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COP 26: speranze e timori

Domenica 31 ottobre 2021 a Glasgow si è aperta la ventiseiesima Conferenza delle Parti. Circa due anni fa si era conclusa la COP 25 di Madrid e tutti si erano dati appuntamento alla successiva Conferenza. Tutte le Assise delle Parti successive alla “storica” COP del 2015, culminata con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, erano state considerate interlocutorie: servivano a tener vivi i contatti tra le Parti in vista della verifica dello stato di attuazione di una parte fondamentale dell’Accordo di Parigi. A Parigi ogni Stato aveva assunto dei ben precisi impegni, circa la riduzione delle emissioni (Nationally Determined Contribution o NDC). Tali impegni pur volontari e non vincolanti, nelle intenzioni dei sottoscrittori del Trattato, dovevano essere rideterminati e resi più “ambiziosi” nel quinquennio successivo alla data di svolgimento della COP 21. Ciò significa che, durante la COP 26, ogni Paese sottoscrittore dell’Accordo, doveva ufficializzare i suoi nuovi impegni.

Ad oggi solo una parte degli oltre 190 sottoscrittori dell’Accordo di Parigi, ha reso pubblici i propri impegni e, tra gli “assenti”, figurano Paesi la cui impronta emissiva è enorme, Cina in testa.

Lo scorso settembre l’UNFCCC (Organismo delle Nazioni Unite che sovrintende al processo negoziale che poi sfocia nelle COP) ha pubblicato un rapporto da cui risulta che siamo ben lontani dal tracciato che dovrebbe consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati sei anni fa a Parigi. Sulla base dei nuovi NDC pubblicati dai 113 Paesi che li hanno già assunti, le emissioni di CO2 e di altri gas climalteranti saranno di circa il 16% maggiori di quelle del 2010. Ciò ha fatto scrivere agli autori del rapporto che:

The total global GHG emission level in 2030 taking into account implementation of the latest NDCs is expected to be 16.3 per cent above the 2010 level. Taken together with the information in figure 9 and paragraph 149 above, this implies an urgent need for either a significant increase in the level of ambition of NDCs between now and 2030 or a significant overachievement of the latest NDCs, or a combination of both, in order to attain cost-optimal emission levels suggested in many of the scenarios considered by the IPCC. If emissions are not reduced by 2030, they will need to be substantially reduced thereafter to compensate for the slow start on the path to net zero emissions. The SR1.5 identifies net zero CO2 emissions as a prerequisite for halting warming at any level.

Tradotto dal linguaggio burocratico, significa che siamo ben lontani dal percorso virtuoso previsto. Un semplice sguardo alla figura 9 del predetto rapporto, è sufficiente a chiarire tutti i dubbi.

Fig. 1: grafico desunto dalla fig. 9 del rapporto FCCC/PA/CMA/2021/8 (fonte citata)

Nel 2015 fui facile profeta nello scrivere che, non essendo l’accordo di Parigi vincolante per i sottoscrittori, esso era pura e semplice carta straccia. E così sembra essersi rivelato. Per capire il motivo per cui esso è illusorio, bastano due esempi. Affinché esso possa avere effetti, gli USA dovrebbero ridurre le loro emissioni nel 2030 del 195% rispetto al 2005 e ciò comporterebbe la riduzione effettiva delle emissioni di circa il 70% (2030 rispetto al 2005) e l’esborso di circa 80 miliardi di dollari annui a favore dei Paesi in via di sviluppo, mentre il Regno Unito dovrebbe ridurre le proprie emissioni nel 2030 del 70% rispetto al 2005 e versare 46 miliardi di dollari annui ai Paesi in via di sviluppo (fonte).

Si tratta di impegni veramente ragguardevoli e non so fino a che punto possano essere presi a cuor leggero. Difatti, fino ad ora, non sono stati presi e sarà difficile che essi possano essere presi.

Secondo il Climate Action Traker, nessun Paese al mondo è in linea con gli impegni necessari per poter raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. In questa mappa interattiva è possibile avere una visione plastica della realtà. Anche l’EU che si picca di essere alla guida del salvataggio del pianeta, in realtà, ha assunto degli impegni insufficienti. Considerando gli effetti già abbastanza pesanti degli impegni assunti, ci vuole poca immaginazione per capire cosa ci aspetta qualora dovesse decidere di “fare sul serio”.

Comunque il tempo è galantuomo e presto vedremo se a Glasgow ci saranno impegni in tal senso o assisteremo al solito turbinio di buone intenzioni che lasciano, però, il tempo che trovano.

Stando alle prime avvisaglie sembrerebbe che la COP 26 non produrrà nulla di concreto. Nello scorso G20 (quello di Roma appena conclusosi), abbiamo assistito ad una delle fantasmagoriche giravolte diplomatiche che caratterizzano questi eventi. Nei giorni precedenti il vertice, il ministro degli esteri russo Lavrov aveva chiaramente espresso il punto di vista del suo Paese: il raggiungimento delle emissioni nette nulle nel 2050 non andava bene alla Russia. Si doveva far slittare il limite di almeno un altro decennio: 2060 era la data che la Russia intendeva proporre. La stessa data era stata proposta dalla Cina fin dallo scorso aprile, per cui due pezzi da 90 dello scenario geopolitico internazionale si sono, di fatto, sfilati dall’Accordo di Parigi. Alla fine però il G20 è stato un successo dal punto di vista del clima. Nella risoluzione finale del vertice è scomparsa la data 2050 e la scadenza perentoria è stata sostituita da una frase: “entro la metà del secolo” che significa tutto ed il contrario di tutto. Per Cina e Russia e per tanti altri che non si sono esposti, significa che il 31/12/2050 nessuno potrà accusarli, di non aver mantenuto i propri impegni, in quanto “metà del secolo” può significare 2051, 2052, 2053, ….

Il numero 2050 avrebbe avuto un significato, la formula “metà del secolo” non significa nulla.

Altra “perla” diplomatica riguarda le centrali a carbone: il 31/12/2021 è il termine entro cui esse possano essere finanziate. Dagli Stati, ovviamente, ma se io decido, con fondi privati, di costruirne una, chi me lo può impedire? Nel documento non è scritto che non si possono più costruire centrali a carbone, ma che esse non possono essere finanziate. C’è una bella differenza. Chi avrà la possibilità di verificare che in Cina, per esempio, una società privata costruisca una centrale a carbone con soldi non pubblici? Ultimamente un colosso immobiliare cinese era sull’orlo del fallimento, ma per ben due volte è riuscito a rimborsare gli interessi (miliardari) ai suoi creditori. Per ora non è fallito e sono sicuro che non fallirà. Dove ha preso i soldi necessari ad effettuare i pagamenti? Nessuno lo sa e lo saprà mai, potrà solo sospettarlo.

Ecco, credo che a Glasgow le cose andranno nello stesso identico modo. Dopo giorni e giorni di trattativa tra Paesi in via di sviluppo alla famelica ricerca di centinaia di miliardi di dollari che dovrebbero andare a finire nelle loro casse ed i Paesi del primo mondo che faranno di tutto per ridurre le somme da versare, per compensare la rinuncia dei Paesi del terzo mondo ad emettere gas climalteranti, perverremo ad un documento finale che avrà più o meno lo stesso stile: si nasconderà il fallimento della Conferenza dietro una serie di frasi e ghirigori retorici che serviranno solo a salvare la faccia dei partecipanti alla Conferenza. Circa gli NDC azzardo una previsione: saranno tutti ambiziosissimi, ma privi di significato reale.

Stando alla lettera dell’art. 4.3 dell’Accordo di Parigi, dovrebbero essere considerati inadempienti non solo coloro che non aggiornano i propri NDC a scadenza quinquennale, ma anche tutti coloro che lo fanno in maniera insufficiente. Ad oggi la maggioranza dei Paesi firmatari dell’accordo è inadempiente. Quali sanzioni sono previste per costoro? Nessuna, ovviamente. Ecco, è tutta in questa considerazione l’essenza del fallimento dell’Accordo di Parigi. Nel frattempo le emissioni vanno per conto loro, le temperature cambiano come sono sempre cambiate, i climatologi si stracciano le vesti e sfornano rapporti a tutto spiano, in cui prevedono disastri inimmaginabili, i politici litigano su quante centinaia di miliardi bisogna trasferire ai Paesi in via di sviluppo e i giovani marciano per le vie del mondo invocando una non meglio precisata giustizia climatica, ora e subito.

Alla guida di queste masse umane non può esserci altri che Greta Thunberg che ha raggiunto Glasgow, non come invitata alla COP, come accaduto nelle precedenti occasioni, ma come semplice attivista. In questa veste la pasionaria svedese, guiderà i giovani attivisti, confluiti a Glasgow, nelle manifestazioni contro i politici ed i decisori, asserragliati nelle sale della sede della Conferenza ed immersi nei loro “bla, bla, bla”.

Preferisco evitare di commentare le dichiarazioni di facciata dei leader che sono sfilati a Glasgow nella giornata odierna (01/11/2021), in quanto le loro frasi di circostanza e le loro ostentazioni di ottimismo rappresentano solo un orpello che nasconde l’enormità della sfida in corso ed i cui esiti, per ora, appaiono incerti, ma tendenti al fallimento. Vedremo ciò che succederà nei prossimi giorni e la direzione che prenderanno gli eventi.

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Published inAmbienteAttualitàCOP26

12 Comments

  1. Cosa avevo detto?
    “Per combattere la crisi climatica servono mille miliardi di dollari l’anno di investimenti nei Paesi in via di sviluppo”.

    https://lostilitacolombino.wordpress.com/2019/09/29/tout-se-tient/

    La questione è tutta lì, altro che “la CO2 che ci fa morire”.
    Ed è solo l’inizio, aspettate che queste dichiarazioni si concretizzino (in Occidente e a spese delle classi medie occidentali, ovviamente).

    Cina, Russia e India non sono andate a Glasgow non per le attuali tensioni politiche ma perchè (comprensibilmente) non vogliono prendersi impegni concreti, spostando la loro “neutralità zero” a decenni così in avanti che (in una geopolitica che sarà molto diversa da quella attuale) nessuno nel 2070 andrà a chiedere loro conto.

    Ma allo stesso tempo i paesi in via di sviluppo beneficeranno dell’ulteriore spostamento di capitali verso di loro, come molti di essi (Cina in testa) ne hanno già beneficiato da trent’anni a questa parte, con l’avvio della prima globalizzazione.

    Al resto del mondo il “Green” va benissimo … se lo paga l’Occidente!

    Il “Green” è il modo di fare accettare ad un Occidente “climaticamente terrorizzato” il fatto che bisognerà “pagare per la riconversione ecologica”, ovvero scucire dei soldi per mandarli nel Secondo e Terzo Mondo, a beneficio degli investitori (che sono gli unici in Occidente che ci guadagneranno senza-se-e-senza-ma).

    E la COP26 è semplicemente il trailer di: “Globalizzazione FASE 2 – La Presa per i Fondelli”.
    Vederci tentativi planetari di “risolvere i problemi ambientali” sarebbe ingenuità.

    • donato

      Si, i mille miliardi di dollari annui da trasferire ai Paesi in via di sviluppo, rappresentano il prossimo obbiettivo delle Nazioni Unite. Ne ha parlato il ministro Cingolani in modo chiaro, specificanto, però, che gli stati non possono permettersi una simile spesa. E’ necessario, ha chiosato, che entrino in gioco i grandi fondi di investimento che, oggi come oggi, detengono una ricchezza globale diverse volte più grande di quella di tutti gli stati della Terra messi insieme, Si punta, cioe, a coinvolgere i privati nella lotta ai cambiamenti climatici.
      Considerando, però, che i privati, se entrano in ballo, lo fanno per guadagnarci, la mia impressione è che i mille miliardi aspetteranno fino a che l’investimento non diventerà remunerativo, cioè molto ma molto a lungo.
      Nel frattempo tante chiacchiere e tanta retorica, ma non per noi europei.
      Ciao, Donato.

  2. Brigante

    Dite bene, il tempo è galantuomo, ed infatti quasi tutti i firmatari di questi accordi “carta straccia” cambieranno entro 5 anni, e nessuno si ricorderà delle dichiarazioni, promesse e grandi proclami pubblici. Nel frattempo la richiesta di gas, carbone e petrolio continuerà ad aumentare, specie in quei paesi dove l’inverno picchia duro e la maggior parte delle persone non ha una Tesla in garage, ed anzi nemmeno un garage dove ripararsi. Per non parlare dell’industria, specie quella pesante; come si farà a farla funzionare? L’energia non si utilizza sempre allo stesso modo… ma ecco che dal bidone dei bidoni rispunta fuori anche il nucleare! E scommetto che l’UE la promuoverà ad energia “pulita” nel giro di qualche anno, secondo la formula molto democratica del “bere o affogare”! E ieri anche Cingolani ne parlava con entusiasmo, citando la quarta generazione di centrali, come se protoni e neutroni si fossero nel frattempo depurati e ripuliti dal peccato originale!
    Il mio pensiero va poi all’India, dove si cremano quasi 100 milioni di corpi all’anno, che insieme alla pire funebri di legno, corrispondono a diverse gigatonnellate di carbonio da qui al 2050! Ce la faranno a diminuire anche queste emissioni? Forse chiederanno di compensare in vita con l’energia muscolare, e magari anche in Europa… Insomma, chi non ha cervello (e mi sembra che siano in tanti e in aumento), abbia gambe!

    • donato b.

      Il problema intorno a cui ruota tutto è semplice: per una fetta minoritaria, ma molto rumorosa, della società attuale, il mondo così com’é non va bene: bisogna cambiare stile di vita, modello di sviluppo e di consumo. Lo ha detto in modo estremamente efficace Greta Thunberg nei discorsi di oggi. Il clima è solo la foglia di fico dietro la quale si nasconde, ma neanche troppo bene, il desiderio (pio?) di ridistribuire la ricchezza globale.
      E’ utopia? Non lo so, ma credo che chi marcia dietro gli striscioni, inneggianti alla giustizia climatica, ci crede veramente e, di fronte al fallimento delle sue aspirazioni, non so come reagirà. Per adesso le contestazioni sono del tutto pacifiche, ma cosa succederà domani?
      Ciao, Donato.

  3. MB

    Gentile Dott. Barone,

    un G20 come prevedibile inutile dove le assenze hanno contato più del documento finale. Oltre a Xi Jinping e Putin anche il Primo Ministro Giapponese Kishida ed il Presidente del Messico Lopez Obrador hanno rinunciato alla presenza.

    L’assenza dei Leader della PRC e della Federazione Russa non è stata dovuta alle tensioni dovute all’implementazione dell’accordo di Parigi, semmai ad un clima di tensione crescente nel Pacifico.

    Ovviamente questi cattivoni sarebbero stati criticati per non voler adempiere agli accordi parigini, quando si è messa di mezzo l’India, che ha riferito di non voler raggiuntere la produzione netta nulla d’Anidride Carbonica prima del 2070.

    Ma allora perché non mettiamo Modi nella lista dei cattivoni? Non si può! L’india è il vertice occidentale del Quadrilatero Indo-Pacifico di contenimento della PRC, quindi gioca nel campo dei buoni e merita di ricevere tecnologie nucleari e, probabilmente nel futuro, aerospaziali.

    Sarebbe stata divertente la beffa finale: la portavoce della Casa Bianca positiva al test del SARS-COV2 ! Il G20 avrebbe dovuto finire in quarantena! I grandi discutono di uscita dalla pseudocrisi pseudosanitaria e tutti in gabbia! Se fossero comuni mortali magari, ma dalla Casa Bianca abbiamo saputo che il Presidente non ha contatti con la portavoce, evidentemente si sentono solo via Zoom,

    Fingeremo di crederci.

    Buona Giornata

    • donato b.

      Gentile MB,
      concordo con lei circa la natura geopolitica della crisi tra Russia e Cina, da un lato, ed USA e Gran Bretagna, dall’altro: non di divergenze di natura climatica si tratta, ma di questioni che hanno a che fare con l’egemonia sul Pacifico meridionale e con la libertà di navigazione nel Mar Cinese, cioè questioni tutte interne al famoso quadrilatero cui lei fa cenno nel commento e che, per gli USA, è diventato il principale teatro strategico globale.
      Queste tensioni avranno un peso determinante sugli esiti della COP26 e le critiche alle assenze di Putin e Xi, tanto al G20 quanto alla COP, ne sono una chiara dimostrazione: il disimpegno delle due potenze antagoniste ha creato non pochi disappunti nelle cancellerie occidentali.
      La presa di posizione di Modi mi convince meno: credo che sia dettata dalla necessità di ottenere un prezzo più alto, in cambio della sottoscrizione di un documento finale più conciliante e consentire quel compromesso che certamente sancirà la fine della COP26. Nel frattempo, spariti dalla scena i leader politici, la Conferenza ha preso la sua strada solita con tanti eventi a latere che fanno da schermo alle riunioni tecniche che si succedono intorno ai vari tavoli, dove si definiscono i contenuti delle dichiarazioni finali.
      A questo punto due sono le possibilità: fare a meno di Cina, Russia e Stati più o meno allineati con queste due potenze, oppure mandare tutto a carte quarantotto.
      Stante il battage mediatico che ha preceduto la COP 26, la seconda soluzione mi pare piuttosto difficile perché comporterebbe la perdita di credibilità di buona parte della classe dirigente occidentale , mentre la prima è poco praticabile perché renderebbe impossibile raggiungere gli obiettivi di Parigi a meno che non si gravino di costi che sono al di fuori della portata i cittadini del mondo occidentale. L’unica soluzione praticabile sarà la solita NON scelta che getti polvere negli occhi dell’opinione pubblica mondiale e salvi la faccia a tutti.
      A meno che non si decida di scaricare ogni responsabilità relativa al fallimento della COP sulle spalle dei Paesi “brutti, sporchi e cattivi” che non hanno voluto aderire alle richieste dell’opinione pubblica del mondo occidentale che, tra l’altro, è l’unica ad interessarsi in modo massiccio della questione.
      Ciao, Donato.

  4. Ale69

    https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/con-draghi-e-davvero-cambiato-il-clima-otto-e-mezzo-01112021-01-11-2021-405865
    Buonasera a tutti,
    se avete o avrete del tempo, ascoltate dal minuto 10′ al minuto 12′ della puntata di ieri sera.
    Se volete, potete ascoltare e vedere tutta la puntata, a vostra discrezione ovviamente.
    A me personalmente ha colpito, tra il minuto 10 e 11, l’espressione, sia della conduttrice che dell’ospite in vece di economista preparatoria all’evento cop26, mentre la ricercatrice definiva, in modo direi abbastanza deciso, che non c’è alcun nesso tra lo sviluppo della pandemia come conseguenza ai cambiamenti climatici, semmai, conclude ad un riferimento al fenomeno, oramai noto, della globalizzazione…ma gli sguardi dei presenti, non saprei dire, ho un po provato piacere. Al di là di questo, vorrei aggiungere che concordo pienamente con la sua sintesi Dott. Barone (-: . Ecco perchè alle Cop xx la figura più presente è sempre quella di un economista… chiariamoci, con il bene placido di una ridda di dichiarazioni scientifiche che di quel metodo oramai sperduto e tanto narrato nel passato anche più recente, non se ne vede traccia. A me verrebbe voglia di infilarmi sul palco centrale della cop26 e chiedere a tutti le configurazioni elettroniche degli atomi che sono contenuti nelle molecole che compongono quella bellissima uguaglianza di due rapporti ( al secolo: equazione ) nella quale nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, che è la fotosintesi luminosa clorofilliana, di cui la CO2 è la Regina indiscussa…. chi mi saprebbe rispondere in un minuto? perchè basterebbe davvero un minuto! Ale.

    • donato b.

      Ormai sono abituato a queste situazioni: imbonitori televisivi che predicano il verbo del clima che cambia e cambia male e che sono diventati più intolleranti degli attivisti medesimi: non ci faccio quasi più caso.
      Circa l’economia, è vero: la COP non è un luogo dove si discute di scienza, ma solo ed esclusivamente di soldi. La scienza offre solo la base su cui innestare le discussioni economiche che hanno lo scopo di trasferire ricchezza dai Paesi del primo mondo agli altri.
      E’ la triste realtà.
      Ciao, Donato.

  5. DonatoP

    Dialogo surreale stamattina in TV:

    – Chicco Testa: Ma quando alle sei del pomeriggio sparisce il sole, o io c’ho un impianto a gas che metto in funzione o altrimenti rimango senza elettricità. E la stessa cosa vale per il vento.
    – Martina Comparelli (Friday For Future): Ma c’è l’accumulo…
    – CT: Quale accumulo?
    – MC: Quello che si fa durante il giorno, negli altri giorni
    – CT: Con quale strumento tecnico?
    – MC: Con quelli che stanno ancora inventando!

    Vedi: https://www.la7.it/omnibus/rivedila7/cop26-tira-una-brutta-aria-omnibus-02112021-02-11-2021-405892 (dal minuto 43:30)

    • Stefano

      Buon pomeriggio, ho seguito in differita brani della trasmissione da lei segnalata e posso confermare la sua impressione, è tutto surreale. Ormai i sacerdoti del millenarismo climatico usano gli stessi capisaldi comunicativi della cultura woke: 1. Noi possediamo la Verità e ci siamo rotti le palle di doverlo dimostrare; 2. Se non la pensi come noi sei in malafede, valuteremo la giusta punizione. Esilarante il momento in cui la giornalista Mastrobuoni, dall’alto delle sue certezze apodittiche, tacciava di ideologia le domande di Chicco Testa. E un velo pietoso sulla povera indifesa studentessa, forse esentata dal diritto allo studio degli argomenti di cui parlava e usata quale bollino di garanzia young&green sulla guerra nucleare contro l’AGW. Meraviglioso.

    • donato b.

      Qualche settimana, durante un pranzo, ebbi modo di discutere di questioni climatiche con un mio ex alunno ora iscritto al terzo anno di medicina e convinto assertore della catastrofe climatica prossima ventura. Dopo quasi un’ora di discussione riuscii a convincere gli altri due commensali, ma lui no: è restato della sua idea. E mi sono beccato anche un’attestato di “negazionista”, anche se un po’ velato. Alla fine la discussione fu troncata bruscamente da mia moglie che si era stufata di sentici. 🙂
      Lungi dal paragonarmi a C. Testa, ma è, in genere, ciò che tocca a chi nega il verbo rivelato!
      Ciao, Donato.

  6. alessandrobarbolini

    è fallimentare dalla primissima sceneggiata ,perche di sceneggiata si dovrebbe parlare ..a vederli sfilare con sorrisetti e parole che cavalcano oramai l,imbarazzante comico catastrofismo facendosi paladini del nulla visto ce complici del deturpamento ambientalistico assieme ai loro predecessori meno coinvolti i questa becera commedia che ha del surreale condita da scioperi proclami e chi piu ne ha piu ne metta ..non ce contradditorio ..hanno messo a tacere un certo zichichi un certo rubbia che certe risposte al perche sono automatiche ….è scandaloso come i media siano tutti cosi corrotti nel pubblicizzare quesa crisi climatica mediatica ..tutta roba che fa rivoltare nella tomba meteorologi del passato ..quelli che ci avevano narrato la natura vera dei eventi meteo ……oggi nel vedere tutto questo maramasma che sta coinvolgendo questa questione e vedendo tutti questi creduloni mi vien da dire …SONO TALMENTE STUPIDI CHE NON SEMBRANO NEANCHE VERI ..tanto sono assurdi

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