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Cronache dal bunker

In imminenza di riunificazione tedesca, esattamente 30 anni fa, Margareth Thatcher convocò un meeting con storici di fama per discutere i rischi dell’operazione, con particolare riferimento a due questioni: il rischio militare, ovvero l’eventualità che la Germania precipitasse l’Europa nella terza guerra continentale del secolo; e il rischio economico, ovvero che la Germania potesse spostare le sue ambizioni imperialiste su un piano economico, sottomettendo l’Europa con altri mezzi (già 30 anni fa la Thatcher si poneva il problema del surplus della bilancia commerciale tedesca). Il responso degli storici non fu confortante, ma la storia correva troppo veloce, e nonostante le preoccupazioni della Lady di Ferro fossero condivise dall’omologo francese Mitterand che prevedeva che una Germania riunificata avrebbe agito con la “tradizionale brutalità”, le pressioni americane finirono per prevalere, e unificazione fu.

La Francia si consolò presto con la prospettiva assai ottimistica che una moneta unica avrebbe fatto da argine all’arroganza tedesca, mentre l’Inghilterra maturò uno scetticismo di fondo nei confronti di una costruzione europea inevitabilmente germano-centrica, che si concretizzò nel rifiuto di entrare nel progetto della moneta unica. A distanza di trent’anni dalla riunificazione tedesca, la Gran Bretagna ha tagliato quello che restava, del cordone ombelicale con la politica europea, e ha lasciato il resto del continente al suo destino. Una scelta che è figlia proprio di quella diffidenza mostrata dalla Thatcher, nonostante la stampa globalista di mezzo mondo racconti ancora la storiella ridicola che gli inglesi si sono semplicemente sbagliati (3 volte in 3 anni, tra referendum ed elezioni!) e che a volere la Brexit fosse solo un esercito agguerrito ma minoritario di bifolchi.

Niente di più distante dalla realtà: esiste una classe conservatrice britannica, molto ben rappresentata a tutti i livelli (stampa compresa, vedi le posizioni del prestigioso Telegraph in materia di Brexit) che di morire tedesca per mano di un manipolo di burocrati a Bruxelles non ne ha mai avuto voglia, e proprio quella classe ha trainato il paese verso la fuga precipitosa dalla gabbia europea. Fuga rappresentata molto bene anche dalla prossima uscita di scena di Carney, il banchiere centrale inglese tutto Remain e Global Warming, che in questi giorni fa i pacchi per lasciare il posto ad un successore più in linea con le ambizioni britanniche del nuovo corso (ne riparleremo).

Dalla Thatcher alle Tre Grazie

Proprio negli stessi giorni in cui Boris Johnson e il suo ciuffo biondo facevano marameo all’Europa e ai suoi guastatori inoculati da anni nei gangli vitali nel Regno Unito, le Tre Grazie europee: Merkel, Van der Leyen e Lagarde, erano invece tutte intente a sbracciarsi per descrivere un futuro continentale vedissimo e bellissimo. Ricorrendo per altro all’uso di termini scientificamente insensati e squalificanti come la cosiddetta “neutralità climatica”: bestialità ascientifica e involontariamente comica, ma che rende bene l’idea dello sprofondo culturale e ideologico in cui è precipitata l’elite continentale di questi tempi.

Il punto è che il Global Warming e la Green Economy sono ormai diventate il sacro Graal della politica economica europea. Per necessità innanzitutto, visto che la Merkel in Germania è assediata dall’ascesa travolgente di partiti verdi che minacciano di spazzare via il tessuto industriale su cui il Paese ha costruito il suo benessere e la sua posizione di predominio continentale. E per un calcolo strategico che promette di rivelarsi disastroso per il futuro dell’Europa e dei suoi abitanti.

Riconversioni miracolose ed elefanti in cristalleria

In un mondo che diventa sempre più protezionista, non solo dalla prospettiva americana/trumpiana come piace raccontare ai soliti media liberal-faziosi, bensì a livello mondiale, come mostrano le tensioni commerciali altissime anche in estremo oriente tra Cina, Giappone e Corea del Sud, la leadership tedesca non sa letteralmente che pesci prendere.

Prigioniera, come troppo spesso accaduto nella storia, di utopie e dogmi cristallizzati nei decenni (leggi “Austerity”), la politica tedesca si rifiuta di vedere il disastro sociale portato da una economia di stampo cinese, tutta export e abbassamento del costo del lavoro, al cospetto di una domanda interna sempre più asfittica, e dell’impoverimento rapidissimo di quella classe media che è stata la spina dorsale dello sviluppo economico nel mondo occidentale. Si rifiuta di vedere nel disastro portato dalla moneta unica alle economie europee periferiche la principale minaccia per il suo stesso export. E al cospetto di questo disastro, non trova niente di meglio da fare che rilanciare.

Come? È presto detto: riconvertendo in modo forzoso l’economia europea, trasformandola in un immaginifico polo manifatturiero “green” capace di esportare prodotti e tecnologia all’estero. Come anticipato, non solo questa visione ignora completamente i mali che sono alla radice della crisi economica attuale, ma se possibile li aggrava. L’utopia dell’Europa verde che produce benessere e ricchezza si scontra infatti con problemi strategici enormi, veri e propri elefanti nella cristalleria dei salotti buoni radical-chic, tutti Greta e group-think.

  • Non si capisce, per esempio, il motivo per cui Cina, Giappone, Stati Uniti o i paesi in via di sviluppo dovrebbero comprare tecnologia europea “green”. Innanzitutto perché capaci di prodursela internamente, quella tecnologia (i cinesi sono già leader mondiali nei pannelli fotovoltaici e nella produzione delle terre rare necessarie per la fabbricazione di batterie). E in secondo luogo perché i paesi in questione sono molto più attenti a salvaguardare la propria manifattura mantenendo basso il costo dell’energia, che a salvare il mondo a spese dei propri cittadini, come invece pretendono di fare gli europei.
  • Il contesto economico in cui si muove l’elite europea ha assunto un carattere di dirigismo utopista che ricorda molto da vicino l’esperienza dell’Unione Sovietica. La pretesa di produrre un bene non richiesto, non necessario, più costoso e più inefficiente di quello attualmente disponibile (leggi auto elettrica vs. auto diesel) con la minaccia di una catastrofe immaginifica e di fatto inesistente (leggi global warming), è decisamente sovietica e nulla ha a che fare con il concetto elementare di produrre un bene per soddisfare una domanda già esistente o in potenza. Si pretende di produrre auto elettriche oggi, come l’Unione Sovietica pretendeva ieri di produrre carri armati e testate nucleari: zero vantaggi per il cittadino, e scelte economiche evidentemente assurde giustificate solo dall’esistenza di un nemico più o meno immaginifico (ieri il conflitto nucleare imminente, oggi la “catastrofe climatica”).
  • La distopia e l’assurdità della pretesa di trasformare di colpo l’industria automotive in elettrica è tutta nel confronto tra un passato in cui l’operaio italiano poteva permettersi di comprare la 500 perché aveva un lavoro e uno stipendio dignitosi, e si guadagnava così l’agognato accesso alla mobilità; e un presente in cui l’operaio automotive “convenzionale” il lavoro lo perde, e la macchina non se la potrà più permettere. Tanto meno quella elettrica, che costa il doppio, ha una autonomia ridicola e non è supportata da un sistema di approvvigionamento e distribuzione energetica adeguato. Fatto sta, la conquista della mobilità regalata dalla 500 viene persa, 60 anni dopo, per mano dell’auto elettrica. Chapeau.
  • Sullo sfondo, l’ombra lunga della finanza nemica del cittadino, e della classe media. Quella che ama gonfiare bolle gigantesche su asset cartacei e virtuali (in cui investe i propri soldi) senza creare beneficio alcuno in termini di benessere e posti di lavoro. Quella finanza che grazie all’afflusso spaventoso di denaro stampato a profusione dalle banche centrali “amiche”, e distribuito arbitrariamente sulle varie asset class in base a presunte considerazioni “etiche”, ha trasformato obbrobbri economici e aziende mangiasoldi come Tesla in società a capitalizzazione-monstre, senza alcuna giustificazione in termini di fondamentali. La stessa finanza che oggi, mostrando patetica preoccupazione e ipocrita compassione per temi “ambientalisti”, ha deciso che la prossima bolla finanziaria sarà verdissima e che lì andranno collocati i trilioni stampati dalle banche centrali. E chi se ne frega, se le società che saranno gonfiate come palloni (verdi) si riveleranno dei baracconi incapaci di produrre utili, valore e posti di lavoro. L’importante è che vadano ad arricchire le elites che le detengono in portafoglio, proprio in quanto “etiche”.

Se è vero che la storia si ripete, si fa obbiettivamente fatica a non vedere negli eventi di questo periodo una riproposizione dei vecchi mali del passato, pur con qualche variazione sul tema. Una Germania in salsa sovietica: imperialista, dirigista ed utopista, governata da una elite miope, supponente, e arrogante nell’incapacità di riconoscere i propri errori e nella pretesa di rilanciare all’infinito, come un giocatore d’azzardo privo di ogni residuo di lucidità. La Gran Bretagna che se ne va, a braccetto con gli Stati Uniti. Russia e Cina che seguono le loro agende, profondamente nazionaliste e a loro volta imperialiste, ma con i vecchi arnesi ideologici conunistoidi, nichilisti e sovietici passati idealmente più ad ovest, ad una Unione Europea germano-centrica che si trascina dietro il resto dell’Europa continentale: confuso, impoverito, culturalmente sradicato ed aggrappato alla sottana di una Germania che oggi, come 75 anni fa, corre a chiudersi nel bunker.

Un bunker verdissimo, col faccione accigliato di Greta stampato sulla porta, ma popolato di leader annebbiati, impreparati e disperati. Di aspiranti suicidi. Viene da sperare che il destino di questa Europa si compia in fretta, per la terza volta nell’ultimo secolo. E che si possa ripartire dall’ennesimo cumulo di macerie ideologiche, economiche e sociali per rimettere al centro di tutto l’uomo, e le sue sacrosante aspirazioni in termini di sicurezza, benessere, affetti e realizzazione personale.

 

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Published inAttualità

21 Comments

  1. Davide

    Sì, il problema del gigantesco impoverimento della classe media, dovuto all’espansione delle banche centrali, è a mio modo di vedere IL problema degli ultimi 25 anni in quasi tutto il mondo avanzato.
    Nessuno ne parla, ed è semplicemente assurdo: inflazionano come dei matti, fanno finta che l’inflazione non esista, ed il conto lo paga la massa.
    E’ questo uno dei principali motivi della crisi economica delle persone normali in tutto l’occidente.
    E certamente, viene fatto con la scusa della “stabilità” e della “crescita/stimolo”, ma il risultato è l’esatto contrario: da fine anni ’90 abbiamo un’instabilità finanziaria a tratti tragica, e di cui si poteva fare certamente a meno.
    Idem la “crescita”, che è “decrescita” per la massa.
    Salvo, però, a mio modo di vedere, proprio per il ceto medio di Germania e pochi altri, che non vedo impoverito, ed i cui salari/stipendi non stanno affatto andando male.
    Non credo neanche siano vittime dell'”austerity” (che peraltro in generale è più nelle parole che nei fatti): il contenimento di spesa e deficit in Germania si è accompagnato ad un notevole sviluppo, secondo me.
    E’ l’espansione di spesa e deficit ad essere analoga all’espansione monetaria: trasferimento dai tanti agli amici.
    Ad ogni modo, non volevo rimarcare le differenze di pensiero, ma più che altro le affinità: le politiche monetarie sono distruttive, la Ue sta diventando autoritaria e di stile sovietico, e le politiche “green”, con la scusa del clima, rischiano seriamente di distruggere ogni forma di prosperità, anche in Germania.
    L’auto elettrica grida vendetta da qualunque parte la si guardi, anche perchè è completamente inutile per ridurre le emissioni di CO2.

  2. Davide

    Salve a tutti, bellissimo articolo.
    Vi leggo sempre per le questioni climatiche, ma stasera mi viene voglia di commentare questo articolo, in cui mi ritrovo quasi completamente circa il suicidio che sta compiendo l’occidente, ed in particolare l’europa.
    Sono lieto di vedere enunciati così bene i principali “mali”, a cominciare dalla stampa di soldi da parte delle banche centrali per arricchire gli amici e gonfiare una finanza ipertrofica (problema principale degli ultimi 20/25 anni), per passare ovviamente alla riconversione “verde” imposta, che ovviamente richiama in modo molto chiaro l’unione sovietica, cui l’unione europea tende ogni giorno di più, o anche i piani economici cinesi di qualche decennio fa.
    Magari non sono troppo d’accordo sull’euro (tutte le bc operano allo stesso modo, oggi, quindi yen o dollari o sterline – finora – o euro cambia nulla), ma passiamo oltre.
    Bello vedere un certo punto di vista, sostanzialmente assimilabile a quello dell’ambiente libertario!

    Sulla Germania, devo dire che sono perplesso.
    In generale ho stima della Germania, non è una macchietta, è un paese mediamente serio, capace di riprendersi dalle crisi riducendo lo stato e gli eccessi regolatori, e basato su produzioni reali e non supercazzole in stile londinese.
    Vederlo oggi ridotto in questo modo, con una politica che vuole suicidare prima di tutto il loro stesso paese, a cominciare dalla loro industria dell’auto leader mondiale, è veramente inquietante.
    Mi chiedo cosa ne pensi il tedesco medio, che in realtà credo la veda più o meno come noi.
    Il problema è capire perchè non ci sia modo di tradurlo in un’offerta politica adeguata, con la Merkel ormai completamente partita per la tangente sulla questione, tradendo secondo me l’elettorato conservatore/liberale che dovrebbe rappresentare.
    In generale, in occidente, è da troppi decenni che chi manda avanti la baracca ha abdicato sul piano culturale, sul piano della formazione, lasciando sempre più modo agli altri di distruggere tutto.
    Le persone “normali” devono interessarsi più di tutte queste cose, o finiranno travolte e distrutte.

    • Massimo Lupicino

      Caro Davide, grazie per il commento (scrivi piu’ spesso! 🙂 )

      Un chiarimento sull’euro, solo per darti ragione riguardo alle banche centrali: tutte le banche centrali in modo coordinato stanno gonfiando il pallone degli asset finanziari, con l’effetto indiretto di inflazionare i beni fisici delle persone comuni (proprieta’ immobiliari, tipicamente). Di fatto col pretesto della “stabilita’ finanziaria” e’ in atto una gigantesca opera di impoverimento della classe media (che quegli asset non li detiene) a favore di una elite di super-ricchi. Una operazione abominevole di cui, ovviamente, nessuno parla.

      Il problema dell’euro e’ nella sua forza eccessiva per economie come quella italiana che da sempre sono state fondate sull’indebolimento della valuta ai fini dell’export. Se imponi una valuta troppo forte ad un paese indebitato ed esportatore come l’Italia, la uccidi, punto. E se uccidi l’economia italiana, magari nell’immediato sei contento perche’ non hai concorrenza alla tua manifattura, ma poi le tue belle auto tedesche chi te le compra? Semplifico ovviamente, ma il concetto e’ chiaro.

      Sulla Germania, le tue riflessioni mi trovano completamente d’accordo. Grande popolo, quello tedesco, capace di grandezze assolute in ogni campo, dalla scienza alla filosofia passando per la musica. Non si critica ovviamente il popolo, ma i leader che quello stesso popolo troppo spesso hanno mandato al massacro (coinvolgendone altri). Gli storici interpellati dalla Thatcher saprebbero dire di piu’ e meglio 🙂 ma il contesto e’ chiaro: la classe media tedesca si sta impoverendo, rapidamente. I salari scendono, il malcontento sociale aumenta, specie ad est. La domanda interna e’ sempre piu’ fiacca. I tedeschi sono vittime delle politiche miope e suicide di austerity come il resto dei cittadini europei. Tocca sperare che chi li governa se ne renda conto prima che sia troppo tardi. Ma la storia insegna qualcosa di diverso.

  3. Alessandro

    Massimo fortuna che ci sei te che scrivi queste cose essenziali per qualunque essere umano sano di mente:

    “rimettere al centro di tutto l’uomo, e le sue sacrosante aspirazioni in termini di sicurezza, benessere, affetti e realizzazione personale.”

    L’essere umano oggi non è visto come una risorsa, tant’è che è presente una forte corrente di pensiero che diffonde l’odio per l’uomo.
    La risorsa principale siamo noi stessi ed è stato l’uomo a moltiplicare le risorse della Terra e a renderle più efficienti e disponibili grazie alle nuove tecnologie. Tutto il resto è fuffa ideologica che sembra aver attecchito molto bene in gran parte d’Europa, eccetto in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria,Lituania e simili che conoscono molto bene certe pericolose correnti di pensiero.

    • Massimo Lupicino

      Caro Ale, il nichilismo e’ il principale male che affligge il mondo occidentale e in particolare quello europeo. Un “regalo” che viene da est, dove se ne sono liberati di fatto dandogli una pedata e buttandolo dall’altra parte dell’allora Cortina di Ferro. Adesso dobbiamo smazzarcelo noi.

      Come dici bene, i paesi dell’Europa orientale hanno sviluppato ottimi anticorpi al nichilismo comunistoide, mentre quelli occidentali ne sono completamente privi. E dire che se n’e’ parlato e scritto in abbondanza, di questi argomenti. Basti pensare ai Demoni di Dostoevskij, dove il tema del nichilismo viene affrontato in modo sublime.

      Avessimo un Doestoevskij oggi, dalle nostre parti… Probabilmente verrebbe bannato da Facebook e Twitter per Hate Speech. Abbiamo quello che ci meritiamo.

  4. Alessandro2

    “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due”. Cit. Giulio Andreotti. Altri tempi.

    • Massimo Lupicino

      Al solito, si rivalutano gli uomini del passato facendo un confronto con quelli del presente. Da rivalutare c’e’ davvero tanto. Ma proprio tanto.

  5. AleD

    Ma tutta questa filippica per dire che è meglio usare il contante??? Per pagare ed essere pagati.

  6. Maurizio Rovati

    Chi vuol esser lieto sia…
    Voi europei siete tanto avanti sul tema dell’ambientalismo da sconfinare nel fanatismo, io però non ho mai sentito parlare di un esercito elettrico, a emissioni zero. Perché? Chi ha detto che la guerra non si può fare in modo sostenibile, green ed ecofriendly?
    Cosa impedisce di realizzare un e-Tank o degli e-fighters?
    Ma soprattutto, quando il petrolio (che schifo!) sarà finalmente vietato, cosa metterà l’esercito nei serbatoi? biofuel? Basterà per tutti?
    Per ora vi auguro una Buona brexit! 😉

    • Massimo Lupicino

      Russi e cinesi non avranno problemi a decidere di mettere idrocarburi nei loro tanks. Del resto Hitler convertiva il carbone in diesel gia’ 80 anni fa, a questo scopo. Noi europei non abbiamo bisogno di porci questo problema perche’ i nostri eserciti sono “inclusivi” e quindi male che vada nei serbatoi ci metteremo i fiorellini.

  7. Luigi Lucato

    … cumulo di macerie ideologiche, economiche e sociali per rimettere al centro di tutto l’uomo …

    Certamente un cumulo di macerie, ma quali UOMINI dovrebbero ricostruire, quanto tempo anche dopo il crollo per ripulire tutte le briglie BUROCRATICO IDEOLOGICHE che oggi soffocano ogni ATTIVITA’ … con quali fonti ENERGETICHE e quali RISORSE visto che l’EUROPA in particolare per densità di popolazione e consumi è messa malissimo.

    Fine anni 50 mio padre ha costruito la casa in cui abito tasse IGE al 3% … oggi IVA + Urbanizzazione + ecc … meta del capitale se va bene per Burocrazia e Tasse senza aver costruito, e una volta costruito una mangiatoia continua.
    Se poi vuoi costruire qualche cosa di innovativo che va fuori dai canoni standard definiti dalla burocrazia e dalle varie zone dei piani regolatori non puoi.
    Quindi INNOVAZIONE ZERO, e non solo in Edilizia in ogni attività.

    Dimenticavo la religione VERDE, che come l’edera avvolge e soffoca ogni cosa.

    CUMULO di MACERIE spargere il SALE e aspettare qualche GENERAZIONE … che siano morti tutti i parassiti … e forse si riparte.

    • Massimo Lupicino

      Diciamo che disfarsi della generazione del ’68 sara’ gia’ un grande passo avanti. Con tutte le eccezioni del caso, di cui fanno parte amici e…genitori. A quel punto si aprira’ una finestra tra quella generazione e quella dei gretini. E’ un’opportunita’ da non perdere… 🙂

  8. Paolo da Genova

    Riguardo l’Europa, mi pare esagerato il paragone fra oggi e le guerrre mondiali, la II in particolare, sia per l’assenza oggi di guerra vera e propria, sia per l’aspetto tragico e solenne di quella e l’aspetto ridicolo e pezzente di oggi, dalla Cavalcata delle Valchirie alla musichetta di Tafazzi.

    • Massimo Lupicino

      Paolo, hai ragione anche tu. Del resto si dice che la storia si ripete la seconda volta in farsa, non a caso…

  9. donato b.

    Leggendo l’ultima fatica di M. Lupicino, vengono i crampi allo stomaco. Sono crampi dovuti al senso di assoluta impotenza di fronte ad un castello che scricchiola in modo sinistro e che ormai non può che avere un’unica sorte: crollare miseramente, trascinando nel crollo i suoi abitanti.
    Ecco, è questo il sentimento che mi ha colto durante la lettura. Ed il senso di sconforto è aumentato man mano che mi avvicinavo alla fine.
    .
    Oggi ho chiuso il progetto di una villetta bifamiliare: due appartamenti di poche decine di metri quadrati e mi sono chiesto dove stiamo andando a parare. Ho impiegato meno tempo a completare il progetto architettonico e strutturale, di quello speso per la verifica del rispetto dei vincoli energetici dei nuovi edifici. Senza parlare di quello speso, per la predisposizione degli accorgimenti per consentire che le lavorazioni in copertura avvengano in condizioni di sicurezza. Una volta non lo si faceva, ma con l’avvento dei pannelli fotovoltaici integrati nel tetto, è diventato un aspetto fondamentale.
    Ora che presenterò il conto al committente, ci divertiremo (si fa per dire, ovviamente).
    .
    Anche questo è frutto del delirio di cui parla Massimo nel suo articolo e rappresenta una delle ragioni, per cui stiamo assistendo al depauperamento dei redditi di quella classe media che ha garantito decenni di sviluppo al nostro Paese. Costruire un fabbricato, sta diventando un’operazione proibitiva in termini economici ed in termini normativi, oltre che operativi e posso affermarlo con certezza, visto che opero nel campo da oltre un trentennio . Le conseguenze sono facili a descrivere: meno gente costruisce, meno persone lavorano, meno gira l’economia e il disastro è servito. Questa testimonianza solo per dimostrare che quelle di M. Lupicino non sono cose campate per aria, ma, purtroppo, sono cose concrete e dolorose.
    .
    E, per finire, mi collego alla parte finale dell’articolo, quella a carattere più globale, diciamo geopolitica.
    Oggi è una giornata nera, in cui le conseguenze del nazionalismo e dell’imperialismo, sono più evidenti che mai. Il mondo è molto più vicino ad una guerra a carattere globale, di quanto lo fosse ieri sera.
    La capacità di decifrare e gestire le crisi, sta scemando sempre più, a dimostrazione ulteriore della pochezza delle nostre classi dirigenti.
    .
    Purtroppo per noi gli aspiranti suicidi non si trovano solo in Germania o nella vecchia Europa, ma in buona parte del mondo. Non sono solo i tedeschi ad essere arroganti e presuntuosi, ma gli fanno buona compagnia anche altri attori che agiscono nei vari teatri di crisi.
    Non è solo nel campo della mitigazione del cambiamento climatico che si manifesta la miopia dei decisori politici, ma anche nelle questioni internazionali non legate al clima.
    E quante GRETE agiscono nel segreto delle stanze dei bottoni, lontano dagli obiettivi delle telecamere e dagli occhi dell’opinione pubblica!
    .
    Va male, molto male! E va male un po’ dappertutto. Mala tempora currunt et ……. 🙁
    Ciao, Donato.

    • Massimo Lupicino

      Caro Donato, giusto per rimanere in tema… Avevo pensato di prendere un terreno, piantarci degli olivi e farci dell’olio, mi ero quasi convinto. Poi ho letto delle nuove meravigliose trovate fiscali (divieto di cumulo partita IVA e reddito dipendente con scomparsa conseguente della flat tax), cui si aggiunge il tintinnio sinistro di manette per chi dovesse essere anche solo sospettato di aver frodato il fisco (per la serie, prima vai in galera e ti sequestro i beni, poi si vede – per la cronaca, il 50% dei sospetti evasori e’ scagionato dopo le indagini). Quindi mi son detto: aspetta un attimo, devo caricarmi il rischio di impresa, rischiare di essere messo in galera e vedermi i beni sequestrati, e il tutto per un margine di pochi spiccioli e con una imposizione fiscale tra il 60 e il 65%?

      No grazie. Non faccio nulla. Lasciamo le campagne deserte e abbandonate e lasciamo andare il territorio in malora. Alla fine della fiera e’ quello che si vuole: scoraggiare l’iniziativa privata rendendola un rischio insopportabile, e “costringere” la gente a mettere i soldi in attivita’ cartacee che piacciono alle grande finanza, obbiettivamente piu’ convenienti perche’ gonfiate a dismisura dalle banche centrali, e con una imposizione fiscale solo del 26% (quando non meno, vedi BTP), e zero rischio di ritrovarsi ammanettati o sul lastrico.

      La pretesa ridicola di certi ragionamenti di certa politica, e’ che la propensione all’impresa sia una caratteristica anelastica, e un aumento di imposizione fiscale dreni linearmente piu’ risorse a parita’ di “impresa”. Pretesa ridicola e assurda: se lo Stato ammanetta e divora gli utili, l’imprenditore non intraprende, e il sistema va a gambe all’aria perche’ nonostante le aspettative di chi predica decrescite felici, se non si produce non si puo’ distribuire.

      Parole al vento, come sempre. Per questo affonderemo.

  10. Alessadro

    “Viene da sperare che il destino di questa Europa si compia in fretta”

    Se c’è qualcosa di pratico da fare per far sì che si compia più velocemente che in fretta, lo farei adesso in questo momento…purtroppo chi ci governa non vuole andare alle elezioni visto che è un governo non eletto…

  11. Luca Maggiolini

    Pezzo lucidissimo.
    Ai germani bisognerebbe ricordare spesso, con qualche bacchettata sulle dita, che le ultime guerre che hanno cominciato non sono proprio finite bene per loro.
    Ma come recita un proverbio (russo se ricordo bene): dalla storia si impara una cosa sola – che da lei non si impara mai niente.

    • Massimo Lupicino

      Caro Luca, ogni popolo si porta dietro il fardello dei suoi errori e la tendenza naturale a ripeterli nel tempo. Forse se guardassimo a casa nostra potremmo imparare a sceglierci meglio gli “amici” senza essere costretti a cambiamenti rovinosi in corso d’opera, quando le cose vanno (puntualmente) come non ci aspettavamo…

  12. Renato

    Massimo, leggere questo tuo articolo, provoca un certo sconforto, ma è indubbio che tu abbia scritto di una realtà che in molti e da molte parti, ignorano o vogliono ignorare. La cosa che più d’ogni altra mi lascia perplesso, inoltre, è il come la più parte delle genti, sicuramente drogate dalla persuasiva attività dei media (social in primis) abbia abbracciato, gettandovisi di petto, nel mantra del “salviamo il pianeta”, pur perdendo di vista anche solo in minima parte, quanto hai egregiamente descritto in questo tuo pezzo. Che il nuovo anno ci porto un pò più di luce, ma quella vera. Auguri a tutti

    • Massimo Lupicino

      Caro Renato, una bugia detta mille volte diventa verita’. Sono tecniche di disinformatia conosciute da lustri, e’ normale che funzionino. L’antidoto e’ non leggere la stampa mainstream, tutto qua. E a giudicare dall’andamento delle vendite dei giornali (e degli ascolti di certi TG), direi che siamo sulla buona strada.

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