La Corrente del Golfo c’era, c’è e ci sarà (aggiornato)

Dubito che se il blockbuster catastrofico The day after tomorrow non avesse portato alla ribalta la Corrente del Golfo e non ne avesse “previsto” il collasso con conseguente immediata glaciazione dell’emisfero nord, ci saremmo trovati qui a parlarne così spesso. E c’è da dubitare anche che se ne sarebbe occupata la ricerca con impegno diverso da quello riservato ad altri pur importanti pattern del clima globale. Ma, tant’è, ecco un altro studio sulla famigerata CdG, sul suo stato di salute, sulla ciclicità o meno delle sue oscillazioni, sul collasso più o meno imminente causa climate change etc etc…

Atlantic circulation is not collapsing — but as it shifts gears, warming will reaccelerate – Da Eurekalert

Anche in questo caso, la faccenda è grave ma non seria e, sorprendentemente, le notizie sono (quasi) buone. Dall’analisi dei dati di prossimità e delle recenti osservazioni dirette disponibili, il team di ricercatori che ha pubblicato il paper ripreso da Eurekalert e uscito su Nature, ha dedotto che il recente rallentamento della componente sottomarina dell’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) di cui la CdG è la componente ascendente di superficie, non debba essere attribuito al clima che cambia, quanto piuttosto ad una ciclicità di lungo medio periodo. Quindi, per ora niente emergenza.

Tuttavia – non si può mai star tranquilli – dal momento che il rallentamento sarebbe anche la fase del ciclo in cui la circolazione oceanica è più efficiente nel trasferire il calore dall’atmosfera alle profondità oceaniche, ecco che un eventuale cambiamento di ciclo verso una fase di maggiore velocità si tradurrebbe in una minore efficienza del processo suddetto, con conseguente ripresa del rateo di aumento delle temperature superficiali globali, che in effetti ha rallentato e non poco da inizio secolo, al netto degli eventi di El Niño più recenti, primo tra tutto quello del 2015-2016.

Ora, come giustamente sottolineano gli autori pur alla luce delle loro deduzioni, le serie oggettive dell’efficienza della circolazione oceanica sono davvero molto brevi, per cui sarà comunque necessario disporre di serie ben più lunghe per validare questi risultati e per, eventualmente, registrare il collegamento con le temperature globali, ma viene comunque spontanea una domanda: se si tratta di cicli e se questo collegamento funziona come lo descrivono, quanta parte del global warming delle ultime decadi del secolo scorso è da ascrivere a queste dinamiche e quanto a forcing di altra natura, per esempio quello antropico?

Restiamo col dubbio e aspettiamo.

Buona giornata.

Addendum: ora il paper è disponibile on line e liberamente accessibile.

Global surface warming enhanced by weak Atlantic overturning circulation

Davvero interessante la figura 1 (qui sotto con didascalia originale) in cui è mostrata la variazione di assorbimento di calore da parte dell’oceano sotto i 200 mt di profondità. La quantità di energia stimata essere parte della “sola” variazione è pari a sei mesi di consumo energetico globale. Questo da un lato fa capire quale sia l’immensità delle forze in gioco dall’altro quale sia il divario tra l’agitarsi della mosca cocchiera umana e le dinamiche del gigante clima.

The SST from ERSST.v4 is shown as a black curve and the 0−200-m OHC from the ISHII and Scripps datasets (see Methods) is shown as an orange curve, showing that they co-vary and that both are in a warming slowdown, while the total OHC, as approximated by the 0−1,500-m OHC (red curve), is increasing at the regressed linear rate of 0.42 W m−2 (red dashed straight line). This excess heat from forcing is sequestered below 200 m. The orange-shaded region represents the additional amount of heat stored in the 200−1,500 m layer since 2000, about 89 ZJ. One zettajoule is equivalent to twice the world’s annual energy consumption. If this additional storage were absent, the upper 200 m would have increased at the rapid rate of the red curve. We adjusted the data for the Southern Ocean to remove a possible artefact due to the rapid transition from no-Argo to the Argo observing platform around 2002−200328. The inset shows the division of the 89 ZJ of global ocean increase in heat storage in the 200−1,500 m layer into the four ocean basins and two periods. 35° S marks the northern boundary of the Southern Ocean and the southern boundary of the Atlantic, Pacific and Indian oceans. The error bars are one-standard-deviation errors of the linear regression.

 

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. devio un attimo il discorso per riprendere altri argomenti di rito (e ritriti):

    OPS: allora è vero, l’antartide si raffredda; la colpa è sempre del global warming:

    Unmasking the negative greenhouse effect over the Antarctic Plateau

    https://www.nature.com/articles/s41612-018-0031-y.pdf
    PDF OPEN

    al netto degli ultimi articoli in tema antartide di questi ultimi mesi, la conclusione è che la piattaforma antartica occidentale si scioglie più rapidamente perché sotto c’è il braciere acceso di un sistema vulcanico attivo; la calotta glaciale antartica però nel suo complesso aumenta di spessore (come già aveva detto la Nasa nel 2015, salvo che poi tutti i profeti se ne sono convenientemente dimenticati ), “perché fa più caldo”, nella sostanza sarebbe utile dedurne da tutto ciò che l’improvvido e temuto come la peste innalzamento di 25784563000 metri del livello del mare nei prossimi 23 gg o giù di lì dovrebbe essere scongiurato 😉

    ciao

    Post a Reply
    • Stando a quanto scrivono gli autori dell’articolo da te citato, quindi, è il vapore acqueo che governa un po’ tutto. Ho sintetizzato molto, ma gira e rigira questo è il concetto che sembra emergere dalla ricerca pubblicata su Nature. Qualche considerazione.
      L. Mariani ci ha sempre invitati a tenere ben presente il ruolo del vapor acqueo nel determinare il riscaldamento globale. La sua tesi non è ben accetta in certi ambienti, in quanto se il vapor acqueo determina il riscaldamento globale, può anche attenuarne gli effetti attraverso la catena evaporazione, condensazione e pioggia. Diciamo che un sistema a guida vapor acqueo è autoregolante. Il diossido di carbonio appare molto più “appetibile” nel ruolo di spauracchio perché non esiste un modo semplice, per fargli invertire le sue caratteristiche “riscaldanti” e, quindi, è più terrificante. 🙂
      .
      Nella fattispecie si prende in considerazione solo il vapor acqueo nelle aree artiche ed antartiche e se ne utilizza la concentrazione atmosferica, per spiegare la differenza di comportamento dei due poli: amplificazione artica e comportamento anomalo dell’Antartide. Ciò non toglie che il suo ruolo sia altrettanto importante anche nelle zone temperate ed in quella equatoriale. Lo dimostra il fatto che gli episodi di forte raffreddamento, vengono spiegati con condizioni aride o secche dell’atmosfera.
      Perché non altrettanto dovrebbe succedere per i periodi caldi? Perché non attribuire al vapore d’acqua la stessa importanza, sia nel determinare il freddo che il caldo?
      Misteri della climatologia! 🙂
      Ciao, Donato.

    • @max

      Interessante, ottimo articolo… grazie!
      Referenza no. 24…

      “Spatial patterns of recent Antarctic surface temperature trends and the importance of natural variability: lessons from multiple reconstructions and the CMIP5 models”, Clim. Dyn. 48, 2653–2670 (2017)

      … dove concludono che…

      “These results offer new, compelling evidence pointing to natural climate variability as a ke contributor to the recent warming of West Antarctica and of the Peninsula.”

      … dopo che 40 modelli CMIP-5 hanno fallito di riprodurre l’asimmetria di temperatura fra East e West Antarctica.

      Modellini farlocchi, come al solito… 🙂

    • Il diossido di carbonio appare molto più “appetibile” nel ruolo di spauracchio perché non esiste un modo semplice, per fargli invertire le sue caratteristiche “riscaldanti” e, quindi, è più terrificante.

      Non solo, Donato: la CO2 è direttamente collegata alla produzione di energia per via termica, e se il problema è invece l’H20… salta tutto (saltano pure i motori ad idrogeno, anche se per la verità c’è poco da far saltare).

  2. “Questo da un lato fa capire quale sia l’immensità delle forze in gioco dall’altro quale sia il divario tra l’agitarsi della mosca cocchiera umana e le dinamiche del gigante clima.”

    Riguardo all’immensita’ dei dati, per mettere le cose nella prospettiva giusta… effettivamente gli 89 zettajoule di calore accumulato in 15 anni corrispondono a 89*278000 =24.7 milioni di TWh… cioe’ 2820 TW*anno.
    Fanno 157 volte la potenza media totale di tutto il pianeta!… che e’ di circa 18 TW*anno… (combustibili fossili, nucleare, rinnovabili, tutto incluso…), impressionante, no?

    Ovviamente tutto questo sarebbe causato da qualche parte per milione in piu’ di CO2 in atmosfera… ça va sans dire… mentre invece quella cosa luminosa in cielo che ci invia 170mila TW di potenza costante sarebbe “un piccolo dettaglio ininfluente”…. mi pare ovvio. 🙂

    Post a Reply
  3. “… se si tratta di cicli e se questo collegamento funziona come lo descrivono, quanta parte del global warming delle ultime decadi del secolo scorso è da ascrivere queste dinamiche e quanto a forcing di altra natura, per esempio quello antropico?”
    .
    Qualche giorno fa L. Mariani ha pubblicato un interessantissimo post che illustrava un meccanismo, attraverso il quale, anomalie primaverili delle SST al largo di Terranova e della penisola iberica, determinavano anomalie pressorie estive nell’Atlantico nord-orientale, in grado di condizionare il tempo meteorologico sull’Europa e non solo. Il meccanismo coinvolge lo scambio di calore oceano-atmosfera: anomalie termiche superficiali oceaniche inducono anomalie pressorie atmosferiche, conseguenti a variazioni di temperatura della massa d’aria, a seguito dello scambio di calore tra oceano ed atmosfera.
    .
    Oggi apprendiamo che variazioni della velocità della Corrente del Golfo, determinano variazioni termiche della superficie oceanica. Non credo di sbagliare molto, se dico che le aree a oriente di Terranova e ad occidente della penisola iberica, sono influenzate anche dall’andamento della Corrente del Golfo, per cui piccole variazioni nella velocità della Corrente del Golfo (oscillazioni ad alta frequenza, ovviamente) sono in grado di determinare le condizioni del tempo meteorologico sull’Europa.
    .
    Ne emerge un quadro estremamente complesso in grado di farci comprendere le difficoltà che si incontrano a modellare il clima ed il tempo meteorologico europeo e non solo. Ne emerge, inoltre, un andamento periodico a bassa ed alta frequenza che non vedo all’interno degli output modellistici e che, come scrive giustamente G. Guidi, non ci consente di quantificare in modo corretto, le influenze antropiche e naturali sulle variazioni di temperatura globale che abbiamo misurato negli ultimi decenni. E con questo sgomberiamo il campo da tutte le polemiche che anche in questi ultimi giorni hanno caratterizzato CM: nessuno nega il riscaldamento che ha caratterizzato la fine del secolo scorso e parte di questo secolo, ma tutti (o quasi) ci chiediamo quanta parte di questo riscaldamento è legata alle attività umane e quanta parte a cause naturali. Io dubito circa alcune conclusioni cui sono giunti gli esponenti della linea di pensiero principale della climatologia, sulla base di articoli come questo che ci ha segnalato G. Guidi. E sulla base di tali articoli, scritti da climatologi, mi rendo conto che non abbiamo ancora capito del tutto, come funziona il sistema, per cui sarebbe opportuno andarci piano con una serie di decisioni politiche che segnano profondamente la società moderna.
    .
    Solo a titolo di cronaca, ma per segnalare un aspetto che caratterizza la nostra contemporaneità, mi riallaccio all’incipit del post di G. Guidi, per segnalare come nei giorni scorsi, sia comparsa su alcuni siti la notizia di un raffreddamento della superficie oceanica atlantica di 2°C (!), attribuibile al rallentamento della Corrente del Golfo, che sarebbe causa della “pazza” estate italiana e di un altrettanto “pazzo” inverno prossimo: un The Day After in in miniatura. 🙂
    Il sensazionalismo e l’esagerazione utilizzati allo scopo di impressionare l’opinione pubblica, sulla base di considerazioni simil-scientifiche (oserei dire fantascientifiche) e che hanno un unico scopo: fare soldi sfruttando la credulità popolare. Cosa si deve fare, per mangiare! 🙁
    Ciao, Donato.

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    • caro Donato, ecco qui;

      su questi argomenti si dice tutto e il contrario di tutto, a riprova di quanto sia complessa e difficilmente modellizzabile e investigabile la materia;

      “Coherent deglacial changes in western Atlantic Ocean circulation”

      https://www.nature.com/articles/s41467-018-05312-3.pdf

      🙂

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