Ideologia e tuttologia – Aggiornamento

Leggete fino in fondo per l’aggiornamento.

Premessa: avere idee è un pregio, ma quelle idee devono essere supportate da argomenti validi, altrimenti scadono nell’ideologia, ovvero nell’accezione negativa del termine, che prevede l’azzeramento del confronto e, soprattutto, la possibilità di cambiare idea, qualità ancora più pregiata.

Veniamo al punto. Alcuni giorni fa su Il Messaggero è comparso l’articolo che vedete qui sotto.

Apriti cielo! Un’ondata di freddo allontana i timori sul riscaldamento globale? E’ scattata subito la reprimenda, con un  intervento su Twitter del Cicap, che per l’occasione è uscito dagli ambiti del paranormale e delle pseudoscienze per ricordare al quotidiano che “l’ondata di freddo di questi giorni “non allontana i timori sul riscaldamento globale”, al contrario è una conseguenza dello scioglimento dei ghiacci artici”.

Oltre la solita discussione tra pro e contro, la reprimenda è stata applaudita da un noto profilo twitter, al quale – verrebbe da dire chi me lo ha fatto fare – ho risposto come segue:

Immediatamente, l’interlocutore ha chiesto quali fossero i dati scientifici a supporto della risposta, anche se non aveva dimostrato la stessa solerzia nei confronti di chi quella affermazione l’aveva fatta, evidentemente confidando nella loro qualifica di “esperti”. Nell’ordine ho risposto(qui, qui e qui), naturalmente dopo aver presentato regolari credenziali, puntualmente richieste dall’interlocutore:

  1. Il freddo di questi giorni è la conseguenza dello sviluppo di un’onda anticiclonica – definita blocco ad omega – sul cui fianco orientale è scesa l’aria fredda prodottasi dall’inizio della stagione fredda nell’entroterra russo.
  2. Le situazioni di blocco, che servono all’atmosfera per gli scambi latitudinali, sono note da sempre e non c’è alcun trend nella loro occorrenza.
  3. La teoria del freddo che viene dal caldo richiede un rallentamento del getto che per questo sarebbe soggetto a ondulazioni più pronunciate. Questo rallentamento non c’è. Chiunque avesse numeri diversi su questo li deve produrre, non il contrario.

Pare che questi non siano stati considerati dati, probabilmente con ragione perché sono “solo” le basi del mestiere, per cui ho aggiunto anche l’immagine che vedete sotto, che viene dal sito della NOAA e rappresenta la climatologia delle situazioni di blocco, calcolata sulla base del Blocking Index sviluppato da Tibaldi e Molteni negli anni ’90.

Il pannello in alto a sinistra è riferito ai mesi invernali e mostra chiaramente come, per l’emisfero nord, la maggiore incidenza delle situazioni di blocco riguardi proprio l’area appena ad est del meridiano di riferimento, pienamente concorde con quanto sta accadendo in questi giorni. Stranamente, non ho ricevuto alcuna risposta, ma la conversazione ha virato sui temi del negazionismo prima, del principio di precauzione poi, ed è finita ovviamente sul consenso, come potrete facilmente leggere seguendo la timeline di twitter.

Peccato che la conversazione si sia poi fermata, perché ho scoperto di essere stato silenziato, con buona pace dello scopo dei social, che evidentemente qualcuno non usa per socializzare, ovvero scambiarsi opinioni, quanto piuttosto per diffondere le proprie, abbandonando la discussione quando diventa difficile da sostenere.

La posizione di chi scrive sul negazionismo la conoscete, ma ricordarla non fa male: trovo che sia un termine offensivo che viene utilizzato per sopprimere il confronto e, per quanto a molti piaccia pensare che sia stato ormai sdoganato, il solo pensiero delle tragedie che evoca fa rivoltare lo stomaco, per cui è inaccettabile che possa essere utilizzato in qualsivoglia altro ambito, men che meno quello del confronto scientifico.

Circa il principio di precauzione: sono un tecnico, non un decisore, non un politico, non un ideologo, quindi mi fermo all’analisi dei numeri, come quelli qui sopra.

Sul consenso, bé, se è difficilmente digeribile in campo scientifico su ciò che è, figuriamoci se può esserlo su ciò che non è, come il freddo che viene dal caldo.

Finita qui? Non proprio.

Il Messaggero ha poi ritrattato, affermando di aver dimenticato un “non” nel titolo, che quindi sarebbe stato esattamente l’opposto.

Il Cicap è rimasto in silenzio, senza produrre alcuna informazione a supporto della reprimenda.

Allora visto che ormai ci siamo, le informazioni le propongo io. Ecco qua, da Science:

The weakening summer circulation in the Northern Hemisphere mid-latitudes

Allora è vero, la corrente a getto ha rallentato! Ehm… sì, un pochino, almeno così dicono le solite ricostruzioni modellistiche. Peccato che questo riguardi i mesi estivi, mentre NON c’è alcun segnale significativo per i mesi invernali. E non perché si sciolgono i ghiacci, che semmai è una conseguenza, quanto piuttosto per riduzione del gradiente latitudinale di temperatura, fatto che tra l’altro riduce il potenziale delle perturbazioni extratropicali, andando contro un altro cavallo di battaglia della comunicazione spicciola sull’AGW che non trova alcuna conferma nei dati reali, quello dell’aumento degli eventi estremi.

Ergo, abbiate pazienza cari esperti, influencer e commentatori a vario titolo, il freddo non viene dal caldo, fatevene una ragione.

Enjoy.

NB: su questo post, più che mai, saranno moderati solo commenti nel merito, evitate riferimenti di ogni genere a quanti non partecipano alla discussione 😉

Aggiornamento

Alla fine il Cicap ha risposto e, doverosamente, anche io:

Il nostro interlocutore, assordato dal silenzio, improvvisamente finisce il tempo, quindi non saprà mai (forse, perché magari gli cadrà l’occhio su qualche retweet) di aver preso una grossa cantonata, che avrebbe potuto evitare con un minimo di disponibilità all’ascolto. Questo dimostra che sono spesso quelli che fanno più uso dei social ad averne completamente distorto la funzione.

Per finire, stavolta spero sul serio, un breve commento alla fonte citata dal Cicap, ovvero al breve pezzo di Meteoweb.eu. Dato che ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare mi viene da chiedere: dove sono i dati? Semplice, non ci sono. In compenso ci sono affermazioni da far rabbrividire, non per il freddo… (neretto mio)

[…] con l’aumento delle temperature medie aumentano anche gli eventi estremi, compresi i picchi di freddo. Il riscaldamento globale porta allo scioglimento dei ghiacciai artici e della stratosfera, oltre i 20 km di altezza, e tutto questo fa si’ che l’aria gelida non rimanga piu’ confinata al Polo Nord ma riesca a scendere sul Mediterraneo, e da li’ a invadere l’Europa, Italia compresa. Come succede sempre piu’ spesso, con ondate improvvise di gelo intenso da Nord, anche in America e in Asia“, spiega all’AGI.

Pare quindi che la sagra del copia e incolla selvaggio sia partita dall’AGI, senza che nessuno, tra altri esperti, influencer e commentatori vari abbia notato l’assurda sintesi, perché spero di questo si tratti, con la quale è stata diffusa l’ennesima stupidaggine megagalattica in tema di clima e tempo: La stratosfera si scioglie e l’aria gelida scende fin sul Mediterraneo. Non sapevo che la stratosfera fosse solida. E qualcuno pretendeva anche i dati a supporto della critica. Fossi l’esperto intervistato chiederei i danni.

Doppio enjoy.

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Author: Guido Guidi

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24 Comments

  1. Se i facebook,twitter,instagram ecc. fossero disertati, nemmeno ci sarebbe da fare anche questo nella vita.
    Dall’oggi al domani se chiudessero questi inutili contenitori virtuali, si farebbe un gran favore alla vita di tutti. Sono favorevole a spazi web frequentati da poche persone, invece quelli sono paragonabili ad un grosso archivio mondiale personale degli utenti.

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  2. Leggo sul banner twitter a fianco a proposito dell’articolo del CdS che invoca calma nel guardare i dati a proposito di disastri naturali ed catastrofi varie… e mi permetto di citare il sito del CRED, centro per la ricerca sull’epidemiologia dei disastri. E’ un ente ONU, con sede in Belgio, sito internet http://www.cred.be .
    Se ci andate e aprite la sezione “Publications” ci trovate tanti report mensili, annuali, etc… e links a studi e dati. Molto interessante.

    In particolare, il documento pdf “UNISDR and CRED report: Economic Losses, Poverty & Disasters (1998 – 2017)” riporta il grafico che ricopio e metto in allegato… che la dice lunga sull’aumento “esponenziale” di disastri legati al clima che cambia… come si puo’ vedere a parte un aumento post El Nino del 1998 il trend e’ in leggera DEcrescita, pur con fluttuazioni in su e giu’, come e’ logico che sia.

    Con buona pace del mantra CAGW che lega tutto all’aumento della terribile e velenosissima CO2 assassina.

    Another one bites the dust, come dicono i britannici… 🙂

    Immagine allegata

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  3. “…una metafora che ricordo ancora: se uno percorre una curva a velocità tale da poter perdere il controllo dell’auto, è prudente che riduca la velocità…”(da post di donato b.). A chi invoca il “principio di precauzione” va risposto che è ragionevole seguirlo se comporta costi (in tutti i sensi) sopportabili, altrimenti, se il costo conseguente è alto, si finisce per provocare un danno certo in cambio di uno solo ipotetico.

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  4. Ottimo lavoro, Guido. Ne valeva la pena, eccome.

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  5. Complimenti vivissimi c.te Guidi.. bravissimo!

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  6. Indipendentemente dal tema, che ovviamente mi interessa, trovo questo aggiornamento illuminante : il rifiuto del confronto è un’arma tremenda che nuoce a chi la applica più che a chi la subisce ma che, allo stesso tempo, trascina nell’ignoranza, con un effetto palla di neve, anche chi non è direttamente coinvolto nel confronto. Complimenti per il sito, per gli articoli, ma in primis per l’approccio che adottate in ogni articolo che scrivete.

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  7. @guido

    Complimenti per il post e per tutte le azioni, su Twitter, portate avanti per difendere un minimo di serieta’ scientifica… bravo.

    I soliti noti si appoggiano sempre al principio di autorita’, leggende metropolitane, invenzioni di sana pianta… la stratosfera che si scioglie mi mancava nella lista delle caxxate galattiche che ho letto sull’argomento CAGW… due sane risate, almeno ce le fanno fare ogni tanto, no?

    Parlando di caxxate galattiche, stamattina, venendo al lavoro in macchina, dato che era ghiacciato e non potevo usare la moto, ho sentito alla radio svizzera italiana l’intervista con un “alpinista ambientalista” che invitava gli sciatori ad andare a sciare IN TRENO!… per risparmiare CO2 e salvare il pianeta… meno male che ero in coda, fermo nel solito ingorgo di frontalieri verso la svizzera, senno’ avrei avuto un incidente come minimo… 🙁

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  8. non che lo era (FOSSE) questa in particolare. Scusate l’errore.

    Quelli del CICAP non sanno scrivere neppure in Italiano..il che la dice lunga……..
    complimenti a Guido Guidi a tutto lo staff di Climatemonitor,bravi!!!

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  9. “Fossi l’esperto intervistato chiederei i danni.”
    Ci andrei piano, con simili affermazioni, in quanto pare proprio che sia l’esperto intervistato a fare simili e reiterate affermazioni del genere in ogni dove dello scibile climatico italiano !
    Secondo l’esperto intervistato, tutto può essere ricondotto, in termini di clima che cambia e cambia malissimo, all’azione antropica della CO2.

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  10. Discutere con i depositari della verità rivelata che non hanno dubbi, perplessità, incertezze; con quelli che, insomma, sono “senza peccato originale” e spavaldamente difendono la torre d’avorio, minacciata dagli scettici, non serve a niente: loro hanno solo certezze incrollabili e guardano dall’alto con sufficienza coloro che osano dire “ma …., veramente….”.
    .
    Ho familiarità con questi soggetti in quanto leggo da decenni “Le Scienze” ed ho avuto la sfortuna di passare dalla rivista diretta dal compianto prof. E. Bellone, alla versione attuale: il confronto è impietoso, ma nella vita bisogna accontentarsi. 🙂
    A volte mi viene voglia di disdire l’abbonamento, a volte di saltare le rubriche fisse (rappresentano l’aspetto peggiore della rivista con qualche sporadica eccezione), ma alla fine bisogna riconoscere che, eccezion fatta per quelli che riguardano il cambiamento climatico, gli articoli pubblicati, sono meritevoli di attenzione.
    .
    Sul clima che cambia e cambia male per colpa del malvagio uomo occidentale (perché il resto sono solo vittime), ormai non c’è più discussione. Come non c’era discussione sul sistema tolemaico o sulla stregoneria. Se ti va bene ti liquidano con un commiserevole: se l’ipotesi del cambiamento climatico di natura antropica è sbagliata, non succederà nulla di male, se riduciamo le emissioni. Al massimo si migliora la salute di Gaia. 🙂
    Se essa è corretta, però, e non facciamo nulla per evitare il surriscaldamento globale, distruggeremo la speranza di vita dei nostri figli e dei nostri nipoti. Non vi può essere discussione su queste basi. Siamo alla filosofia spicciola.
    .
    Lo stesso discorso lo ha fatto P. Attivissimo nella discussione con G. Guidi e la fece P. Angela qualche anno fa, ricorrendo ad una metafora che ricordo ancora: se uno percorre una curva a velocità tale da poter perdere il controllo dell’auto, è prudente che riduca la velocità. Perché rischiare l’incidente?
    Domani mattina eviterò di andare a lavorare, così ridurrò il rischio di morire in un incidente d’auto! 🙂
    “Principio di precauzione” applicato all’ennesima potenza.
    .
    Ormai gli scettici del cambiamento climatico di origine antropica sono equiparati ai no-vax, agli ufologi, a coloro che non credono alla dannosità del fumo di tabacco, ecc., ecc.. Eretici e basta. Delinquenti e basta.
    Dovendo fare un elenco delle categoria di persone che non crede nella scienza, gli scettici (pardon negazionisti) del cambiamento climatico, vengono appena dopo i no-vax. E’ una stron..ata, ma in certi ambienti è così, c’è poco da fare. O te ne fai una ragione o ti fai venire una malattia. 🙂
    Ciao, Donato.

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  11. Giusta “precisazione” 😉

    Immagine allegata

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  12. Io apprezzo il CICAP, è organismo utile ché credo sia l’unico a controllare un certo numero di affermazioni difficili da accertare, son da lodare Morocutti, suo esponente di spicco, per l’indagine che condusse a Canneto di Caronia su quegli incendi appiccati da presunti Alieni piromani…e il lavoro d’altro suo noto esponente, chimico (di cui non ricordo il nome), per l’analisi della Sindone, ma il gran limite del CICAP è il suo star troppe volte acriticamente schierato con le istituzioni accademiche standard. Poi che il freddo di questo periodo non sia prova contraria all’AGW può starci però allora neppure ci sta che il tepore di tempi precedenti sia una prova a suo favore.

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  13. Ho inviato una mail al cicap per chiedere se le posizioni del comitato scientifico all’interno dello stresso concordino unanimemente sull’origine antropica del riscaldamento globale oppure ci sono posizioni diverse o dibattito su questo argomento… Non mi hanno risposto. Invece Paolo altissimo no mi ha pubblicato un mio commento (provocatorio) dove scrivevo che come cacciatore di bufale non si era accorto della più grande bufsla che gli passava accanto, quella dellorigine antropica del riscaldamento globale

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  14. @AleD
    Nessuno nega che ci sia in atto un aumento generalizzato delle temperature e nessuno nega che in questi ultimi anni ci sia stata una costanza del fenomeno.
    Il grafico che immagino tutti qui conosco bene ( https://tinyurl.com/ya5elyew ) lo dimostra, come dimostra che non è certo la prima volta che accade negli ultimi 3 o 4 secoli (vedi le “impennate” all’inizio del ‘700 e del ‘800).
    Ma qui però si parlava del tipico errore che si commette nell’associare acriticamente (in un verso o nell’altro) un fenomeno meteo al clima.

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  15. Qualche riflessione:
    – Sul freddo che viene dal caldo avevamo scritto proprio pochi giorni fa (http://www.climatemonitor.it/?p=49969). Diagnosi certa di appartenenza al Rescue Team, quindi.
    – Il pericolo di certe “professioni” e’ che a furia di fare l’eroe che sbugiarda i…bugiardi, finisci inevitabilmente per ritenerti depositario della verita’ praticamente in ogni campo. Per poi ritrovarti a fare il difensore d’ufficio delle posizioni del mainstream. Da debunker a pasdaran il passo e’ brevissimo. E se la storia dell’umanita’ l’avessero fatta i debunker saremmo ancora al sistema tolemaico.
    3) Le cose sono 2: o al Messaggero e’ scappata la penna (cose che capitano ogni tanto, quando il buon senso si fa strada improvvisamente attraverso una crepa nella muraglia della propaganda), oppure e’ scappato veramente il NON. Cosa alla quale mi viene da credere, visto che non ricordo di aver mai letto niente di originale su quel quotidiano.
    4) Ha ragione attivissimo: quella sul global warming e’ una narrativa esclusivamente politica. Nei modi in cui e’ declamata non ha niente a che vedere con la scienza, e questo gli da’ il diritto di silenziare chi vuole. Perche’ attivissimo a casa deve essere libero di ospitare chi la pensa come lui, chi gli fa gli applausi e i complimenti a ogni suo post pregno di impegno politico e sociale. E deve essere altrettanto libero di cacciare a calci nel sedere chi la pensa diversamente (soprattutto quando ne sa molto di piu’ sulla materia, come si evince in modo imbarazzante nello scambio in questione).
    5) Guido, ma chi te lo fa fare! 🙂

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  16. @DonatoP:

    Ok, però, fonte Cnr-Isac:


    Il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia. Con una anomalia di +1.58°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) ha superato il precedente record del 2015 (+1.44°C sopra la media).

    A parte i mesi di febbraio (con un’anomalia negativa) e marzo (in media rispetto al trentennio di riferimento), tutti gli altri dieci mesi del 2018 hanno fatto registrare anomalie positive e nove di essi di oltre 1°C rispetto alla media.

    Particolarmente eccezionali sono stati i mesi di gennaio (il secondo gennaio più caldo dal 1800 ad oggi con una anomalia di +2.37°C rispetto alla media) e aprile (il più caldo di sempre, con un’anomalia di +3.50°C rispetto alla media).

    L’anomalia del 2018, se presa in esame singolarmente, non ci permette di trarre conclusioni relativamente alle tendenze in atto; tuttavia, se vista nel contesto degli ultimi 220 anni di storia climatica dell’Italia, è l’ennesima conferma del fatto che siamo in presenza di un cambiamento climatico importante per il nostro paese. Significativo è il fatto che tra i 30 anni più caldi dal 1800 ad oggi 25 siano successivi al 1990.

    L’eccezionalità del 2018 non ha interessato solo l’Italia, l’anno appena concluso è risultato il più caldo da quando sono disponibili osservazioni anche per Francia, Svizzera, Germania e Austria.

    Italia + Francia + Svizzera + Germania + Austria non sono nemmeno esattamente una zona “locale”

    PS: ancora non si riesce a rispondere sotto il commento di qualcun altro.

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  17. Devo dire che gli ultimi post di Climatemonitor hanno un risvolto politicizzato che non fa sicuramente bene al sito che dovrebbe occuparsi di clima. Lo dico condividendo quasi in toto quanto scritto in questi post.
    Ora visto che siamo entrati in temi non prettamente climatici ecco la mia opinione rispetto al Cicap, e Paolo attivissimo. Personalmente sono convinto da anni che si tratti di enti e persone che promuovono il pensiero unico globalizzato e non hanno nulla a che vedere con la scienza. Nel loro calderone per nascondere le vere finalità ci mettono dentro un pô di tutto cosi da dare una parvenza di scientificità e di antibufala (nel senso della mozzarella). Penso che chiunque abbia cercato di approfondire alcuni grandi temi avrà notato che le risposte del Cicap o di Attivissimo sono spesso tra le piu’ dogmatiche e meno scientifiche che esistano. (ricordano un po quanto accade sul sito skepticalscience). Non é raro trovare riferimento a ” entità o organi supremi” che hanno affermato una cosa e quindi non la si puo’ contestare. Come dire : la massima autorità ha detto questo, chi sei tu per dire il contrario? Ecco questo non é certo un atteggiamento scientifico, ma piuttosto ideologico o religioso. Sappiamo bene tutti che la Scienza non é democraticae se ne infischia dei tioli e dei premi accademici.
    Personalmente ho l’impressione che le sole bufale che riscono a smontare sono quelle talmente palesi e basilari che anche un bambino non ci cascherebbe. Purtroppo é anche vero che su internet ormai circola di tutto , quindi é facile pescare nel prolifico mare della rete, trovare stupidaggini da smentire e nello stesso tempo creare un pensiero unico collettivo e autoritario su altri temi molto piu’ importanti.

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    • Caro Giovanni ti rispondo solo per quanto mi riguarda personalmente, e ti do’ ragione. Il problema pero’ va leggermente ricollocato: il modo in cui si parla di global warming, oggi (vedi il recente spettacolo straziante della COP polacca) e’ ESCLUSIVAMENTE politico. Non c’e’ nemmeno piu’ spazio per argomentare utilizzando argomenti scientifici, perche’ si viene silenziati con l’argomento della scienza “settled”, del “negazionismo” e delle “fake news”. Che e’ lo strumento usato in politica per sostenere le tesi di una specifica parte nelle polemica contro la parte opposta. Come si fa a parlare di clima oggi, nel momento in cui l’approccio scientifico e’ calpestato e irriso, mentre quello politico detta tempi, modi e soprattutto stanziamenti di fondi trilionari in assenza di contraddittorio? Impossibile parlare di clima senza finire per parlare di politica. Non di politica spiccia, di partito, che non conta nulla in questo contesto, ma di politica intesa come ambiente strategico esterno che la “scienza” la usa come clava per implementare agende economiche che col clima e il benessere della gente non hanno nulla a che vedere.

      Da questo punto di vista, la tentazione di non scrivere piu’ e’ fortissima, e penso che sara’ una conclusione inevitabile per quanto mi riguarda. Perche’ il re ormai e’ nudo, i meccanismi sono chiari, la gente ai giornali e all’informazione mainstream non crede piu’, e la scienza e’ stata ridotta a barzelletta e ad ancella di poteri che la usano e al tempo stesso la foraggiano. Hanno fatto un danno gigantesco e irrimediabile. E su questo ormai non c’e’ davvero piu’ nulla da argomentare.

  18. Ho partecipato anch’io a quel “dibattito” sul sito di Attivissimo, persona che seguo e stimo da anni, soprattutto quando parla di Informatica ed Astronautica, non quando cade pure lui nell’ideologia climatica.
    In particolare ho risposto a chi metteva in relazione il caldo anomalo dei giorni scorsi nel Ticino (causato dal Favonio) con il riscaldamento globale. Ho cercato di fargli capire che alcuni giorni (o alcune settimane) di temperatura anomala, peraltro in un’area ristretta del pianeta, non fanno clima globale!
    Ovviamente il mio tentativo è stato del tutto vano!

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  19. Il CICAP ha dimostrato tutta la sua non scientificità quando il suo presidente, invitato da Piero Angela, ha “spiegato” che Trump ha vinto le elezioni solo perché ha inventato la fake news come quella del “pizzagate”. Ovviamente anche il Piero Nazionale ha così finito di buttare alle ortiche decenni di onorata carriera (io ho letto un gran numero di suoi libri, fin da quando ero bambino, e per circa venticinque anni credo di non essermi perso mai un Quark e dintorni – peccato).

    Attivissimo è molto bravo per certe cose, ma su questo fronte è totalmente refrattario: ha persino bollato come evidente boiata il fatto che l’aumento di CO2 favorisca la crescita della vegetazione.

    Come dice MAXX, la faccenda del “non” è ridicola, mostra solo che è arrivato un richiamo dall’alto e sono scattati sull’attenti.

    Il tutto dimostra – se ce ne fosse bisogno – che in campo scientifico non c’è autorevolezza che conti: contano solo i dati e i processi corretti.

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  20. Va bene il NON dimenticato, ma su “inverno che rassicura” ?
    Certo i giornalisti dovrebbero avere la schiena dritta ma in in quel tw ho letto commenti da epurazione.

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