Tutti salvi, o quasi.

La commissione Oxburgh ha emesso il suo verdetto. L’Hockey Team che aveva ed ha base presso la Climatic Research Unit (CRU) della University of East Anglia e che è stato pesantemente coinvolto nel climategate è stato quasi interamente scagionato. Non così per l’IPCC cui il report della commissione ritiene responsabile per due aspetti particolari.

Il primo:

“Non possiamo evitare di notare come sia molto sorprendente che la ricerca in un settore che dipende così pesantemente dai metodi statistici non è stata effettuata in stretta collaborazione con statistici di professione”

Ed il secondo:

l’IPCC è stato una delle organizzazioni che ha “semplificato” i dati CRU che ha utilizzato nelle sue pubblicazioni. Ha detto che l’IPCC ha trascurato di sottolineare la discrepanza tra misurazioni dirette e tramite “proxy”, ad esempio i dati di crescita degli alberi spesso utilizzati per ricostruire variazioni di temperatura del passato.

Qualcuno, non so se giustamente o no, ma in modo a suo tempo pretestuoso, si è lamentato del fatto che a parlare di climatologia non siano sempre climatologi o presunti tali. Sembra di capire però che questo qualcuno fa fatica ad accorgersi che a parlare di statistica non siano stati degli statistici. Considerato il peso che ha questa disciplina nelle ricostruzioni del comportamento dei parametri climatici nel tempo, direi che si tratta di un problema non banale. Infatti quando al problema hanno messo le mani degli statistici -ad esempio Steve McIntyre- ne sono uscite di cotte e di crude circa le libertà  che qualcuno si è preso nel tentare queste ricostruzioni.

Circa il secono aspetto direi che è forse anche peggio. Ci viene ripetuto in continuazione che l’IPCC non è scientificamente criticabile perché non fa scienza propria, ma la raccoglie da varie fonti, la assembla e la divulga. Bene, se come leggiamo nel rapporto, questa divulgazione è stata fatta male, semplificando, trascurando etc etc, vuol dire che l’IPCC ha fallito il su mandato, o quantomeno, lo ha travisato. Come dice giustamente Maurizio Morabito sul suo blog, di questo si dovrà  prendere atto, visto che si sta già  lavorando alacremente all’AR5, cioè al prossimo rapporto IPCC.

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Mi sembra che la climatologia sia fondata, per sua natura, sulla statistica, e quindi un buon climatologo dovrebbe essere, prima di tutto, un buon statistico. Poi dovrebbe avere una buona base di conoscenza dei fenomeni meteorologici.
    Chi sono io per dire una cosa simile, e da che pulpito ? calma, non sono nessuno, non sparatemi, è solo un’opinione. 🙂
    Ci imbattiamo spesso, noi scettici, nell’obiezione che quel tale fatto sia “meteorologico” e non statistico. Salvo a vedere che questo punto di vista venga allegramente trascurato dai media quando qualche notizia va nel verso che piace ai sostenitori dell’AGWT.
    Il limite dei 30 anni si applica agli scettici, ma non a loro, chissà perché.

    Comunque, il mainstream ha le sue opinioni, e quale tipo di sentenza vi potevate aspettare ?
    Lo sapevamo già che l’AGWT gode di maggiore consenso.
    Non è una critica, solo una constatazione. So bene che l’opinione della maggioranza abbia più forza di quella di una minoranza.
    Lo sapeva bene anche Galileo Galilei.
    Personalmente pongo maggior fiducia in quel che dirà il tempo, nei suoi due aspetti di cronologico e di atmosferico.
    E’ quello il vero giudice da cui io mi aspetto la verità, e la cui sentenza accetterò a pieno, qualunque essa sia,
    che vada come la penso, o che smentisca i miei dubbi.
    Io credo solo a quel giudice.

    Secondo me.

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    • Rimango comunque sempre basito dal fatto che una persona con quelle responsabilità, e che detiene le prove (solide o traballanti che siano) di una teoria dalla quale dipende una enorme quantità di denaro che tutti noi dovremo sborsare…
      le distrugga !
      Se dovessimo credere alla buona fede, il giudizio sarebbe comunque durissimo,
      e non capisco come si possa rimettere al suo posto una persona del genere.
      Sinceramente.
      Secondo me.

  2. Per quanto poco possa contare, concordo assolutamente che sulla teoria AGW il problema maggiore sia la parte statistica. Non mi riferisco solo alla gestione dei proxy data. A me sembra, ed ho avuto modo di esporlo già da tempo, che nei GCM c’è molta statistica “nascosta”, in particolare nella parametrizzazione. E’ quello il punto critico, non tanto l’implementazione dei processi fisici. Per cui analisi e verifiche dei modelli andrebbero affidate ad uno statistico prim’ancora che ad un climatologo.

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  1. Il lupo perde il pelo, ma si mette la parrucca! | Climate Monitor - [...] Ma neanche di questo panel ci occuperemo direttamente, anche perché è ormai noto che con un lavoro alla velocità…

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