La magica scienza del clima che cambia

Non mi importa gran che di ripetermi. Alcuni anni fa, seguita da ripetuti lanci mediatici, girava la terribile notizia che la neve sarebbe stata una cosa del passato (Snow will be a thing of the past), naturalmente per colpa del clima che cambia e cambia male. Oggi leggiamo che, sempre per la solita ragione, in futuro ci saranno più valanghe.

Global warming increases the risk of avalanches

Forse ci sono più valanghe (pare contabili con i proxy data) perché c’è più neve? In effetti pare che questo inverno la porzione di emisfero nord coperta dalla neve sia a livelli eccezionalmente alti.

Exceptionally large amount of winter snow in Northern Hemisphere this year

Naturalmente sappiamo che tanto per l’Eurasia, quanto per l’America del Nord, gran parte del lavoro di fine stagione lo ha fatto il Sudden Warming Stratosferico, che ha riversato l’aria fredda dei poli verso le medie latitudini, alimentando un gradiente di temperatura molto basso di latitudine cui si devono anche i ‘Nor’easter sulla costa est americana.

Però, sempre per quelli dei dipartimenti “neve scomparsa” e “più valanghe”, il freddo alle medie latitudini è da attribuirsi al “caldo” di quelle alte.

Warm Arctic means colder, snowier winters in northeastern US, study says

Può darsi che qualcuno riesca a vederci un filo logico in tutto questo. Così, a prima vista, sembra molto più un tentativo di trovare spiegazioni in chiave climate change a tutto quello che accade, come non fosse mai accaduto e, soprattutto, anche se in palese contraddizione tra loro.

Quanto è bella e magica la scienza del clima! Si decidano, e, soprattutto, si consultino.

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Author: Guido Guidi

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13 Comments

    • Ale, quale che sia il sito che diffonde queste notizie, si può solo dargli ragione: sarà l’estate più calda di sempre comunque vada: basta che i media raccontino la “storia giusta” utilizzando bene le imbeccate dei soliti. Ci vuol poco ad azzeccare previsioni del genere… 😉

    • Per adesso non sembra esserlo.. oltretutto sta diminuendo la capacità previsionale dei modelli fisico-matematici. Sino a qualche giorno fa avevano intrapreso una strada più logica. Ma l’ondulazione dell’ultimo promontorio è stata poco inquadrata nelle 96 ore. Questo sino a qualche giorno fa, come dicevo, era un buon arco previsionale.
      Sin dai primi di Marzo (ma anche prima..) si è trattato di un promontorio libico, nato dall’azione della depressione atlantica.

      Nel complesso le anomalie sul fronte africano, indicanvano un movimento verso est del senso meridiano..

      Tutte le previsioni stagionali al momento sono un azzardo. Manca l’inquadramento sul fronte intertropicale africano.
      Altro che estate calda.. l’ondulazione atlantica rimane buona per il freddo a mio avviso..

      Ripeto…, questo articolo la dice tutta su mostro che staziona sul circolo polare artico:
      http://www.climatemonitor.it/?p=46853

      Domani alcuni hanno previsto neve al piano e se questo sarà, l’affidabilità di GFS e Reading e compagnia è molto ridotta. Non si potrà fare esclusivamente affidamento sui modelli fisico-matematici.
      Saranno descrittivi di una situazione, nulla di più nulla di meno. Mio modesto parere, la Niña pare proseguire e non se ne sono accorti.

      Immagine allegata

  1. A proposito dell’affidabilità dei modelli CMIP-5, anche ad alta risoluzione, per modellizzare gli eventi estremi su scala regionale:

    “Reliability of regional and global climate models to simulate precipitation extremes over India”

    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014JD021636/full?wol1URL=/doi/10.1002/2014JD021636/full&regionCode=FR-IDF&identityKey=b39916bd-9ae5-4a61-bc11-c832417949d2

    Il risultatoè le conclusioni sono impietose:

    “Observed trends in the extremes were not adequately captured by any of the model ensembles, while neither the GCMs nor the RCMs were determined to be adequate to inform hydrologic design.”

    Q.E.D.

    Post a Reply
    • Quello che potrebbe caratterizzare la prossima stagione estiva, saranno penso le rapide vampate calde… Dettate da un’Atlantico in rapida evoluzione. Tutto è strettamente connesso..
      Non esiste l’anticiclone africano… semmai c’è un cuneo azzorriano sul Sahara…

  2. “I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova anche l’Isola di Pasqua, che sta completamente scomparendo nel corso dei decenni sommersa dall’oceano. Un fenomeno per il quale sembra non essere possibile trovare un rimedio.”
    ……………………………………….
    “L’allarme è partito direttamente dall’ONU, che ha in corso un progetto di monitoraggio dei patrimoni dell’umanità per stabilire come i cambiamenti climatici possano danneggiare il nostro Pianeta.”

    Post a Reply
    • L’isola di Pasqua fa cosa????

      http://www.psmsl.org/data/obtaining/stations/1272.php

      Qualcuno vede un chiaro aumento del livello dell’Oceano Pacifico?

      E poi si chiedono perché certe persone, e politici, siano critici di certe agenzie delle nazioni unite?

      Patetico

    • Notizia iconica che conferma quanto da me scritto nella giornata di ieri: si attribuisce al cambiamento climatico tutto e di più.
      .
      Andiamo, però, per ordine. L’allarme non può riguardare l’intera Isola di Pasqua in quanto per poterla sommergere completamente, il livello del mare dovrebbe salire di ben 509 metri (tale è la quota del suo punto più alto). Ciò è fisicamente impossibile perché anche se tutti i ghiacciai terrestri del globo si sciogliessero, il livello del mare non potrebbe salire di tanto (al massimo il livello aumenterebbe di circa sessanta/settanta metri). Secondo le stime IPCC a fine secolo il livello medio del mare dovrebbe salire di meno di un metro, per cui di parlare di Isola di Pasqua “inghiottita dall’oceano” è pura follia. Eppure “La Stampa” non esita a farlo:
      http://www.lastampa.it/2018/03/16/societa/viaggi/mondo/lisola-di-pasqua-sta-per-essere-inghiottita-dalloceano-npDlKqNMSfuQHgJBcCM6nM/pagina.html
      .
      Leggere questo articolo de “La Stampa” è stato un calvario perché esso è infarcito di una quantità inimmaginabile di inesattezze, luoghi comuni ed esagerazioni.
      .
      Il problema è, comunque, un altro, ma nell’articolo è solo adombrato: i Moai (le gigantesche statue di pietra che caratterizzano l’isola) potrebbero essere messi in pericolo dall’erosione delle coste.
      L’erosione delle coste è un problema che caratterizza tutto il globo, ma è legato essenzialmente alle correnti, alle mareggiate, alla modifica del regime delle acque interne ed al cambio d’uso del suolo. Le spiagge delle nostre coste sono costituite dall’accumulo di sabbia portata dalle correnti marine. La sabbia può, però, essere portata via da un tratto di costa, con la stessa velocità con cui vi è arrivata, dipende tutto dai fattori dianzi indicati. E’ ovvio che l’innalzamento del livello del mare può aggravare il fenomeno in quanto modifica il regime delle maree, l’azione delle onde e via cantando, ma rappresenta solo un concausa dell’erosione costiera, non la causa principale.
      .
      Nel caso dell’Isola di Pasqua si teme che l’erosione della spiaggia, possa esporre le basi dei Moai all’azione demolitrice delle onde e, quindi, farli cadere. Nessuno di essi corre il rischio di essere sommerso perché si ergono per diversi metri sopra il livello del mare. Possono, però, crollare a causa dell’azione del moto ondoso che ne destabilizza la base: è un fenomeno molto noto nell’ingegneria idraulica e con cui tutte le opere immerse totalmente o parzialmente in acqua, devono fare i conti.
      .
      Detta in questo modo, il discorso è scientificamente e tecnicamente corretto ed appaiono logiche le soluzioni proposte: barriere frangiflutti, spostamento delle statue e via cantando.
      .
      La cosa non è, però, d’effetto. L’immagine dell’isola sommersa dall’oceano con tutti i suoi tesori archeologici a causa del perfido cambiamento climatico di origine antropica, è senza dubbio alcuno molto più coinvolgente emotivamente rispetto a quella della statua che cade per effetto del moto ondoso: nessuno si sarebbe curato della notizia in quanto sono migliaia e migliaia le strutture in pericolo a causa dell’erosione costiera e del moto delle acque. Che schifo!
      Ciao, Donato.

  3. “Così, a prima vista, sembra molto più un tentativo di trovare spiegazioni in chiave climate change a tutto quello che accade, come non fosse mai accaduto …”
    .
    Mi sembra che in queste poche parole G. Guidi sia riuscito a condensare in modo mirabile il dramma che affligge questa fase della nostra storia. Posso affermare, infatti, che quando l’argomento è il clima o il tempo (più il secondo che il primo, a dire il vero), qualunque trasmissione televisiva a cui ho avuto modo di assistere, qualunque trasmissione radiofonica che abbia avuto modo di ascoltare e qualunque articolo di stampa (cartacea o digitale) che abbia avuto modo di leggere, non fanno eccezione: la colpa è del cambiamento climatico di origine antropica. E se l’evento non dovesse dipendere direttamente dal cambiamento climatico, non fa niente, sicuramente le conseguenze saranno aggravate dal cambiamento climatico in atto: vale soprattutto per ciò che riguarda l’ambiente, la fauna, la flora, la salute, ecc. ecc.
    .
    E’ un mantra divenuto insopportabile per chi mastica di queste cose e che non produce più nessun effetto sulla massa degli ascoltatori/telespettatori/lettori cui è diretto: lo hanno sentito tante di quelle volte senza che sia mai successo nulla di eclatante che nessuno ci fa più caso. Il messaggio è diventato come la tappezzeria di una casa in cui si vive da anni: la guardi, ma non ti dice più niente.
    .
    Ad essere sincero questo messaggio diffuso in modo così capillare, un effetto lo ha prodotto. E non di un effetto di poco conto si tratta. Quando si vuol far passare una legge, un provvedimento, una norma piuttosto indigesta (e costosa), è sufficiente dire che serve per contrastare il cambiamento climatico in atto e, come d’incanto, ogni protesta si placa. Lo stesso dicasi quando si tratta di giustificare inefficienze degli amministratori della cosa pubblica. Manca l’acqua? E’ colpa del cambiamento climatico che provoca siccità e ondate di calore. C’è un alluvione che provoca allagamenti e disastri? E’ colpa del cambiamento climatico che ha fatto aumentare gli eventi estremi (in altri tempi definiti semplicemente nubifragi 🙂 )
    Detto in altri termini il cambiamento climatico ficcato a forza ovunque e comunque, è diventato una sorta di anestetico capace di far sopportare alle opinioni pubbliche occidentali tutto e di più, anche le peggiori nefandezze.
    Ciao, Donato.

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  4. Secondo me il trucco sta nel chiamarla con il vero nome: Politica. Se invece di “scienza” si parla di “politica” allora tutto torna: si puo’ dire tutto e il suo contrario, rinnegare affermazioni perentorie di anni prima come se non si fossero mai dette, e accusare un nemico immaginario di qualsiasi nefandezza accada nel mondo.

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    • Massimo il vero nome è: Finanza.

    • Caro Ale, e’ come l’uovo e la gallina 😀

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