Rescue Team

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: parliamo del Rescue Team del Climate Change: la Squadra di Soccorso che salva la narrativa del riscaldamento globale dalla minacciosa realtà dei fatti. Eh sì, perché la macchina infernale clima-catastrofista costruita in decenni di infaticabile lavoro sul fronte accademico, mediatico e politico va protetta dal suo nemico giurato: il clima che non cambia come previsto (e auspicato) dai modelli climatici pluri-fallimentari sfornati a getto continuo dagli “esperti” di turno.

Per chi con il Climate Change ci campa (un esercito di persone, vista la quantità incalcolabile di fondi dilapidati per la “causa”) una normale ondata di gelo è una maledizione, una nevicata abbondante una sciagura, un record di freddo una tragedia. Chè come si concilia una narrativa di riscaldamento mortifero e fuori controllo con un prolungato periodo di freddo invernale? O con una nevicata insolita, magari sulla costa pugliese o siciliana? In queste circostanze sciagurate tocca reagire alla realtà dei fatti e salvare il soldato Global Warming. È un lavoro da professionista, imboccare i media amici con argomentazioni climatiche più o meno fantasiose, spesso irragionevoli, talvolta francamente ridicole, ma che sostengano la narrativa secolare sull’argomento. Un lavoro ingrato ma indispensabile: un lavoro da Rescue Team!

Ché tra tutte le incertezze di una previsione meteo, una cosa è certa: nell’imminenza di un normale episodio di freddo invernale il Rescue Team entrerà in azione, anche nei prossimi giorni. E allora divertiamoci insieme, provando a prevedere le strategie che gli eroici soccorritori utilizzeranno, servendosi dei soliti media compiacenti.

Strategia #1: Ignorare

È la strategia più efficace: non parlare del tempo atmosferico quando fa freddo, e comunque derubricare la notizia a irrilevante, se proprio si è costretti a darla. Applicata ormai diffusamente da diversi anni (ne abbiamo parlato) ha lo sgradevole effetto collaterale di tenere il cittadino all’oscuro dei rischi collegati ad una ondata di gelo, o ad una nevicata improvvisa. Ma è un prezzo da pagare, a fronte di una causa superiore…

Strategia #2: È Climate Change!

Altra tecnica regina dello spin-doctoring climatico. Quando fa caldo, è Global Warming. Quando fa freddo è Climate Change. Declinata in varie forme, tutte più o meno ridicole o irragionevoli, ma con due canovacci essenziali:

  • Clima impazzito, ovvero se il clima sembra non obbedire ai modelli climatici, è solo perché è impazzito (ma rinsavirà e moriremo tutti di caldo, nessuno si illuda). A testimonianza dell’impazzimento, di solito si cita il fatto che il periodo freddo fa seguito ad uno più caldo del normale, o si sottolinea che laddove dovrebbe fare freddo, stranamente fa caldo. Come sempre, si confonde il tempo atmosferico col clima, secondo convenienza.
  • Fa freddo perché fa caldo, ovvero il freddo è causato dal fatto che il Pianeta è più caldo, e questo causa indirettamente ondate di gelo più intense (ne abbiamo parlato). Totalmente irragionevole e demenziale, questa giustificazione è la carta della disperazione, quando proprio non rimane altro da spendersi.

Strategia #3: Trova un posto dove fa caldo

Se negli ultimi 170 anni la temperatura media sulla Terra è aumentata della miseria di 0.8 gradi, questo vuol dire che a livello globale è cambiato davvero poco. In altri termini, se da qualche parte fa più freddo della media, ci saranno zone del Globo in cui fa più caldo del solito, come accade da sempre. Basta trovare il posto “giusto”, e spiattellare la notizia del caldo anomalo insieme a quella sull’ondata di freddo. Nel caso in questione ci sono tante carte da giocarsi: farà infatti meno freddo del solito in Alaska, Islanda, Svalbard, Canada occidentale.

Quindi la notizia potrebbe essere: “Mezza Italia sotto la neve, ma alle Svalbard fa caldo”. Meglio se accompagnata dalle solite immagini di orsi sottopeso e di fronti di ghiaccio che precipitano in mare. Quasi nessuno sa dove siano le Svalbard, ma la narrativa è salva. Meglio ancora, se si trova un caso italiano a fare da contraltare. Ad esempio, si fa notare che nevica al Centro-Sud mentre al Nord invece il cielo è sereno e sulle Alpi non nevica. Ricadendo così nella Strategia #2, variante Clima Impazzito: “Neve al Sud, sereno al Nord, Italia capovolta!”.

Strategia #4: Il record di caldo

Questa carta si gioca se vengono infranti record di freddo. Allora tocca cambiare emisfero e cercare un record di segno inverso. Ci sarà per forza un posto in Australia, in Africa o in Sud America dove è caduto un record di calore.

La notizia in questo caso potrebbe essere: “Freddo record in Italia, ma in un sobborgo di Soweto è il giorno più caldo della storia” (già successo, e commentato su queste pagine).

Strategia #5: Stratwarming!

Tecnica recente e raffinatissima, roba da professionisti. Per farla semplice, siccome episodi di riscaldamento della stratosfera anticipano talvolta raffreddamenti intensi a livello troposferico, la notizia viene presentata in questi termini: “Fa freddo, ma questo freddo è stato causato da un riscaldamento anomalo della stratosfera”. Ovviamente la stratosfera con le emissioni di CO2 non c’entra un fico secco, e lo Stratwarming è fenomeno conosciuto e studiato da decenni ma l’importante è che il messaggio passi nei termini desiderati: “Fa freddo perché fa caldo” (e ricadiamo quindi nel punto #2).

Non resta che la prova sul campo, a questo punto: prepariamoci alla prevedibile alluvione di clima-scemenze che inonderanno i media nei prossimi giorni, e verifichiamo la corretta applicazione delle strategie di spin-doctoring del Rescue Team. C’è da scommettere che ancora una volta i nostri eroi non deluderanno le peggiori aspettative.

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Author: Massimo Lupicino

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12 Comments

  1. Naturalmente tutto ciò che è riportato nell’articolo del Dr. Lupicino è perfettamente e copiosamente riscontrabile su un noto quotidiano torinese di larga diffusione soprattutto nell’Italia nord occidentale.

    Temo che ormai sia una battaglia persa almeno fino a quando non si materializza il “Burioni” di turno pronto a confutare pubblicamente dato dopo dato i climatologi con il papillon.

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    • Grazie Diego per il file, interessantissimo. Ha a tutti gli effetti il carattere di un Audit, e sono soldi ottimamente spesi, senza dubbio, vista la natura e la sostanza dei rilievi mossi dal Team. Il report scagiona Karl da accuse di tarocco e falsificazione dolosa, accuse che non mi risulta siano state mosse da nessuno, nemmeno dal Bates (il collega dello stesso Karl che ha dato il via a questo processo di verifica).

      Di fatto, un quality audit con processo all’americana tra l’accusatore Bates e l’accusato Karl. Che non ne esce per niente bene, per altro. I rilievi mossi dagli auditors sono obbiettivamente molto pesanti. Per riassumere:
      – Il processo di verifica interno al NOAA e’ stato di fatto inesistente, all’acqua di rose ad essere generosi.
      – Karl avrebbe dovuto inserire un disclaimer per sottolineare che la sua posizione non rappresentava quella del NOAA, e che quel paper era emesso unicamente a titolo personale. Un rilievo pesantissimo. Tanto piu’ che il Team di Auditing sottolinea l’impatto enorme dello studio, e la sua natura di per se’ “controversa” (parole pesantissime) che avrebbe meritato ben altra prudenza da parte del NOAA.

      I findings del comitato sono talmente rilevanti che sono associati ad una serie di richieste di azioni correttive, con il fatto, sottolineato piu’ volte, che non necessariamente uno studio a firma di uno scienziato del NOAA rappresenta automaticamente la visione dell’istituto nel suo complesso.

      Il punto e’ proprio questo: lo studio di Karl, come tanti altri in fatto di scienza del clima, e’ metodologicamente corretto. Ma la “correttezza metodologica” di uno studio non fa di quello studio automaticamente un qualcosa che chiude ogni discussione sull’argomento. Non e’ cosi’ in nessuna materia scientifica (basti pensare agli studi in ambito medico, in cui tante volte partendo da assunzioni simili, e con metodologie corrette, si arriva addirittura a conclusioni opposte). In climatologia purtroppo funziona diversamente, e qualsiasi campana pro-global warming viene presentata come qualcosa che chiude qualsiasi discussione: “settles down”. Nella scienza vera non funziona cosi’.

      Soldi ottimamente spesi, quindi, che portano ad un miglioramento dei processi interni del NOAA. Che scagionano Karl dal sospetto di essere un impostore e falsificatore di professione, ma che degradano il suo studio ad “uno dei tanti studi sulla materia”, e che come tale non necessariamente doveva rappresentare la visione dell’intero istituto. Cosa che invece e’ accaduta.

      E soprattutto, l’Audit punta il dito su un argomento essenziale: il fatto che uno studio sia metodologicamente corretto, usi dataset riconosciuti in letteratura e referenze appropriate, non fa automaticamente di quello studio una pietra angolare della disciplina in questione.

      Grazie ancora per la segnalazione, penso che questo report meriti ben piu’ di un post a contorno di un articolo leggero come questo in oggetto.

  2. Proprio ieri sera sul servizio di Sky Tg 24 parlava di un sistema a condensazione per estrarre acqua potabile dal’ umidità dell’ aria, impiegato per le emergenze . Il servizio terminava dicendo che sarà una tecnologia utilissima quando il surriscaldamento globale renderà il mondo uno sterile deserto.L’ultima immagine tratta dal Joshua Tree Desert Park

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  3. Salve a tutti, e buon 2019!

    Temperature a parte… personalmente trovo che il team di supereroi salvapianeta stiano facendo un lavoro egregio anche nel caso del terribile innalzamento dei mari del nostro pianeta…. che manderà sott’acqua le villone di parecchi dei loro amici… attori, politicanti vari… i nomi e i casi si sprecano.
    Per restare all’Italia de noantri, un egregio lavoro è svolto dal manipolo presenzialista di “climatologi” vari… che ci spiegano come Venezia, Ravenna e Aquileia abbiano i giorni contati… visto/sentito su canali RAI recentemente almeno 2 volte.
    Peccato che per le tre città/località suddette non sia tanto il mare a salire quanto la terra a scendere, sia per motivi naturali, la subsidenza, che per motivi antropici… utilizzo sconsiderato delle falde acquifere e estrazione di idrocarburi.

    Ciliegina sulla torta, i “climatologi” de noantri stanno invadendo il piccolo schermo anche per le previsioni meteo… due giorni fa intervista a uno di essi, Pasini, con domande su come sarà l’inverno in Italia…

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  4. Ben detto caro Massimo! Il nostro Pianeta è meraviglioso….ha un’infinità di paesaggi spettacolari,ed ha anche una moltitudine di climi diversi. Ognuno può andare a vivere in un qualsiasi posto del mondo….se ha delle preferenze….ma godiamoci la nostra Terra!

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  5. Caro Massimo sono d’accordo con te. Mi sono fatto quattro risate leggendo il tuo articolo ed immaginavo le facce dei catastrofisti intenti a trovare l’argomento migliore per controbattere le notizie sul freddo. Immagino cosa farebbero se leggessero ciò che dicono alcuni scienziati….si va verso una nuova piccola era glaciale!!

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    • Caro Roberto, dove si va non lo so sinceramente. Lo scopriremo solo vivendo, tra una omogeneizzazione dei dataset e l’altra. Penso potremo sperimentarlo sulla nostra pelle molto meglio e molto più chiaramente di come ce lo venderanno a colpi di modelli e di curve miracolosamente inclinate verso l’alto da una notte all’altra.

      Comunque sia, l’importante è esserci ed assistere allo spettacolo che il nostro Pianeta e l’universo tutto sono in grado di offrirci, se solo accettiamo di guardarlo per quello che è, e non per come vorremmo che fosse.

  6. Ma nel team cè anche Super Pippo?

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    • Non credo, se ci fosse Pippo sarebbe una cosa più seria, mi sa…

  7. Commento

    Immagine allegata

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  8. Che poi “clima impazzito” resta la più bella di tutte…come sempre l’Uomo Moderno ha la presunzione di voler a tutti i costi spiegare qualcosa secondo la propria logica…c’è vita sugli altri pianeti? Certo, basta cercare l’acqua. E perché le forme di vita aliene non dovrebbero essere in grado di vivere, che so, respirando cloro? Nel caso del clima: non lo posso imbrigliare con schemi “umani”, è evidente…non è che all’Uomo Moderno viene il dubbio che i suoi modelli non funzionano: no, è il clima che non vi si adegua. In questo, forse il tanto vituperato medioevo ha da insegnarci qualcosa

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