Porca Paletta!

Vorrei essere digital born.

Ma non lo sono. Qualcuno che lo è ieri sera mi ha detto: Quando sei giovane hai tempo ed energia, ma non hai soldi; quando sei adulto hai energia e soldi ma non hai tempo; quando sei vecchio hai soldi e tempo ma non hai energia. Pare che questa cosa giri per la rete e non sia una novità, ma sempre la digital born di cui sopra mi ha anche detto che “noi siamo diversi perché abbiamo internet”.

Sacrosanta verità.

E vengo al porca paletta. Perché, dico, perché, delle menti così aperte che hanno a disposizione uno strumento così straordinario come quello dell comunicazione globale, devono essere nutrite con un livello di informazione così superficiale, così intriso di vecchio travestito da nuovo, così palesemente inadatto?

Come, dove? Ecco qua, da corriere.it, prima di proseguire leggetelo per cortesia: Il tornado di Caserta è solo l’inizio, il clima mediterraneo lascia l’Italia

… … …

Fatto? Ok, proseguiamo.

L’assist per questo ennesimo peana del disastro imminente, anzi, già in essere, lo ha fornito la tromba d’aria che ha spazzato il casertano lunedì scorso. Un evento notevole e per molti aspetti inatteso, ma di cui si hanno solo filmati amatoriali. Non uno straccio di misura, non una traccia radar o satellite che ne giustifichino l’intensità. Questo tenetelo a mente per le prossime righe.

Ad accompagnarci nel viaggio attraverso un clima agli sgoccioli (nota bene, evento atmosferico tipicamente appartenente al tempo meteorologico torna buono per parlare di clima), è il ricercatore del CNR Antonello Pasini, certamente esperto della materia. Sembra quindi che l’evento di lunedì segni l’inequivocabile abbandono del campo (portandosi via anche il pallone) del clima mediterraneo, subito rimpiazzato da un più becero e periglioso clima caraibico, di cui, ovviamente, è obbligatorio aver timore.

Dunque, caro clima mediterraneo notoriamente fatto di rose e fiori, perché ci abbandoni? Ma è ovvio! Perché la temperatura dell’aria aumenta, quella dell’acqua pure e non #cespazio più né per le rose né per i fiori. C’è spazio soltanto per eventi che, già brutti, potranno diventare solo orrendi, anzi, lo sono già diventati.

E, infatti, pare che con studi approfonditi ex-post, gli esperti siano riusciti a capire che, per esempio, la tromba d’aria di Taranto del 2012 non ci sarebbe proprio stata se la temperatura del mare fosse stata di solo 1°C più bassa. Ergo, quella di Napoli di lunedì, ha preso senz’altro il suo incipit da analoga mortifera situazione termica. Ergo ancora, siamo rovinati.

Ora torniamo sulla Terra.

Domanda #1. Qualcuno ha a disposizione una serie storica degli eventi tornadici sull’Italia? Sì, c’è Wikipedia, e non storcete la bocca perché di referato, ovvero di pubblicato su riviste scientifiche non c’è nulla. Il che vale a dire che nessuno, ma proprio nessuno, ha pulito quella serie dagli ovvi problemi della modifca nel tempo della capacità di osservare questi eventi. Comunque Wikipedia riporta di un territorio che di tornado ne ha visti da sempre, eccome se ne ha visti. Ergo chi ne certifica l’aumento che sia di numero o di intensità lo fa a rischio e pericolo della propria credibilità scientifica.

Domanda #2. Qualcuno li ha mai misurati in modo da poter dire che oggi sono peggio di ieri? No. Di misurarne l’intensità non se ne parlava prima e non se ne parla ora: a meno che non incrocino nel loro percorso degli strumenti che per puro caso non vanno distrutti, di sapere quanto forte sia il gradiente barico e il vento che ne deriva non c’è verso. Si misurano i danni e, anche qui, la messe offerta da wikipedia è ricca, nonostante oggi ci siano molte più cose da danneggiare di quante non ce ne fossero prima.

Domanda #3. Qualcuno è in grado di prevederli? No, perché le trombe d’aria e i tornado scaturiscono dai temporali, a volte ma non sempre. In genere da quelli intensi, a volte ma non sempre. In genere da quelli che assumono la caratteristica di mesociclone, a volte ma non sempre. E perché, infine, non c’è modello previsionale che sappia replicarne – quindi prevederne – lo sviluppo. Neanche i più fini tra i modelli atmosferici ci riescono, gli unici che hanno qualche chance con gli eventi convettivi: fatte cento le tracce di convezione intensa che presentano in una previsione, non si sa mai se ne verificheranno dieci o novanta. Non si sa. Ma, per sapere queste cose devi farle le previsioni, non studiarle ex-post.

Comunque, se con uno studio a posteriori qualcuno è riuscito a capire che con 1°C in meno a Taranto ci sarebbe stato il solleone invece della buriana, tutta la comunità meteorologica è ansiosa di avere a disposizione questo fantastico modello che è riuscito a riprodurre l’evento, perché magari potrà tornar buono per prevederne altri. A proposito, perché il fantastico modello non ha previsto quello di lunedì di evento?

Forse una risposta c’è. Pare che il disastro da tornado et similia, compreso l’imperversare del clima caraibico (a proposito, nei Caraibi nevica a Marzo???) dipenda in gran parte dal ribollire del mare. Bene, senza bisogno di fare invasione di campo nel territorio imperscrutabile di chi di clima ne sa, basta google. In questa pagina ci sono le temperature medie mensili del mare antistante Napoli: per marzo sono 14°C, tanti quanti ce n’erano lunedì da fonte satellitare. Chi fosse in possesso di informazioni diverse si faccia pure avanti. Ne dobbiamo desumere che, con buona pace del super modello, tutta la storia del clima che cambia, del mare che è più caldo e del disastro già iniziato, per questo evento non sta in piedi neanche un po’. Per non parlare della fantomatica “soglia di innesco di eventi atmosferici violenti”.

E veniamo a Burian bis (la vendetta). La discesa di aria fredda di fine febbraio innescata dal Sudden Warming Stratosferico, ha lasciato in eredità un getto polare molto, ma molto basso di latitudine. Questo vuol dire che in queste settimane l’emisfero nord vede un’espansione verso sud della cella polare, cioè molto più spazio occupato dall’aria fredda che dall’aria calda. L’Italia è esattamente sulla traiettoria del getto, il fiume d’aria che separa appunto l’aria fredda da quella calda, cui i testi di fisica dell’atmosfera assegnano la paternità dell’incipit degli eventi convettivi. E’ quindi purtroppo normale che ci siano eventi intensi e, data l’importante redistribuzione della massa che c’è stata dopo l’SSW e la nuova posizione assunta dal Vortice Polare, a breve l’Europa vedrà un’altra discesa di aria fredda, prevista e, ripeto, assolutamente normale in relazione agli eventi pregressi.

Domanda #4. E’ Burian una novità, magari attribuibile agli sconquassi climatici? Giudicate voi: il nostro emisfero si chiama Boreale; il vento da nord-est che sferza Trieste si chiama Bora; il maltempo improvviso si chiama buriana. Termini permeati nella nostra storia, da secoli. La novità è che nessuno studia più, e chi lo ha fatto se ne è dimenticato.

Porca paletta!

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Author: Guido Guidi

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26 Comments

  1. Mi permetto di intervenire nel vostro interessante blog, per rispondere, in qualita’ di primo autore dell’articolo, alle tre domande poste. Lasciatemi dire che per avere un’idea chiara di un articolo, bisogna prima leggerlo, lasciando perdere il sensazionalismo giornalistico.
    Mi astengo dal fare considerazioni su clima e cambiamenti climatici, di cui non sono esperto.

    Domanda #1. Qualcuno ha a disposizione una serie storica degli eventi tornadici sull’Italia?

    sì. e’ in fase di pubblicazione uno studio su International Journal of Climatology sull’argomento (Miglietta and Matsangouras, 2018).
    Sulla variazione di intensita’ e numero rispetto al passato non e’ possibile concludere niente sulla base dei dati disponibili.

    Domanda #2. Qualcuno li ha mai misurati in modo da poter dire che oggi sono peggio di ieri? No.

    Il nostro studio non vuole dimostrare questo. Il nostro studio mostra che per questo particolare tornado, la temperatura del mare ha influito significativamente sull’intensita’ della supercella.

    Domanda #3. Qualcuno è in grado di prevederli? No,

    Esistono simulazioni di tornado ad altissima risoluzione gia’ da una decina di anni, ma ovviamente non sono utilizzabili a fini previsionali, visti i tempi di calcolo necessari. Esiste un sito (estofex) che, sulla base dei parametri atmosferici previsti dai modelli ad area limitata, prevede la possibilita’ che in una regione si possano avere tornado e fenomeni convettivi intensi. Esistono servizi meteorologici, anche in Europa, che emettono allerte per tornado (non e’ evidemente il caso dell’Italia).

    cordiali saluti
    Mario Marcello Miglietta

    Post a Reply
    • Salve,
      innanzitutto grazie per aver voluto intervenire.
      Come avrà compreso, il post non è sul vostro articolo, quanto piuttosto proprio sul sensazionalismo e sulle considerazioni di tipo climatico con cui è stato scritto l’articolo in cui il vostro lavoro è stato citato.
      La ricostruzione della serie sarà sicuramente molto interessante e attendo di leggerla con curiosità. Mi sembra di capire dalle sue risposte alle domande poste nel blog che il taglio dato all’articolo non rende giustizia al vostro lavoro; forse, ma non è affar mio, si potrebbe considerare l’eventualità di confrontarsi con chi lo ha scritto… che però al netto delle considerazioni sensazionalistiche e climatiche probabilmente non avrebbe accettato di scriverlo…
      Grazie ancora per il suo intervento.
      gg

  2. Facendo una ricerca online, ho trovato questa pagina che sembra molto ben documentata: http://tornadoitalia.altervista.org

    Da quanto riportato, sembra che ci troviamo di fronte a fenomeni eccezionali, ma non proprio mai visti prima.

    Sull’attendibilità, sospendo il giudizio in attesa di un parere di qualcuno più esperto di me.

    Ciao
    Francesco

    P.S. Mi pare di ricordare di aver già visto citato il sito su questo blog, ma non ne sono sicuro.

    Post a Reply
    • Si certo, Daniele Bianchino era già stato citato da Luigi Mariani per la approfondita informazione in merito ai tornadi in Italia. Dubbi sull’attendibilità devono essere bypassati alle fonti di stampa (libri e giornali). Di solito più si va indietro nel tempo e più sono attendibili. Se gli articoli o i libri riguardano invece gli ultimi 20 anni sono di gran lunga meno attendibili…

  3. Quoto: “the proposed experiments provide an indication of the way the supercell could have changed in the case of a normal SST or of a warm SST anomaly of +2 K, i.e. the mean climate change prediction of a moderate-forcing (RCP6.0) and a high-forcing (RCP8.5) CMIP5 (the Coupled Model Inter comparison Project 5) scenario36 over the Ionian Sea in Fall at the end of the 21st century35.”

    L’indicazione, che gli autori della simulazione modellistica credono di aver fornito, é falsa in maniera assoluta e fastidiosa.
    Aumentare l’energia potenzialmente disponibile per la convezione di qualche Joule in uno sputo di dominio (vale a dire l’area limitata del modello usato) non ha niente a che fare con gli scenari RCPxx, che si occupano di effetti globali con simulazioni che permettono all’atmosfera, su tutto il dominio globale e per tutta la sezione verticale, di aggiustarsi alle nuove condizioni.
    Qui, invece, poche ore prima, accendono o spengono la caldaia, aumentano o diminuiscono la temperatura al suolo, lasciando inalterato tutto il resto, per scoprire che l’instabilità aumenta o diminuisce di conseguenza. E’ un esercizio che neanche alla prima elementare.
    E questo per quanto riguarda la parte assoluta del falso di quell’affermazione quotata sopra.
    Per quanto riguarda la parte fastidiosa, invece, il fastidio nasce dal sapere che un tale esercizio da play station, oltretutto falso, sia passato dalla “scrupolosa” fase di controllo e revisione da parte dei revisori, anche questi, immagino, pagati con i soldi dei contribuenti.

    A che livello basso siamo arrivati!

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  4. Il ricercatore CNR ha pubblicato questo:

    [Effect of a positive Sea Surface Temperature anomaly on a Mediterranean tornadic supercell]

    https://goo.gl/pEmCLr

    Commenti? Possibilmente argomentati magari…

    Un suo cv recentino è qui:
    https://goo.gl/vwFZCD

    Non proprio uno scarpero sembra.

    Post a Reply
    • Commento io: fermo restando che qui non va di moda apostrofare o contestare chicchessia a livello personale (anzi), ma solo nel merito di affermazioni specifiche, cosa c’entra il titolo di quello studio con quanto accaduto in Campania? Il tirreno meridionale è in evidente anomalia termica negativa come da cartina in allegato. Non c’è altro da aggiungere, quindi.

      PS quanto ai cv, un ottimo cv non trasforma una bischerata in una perla di saggezza. E parlo in termini generali, riferibili al sottoscritto prima che a chiunque altro.

      PS quanto al CV in questione, sarò perdonato per non averlo letto, innanzitutto perché mi impressiono molto difficilmente di fronte a un CV, in secondo luogo per il motivo detto sopra: quella che a mio modesto parere è una solenne bischerata non ha bisogno del conforto di un CV per diventare una perla di saggezza 😉

    • Interessante, del resto mi sembra di aver scritto esplicitamente che trattasi di persona esperta. Mi chiedo perché l’articolo volga tutto su considerazioni in chiave climate change quando nelle conclusioni del paper c’è scritto esplicitamente che non si discutono aspetti di carattere climatico. La faccenda dei Caraibi è poi a dir poco risibile, specialmente se, come emerso nei commenti e nel post, all’evento di lunedì è mancato sia il contributo del mare, che non era in anomalia positiva, sia il mare stesso, visto che si è sviluppato sulla terraferma.

    • I ragazzi dello studio in questione hanno giocato un po’ con la loro play station.
      Per farla in breve, immaginate il classico temporale pomeridiano dell’estate che, pensate un po’, esplode al superamento di una certa soglia critica, la temperatura d’innesco della convezione profonda.
      Giochiamo ora un po’ con un modellino e decidiamo di abbassare o aumentare a piacimento la temperatura al suolo mentre i valori in quota rimangono pressoché costanti.
      E che cosa hanno scoperto questi giocherelloni?
      Che se la temperatura d’innesco non è raggiunta, il temporale è moscio o inesistente, mentre se la maggioro ancora di più, per magia il temporale è più vigoroso.
      Vi ricordo che queste scoperte eclatanti sono perfino sovvenzionate dai contribuenti.
      Fior di quattrini per un avanzamento così epocale nella conoscienza della fisica atmosferica.

      Per quanto la realtà sia più complessa di quanto questo gioco al computer voglia farla intendere, le dinamiche atmosferiche alla base di questi eventi sono comprensibili senza grande sforzo, ma sono stravolte oltre l’immaginabile pur di apparire nuove e foriere di chissà quali stravolgimenti futuri.

    • Spero almeno che non intenda adire le vie legali come il suo illustre predecessore Maximo. (/Sarc)

    • Paolo Mezzasalma ha perfettamente ragione, molti conti non tornano..

      Il discorso è andare in rete e trovare letture che escludono a priori l’influenza delle fasi ENSO nel Mediterraneo. Valutando la ciclicità degli eventi il tutto mi lascia sempre più perplesso..
      Dal mio punto di vista è altrettanto strano leggere della Niña, non avrebbe effetti sugli inverni Europei.

      Direi che non si parla di UFO o chissà cosa..

      Tutta la scienza va presa con le pinze entro il contesto stampa. Rileggere il tutto fuori dal contesto stampa, se poi il tutto non torna, c’è poco da fare.

    • Commento argomentato?

      Lo studio e’ basato su…

      “through modelling investigations”

      … e quindi è totalmente inaffidabile, dato che i modelli citati sono deficitari, fanno acqua da tutte le parti.
      Sono solo modelli matematici che approssimano, male, il modello fisico del clima, che è tutto meno che completo. Non lo dico io, lo dicono loro stessi negli articoli dove descrivono i modelli.
      Il ciclo di evaporazione dell’acqua e fenomeni associati è particolarmente deficitario. Tutto documentato.

      L’output dei modelli è certo accattivante: delle belle schermate colorate piene di simboli e freccette e altro. Mio figlio aveva un videogioco che faceva cose simili.

      Non mi romperei la testa su questo ennesimo studio catastrofista, comunque.
      In paesi dove i tornado sono di casa, gli Usa, un decennio fa avevano previsto, sempre sulla base di questo modelli, un aumento del numero di eventi… mentre negli ultimi anni c’è stato un calo netto. Idem per gli uragani… dopo katrina e l’altro nel 2004-2006 (non ricordo l’anno esatto adesso) la previsione era di un aumento a causa del terribile global uormin’ antropico… mentre si son dovuti attendere 11 anni prima di avere il ‘landfall’ di un uragano di categoria superiore a 3, l’evento estremo, prima di vederne uno… due anni fa.
      I modellini sono farlocchi, non c’é nulla da fare.

      Saluti.

    • @robertok06

      tra l’altro tra il 2004 ed il 2006 ci sono state ondate di freddo tardive.. ora leggo su un noto quotidiano di un giro di vite generale per quanto riguarda la meteo.

      Ebbene il circuito mediatico ha inventato l’anticiclone africano, omesso letteralmente ogni dinamica di evento stratosferico avvenuto sino ad oggi.. La gente di quest’ultimo non sa di cosa stai parlando 😐

      Semplicemente si è detto il più delle volte che la colpa è dell’uomo e del riscaldamento antropogenico.. per eventi stile Febbraio 2012.

      Alla fine toccherà rimettere mano ai libri per dovere affrontare certa gente…
      Parlano di HP quando in realtà assistiamo ad un promontorio, con relativo affondo atlantico al largo del Portogallo o del Marocco.
      Oppure si parla a vanvera di caldo anomalo sul circolo polare artico, quando la stessa onda atlantica sta alimentando un warming stratosferico, in stretta relazione con il vortice polare. Infine quei dati negativi/neutrali sulla costa orientale groelandese, parlano chiaro della realtà atlantica.

      Chiaramente evento fuoriscala ed anomalo neccesariamente da studiare. Questo evento è un burian indiretto verso l’Italia, muove un ritorno invernale. Il grosso della massa polare tardiva, muove verso le Isole Britanniche. La massa d’aria è definita burano e questo è burian verso il subcontinente europeo. (punto) La dinamica successiva è mitigata dalla situazione stagionale.
      Un laureato in fisica non può fare certe affermazioni sul fenomeno globale ENSO. (non indicherò l’articolo con sommarie affermazioni)

      Al momento si parla di rischio, un paio di giorni di freddo al massimo. Con punte (brinate) in grado comunque di fare danni. Diciamo che 96 ore ne Reading, ne GFS o altri modelli fisico-matematici hanno preso cantonate.
      Si discute di qualche grado.. un freddo secco o qualcosa di più.. nelle 48 si sbroglia sempre ogni nodo. Ma è troppo tardi, perché l’allarmismo oppure il clamore mediatico hanno condizionato la rete. Quanto l’uccellino o il faccialibro.. Inserendosi in questi contesti certa gente molte volte condiziona ed altera l’intera struttura del web. Fatta di insiemi e sottoinsiemi, come può essere un forum oppure una semplice chat.

      Con dieci giorni di anticipo, può risolvere una situazione con 48 ore non può far altro che rivolgerti all’assicurazione. Con un trend esatto salvarti dei gran soldi.

      Il giro di vite non serve a nulla quando politica e circuito mediatico, sino adesso hanno toppato. Di fatto limitando il servizio sulla televisione nazionale e le altri reti televisive. Oppure per il resto..distorcendo la realtà..

      Il Burian c’è, ed eccome, va spedito verso le Isole Britanniche.. nelle prossime 48 ore.
      Contate fino a dieci prima di trasmettere bufale televisive o di applicare la legge del taglione..

      Inutile stare dalla parte del granoturco adesso…

      Immagine allegata

  5. Situazione non nuova, quel che mi insegnò in primis un mio prof di meccanica.
    Il fisico scropre e l’ingegnere poi inventa… Ora direi che la figura dello scienziato, il più delle volte ricopre quella di un tecnico. Poi c’è molta gente che comunque e per fortuna ama il proprio lavoro, quindi si resta per la maggiore in buone mani (menti) 🙂

    Il tecnico non deve farsi troppe domande. Deve controllare se tutto funziona e raccogliere dati, eventualmente riparare.

    Riguardo il gelo avevo fatto una domanada, la settimana scorsa. Probabilmente rispondendomi da solo.. quindi effettivamente senza necessaria risposta. 😉
    Si continua a giocare non è GAME OVER.
    Al momento si tratta di valutare un paio di impulsi come nel mese scorso. In Febbraio l’intera dinamica era spalmata sulla mensilità. Ora probabilmente c’è il rischio nel corso di Aprile, di avere un ulteriore ondata di gelo.

    Questa ipotesi è confermata semplicemente dal straordinario ESE warm euroasiatico avvenuto.
    Qui se ne parlava già: http://www.climatemonitor.it/?p=46853

    Il dubbio (possibilità) scaturisce nell’anomalia emisferica che tutti stanno vivendo.. a mio avviso andiamo verso un inevitabile raffreddamento emisferico.
    Ad ognuno di voi, la propria e personale conclusione.

    Saluti

    ps
    Bisognerà studiare e calcolare gli effetti futuri di queste anomalie emisferiche primaverili. Il decorso estivo sarà molto interessante.. Sicuramente a Maggio in chiave ENSO si potranno tirare le somme..

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  6. Buran! Una precisazione, per mia pignoleria: il vento gelido della steppa è il buran (pron. buràn). Come la navetta spaziale sovietica.
    Burian è invece…l’erba di campo! In pratica arriva l’erbaccia (permettetemi la battuta).
    Comunque buran, a quel che so, è molto poco usato al di qua degli Urali: è più usato purga (pron. purgà) per indicare le tormente di neve.
    Infine buria: il temporale o la tempesta.
    La bora triestina (e triveneta) deriva invece, e forse, dallo sloveno burja.

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    • La bora triestina (e triveneta) deriva invece, e forse, dallo sloveno burja.

      Ma lo sloveno da dove deriva? Non sarà che tutte le varianti locali vengono da Boreas, che era un dio greco del vento se non erro?

    • Per il russo ne dubito, anzi pare che “buràn” derivi da una parola turca: ma dei turchi dell’Asia Centrale, non dell’Anatolia. Quindi sarebbe una coincidenza.

  7. Dopo aver letto l’articolo l’altro giorno, dubbioso come oramai sempre più spesso mi capita ad ogni intervista al Bio-meteo-clima-tuttologo del CNR di turno, facendo un po’ di ricerche sull’evento, dato che l’unico echo radar di rilievo nell’area si riferiva a zone interne del Casertano, ho trovato che la città più vicina al mare coinvolta dal tornado è Aversa che, in linea d’aria, si trova a 20 km dal mare. Tutti gli altri centri coinvolti si trovano ancora più nell’entroterra Casertano. Sono certo che il modello in uso al CNR riuscirà a spiegare, facendolo girare sull’evento, come mai il tornado, a causa della terrificante temperatura delle acque del Mediterraneo di ben 14 °C non si sia formato sul mare o lungo la costa ma 20 km all’interno.
    Ci lamentiamo dei siti acchiappa-click quando poi il nemico della corretta informazione scientifica ce l’abbiamo presso quelle che dovrebbero essere fonti istituzionali e non si tratta di “colpa del giornalista che ha frainteso” ma si prestano proprio a questi giochetti:
    https://www.youtube.com/watch?v=IsGV9sJnO0k
    Saluti

    Post a Reply
  8. A mio parere il punto più critico è proprio nel finale del bellissimo post di Guido: “… nessuno studia più, e chi lo ha fatto se ne è dimenticato”. Perché la cosa che più irrita è che è pieno di informazioni per chi le vuole cercare, e per chi vuole supportare in qualche modo le sue affermazioni.

    Il Mediterraneo occidentale, per esempio, dalla metà di Settembre 2017 è in prevalente anomalia NEGATIVA. Ovvero è più freddo della media. Questa che allego è l’ultima mappa di marzo, con sottomedia evidentissimo. La fonte? Eccola: http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/2017.html a disposizione di chiunque, come l’intera serie delle anomalie del resto.

    La narrativa sul mare caldo tra l’altro è stucchevole e usata molto male, visto che le anomalie interessano prevalentemente gli strati più superficiali della superficie marina, e basta qualche giorno di tramontana per riportare un mare “bollente” in media, come qualsiasi peones può notare seguendo le carte in questione con un minimo di continuità. Ma ormai parlare di clima è come parlare di politica: non c’è bisogno di supportare nulla, perché tanto finisce tutto in casciara, e ad avere ragione sono sempre i catastrofisti di turno ovvero gli esponenti del partito di maggioranza mediatica.

    Quindi direi che l’osservazione di Guido, per quanto giusta, è anche scontata: studiare non serve, perché la narrativa sul global warming ormai è puramente politica, e con la scienza non c’entra assolutamente nulla. Certi titoli di studio e certe professioni, da questo punto di vista, sono usati solo come pezze giustificative a posteriori, e stridono in maniera evidentissima con i contenuti (scientificamente sgangherati) che si vogliono comunicare ai fruitori passivi del mezzo di comunicazione in questione.

    Lo scopo non è informarli, quei fruitori, ma convincerli. Come fa un partito politico con un potenziale elettore. Appunto.

    Immagine allegata

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    • Massimo purtroppo finchè i ceti bassi italiani rimarranno dei creduloni mediatici ci sarà ben poco da rallegrarsi.
      Se si legge/ascolta e non si capisce, si potrebbe comunque partecipare scrivendo/facendo domande.
      Secondo me dal basso ci si dovrebbe porre sempre delle domande, se si parte dall’umiltà e dalla consapevolezza di non sapere probabilmente la narrativa sarebbe diversa e sopratutto con più punti interrogativi, invece dei presuntuosi e continui punti esclamativi!

    • Caro Alessandro, purtroppo e’ sempre stato cosi’: il potere ha sempre usato i media per manipolare le masse. Alla fin fine basta arrivare alla maggioranza delle persone, e quando la macchina della propaganda funziona bene, si puo’ far passare qualsiasi concetto, anche il piu’ sconclusionato. Le dittature del passato non hanno usato sistemi particolarmente originali rispetto a quelli attuali.

      Il problema e’ che per (pre)occuparsi di questi temi, il cittadino medio deve avere la pancia piena, altrimenti per quanto veicolati in modo martellante, non trovano un pubblico disposto ad ascoltarli, perche’ i problemi sono altri. E’ questo il dilemma: puoi (dis)informare quanto vuoi, ma se la gente ha problemi piu’ seri, non gliene freghera’ niente delle storie che racconti. Al massimo torneranno utili per fare bella figura in una discussione alla macchinetta del caffe’, o durante un aperitivo.

    • Massimo, se i problemi sono altri e la gente ha problemi seri, probabilmente hanno già creduto e sono stati manipolati a suo tempo dai media e lo dimostrano le scelte/decisioni che prende la maggioranza del popolo tutti i giorni..su tutti gli argomenti succede questo non solo in questo ed è questo che mi preoccupa: il comportamento presuntuoso senza umiltà…tuttologi con feisbook e compagnia bella tanto per dirne una…

  9. Campania – 31 Ottobre 1797, tal turbine (tornado) che grave immenso danno cagiono’ nelle campagne di Pozzuoli, Aversa, Caserta e Capua; circca 30 km percorsi (La fisica Appula, M. A. Manicone)

    Campania – 1806 Giugno 9, Un violentissimo turbine (tornado) a Sala (SA), Principato Citeriore, verso le 5 p. devasta il paese, in rovinare 60 case e doloransi circa 100 vittime umane (L’Italia nei cento anni del secolo XIX 1801-1900), incerto, probabile alluvione?

    Campania – 1819 Gennaio 10 o 17, violentissimo turbine devasta Eboli (L’Italia nei cento anni del secolo XIX)

    Campania – Ischia 1836 Settembre, intenso turbine (tornado) provoca gravissimi danni al paese di Ponza in Forio (probabilmente l’attuale Forio di Ischia)

    Campania – 1902 Gennaio 5, tornado su Napoli, provoca danni in particolare Allo Stabilimento Metallurgico De Luca (Il Secolo Illustrato della Domenica XIV 5 gen 1902 al N. 625)

    Campania – 1904 Agosto 23, devastante e luttuoso turbine marino sopra Sorrento, crolli, danneggiata anche la facciata esterna della Cattedrale (Il Mattino Illustrato, Corriere ill.della Domenica)

    Campania – 1905 Settembre 27, devastante tornado fra Grazzanise e Pignataro (Caserta), circa 10 km percorsi, danni gravissimi, molti feriti, 2 vittime

    Campania – 1930 Agosto 15, intenso tornado si abbatte su Poggioreale (in particolare sul mercato agricolo) e Ponticello (Napoli), provocando gravi danni, 4 vittime e 70 feriti, circa 4 km percorsi

    Campania – 1978 Settembre 28, un tornado colpisce alcuni quartieri di Napoli, facendo crollare muri, danneggiando tetti, capannoni ed automobili; Alcune persone rimangono ferite; Almeno 4km percorsi

    Porca paletta! allora la storia esiste per essere studiata! ma vah?

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  10. 888
    commento fantastico!
    un minimo di raziocinio finalmente…
    c’è stata l’epoca dei lumi… ora siamo in quella dei….cerini
    Saluti e buon lavoro
    Stefano Ricci

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  11. Avevo sentito un paio di giorni fa l’ intervista di questo signore sul GR1 alle sette del mattino.
    Mi avevano colpito due affermazioni perentorie.
    “Non si possono fare previsioni meteo attendibili a 20 giorni quindi non possiamo dire se ci sarà un ulteriore discesa del Burian” e ” abbiamo sviluppato un modello matematico per cui un grado di aumento della temperatura del mare provoca tornado come quelli di Taranto” ( non citava Caserta)
    Mi ero preoccupato per gli abitanti delle coste meridionali del Mediterraneo dove una differenza di temperatura di un grado è la norma e non hanno modelli matematici così attendibili

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  12. Quoto: “il ricercatore del CNR Antonello Pasini, certamente esperto della materia”.
    Tale attribuzione qualitativa è, ai miei occhi, in palese contraddizione con quanto detto nel resto del post.

    Detto ciò, un esperto di tornado sa che i tornado mesociclonici sono una prerogativa delle medie latitudini e che la temperatura assoluta dell’aria è un ingrediente quasi trascurabile rispetto ai gradienti di temperatura che si registrano a scala più grande, questi sì a determinare le condizioni dinamiche adatte allo sviluppo dei mesocicloni che, non per nulla, non bazzicano i tropici e si possono registrare anche in pieno inverno, pur preferendo le stagioni intermedie, quelle con i maggiori contrasti termici (marzo).
    Gli altri tipi di tornado, detti anche misociclonici, sono invece ubiquitari e richiedono moti convettivi generici e poca o nulla dinamica (shear del vento). Per questo sono molto comuni anche ai tropici ma anche meno intensi.
    Un esperto avrebbe detto questo al dipendente del Corriere, che non avrebbe mai pubblicato una notizia SCIENTIFICA.

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