Migranti Climatici

Ci informa La Stampa attraverso l’imperdibile inserto “TuttoGreen” che nel 2050 avremo 145 milioni di migranti climatici. Bisogna crederci, visto che lo dice l’autorevolissima Banca Mondiale in un rapporto all’insegna dell’ineluttabilità, fin dal titolo: “Groundswell: Preparing for Internal Climate Migration”. L’articolo è la solita collezione di luoghi comuni climatisti: alla base di tutto ci sono i famigerati scenari dell’IPCC sul riscaldamento globale antropogenico, con la variante che questa volta l’aumento di temperatura è messo in relazione con il numero di “migranti climatici”.

Che si tratti di numeri in libertà è del tutto evidente, vista l’imbarazzante performance storica dei modelli climatici, per non parlare della pretesa ridicola di attribuire a degli scenari inaffidabili in partenza, persino la capacità di indurre migrazioni. A testimonianza della serietà di questi studi vale la pena ricordare che sullo stesso inserto della Stampa soltanto 4 mesi prima si profetizzava che nel 2050 i rifugiati climatici sarebbero stati… un miliardo. Una differenza appena del 700%, roba da “scienza settled”.

Definizione

Prima di lanciarsi in previsioni dagli esiti così grotteschi, forse varrebbe la pena cominciare col chiedersi qual è l’oggetto della previsione, ovvero cosa è un migrante climatico. Ce lo spiega l’International Organization for Migration (IOM) con una definizione che suona più o meno così: “I migranti ambientali sono persone (…) che per ragioni impellenti legate all’improvviso o al progressivo cambiamento ambientale che ne peggiora le condizioni di vita, sono obbligate a lasciare le loro residenze abituali, o scelgono di farlo, temporaneamente o permanentemente”. Una definizione talmente vaga da includere praticamente di tutto, anche il signor Rossi che a causa di una improvvisa ondata di caldo estivo scappa dalla città con la famiglia per cercare refrigerio in montagna o al mare.

Ma basta farsi un giro su internet per notare come dietro al tema della migrazione climatica si muova il solito circo Barnum di ONG, esponenti politici, gruppi di pressione ambientalisti, sedicenti filantropi multimiliardari e media compiacenti, in una fusione perfetta di interessi (e di narrative) che sublima fondamentalismo ambientalista e immigrazionismo: due colonne portanti del pensiero globalista dominante.

Panacea di tutti i mali

Che la narrativa sul “migrante climatico” sia a dir poco contraddittoria è del tutto evidente. A partire dagli scopi dichiarati dalla stessa IOM, in aperto contrasto tra loro: se da una parte si dichiara di voler “prevenire le migrazioni forzate indotte da fattori ambientali”, dall’altra si di afferma la volontà di “facilitare la migrazione come forma di adattamento al climate change”. Ed ecco che il passo tra il pannello solare e il barcone della ONG si fa di colpo brevissimo.

Per gli illuminati sacerdoti del pensiero globalista, del resto, l’immigrazione di massa rappresenta la panacea di tutti i (loro) mali:

  • Abbassa il costo del lavoro nei paesi sviluppati, procurando manodopera a buon mercato rispetto a quella autoctona.
  • Risolve il problema della bassa natalità nei paesi sviluppati, che sottende all’insostenibilità del sistema pensionistico e all’impossibilità di far crescere il PIL all’infinito.
  • Risolve il problema dell’esplosione demografica nei paesi in via di sviluppo, deportando persone in età riproduttiva in paesi in cui la natalità è scoraggiata da fattori sociali e culturali.

Tutto perfetto quindi? Niente affatto, a causa della disdicevole ostilità degli indigeni ad accogliere a braccia aperte le benedette masse di migranti. Ed è proprio in questo, che il Climate Change gioca un ruolo determinante: in una pura operazione lessicale in chiave politically correct per trasformare quello che 10 anni fa veniva definito “migrante economico”, “immigrato illegale” o più semplicemente “clandestino”, in un più accattivante “migrante climatico”. Ché nel vocabolario globalista, anche la scelta di un singolo aggettivo aiuta a segnare il labile confine tra legale e illegale, utile e dannoso, accoglienza e xenofobia, bon ton ed hate-speech.

…E anche quello tra guerra e pace, visto che il Principe Carlo (in buona compagnia) ci insegna che la guerra in Siria è scoppiata a causa della migrazione climatica indotta da una siccità, quando la letteratura scientifica sull’argomento dimostra chiaramente che si tratta nel migliore dei casi di una forzatura, e nel peggiore di un falso storico, come ben spiegato su queste pagine da Luigi Mariani già più di due anni fa.

E allora salvate il soldato Climate Change, che nella guerra spietata tra globalismo e neo-nazionalismi non si possono fare prigionieri.

E la verità, è solo una Fake News.

 

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Author: Massimo Lupicino

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12 Comments

  1. Sinceramente non ne posso più di leggere ovunque articoli scritti da tifoserie climatiche …chi è per il gw e chi è per l.era glaciale ….signor lupicino mi sta deludendo notevolmente …leggere i suoi brillanti sempre glaciali articoli con 26 gradi in aprile a modena mi assomigliano nel senso inverso a quelli del signor Mercalli dove per lui il pianeta non è mai freddo

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  2. allora, ci hanno raccontato che ci sarebbe in corso un global warming di origine antropica.
    Qualche anno fa lessi che il polo nord si era riscaldato di due gradi (in 130 anni), quello sud di 1,5 gradi, la zona temperata di 1 grado e la zona intertropicale di mezzo grado.
    Sarei lieto se qualcuno mi fornisse un aggiornamento su questi dati, ma prendendo questi per buoni in attesa di dati più recenti, mi pare che mezzo grado in 130 anni siano una debole ragione per una massiccia migrazione climatica, e per far scoppiare feroci guerre.
    E se le guerre scoppiassero per ragioni climatiche, come mai non ci sono clandestini che abbandonino il Canada su barconi improvvisati (e con giubbotti da mille euro l’uno)?

    Mi sbaglierò, ma tutto questo mi sembra semplicemente RIDICOLO, ed indegno di uno scienziato serio.

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  3. “…. la guerra in Siria è scoppiata a causa della migrazione climatica indotta da una siccità …”
    .
    La guerra in Siria è scoppiata per tutto, ma non per la siccità. E su questo ci metto non una, ma entrambe le mani sul fuoco.
    Il discorso è, però, troppo lungo e complesso per affrontarlo in un commento o in un post (ce ne vorrebbero diversi: uno per ognuna delle cause della guerra e, vi assicuro, sono tante), per cui la finisco qui.
    Ciao, Donato.

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  4. Una definizione talmente vaga da includere praticamente di tutto, anche il signor Rossi che a causa di una improvvisa ondata di caldo estivo scappa dalla città con la famiglia per cercare refrigerio in montagna o al mare.
    Proprio la definizione della mia situazione: da venerdì ho montato la roulotte e da oggi (per i prossimi 4 mesi) sono in campeggio a cercare refrigerio. Ma non mi sento così tanto migrante climatico, anche perché, come mi scrive Luigi Mariani, il caldo di questi giorni è puramente meteo e il clima c’entra poco.

    Mi ha fatto piacere, però, ascoltare il commento di un cameriere del ristorante dove mangiavo in una pausa del lavoro, venerdì 20, ad una notizia di un qualche TG -credo dello stesso tono di quelle commentate da Massimo:
    “sono tutte fesserie: quello che vogliono è controllare la gente” ha detto.
    Il fatto che questa informazione sia entrata nella testa della “gente” malgrado il bombardamento a tappeto in senso contrario mi fa ben sperare per il futuro. Franco

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    • Si, parlano di caldo anomalo, ma non si sono accorti che sta già cedendo ad Ovest (sulla Francia) questa struttura..
      Per fortuna nessuno di loro ha nominato l’anticiclone africano. Apollo ci può stare, difatti è nata una struttura su scala europea. Differentemente negli anni passati, si iniziava a nominare un pò tutto e di più. Forse la situazione era diversa, ma fondamentalmente certi principi erano gli stessi..

    • Caro Franco, è per questo che stanno perdendo: a furia di promuovere fake news si sono giocati la credibilità, come per la storiella di “al lupo al lupo”…e ora non gli crede più nessuno, nemmeno le rare volte che dicono il vero…

    • Perdono perché suonano dell’incredibile le cifre sborsate dai migranti, per pagare mercenari e moderni schiavisti.. Poi si legge di giubotti di salvaggio al costo di 1000 euro, possibile questo. Ma più che altro è tutta la cifra complessiva che questi migranti debbono soppesarsi, per un costo di un viaggio rischioso e pieno di insidie. Praticamente c’è dalla nostra parte chi vende giubotti e fa soldi con queste persone.

      Quel che so in Africa è che in molti villaggi turistici certi gestori europei, dicono esplicitamente di non dare mance. Questo perché poi il loro personale o dipendenti, non andrebbero al lavoro per mesi. Questo la dice tutta, su quello che può valere una misera banconota da 10 euro o 20 euro. A volte mance anche di 50 euro..
      Se pensiamo che al giorno d’oggi, 50 euro non durano tanto nell’arco di una giornata. In proporzione tra valute africane e moneta europea pensiamo infine cosa si trovano in tasca questi lavoratori africani.

      Io penso che con i soldi che spendono per un viaggio, fanno tempo a fare i nababbi in qualche metropoli africana. Oppure emigrare in altre zone tranquillamente utilizzando l’areo.

      Si crede agli asini che volano… Non si tratta di essere egoisti, si tratta di dire che 50 euro in Italia non durano più di una giornata. A casa loro con quei soldi, sistemi abitazioni e via scorrendo..

      Saluti

  5. C’è chi può migrare “climaticamente” e chi no 😉

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    • Dimenticavo l’immagine;)

      Immagine allegata

  6. Tutto l’insieme mi sa di oleodotti.. ispiegabile il motivo della scomparsa sterminio di molte tribù africane… Il razzismo è un male comune.. Ed inspiegabile perché navi continuano a deportare verso le coste italiane questi migranti.. Molte queste raffinate società tribali non esistono più, mentre altre sono in pericolo e non sanno cos’è una ONG o una ONLUS.. Eppure resistono.. ci sono cose che non è dato poi sapere..

    Razzismo male umano comune..

    In pratica secoli fa si deportavano nelle americhe gli africani ora si portano verso l’Europa.. Sono paesi africani sfruttati per le miniere e le risorse. Potrebbero essere fiorenti economie, eppure qualcosa è andato storto. Più che evolute certe popolazioni africane mi sembrano moderne.. Nel senso della tendenza a sopraffare le altre culture e polazioni.. In Africa boreale d’Estate, piove più che in Italia.. le anomalie fanno parte del clima africano. Infatti gli animali si sono adattati a queste siccità, o alle fasi pluviometriche sopra la norma. Il tutto sta rendere libere e consapevoli certe popolazioni.. c’è da evolvere in tutti sensi.. Nel senso che in un clima che cambia, si possono stravolgere le sorti di molti esseri viventi, noi compresi..

    Chi non ha capito bellofico ha capito meno di zero.. Anziché trasferire baraccopoli dall’Africa all’Europa, sarebbe ora di rendere consapevoli certe popolazioni e mitigare l’azione di altre…

    Saluti

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  7. Anche le armi chimiche in realtà, da quelle parti, creano problemi solo perché fa più caldo: il gas si espande e c’è il rischio che le bombole scoppino.

    Comunque io quando leggo queste cose mi sento ottimista: leggo 2050 e so che all’epoca la Banca Mondiale, e il barnum delle ONG, non ci saranno più. Speriamo anche prima.

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