionali incluse tra quelle ad alto rischio di radiazioni.

E il clima? Bé, l’attività solare, anche attraverso la modulazione dei raggi cosmici, ha certamente effetti sul clima. La ionizzazione del particolato atmosferico, per esempio, si ritiene abbia un ruolo significativo sul rateo di accrescimento dei nuclei di condensazione, i cosiddetti “semi delle nubi”, ossia le particelle solide attorno alle quali si formano le goccioline. Ad oggi, la scienza del clima (e, soprattutto, del clima che cambia) ritiene che questo ruolo non sia decisivo, nonostante la storia suggerisca il contrario. L’ultimo periodo di sensibile raffreddamento che il pianeta ha conosciuto, noto come Piccola Età Glaciale e occorso circa tra il 1350 e il 1850, è coinciso di fatto con una fase di attività solare molto bassa, tanto quanto si ritiene possa essere nel futuro a medio-lungo termine.

Morale: vuoi vedere che la Natura ci sta proponendo un esperimento? Non saremo troppo occupati ad osservare la CO2 per accorgercene?

Aggiornamento

Giusto in argomento, la NASA ha pubblicato un video con la ricostruzione in 3D di un’espulsione di massa coronale (CME), con i dati provenienti da tre diversi satelliti. Dati che hanno permesso la costruzione di un modello per analizzare al meglio lo shock interplanetario che segue l’eruzione. Davvero spettacolare!

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. volevo scusarmi per il doppio commento, ho avuto problemi di connessione per un istante. (non vedevo il post, colpa mia..)

    ps:

    Noi europei abbiamo vissuto durante una lunga glaciazione, quindi ci adatteremo. Più in generale tutta la razza umana si è evoluta durante una glaciazione. Le ore di luce sono essenziali e l’apporto di calore pure. . Periodi caldi hanno magari inizialmente favorito l’espansione degli esseri umani, ma rimangono poi tracce di estinzioni e pesanti siccità. Periodi glaciali hanno portato inizialmente una ripresa evolutiva su tutta la biosfera terrestre, poi nel culmine causato estinzioni. Tutto non è lineare ed ha queste dinamiche semi-caotiche. Se siamo qui a scrivere è perché siamo un prodotto evolutivo di queste oscillazioni climatiche. Altrimenti sarebbero altri primati a scrivere, o forse anche lucertoloni, se le cose fossero andate diversamente milioni di anni fa.. Tutto sarà graduale non di certo immediato.. Anche se alcune annate potrebbe fare terribilmente freddo d’inverno. Con quest’alte pressioni polari sempre più invasive.. Un’evento più freddo del normale in futuro, che condizionerà per lungo tempo il clima europeo, può verificarsi. Quasi scontato quanto la ripetizioni di estati torride, succedute questi ultimi decenni sull’Europa.

    Bisogna vedere se veramente il clima genera estinzioni, oppure sono una serie di eventi a causare la scomparsa di interi ecosistemi e/o specie animali.

    Immagine allegata

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  2. Sole… Raggi Cosmici… e intanto, per colpa del Global Uorming Asciascino, il Perù sta sprofondando!!!1!1!

    http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/peru-una-misteriosa-spaccatura-rischia-di-far-sparire-machu-picchu_3127545-201802a.shtml

    Che la profezia dei Maya (anche se un po’ in ritardo) si stia avverando?!…
    Nel dubbio, pentiamoci!… e dedichiamoci alla coltivazione dei pomodori prima che la Terra ci crolli sotto i piedi!
    ^_^

    p.s.: scusate il lieve sarcasmo

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  3. Speriamo di non dover rimpiangere il “caro,buon vecchio riscaldamento globale” 🙂

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  4. Caro Guido, senza dubbio si tratta i un esperimento che ci darà modo di acquisire moltissimi dati utili a chiarire il ruolo climatico del GCR, per cui ben venga, a patto però che non ci faccia ripiombare in una nuova PEG che sarebbe una grande sciagura per l’agricoltura e non solo. Comunque possiamo dormire sonni tranquilli: chi sa dice che non c’è pericolo….
    Luigi

    Post a Reply
    • Non direi.. l’optimum di crescita del pomodoro è attorno a 26/28°C, alcune varietà addirittura 20/25°C. Tra queste ve ne sono provenienti dalla cordiliera delle Ande.
      La crescita del pomodoro va dai 15/28°C, maturazione 24-26°C. Temperature alte inibiscono l’impollinazione ed i fiori cadono.. soffre l’elevata umidità..

      Il grano dopo la recente nevicata pare più bello rispetto gli scorsi anni.. Per quello che ci riguarda non ci dovrebbero essere problemi di sorta. Anché perché dipendiamo da un’agricoltura, che raggiunge appunto il suo optimum, mediamente attorno a 25°C.
      Per il resto ci sarà da arrangiarsi, proteggere dal gelo alcune colture.
      Anziché 45°C estivi c’è ne sarebbero 26° al Max 28°..
      Mi dispiace per gli altri ma tutto un’altro pianeta!
      Per non parlare degli animali, che soffrirebbero meno il caldo estivo!

    • Gentile Ale.meteo,
      non basta dire che l’optimum è a 26-28°C per il pomodoro o a 22-28°C per la vite ma occorre anche calcolare con un opportuno algoritmo le risorse termiche cumulate annualmente con il regime termico attuale e con quello da PEG (e non c’è storia: con PEG si hanno meno risorse termiche).
      Inoltre un problema cruciale in caso di nuova PEG sarebbe quello di una più breve stagione di crescita per le specie estive (mais, sorgo, pomodoro, riso, vite, ecc.) e cioè del periodo compreso fra l’ultima gelata primaverile e la prima autunnale. Ciò costringerebbe a rivolgersi a varietà più precoci con sensibili cali di produzione oltre ad accrescere il rischio climatico di perdita completa della produzione per gelate tardive o precoci. Al riguardo provi a riflettere su che danno farebbe da noi una gelata il 15 maggio o il 10 settembre….
      Le segnalo anche che negli anni ’70, quando le temperature erano ormai in discesa da una ventina d’anni e illustri studiosi (es: Lamb) paventavano l’avvento di una nuova PEG, l’agroclimatologo Huke lanciò un accorato allarme per la risicoltura delle medie latitudini al simposio internazionale sula risicoltura che si tenne a Los Banos nelle Filippine (Huke R., 1976. Geography and climate of rice, Proceedings of The Symposium on Climate and Rice, IRRI, 31-50). L’intervento di Huke è peraltro disponibile in google books e allego una figura da esso tratta in cui si descrive lo spostamento verso sul del getto polare).
      Tenga infine presente che la mortalità animale e umana è oggi assai più legata al freddo invernale che non al caldo estivo (e su questo c’è moltissima bibliografia).
      In sintesi no, una nuova PEG non sarebbe piacevole e i problemi per la sicurezza alimentare globale aumenterebbero sensibilmente.

      Immagine allegata

    • Prima di tutto l’immagine possiede alcune analogie con quanto possiamo osservare oggi sull’area tropico-equatoriale 🙂
      Soprattutto al momento c’è una fase anomala per quanto concerne attività monsonica sull’Africa orientale. Direi un’immagine che ripercorre a grandi linee una tendenza, ma bisogna considerare nel tempo gli eventi riscaldamento/raffreddamento globale.
      Possiamo infatti parlare di un periodo che va dal XIV secolo al XIX secolo. Solamente cinque secoli, rispetto un arco di tempo che potrebbe essere per esempio 8000 anni fa.
      Mi sembra di capire che il raffreddamento sarà vicino rispetto l’ultimo, non sappiamo se sarà una tendenza generale all’espansione della calotta glaciale artica. Oppure piuttosto, un raffreddamento dell’emisfero boreale.
      Tutto questo meriterebbe una riflessione, perché la situazione sull’Artico possiede una sua ciclicità, senza dimenticare l’assetto estivo del VP.
      Se lei pensa assistiamo alla variazione dell’assetto invernale del VP nel corso dei decenni. Passiamo da un’azione a due o tre onde planetarie. Lo stesso assetto della depressione polare è instabile varia di posizionamento. Nel corso delle annate può trovarsi vicino alla Siberia, diversamente trovarsi sul Canada. Cambia la velocità zonale e la forza in stratosfera ne è in relazione. Mentre in altre annate siamo in presenza di un vortice polare disturbato e poco stabile nella prima parte invernale. Ma è un continuo mutare, perché nulla è scontato neppure partendo da precoce innevamento siberiano.

      Per il momento partirei da qui e mi chiedo se sia nato prima l’uovo o la gallina? Anche perché il fenomeno nasce in chiave ENSO. Non possiamo escludere la presenza di quattro onde planetarie durante il periodo estivo. In linea teorica durante un’era glaciale le temperature all’equatore sono più alte. Si tratta di estati relativamente brevi ed intense esplosioni primaverili. Prolungate fasi stabili autunnali. (estate indiana)

      Saluti 🙂

    • Prima di tutto l’immagine possiede alcune analogie con quanto possiamo osservare oggi sull’area tropico-equatoriale 🙂
      Soprattutto al momento c’è una fase anomala per quanto concerne attività monsonica sull’Africa orientale. Direi un’immagine che ripercorre a grandi linee una tendenza, ma bisogna considerare nel tempo gli eventi riscaldamento/raffreddamento globale.
      Possiamo infatti parlare di un periodo che va dal XIV secolo al XIX secolo. Solamente cinque secoli, rispetto un arco di tempo che potrebbe essere per esempio 8000 anni fa.
      Mi sembra di capire che il raffreddamento sarà vicino rispetto l’ultimo, non sappiamo se sarà una tendenza generale all’espansione della calotta glaciale artica. Oppure piuttosto, un raffreddamento dell’emisfero boreale.
      Tutto questo meriterebbe una riflessione, perché la situazione sull’Artico possiede una sua ciclicità, senza dimenticare l’assetto estivo del VP.
      Se lei pensa assistiamo alla variazione dell’assetto invernale del VP nel corso dei decenni. Passiamo da un’azione a due o tre onde planetarie. Lo stesso assetto della depressione polare è instabile varia di posizionamento. Nel corso delle annate può trovarsi vicino alla Siberia, diversamente trovarsi sul Canada. Cambia la velocità zonale e la forza in stratosfera ne è in relazione. Mentre in altre annate siamo in presenza di un vortice polare disturbato e poco stabile nella prima parte invernale. Ma è un continuo mutare, perché nulla è scontato neppure partendo da precoce innevamento siberiano.

      Per il momento partirei da qui e mi chiedo se sia nato prima l’uovo o la gallina? Anche perché il fenomeno nasce in chiave ENSO. Non possiamo escludere la presenza di quattro onde planetarie durante il periodo estivo. In linea teorica durante un’era glaciale le temperature all’equatore sono più alte. Si tratta di estati relativamente brevi ed intense esplosioni primaverili. Prolungata fase stabile autunnale. (estate indiana)

      Saluti
      *tutto molto interessante, bisogna solo capire come adattarsi 🙂 bisognerà proteggere le viti..

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