Troppo facile

di Roberto Kersevan

Un paio di giorni fa un frequentatore di questo blog, Lorenzo, ha postato un link ad un articolo sul sito internet del Corriere della Sera, a firma di Milena Gabanelli e Domenico Affinito.

L’articolo è composto di un video condotto da Milena Gabanelli di poco piu’ di 2 minuti, e di testo e figure prese da fonti scientifiche serie… Scripps Institution, World Resources Institute, ENEA, e altri… quindi a prima vista sembrava interessante. Purtroppo, dopo pochi secondi dall’inizio, mi sono reso conto che i dati scientifici esistenti erano trattati con superficialità’, imprecisione e inadeguatezza, e parecchi dei dati che la conduttrice ha cercato di far passare per fatti acclarati e giustificare certe sue posizioni (che diventano chiare nella seconda parte del video e nel testo), in realtà’ fatti acclarati proprio non sono. Al punto che se uno va a documentarsi su di essi, o magari è già’ documentato, scopre che le conclusioni alle quali si potrebbe e dovrebbe arrivare sono distanti, quando non addirittura opposte, da quelle alle quali arriva la conduttrice.

Per facilitare la discussione, andro’ con ordine, seguendo il video (Nota: con « … » riporto le parole della conduttrice, a seguire il mio commento)

« Cala il ghiaccio ai poli » : vero… ma e’ successo già’ prima. Per esempio esistono foto del sommergibile nucleare USA ‘’SSN-578 Skate‘’ che emerge ben sopra il circolo polare alla fine degli anni 50 senza dover rompere la calotta. E ce ne sono a decine di altre frequenti emersioni.

« Il ghiacciaio del Kilimangiaro ha perso l’85% della sua copertura » : vero anche questo… anche se la diminuzione dei ghiacciai su quella montagna è iniziata molto prima (vedi fine di questo post) non certo a causa degli « eventi estremi » degli ultimissimi anni di cui si sente parlare ogni giorno.

« In Alaska il 100% si sta assottigliando… sulle Alpi il 99%… sull’Himalaya il 95%… e sulle Ande il 92 » : vero anche questo, almeno questo è quanto i dati e le misure ci dicono… ma anche lì l’assottigliamento dei ghiacciai e’ iniziato a partire dal 1850 circa, è cosa ben nota.

Una delle tante foto che passano sullo schermo mentre la conduttrice recita il testo e’ quella di un povero asino morto, chiaramente a causa della mancanza d’acqua. Ho fermato il video, copiato una parte della foto, e con Google Images ho trovato l’originale. E’ una foto di un fotografo professionista, tale Christopher Furlong, ed i diritti sono di Getty Images. Da dove scrivo, in svizzera, chiedono 500 franchi svizzeri per poterla utilizzare.
A parte il valore economico, è il testo che l’accompagna che è interessante, perché, come si puo’ vedere sul sito https://www.gettyimages.fr/license/93065770… ci dice che è del 2009, e che è stata presa in Kenya, nei paraggi del lago Turkana, centro di scontri etnici e sociali che coinvolgono la popolazione nomade Turkana complice anche l’immigrazione forzata. La foto e’ del novembre 2009, a febbraio la BBC pubblicava sul suo sito questo http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7912242.stm… dall’eloquente titolo ‘’ Thousands flee Ethiopia clashes’’… a migliaia fuggono da scontri in Etiopia.
Questa pagina dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’aiuto ai rifugiati UNHCR… http://www.unhcr.org/ke/kakuma-refugee-camp… dice che adesso, nel 2018, la regione del Turkana in Kenya e’ colpita da un forte influsso di rifugiati dal Sud Sudan. Da cosa scappano questi rifugiati ? Dalla carenza di acqua ? Per saperlo basta cliccare sul link « South Sudan Data Portal », nel testo della pagina web qui sopra, e si arriva a quest’altro documento https://data2.unhcr.org/en/documents/download/65387… che spiega come dal 2013 ci siano 2 milioni e mezzo di abitanti nel Sud Sudan, di cui 2 milioni che sono scappati da una guerra in corso, non dalla siccità:

‘’This figure includes two million refugees who have fled since the outbreak of conflict in December 2013’’

Riassumendo: fin qui poca precisione e utilizzo « creativo » di alcune immagini, ma alcuni dati sono corretti. E’ l’interpretazione che è forse lacunosa ? Il resto del video ce lo dirà… andiamo avanti.

« Si alza il livello dei mari… » : vero anche questo… ma anche questo avviene da secoli e secoli, non e’ iniziato da pochi anni.

« … l’acqua salata entra nei fiumi e rende aridi i terreni » : questo NON e’ vero… almeno non in regola generale.

« A rischio l’approvvigionamento di acqua dolce … » : forse sì, ma non certo per il motivo citato qui sopra, e cioè che l’acqua salata entra nei fiumi, o il livello del mare si alza.

« … e diminuisce la produzione di energia idroelettrica » : non vero, in generale. La produzione mondiale di energia idroelettrica non cessa di aumentare praticamente da quando esiste, cioè più di un secolo, e per quel che riguarda la produzione idroelettrica italiana, se è a questo che la conduttrice si riferisce, quest’anno è maggiore di quella del 2017 (stesso periodo, primi 7 mesi), e di parecchio (dati Terna). Che l’idroelettrico in generale sia una fonte soggetta a forti fluttuazioni da un anno all’altro e’ anche arcinoto e ben documentato.

Fin’ora sono passati 30’’ dei 2’30’’ totali, era solo l’introduzione. La conduttrice passa quindi ad argomenti che più toccano la vita delle persone, come il cibo:

« In sofferenza la raccolta di grano… » : non vero, basta guardare i dati FAO aggiornati a pochi giorni fa… qui… http://www.fao.org/worldfoodsituation/csdb/en/… dati numerici ben riassunti nel grafico seguente (Fonte: FAO, “World Food Situation”):

La “sofferenza” citata dalla conduttrice è forse la lieve diminuzione dei dati 2018/19 rispetto a quelli del 2017? Se così fosse, si tratterebbe di ben poca sofferenza, perché il 2017 e’ stato un anno record di produzione per il pianeta, da quando la specie umana ci cammina sopra.

Segue la lista dei paesi o aree del pianeta dove la produzione agricola avrebbe « sofferto » : USA, Canada, Ucraina, Russia, Australia, Turchia e Europa : sara’ anche vero che la produzione e’ stata inferiore a quella del 2017 e anche alle previsioni, ma come si vede nel grafico l’utilizzazione non cessa di aumentare, e le riserve (stocks) sono molto alti… più di 700 milioni di tonnellate !

Qui finisce la parte con la voce di commento, la conduttrice appare in persona… e si passa purtroppo dai dati scientifici alla politica.

Dice che ci sarebbero 42 « paesi » che formano l’IPCC… ma sul sito dell’IPCC dicono che i paesi sono 195… OK, una svista, può capitare.

Quello che è importante è che giusto attorno alla fine del primo minuto sentiamo che « … in atmosfera la temperatura potrebbe salire dai 6 ai 12 gradi entro il 2100 » ???? Mmmmhh… qui qualcosa non torna… non e’ un piccolo errore, come il numero di paesi aderenti all’IPCC o l’acqua salata degli oceani che salendo di 3 mm/anno risale i fiumi rendendo i campi sterili… qui si tratta di un aumento di temperatura sconvolgente !… dai 6 ai 12 gradi entro i prossimi 80 anni o giù di li !… qui c’e’ di che farsi gelare il sangue nelle vene (oddio, con 12 gradi sara’ difficile che geli, devo ammetterlo!).

Continua:

« Completo scioglimento del ghiaccio… l’oceano che si alza di 75 metri… inondazione di un terzo delle abitazioni della popolazione globale… riduzione della produzione agricola… aumento della desertificazione»

Questo è quello che nella letteratura anglosassone si chiama un « doomsday scenario », uno scenario da fine del mondo.
In realtà poco o nulla di quanto la conduttrice afferma potrà succedere… sul pianeta terra, e sicuramente non entro il 2100.

Per sciogliere completamente « il ghiaccio » (immagino si riferisca ai ghiacciai e alle calotte polari del pianeta) ci vorrebbero millenni, non 83 anni, questo e’ fuori discussione.

Infatti, nel passato di questo pianeta, anche recente (su scala temporale geologica, e comunque la specie umana attuale era già presente) ci sono state fusioni di ghiacciai e calotte molto più grandi di quelle attuali, che hanno l’Antartico e la Groenlandia come le due maggiori.
Il continente nord-americano è stato coperto in grande parte da svariati km di ghiaccio, una calotta della quale rimane solo un piccolissimo ricordo nel nord del Canada. Si chiamava Laurentide. Si è sciolto, per cause indipendenti dalle azioni della specie umana, al ritmo di poco più di 5000 km3/anno.
I dati che sto citando si trovano per esempio nello studio seguente, facilmente scaricabile su internet:

‘’An outline of North American Deglaciation with emphasis on central and northern Canada, Quaternary Glaciations- Extent and Chronology’’, Part II p. 373-424, edito da Elsevier, dove si vede la sequenza ricostruita dai glaciologi. Millenni e millenni per sciogliersi.

Che 80 anni non possano essere sufficienti a far sciogliere completamente il ghiaccio delle calotte polari del pianeta è poi evidente non solo ai glaciologi esperti, ma anche a chiunque sappia fare dei semplici calcoli… le proprietà termodinamiche di ghiaccio e acqua sono note, le quantità di ghiaccio pure. La conclusione immediata è che non c’è modo di far fondere decine di milioni di km3 di ghiaccio, che nel caso dell’Antartide sono a temperature anche sotto ai -40 C in così poco tempo. Questo è « procurato allarme », piuttosto che divulgazione scientifica, sempre che fare della divulgazione o informazione accurata fosse lo scopo del pezzo.

A partire da questo momento, dopo questo « svarione colossale», chiamiamolo così, sul ‘’ghiaccio’’ del pianeta che fonde completamente in 80 anni o giù di lì, parte una lunga serie di considerazioni e pseudo-dati scientifici (almeno questa è l’impressione che si ha).
Per evitare la mega fusione ultra rapida bisogna assolutamente bruciare meno petrolio (… e il carbone ?… e il gas ? …. non li cita proprio… si può continuare a bruciare allora ?)… e aumentare la produzione da fonti rinnovabili del 2% all’anno, e questo entro il 2035… « data limite »… anzi… neanche data limite… addirittura « punto di non ritorno » !… e lo dice accompagnando le parole con gesti di braccia, mani e espressioni facciali ben chiare.

Qui la mente, a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i numeri, vacilla : il 2% all’anno per 17 anni (da oggi al 2035) corrisponde un aumento complessivo di 1,02 elevato alla 17-esima potenza, che fa 1,40. La conduttrice ci sta dunque suggerendo che basterebbe aumentare la produzione di fotovoltaico e eolico (dato che sono questi due simboli che compaiono sulla « bilancia energetica » alla destra della conduttrice) del 40% rispetto ad oggi e si potrebbero eliminare tutte le fonti fossili (dove « fossili » le chiamo io, lei ha citato solo il petrolio).
Quello che la conduttrice non dice, o molto probabilmente non sa, o ha travisato alla grande quello che i rapporti dell’IPCC dicono, è che le due fonti rinnovabili da lei indicate, solare e eolico, coprono solo una parte infinitesima della domanda di energia del pianeta, e persino una quota molto bassa della domanda della sola energia elettrica, dato che è elettricità che fotovoltaico e eolico producono. Faccio notare che il petrolio e/o suoi derivati non vengono praticamente più usati per produrre energia elettrica, almeno non su scala planetaria, casomai sono carbone e gas, due altri combustibili fossili.
Come definire queste sue ultime affermazioni? Completamente campate in aria, e vuote di alcun significato o valore numerico concreto?

Ma andiamo avanti :
A questo punto, manca meno di un minuto alla fine del video, parte il piatto forte: chi e’ il responsabile di questo stato delle cose?
Vogliamo i responsabili!

La risposta è semplice: sono quelli della Global Warming Policy Foundation, GPWF, … « perche’ dicono che non e’ vero » (in riferimento al fenomeno del riscaldamento globale del pianeta)… cioè sarebbe la loro parola a bloccare o anche solo rallentare un processo che senza di loro risolverebbe il problema. Ho capito bene?
Tralascio i commenti e gli innuendo alle professioni di quelli della GWPF, « persino un vescovo! »… come se quelli che supportano l’IPCC fossero tutti scienziati… per esempio Christiana Figueres che era a capo dell’UNFCCC, il braccio politico dell’IPCC, all’epoca della conferenza di Parigi del 2015 era scienziata? No, ha studiato antropologia per poi passare a diplomazia e politica per professione. Nel suo caso nulla da obiettare, per Lord Wilson che ha fondato la GWPF ed è uno che ha lavorato per il governo britannico invece non andrebbe bene. Argomento buono per una puntata dal titolo « Due pesi e due misure ».
Ad ogni modo, lungi da me difendere la reputazione o le conclusioni di quelli della GWPF o le azioni del governo di Margareth Thatcher negli anni 80… mi limito solo a dire che la GPWF ha un sito internet, https://www.thegwpf.org/ e che se si apre il menu « Who we are », chi siamo, e si sceglie l’opzione « Academic advisory council », il consiglio scientifico, si trova una lista fra la quale ci sono anche scienziati e studiosi, di varie discipline. Quindi… di che cosa stiamo parlando?

Quanto al « dicono che non e’ vero » in realtà sul sito scrivono questo :

« The Global Warming Policy Foundation is unique. We are an all-party and non-party think tank and a registered educational charity which, while open-minded on the contested science of global warming, is deeply concerned about the costs and other implications of many of the policies currently being advocated. »

La conduttrice in seguito cerca di screditare la GWPF dicendo che « non ha mai dichiarato chi sono i suoi finanziatori ». In realtà sullo stesso sito da me citato qui sopra basta andare al menu « GWPF publications » e scegliere « Annual accounts », con tanto di certificazione firmata da una persona indipendente. Si scopre, per esempio guardando quello del 2013, che il budget totale della GWPF è dell’ordine di mezzo milione di sterline… non proprio quello che ci si può immaginare dovrebbe essere speso per poter finanziare una contro-informazione sui media internazionali… quanto costa una pagina di pubblicità su un quotidiano maggiore?
Quelli della GPWF dicono di preoccuparsi dei costi e delle implicazioni di certe « policies », azioni e decisioni politiche, rispetto al problema del riscaldamento globale.
Hanno ragione a farlo? Che di costi esorbitanti si tratti non è contestabile, lo dice anche l’IPCC. Che si tratterebbe di cambiamenti di rotta globali, a livello di stile di vita e politiche riguardanti tutti gli assetti delle società moderne non è contestabile neppure.
Quindi, di cosa si preoccupa la conduttrice? Che un ex segretario alle finanze del tesoro britannico e ex segretario di stato per l’energia come il fondatore del GPWF, Lord Lawson, si preoccupi dei costi e di tutte le implicazioni che ne derivano è una cosa cosi’ grave da riservargli questo trattamento?

Per motivare la catalogazione di « negazionisti » di quelli della GWPF, la conduttrice afferma poi che la GPWF sosterrebbe che l’aumento di concentrazione di CO2 sarebbe l’effetto e non la causa dell’aumento della temperatura.

Veramente ?

Mi sono detto, perchè non andare a controllare alla fonte ?
Sul sito della GWPF, se si va al menu « Latest postings » e poi « Climate policy research » si trova una presentazione di Benny Peiser, che altri non è che il direttore della GWPF. Peiser, del quale confesso di non aver mai sentito parlare prima, ha dato la presentazione all’universita’ di Warwich, il titolo e’ ‘’ Climate Realism – Understanding Agreement & Disagreement in Climate Science’’. Se la si sfoglia si scopre che in realtà la posizione di Peiser è piuttosto aperta a tutte le possibilità, e che non mette in dubbio l’esistenza dell’effetto serra causato dalla CO2 (e tutti gli altri gas a effetto serra, ovviamente).

Senza star li a commentare ogni slide della presentazione di Peiser, direi che la conclusione « The Science Isn’t Settled » sia ragionevole. L’ultima frase della presentazione di Peiser è chiara e inequivocabile :

“The climate system is a coupled non-linear chaotic system, and therefore the longterm prediction of future climate states is not possible.” – IPCC 1990

Questo fu scritto dall’IPCC, non dalla GWPF che neanche esisteva, nel 1990 e a tutt’oggi, 2018, è ancora valido.
Notare che questa non è materia di opinioni politiche o preferenze di assetto economico… è un fatto di natura, che non verrà cambiato neanche nel futuro prossimo venturo, dato che le capacita’ di calcolo necessarie per poter dirimere la questione tramite i codici di calcolo numerici sono al di là delle previsioni di miglioramento di tali capacita’ nei decenni a venire. Anche questo è ben documentato, e non da finti studi della GWPF, ma da studi di quelli che contribuiscono ai rapporti IPCC.

A una decina di secondi dalla fine la conduttrice arriva al bilancio finale:

« Da una parte i piu’ esperti scienziati del pianeta, dall’altra la fondazione di Lord Lawson »

« Ora, vista la partita che c’e’ in ballo dobbiamo chiederci da che parte stare »

… e la frase finale ad effetto :

« Io sto con la scienza ».

Lei dice di stare con la scienza, ma nel poco più di due minuti ha dimostrato di non avere un’idea chiara di cosa la scienza sia, in generale, né cosa dica, a proposito del cambiamento climatico. Ha preso dati per una parte del pianeta, l’artico, e la proiezione di 6-12 gradi di aumento possibili nel 2100 a causa dell’effetto di « amplificazione polare » che i modelli numerici indicano come probabile, e l’ha estrapolata a tutto il pianeta. Gravissimo errore.

Ve lo immaginate qualche connazionale che la sente e pensa che i suoi nipoti e pronipoti avranno a che fare con temperature di 12 gradi più alte di adesso?

Ha sparato cifre assurde, come la possibile fusione di decine di milioni di km3 di ghiaccio che sono adesso a 30, 40 e piu’ gradi sottozero nel breve periodo di 82 anni… ha suggerito che mari e oceani salendo al ritmo di un paio di mm all’anno possano risalire i fiumi e inaridire le terre, ha preso la fluttuazione di UN ANNO della produzione cerealicola mondiale come segno inequivocabile degli effetti del global warming antropico causato dall’aumento della CO2. Ha poi comunicato ai suoi ascoltatori e lettori del testo allegato al video che la soluzione sarebbe facile… basterebbe aumentare del 2% la potenza delle rinnovabili da qui al 2035, solo 17 anni!, che di per se è una affermazione veramente risibile, vista la piccolezza del valore finale eventualmente raggiunto, solo il 40% più di adesso.

Ma, secondo me, l’errore più grave non e’ stato tanto quello di capire male, o interpretare male, i dati scientifici e lo stato delle conoscenze attuali in climatologia e nel campo delle tecnologie di produzione energetica, quanto il fatto di avere di fatto portato a processo, al pubblico ludibrio, il terribile nemico che si oppone ai « migliori scienziati del mondo », la GPWF. Così facendo, un video impostato sul tema della divulgazione scientifica diventa di fatto una caccia alle streghe vera e propria, perfetto esempio, secondo me, di maccartismo del XXI secolo.
La GPWF è la nuova Spectre dei tempi dei primi film di 007: rimossa quella la strada sara’ tutta in discesa.

Per motivi di spazio, e non altro, tralascio di mettere in luce le ulteriori perle di disinformazione e cattiva informazione contenute nel testo, oltre a quelle del video… per esempio le due foto della sommita’ del Kilimangiaro, nel 1970 e adesso, dove si dice che i ghiacciai di quella mitica montagna africana sarebbero diminuiti dell’85% dal 1912. Vero, come cifra, ma poco significativo in quanto i dati sul Kilimangiaro iniziano solo nel 1912, e poco o nulla si sa di quale fosse l’estensione precedente.
Questo è quanto dicono nello studio scientifico ”A century of ice retreat on Kilimanjaro: the mapping reloaded”, pubblicato sulla rivista specializzata The Cryosphere nel 2013 (disponibile qui https://www.the-cryosphere.net/7/419/2013/tc-7-419-2013.pdf).
La figura 5 indica chiaramente il trend di diminuzione di tutte e tre le zone), e anche un occhio non esperto vede che già a partire dal 1912 la pendenza era negativa, in diminuzione, quindi i ghiacciai si stavano già sciogliendo prima.

Questo semplice fatto sperimentale, si tratta di dati scientifici derivati da misure locali e analisi fotogrammetriche, va molto poco d’accordo con l’ipotesi del riscaldamento globale causato dalla concentrazione in aumento della CO2, dato che tale concentrazione è passata da 300 parti per milione nel 1912 a poco meno di 400 nel 2011.
In effetti la conclusione dello studio citato, basta leggere l’ultimo paragrafo, è che non si può ancora arrivare a nessuna conclusione sulle cause della diminuzione dell’estensione dei ghiacciai del Kilimangiaro, mancano dati e gli autori auspicano che siano acquisiti presto, con ulteriori studi.

Questo e’ quello che dice la scienza sui ghiacciai del Kilimangiaro. Non altro.

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10 Comments

  1. Un grazie a Roberto per il contributo anche da parte mia. Devo dire che sono d’accordo con Luigi sul fatto che commentare un articolo pieno di cosi’ tante enormita’ e’ davvero un compito improbo, tali e tante sono. E dopo averlo fatto tante volte subentra anche un po’ di stanchezza. Quindi ben vengano i contributi di forze fresche e con un bel pedigree come Roberto.

    PS: quanto sopra non esclude che sull’articolo del corriere ci si possa ritornare: in fondo e’ una miniera, dove scavi trovi… ma il lavoro piu’ pesante l’ha fatto Roberto e questo gli va riconosciuto 🙂

    Post a Reply
  2. @Filippo Astrua

    Dove potrei trovare un commento del programma “PresaDiretta Caldo Artico” del 10/09/2018?
    Grazie e saluti

    Non credo che lo troverai qui. Io ho visto la seconda parte della trasmissione in diretta, alla TV, e sto guardando, un pezzo al giorno, il resto sul sito RAI. Anche quella trasmissione e’ piena zeppa di imprecisioni, esagerazioni, errori… leggende metropolitane spacciate per verita’ “perche’ lo dice il 97% della comunita’ dei climatologi”.

    Quel che e’ peggio e’ che trovi anche veri esperti, cioe’ climatologi professionisti che dicono inanita’ assolute (non vedo come potrei definire cose come quella che riporto qui sotto ad esempio),,,, non solo il giornalista RAI che, evidentemente, non ne sa nulla di nulla ne’ di clima ne’ di ricerca scientifica.

    Se vai al sito della puntata, qui…

    http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-9dc43685-da05-4bf2-8fb2-0d984098387e.html

    … scopri attorno al minuto 5 e qualche secondo che l’intervistato, un ricercatore CNR di Venezia, spiega cosa dicono i carotaggi in Antartide… che permettono di andare indietro nel tempo fino a 800 mila anni, e stabiire come sia variata la concentrazione di CO2 da allora ad oggi.
    Dice, rivolgendosi al giovane giornalista che lo intervista, ed indicando il grafico sullo schermo del suo computer girato verso la telecamera, che la concentrazione nel passato non ha mai raggiunto le 400 parti per milione di oggi, e che per trovare un tale valore bisognerebbe andare indietro nel tempo almeno 5 milioni di anni.
    Il giornalista gli chiede come fosse la terra 5 milioni di anni fa. Il ricercatore risponde qualcosa come “era molto diversa da adesso, noi (specie umana) non c’eravamo… non c’erano le calotte polari… il livello dei mari era molto piu’ alto…. la vita era molto piu’ dura”.

    Ora… io non ho alcuna difficolta’ a credere a tutto, salvo che “la vita era piu’ dura”. In che senso? Che se avessi dovuto aspettare l’autobus per andare a scuola ti saresti cotto il cervello da tanto caldo faceva???
    Ma che diavolo di commento (con sorrisino mentre lo dice) sarebbe questo? “La vita era molto piu’ dura”.
    Non ha neanche menzionato la temperatura!… se uno ascolta quella frase viene portato a pensare che la sola concentrazione di CO2 ai livelli di adesso abbia prodotto, 5 milioni di anni fa, tutti quegli effetti.
    Calotte polari fuse completamente… mari piu’ alti… vita piu’ dura.

    La CO2 NON regola la temperatura del pianeta, quello e’ certo…
    Ha un effetto su di essa, ma al tempo stesso ci sono mille effetti/fenomeni di feed-back, positivi e negativi, associati ad essa…. molti di questi non sono neanche noti, o molto poco studiati, e molti di essi non possono essere modellizzati in maniera precisa, per tutta una serie d motivi…. quindi qualsiasi previsione fatta sulla base di modelli vale poco o nulla.
    Di riviste specializzate che trattano di clima del passato ce ne sono tante, una fra queste e’ Climate of the Past, dove tutti gli articoli sono “open”, non serve avere un abbonamento. Se vai sul loro sito e fai una ricerca trovi decine e decine di articoli dove confrontano i dati derivati da proxy (cioe’ non grandezze fisiche misurate direttamente, ma derivare da altre…. come la “lettura” degli anelli di crescita degli alberi, o la composizione isotopica dell’ossigeno nelle bolle d’aria dei carotaggi di ghiaccio…. ambedue proxies della temperatura in quel luogo) e confrontano tali dati con l’output dei modelli al calcolatore, e piu’ spesso che non i modelli NON simulano i dati, ma neanche lontanemente.
    Non riescono a farlo bene neanche per l’Olocene, che e’ l’era piu’ recente figurati per le ere di milioni di anni fa.
    Di esempi su questo ce ne sono a decine e decine, ci sarebbe di che scrivere non uno ma mille articoli.
    Ovviamente se uno lo fa, e critica i modelli sulla base dei dati, diventa immediatamente un negazionista…

    Buona visione della puntata, se la guarderai.

    Post a Reply
  3. Basta questo.., non possiamo certo affermare un sconvolgimento epocale del clima del pianeta. Per uscire dalla nebbia, basta osservare in archivio ciò che è accaduto dal 1996 ad oggi.

    Qui si riassume con precisione, la colossale montagna di non sense, ripetuta sino ad oggi, in ogni possibile ed immaginaria sfumatura.

    Sono le correnti in quota e le dinamiche oceaniche a produrre ciò che noi intendiamo “non normale.” Sicuramente a mente fredda, si può approfondire ogni virgola e puntino. Ora no.. mi risulterebbe astruso..

    Ho preferito scegliere le anomalie di temperatura africane, piuttosto che le precipitazioni. Di fatto l’attività monsonica, negli ultimi trent’anni, ha prodotto fluttuazioni imponenti sul continente africano.

    Si è parlato di masse d’aria tropicali in questa stagione, mobilitate sul Mediterraneo. Se vediamo il moto sull’area tropicale dai settori libico-nubiani, verso l’Arabia, si intendono masse d’aria tropicali di matrice desertica.

    Quindi relativamente, non ci sono tali anomalie al suolo libico-nubiane, da aver prodotto altrettante anomalie termiche in Medioriente. E la stessa caratteristica, massa d’aria desertica e la dinamica metereologica, a produrre un determinato evento. Per concludere sulla lettura di alcuni valori, è la morfologia del territorio, a produrre determinate termiche al suolo. Ma è chiaro, in Africa esistono anche anomalie termiche negative al suolo. Qualche evento dovrà pure produrle. No?

    Saluti

    Immagine allegata

    Post a Reply
  4. Roberto, concordo con quanto ha scritto L. Mariani. Diventa sempre più faticoso (non difficile, ma faticoso da un punto di vista mentale) controbattere ad articoli come quello che tu hai così brillantemente dissezionato. Bisognerebbe scrivere in continuazione e, onestamente, il tempo è tiranno. Quindi si seleziona e ci si concentra su argomenti specifici.
    Ieri, nel commentare la vicenda di Greta (la ragazzina che protesta dinanzi al parlamento inglese), ho espresso delle opinioni che potrebbero essere ripetute pari, pari anche in questo caso. Ora permettimi qualche considerazione generale su quanto ci hai portato all’attenzione.
    .
    L’altra sera ho assistito ad uno dei tanti “spettacoli informativi” (così comincerò a chiamarli da ora in poi 🙂 ) che costellano i palinsesti televisivi. L. Gruber si lamentava con i suoi ospiti, della rottura del circuito che vedeva nel giornalista l’elemento di connessione tra i fatti (politici, nello specifico) e l’opinione pubblica. Stando a quanto si diceva in studio, la colpa di ciò va ricercata nella comunicazione diretta tra i leaders politici ed i cittadini, ovvero nei social.
    .
    La mancanza di un filtro comunicativo era vista in modo negativo. Per analogia, potremmo dire che la stessa cosa sta accadendo anche per settori diversi dalla politica. In campo scientifico, per esempio, esistono le riviste divulgative: anche in questo caso il giornalista “media” tra scienziato e pubblico “volgarizzando” i risultati della ricerca scientifica. Io mi servo di questi canali per informarmi, ma se mi accorgo che la cosa potrebbe essere diversa da quello che scrive il giornalista, mi rivolgo direttamente alla fonte, ovvero all’articolo con cui lo scienziato ha pubblicato i suoi risultati o i commenti più specialistici. Salto il medium e di questo sono debitore alla rete: prima non lo si poteva fare con la stessa facilità.
    .
    Ho imparato a riconoscere abbastanza facilmente le comunicazioni in cui è necessario approfondire. Sono quelle in cui il giornalista o l’autore non mostra dubbi: così è!
    Per formazione e per lavoro so che nel campo scientifico esiste sempre l’incertezza: tutto è vero fino a prova contraria.
    La storia ci ha insegnato che dopo mille anni in cui il consenso unanime vedeva la Terra al centro dell’universo, le cose cominciarono a cambiare ed ora il consenso è completamente diverso.
    Una ventina d’anni fa il consenso sull’evoluzione dei dinosauri era totale sul fatto che essi improvvisamente hanno colonizzato la Terra in un’esplosione di vita, succeduta ad un’estinzione di massa. Ora quel consenso si è infranto e le cose vengono viste diversamente.
    .
    Quando l’autore, il giornalista o chi per essi lasciano spazio all’incertezza, mi sento tranquillo e vado avanti, quando ciò non accade, mi preoccupo.
    Con questo non voglio dire che esiste incertezza sul fatto che il Sole sia il corpo celeste intorno al quale orbitano i pianeti del sistema solare, ma che esistano incertezze sul moto dei corpi minori e sugli aspetti peculiari dei singoli pianeti (conformazione, genesi, evoluzione e via cantando) non ci sono dubbi. Addirittura abbiamo dubbi circa l’esistenza di un pianeta posto ai margini del sistema solare: esiste o no, si chiedono gli astrofisici.
    .
    Una volta questo atteggiamento era visto in modo positivo: sano scetticismo, si diceva. Oggi essere scettici è diventato un male: è sintomo di anti scientificità. Lo scettico non è colui che mette in dubbio il lavoro dello scienziato come faceva sembrare un articolo “svizzero” segnalato qualche giorno fa. Scettico è colui che, dati alla mano, vede che quanto sostenuto da uno o centomila scienziati, non trova riscontro completo in quei dati.
    .
    Io sono pro-vax perché i dati mi dicono che vaccinarsi significa ridurre a percentuali risibili il rischio di contrarre una malattia o di effetti collaterali. Se mi vaccino è altamente probabile che starò bene anche se ho una piccolissima probabilità di avere qualche problema. Mi sta bene così: anche quando esco la mattina ho una piccola probabilità di non tornare la sera.
    In campo climatico i dati ci dicono delle cose (abbiamo scritto migliaia di pagine in proposito), il 97% degli scienziati dice cose che non collimano con quei dati.
    Io ho il diritto, anzi il dovere, di essere scettico. Mi meraviglio, invece, di chi nutre certezze senza conoscere i dati, che pontifica, cioè, sull’irrazionalità dell’atteggiamento scettico circa la natura e l’entità del cambiamento climatico e circa i valori delle temperature e del livello dei mari di qui ad 80 anni.
    E’ ridicolo prevedere ciò che capiterà tra 80 anni ad un sistema dinamico non lineare a comportamento caotico e, per definizione dello stesso IPCC, imprevedibile. Eppure si viene additati come “negazionisti” solo perché si nutrono dei dubbi sulle capacità degli uomini di prevedere il comportamento di un sistema per sua natura imprevedibile e sul valore della sensibilità climatica all’equilibrio che, dati alla mano, oscilla tra 1 e 4 °C a seconda dello studio con cui è stato calcolato (tanto per fare un esempio pratico).
    E la cosa più buffa è che la lezione te la fanno persone che queste cose non sanno neanche cosa sono. Dieci anni fa neanche io ne sapevo nulla, poi ho studiato, mi sono informato ed ho maturato la mia decisione.
    Io credo solo in una cosa: non credo nell’ipse dixit, neanche se “ipse” è il 97% degli scienziati (che poi non è vero manco questo, sa va sans dire). 🙂
    Ciao, Donato.

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  5. Un amico mi segnalò giorni fa l’articolo in questione aspettandosi un mio commento su CM. Confesso che mi rifiutai di commentarlo nel senso che di fronte a tali uscite provo solo una grande stanchezza. Pertanto un sentito grazie a lei, Roberto, per la forza d’animo che ha mostrato.
    Mi limito solo ad aggiungere che il trend di crescita delle produzioni agricole globali prosegue da almeno 60 anni al ritmo del 3-4% annuo per le 4 grandi colture (frumento, mais, riso e soia) che oggi da sole coprono i 68% del fabbisogno calorico dell’umanità.
    Questo accade perché il clima non è impazzito, la tecnologia ha fatto passi da gigante (in termini di tecniche coturali e genetica) e la CO2 ci sta dando una grossissima mano (+30% di produttività potenziale rispetto al pre-industriale).
    Aggiungo anche che la CO2 è un gas serra, per cui a rigore faccio anch’io parte del 97% degli scienziati “credenti” di cui ad un recente studio che mi pare comprendesse fra i “credenti” anche Nir Shaviv.
    Tuttavia un conto è essere “credente” altro è mettere il cervello all’ammasso come ha fatto la Gabanelli.

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  6. Dove potrei trovare un commento del programma “PresaDiretta Caldo Artico” del 10/09/2018?
    Grazie e saluti

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    • Filippo credo che leggendo questo blog avrai sicuramente modo di debunkare anche cotesto programma, visto che il finale parla di precariato direi di stendere un velo pietoso, si capisce da dove derivi il malcontento. Comunque il cambiamento climatico avvenuto in passato non è stato menzionato per niente. I filtri e i campioni trovati non sono stati nemmeno confrontati con quelli di oggi perchè probabilmente non avrebbero fatto una bella figura mostrando lo stesso inquinamento oggi rispetto a quello di 40 anni fa.

    • “Dove potrei trovare un commento del programma “PresaDiretta Caldo Artico” del 10/09/2018?
      Grazie e saluti”

      Mi sembra che qui su questo tipo di blog sia da evitare di discutere di precariato, c’è già chi ci pensa, cosa c’entri l’Artico è da capire bene. Di scientifico c’è ben poco in quel programma visto che stanno lì per dimostrare una cosa che già sappiamo e cioè che per millenni il clima è cambiato.

  7. Bisogna aver paura del livello di analfabetismo funzionale di oggi, perchè se sul corriere siamo a questi livelli le cose sono due:
    o si crede che gli italiani siano in maggioranza delle persone che stanno sempre a bocca aperta (boccaloni) oppure (molto più probabile) è che l’editoria italiana è sull’orlo del crack economico finanziata dall’estero per sopravvivere…vedi Jeff Bezos.

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    • Nel caso in questione, piu’ che bezos, soros. In America intanto continua la svendita di giornali a grandi gruppi high tech che li usano per portare avanti i loro temi e i loro interessi. Ultima, il Time acquisito da Salesforce. Vanno presi per quello che sono, i giornali di oggi: potenti strumenti di propaganda per le elites che li controllano. Non c’e’ piu’ bisogno di informare, semmai, c’e’ bisogno di “formare” elettori, utilizzatori o acquirenti di questo o quel bene. Basta saperlo, e abbandonarli al loro destino (cosa che per altro sta gia’ avvenendo in modo imponente, vedi situazione di Repubblica). Raccolgono per quello che hanno seminato.

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