Mauna Loa

[photopress:co2_trend_mlo.png,thumb,pp_image]Più e più volte su queste pagine abbiamo parlato delle proiezioni climatiche, dei modelli di simulazione, dell’aumento di temperatura. Non torneremo proprio ora su questo argomento, anche se, in tutta evidenza, il recente e temporaneo raffreddamento, non fa che confermare le perplessità sollevate sull’attendibilità di queste previsioni. Ci basta ricordare che tutto il castello della teoria dell’AGW si basa sull’evidenza del continuo aumento della concentrazione di anidride carbonica di origine antropica in atmosfera. Un incremento molto lineare che non ha mai visto, sin dall’inizio delle osservazioni a Mauna Loa, valori medi annuali più bassi dell’anno immediatamente precedente.

Il “respiro della terra”, come è stato più volte poeticamente definito l’andamento della concentrazione di CO2, è tale perchè segue il ciclo biologico del pianeta, presentando normalmente massimi e minimi (relativi) rispettivamente in primavera ed autunno. Mancano quindi circa due mesi al raggiungimento del valore più elevato del 2008, ma, incredibilmente, quest’anno potremmo avere una concentrazione massima più bassa di quella dell’anno scorso o, se così non dovesse essere, certamente avremo un rateo di crescita della quantità di anidride carbonica molto inferiore al recente passato (e, neanche a dirlo, anche alle stime).

Nonostante gli accorati appelli dei paladini del verde, le roboanti dichiarazioni d’intenti dei “policy makers” ed i presagi di sventura delle cassandre media-climatiche però, non ci risulta che le emissioni antropiche di CO2 abbiano subito alcun rallentamento, anzi direi che invece ci siamo dati un bel pò da fare negli ultimi mesi. Allora forse questo rallentamento del rateo di salita della concentrazione di anidride carbonica ha cause naturali. E noi che pensavamo che la natura si fosse ormai piegata definitivamente sotto i colpi del dissesto ambientale!

[photopress:pdo_warm_cool3.jpg,thumb,pp_image]Una evidente anomalia. Cerchiamo di investigare un pò sulle cause. La prolungata fase di raffreddamento delle temperature di superficie dell’Oceano Pacifico orientale, ha fatto probabilmente alzare la capacità delle acque oceaniche di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera, e così la Niña oltre ad aver condizionato la recente stagione invernale ci sta mostrando un’altra delle risorse di cui il sistema clima dispone per bilanciare il suo funzionamento. In effetti, nei 50 anni di misurazioni, il trend della CO2, sempre piuttosto ripido, lo è stato ancora di più in corrispondenza del persistere della fase positiva dell‘Oscillazione Decadale del Pacifico (PDO), un regime climatico che riguarda sempre il più grande degli oceani, ma che si differenzia dalle tipiche oscillazioni dell’ENSO perchè ha un periodo di persistenza di circa 30 anni e, piuttosto che ai tropici, fa sentire la sua influenza soprattutto nel settore nord americano del Pacifico settentrionale. La letteratura scientifica attribuisce alla fase positiva della PDO una maggiore frequenza e intensità di eventi di Niño, come del resto è avvenuto nel corso del periodo 1975-2005. Non è quindi sorprendente che le temperature globali abbiano subito un aumento consistente, come del resto non sorprende che il recente passaggio ad una PDO negativa, che per contro favorisce eventi di Niña, si sia tradotto in un rallentamento o, come molti affermano, arresto del GW.

[photopress:pdo_latest.png,thumb,pp_image]A ben vedere il secolo scorso è stato caratterizzato da due PDO positive ed una negativa (quest’ultima, neanche a farlo apposta tra gli anni ’40 e ’70), per cui ancora una volta non desta meraviglia il fatto che, in valore assoluto, il XX° secolo abbia segnato un generale aumento delle temperature medie globali. Di più, le misurazioni della CO2 sono disponibili a partire dalla metà dell’ultima fase negativa della PDO. Ne consegue che se l’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica dovesse rallentare indicherebbe una volta di più che la CO2 è un fattore che segue e non precede il comportamento della temperatura.

Quello che probabilmente tutti dovrebbero riconoscere è che i gas ad effetto serra, come il Niño e la Niña, come la PDO, come il sole e tutte le altre componenti del sistema clima, contribuiscono tutte insieme a determinarne il comportamento, con evidente prevalere di tutte queste ultime sui primi e non al contrario, assunto su cui invece si basano tutte le proiezioni climatiche.

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. @ Paolo
    L’articolo è stato scritto il 12 aprile, quando in effetti su Mauna Loa sembrava che il trend di crescita della CO2 stesse avendo un sensibile rallentamento (statisticamente più significativo ma non per questo eccezionale, rispetto alla fase di rallentamento che occorre annualmente in quel periodo). A questo è seguita invece una veloce e ripida ripresa. La Niña si è indebolita ed attualmente l’indice ENSO viaggia verso condizioni di neutralità, con possibilità di tornare in territorio positivo (Niño) nei mesi estivi. Questa potrebbe essere tra le cause della nuova accelerazione della crescita della CO2 su Mauna Loa. In tutta evidenza questa correlazione non ci (mi) è ancora molto chiara. A distanza di soli due mesi in effetti, è giusto ammettere che lo scenario è cambiato molto. Non so se si possa dire che se ne è voluto fare un caso. Penso che interrogarsi sull’argomento fosse leggittimo ad aprile e lo sia altrettanto ora. Senza pretesa di conoscere la verità.
    Grazie Paolo.
    gg

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  2. Caro Guidi, personalmente ritengo che questo non sia uno dei suoi migliori articoli.
    Il punto fondamentale sui cui si basa la sua argomentazione, il presunto calo del rateo di crescita della concentrazione di CO2, è semplicemente privo di fondamento.

    Prima di trarre conclusioni sarebbe stato opportuno verificare se davvero “l’anomalia” di Mauna Loa è presente nelle altre centinaia di stazioni di misura presenti nel mondo. E non sarebbe stato poi così difficile visto che nella stessa pagina della NOAA da cui ha tratto il grafico di Mauna Loa, c’è anche il grafico con la concentrazione media globale(ottenua dalle misure di un numero elevato di stazioni). Quest’ultimo dato, che naturalmente è più significativo rispetto alla misura di una singola stazione, non mostra alcun cenno di flessione, anzi al contrario una tendenza all’aumento del rateo di crescita confermato anche nel 2008.

    Ed in ogni caso le misure delle stazione di Mauna Loa , all’analisi statistica, non mostrano alcunchè di eccezionale e rientrano perfettamnte nella normale variabilità del campione.

    Mi chiedo ora perché blog e siti di corrente “scettica” in tutto mondo abbiano voluto creare un caso.

    Paolo Morelli

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  3. Effettivamente pare che il raffreddamento degli anni 40′-70’sia stato più evidente nell’emisfero settentrionale piuttsto che in quello meridionale quasi a riprova dell’influenza della PDO negativa, come traspare da questo documento firmato, tra l’altro, dall’IPCC:

    http://www.ipcc.ch/pdf/reports-nonUN-translations/italian/ar4-wg1-spm.pdf

    Non ci resta che aspettare che tutti questi fattori naturali vengano modellizzati e implementati negli AOGCM.

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  4. Un momento però:
    durante la fase PDO negativa degli anni 40-70 non c’è stata alcuna diminuzione della concentrazione della C02 in atmosfera che invece ha continuato a salire mentre sarebbe dovuta scendere per maggiore assorbimento da parte degli oceani; certo ciò proverebbe ulteriormente la non correlazione tra andamento di Co2 e temperatura perchè di fatto il raffreddamento dell’emisfero settentrionale c’è stato e ancora non ha molte spiegazioni (qualcuno parla di attività vulcanica) se non forse proprio il raffreddamento del pacifico settentrionale…

    Qui c’è però uno studio di ‘attribution’ molto interessante:

    http://www.dta.cnr.it/dmdocuments/pubblicazioni/volume_clima_07/AT_01/1-03_pasini.pdf

    …che ne pensa Guidi?

    Salve Lorenzo,
    grazie per la segnalazione. Al riguardo direi che è senz’altro un approccio positivo, nel senso che va nella direzione in cui sembra (leggi anche modello decadale dell’Hadley Center) stiano andando gli studi sui GCM, ovvero nell’accrescere la “pesantezza” (oggi meno di una piuma) delle forzanti naturali nelle simulazioni. Tuttavia anche questo approccio, pur nella sua assoluta novità, sembra accusare le stesse difficoltà concettuali di quelli che vanno per la maggiore. Il punto è questo: la CO2 ed i solfati sono considerati prevalentemente (sic) di origine antropica, mentre le fluttuazioni della concentrazione dell’anidride carbonica sono pesantemente condizionate dalle variazioni delle SST, ossia dalla solubilità della stessa negli oceani. Quanta parte di questa concentrazione sia effettivamente in eccesso e che ruolo giochi non è dato saperlo, però si assume di averlo capito. Ad esempio, prendere nella giusta considerazione l’ENSO e quindi la PDO, cioè l’incidenza di cicli con prevalenti fasi di Niño o Niña, senza poter considerare quanto questi stessi agiscano sulla diponibilità in atmosfera di CO2 è fortemente limitante. Se non sbaglio, ma cercherò di scoprirlo, sia nella simulazione che tiene conto delle sole forzanti naturali (ove si riscontrano grandi difficoltà di riproducibilità delle serie storiche) così come in quella che considera le sole forzanti antropiche non c’è l’ENSO, che compare invece nell’ultima simulazione, la più completa e affidabile. Ora, quanto pesa in effetti l’ENSO? Mi sarebbe piaciuto poterne leggere l’influenza anche nelle prime due simulazioni, forse avremmo scoperto che “pesa” più di tutto il resto.
    gg

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  5. come e sempre e ancora una volta d’accordissimo con lei, mi sembra chiaro che principalemte la crescita della temp media è dovuta ad altro.

    complimenti!!!

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  6. Come al solito mi trovo perfettamente in accordo sugli articoli di Guidi.
    E’ stato anche riportato nel forum, nel TD sul GW l’evidenza della stretta correlazione tra CO2 Grow rate e andamento delle temperature globali:

    http://forum.meteogiornale.it/showpost.php?p=1004446&postcount=614

    Certamente tali oscillazioni sono nell’ambito di un trend di fondo crescente.

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  7. Comunque come al solito l’articolo ci dimostra come in realtà sono le ‘evidenze sperimentali’ che portano chiarezza alle tesi scientifiche ovvero teoria potra mai dimostrarsi valida precorrendo la ‘pratica’ cioè le prove sperimentali…
    Forse, a questo punto, in tutto questo tempo in cui si è letteralmente ‘sparato a zero’ sulle cause dei Cambiamenti Climatici con cognizione di causa si può certamente dire che lo si è fatto in maniera del tutto prematura, non senza manie di protagonismo scientifico…e le inevitabili conseguenti figuracce.

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  8. Sembra convincente…che ne pensano i ricercatori? Possibile che gli sia sfuggito?

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