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Author: Carlo Colarieti Tosti

Outlook inverno 2013-2014 – Verso il cambio di pattern atmosferico

Con questo articolo si aggiornano brevemente la situazione e le possibili prospettive. Prima di tutto un brevissimo riepilogo delle “puntate” precedenti. Nell’aggiornamento dello scorso 18 dicembre segnalai la genesi di un probabile warming classificato come Minor e atteso tra la fine di dicembre e i primissimi giorni di gennaio. Nell’aggiornamento successivo del 31 dicembre segnalai la possibilità di un evento Major verso la fine della seconda decade di gennaio derivante dalla situazione stratosferica allora prevista. In realtà questo secondo evento non si verificherà, almeno in quei termini, e i motivi principali sono da attribuire all’eccesso di conservazione di moto zonale che il vortice polare sta tutt’ora mantenendo rispetto alle attese derivate dalle conseguenze del Minor Warming e dai continui disturbi offerti da una sempre buona presenza di attività d’onda. Infatti l’elevata zonalità (cosa comunque segnalata poi in sede di commento) ha inibito l’inserimento dei flussi di calore a carico della seconda onda verso il cuore del vortice polare stratosferico alla quota isobarica di 10hPa.

 

La situazione permane comunque molto fluida anche perchè l’attività d’onda al confine tra troposfera e stratosfera tende a produrre continui elementi perturbatori. La situazione potrebbe però trovare uno via di sblocco, ora vediamo perché.

 

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Outlook inverno 2013-2014 – Aggiornamento di fine anno

A seguito della fase di sviluppo del warming stratosferico, ben individuato nel primo outlook emesso lo scorso ottobre e classificato come evento Minor nel più recente pubblicato il 19 dicembre scorso, il VPS subirà una pesante alterazione. Ora cercherò di spiegare il perchè sussistano le possibilità che il tutto evolvi verso un evento Major con split del vortice polare stratosferico.

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Outlook inverno 2013-2014 – Verso il primo warming stagionale

La situazione tropo-stratosferica è ormai verso l’apice del condizionamento descritto nel precedente Outlook. Così come indicato, sia nel testo di prognosi che nei commenti successivi, le prossime settimane risentiranno di un cambiamento le cui basi sono state poste proprio in questi primi quindici giorni di dicembre e che probabilmente porteranno al primo warming indicato nel precedente outlook di ottobre.

 

Ad oggi possiamo indicare che se tale warming si verificherà potrà essere classificato quale minor warming ed interesserà la zona orientale della Siberia attorno ai 60°N di latitudine determinando un riscaldamento alla quota isobarica di 10hPa di 25°C in circa una settimana tra Natale e Capodanno. La dinamica del suo probabile  sviluppo la descriveremo qui a breve ma vorrei aggiungere che in relazione alla posizione che eventualmente assumerà potrà determinare i primi flussi meridionali convergenti in area polare con i primi seri disturbi al vortice polare stratosferico che sarà costretto ad un posizionamento fuori sede geografica. Questo potrebbe porre le basi per un successivo warming, anche di tipo principale, ma questo specifico aspetto mi riservo di analizzarlo meglio in un successivo aggiornamento dell’outlook.

 

Prima di entrare nella  dinamica che si presuppone porterà a questo primo minor warming diamo uno sguardo all’andamento dell’indice AO in questi primi 18 giorni di dicembre che ricordo, nel primo outlook, essere stato previsto positivo proprio per il mese di dicembre. In figura 1 possiamo riscontrare l’andamento dell’indice AO la cui media del periodo 1-18 dicembre si è attestata al valore di +1,76, indicando un indice AO piuttosto positivo in linea con le attese.

 

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L’Outlook di CM, alcune precisazioni.

Rivolgendomi a tutti coloro che hanno commentato o che semplicemente hanno letto l’outlook e hanno avuto delle perplessità o delle difficoltà interpretative, vorrei proporre delle riflessioni al fine di  sgombrare il campo da alcune imprecisioni che si commettono quando si leggono i vari outlook e i prodotti ad esso collegati, quali le mappe di anomalie, così come nel nostro caso.

 

Le previsioni stagionali sono allo stato dell’arte dei tentativi di prognosi a mesi di distanza che hanno dei grandiosi limiti dovuti principalmente:

 

  • alla scala temporale su cui si lavora;
  • alla molteplicità delle variabili in gioco anche a macroscala (di cui molte ancora poco note nella loro dinamica evolutiva);
  • alle tecniche usate per il loro trattamento.

 

Tutto appare ancora abbastanza pionieristico. Queste previsioni, infatti, differiscono in maniera sostanziale dalle tecniche deterministiche usate normalmente in caso di previsione meteorologica. Infatti più che di previsioni stagionali dovremmo parlare di “probabili schemi circolatori stagionali”. Le mappe degli outlook non possono quindi essere interpretate come se fossero prodotti usciti da una qualunque corsa di un qualsiasi modello meteorologico.

 

Le mappe prodotte per le anomalie stagionali vogliono tentare di fotografare un possibile comportamento prevalente dell’atmosfera in relazione a delle forzanti  endogene ed esogene al sistema terra che imprimono, concedetemi il termine, un determinato carattere alla circolazione stessa. Infatti, normalmente, si rappresentano le anomalie di alcune limitate variabili che appunto si prestano meglio a descrivere questi scostamenti. Per questo non è opportuno attribuire alle anomalie disegnate dalle mappe stagionali uno schema fisso valido per l’intero periodo rappresentato.

 

Il giusto approccio è invece quello di decifrarle attribuendogli il valore di indicazione di uno schema di circolazione che è frutto delle relazioni tra le forzanti conosciute ed esaminate in grado di determinare un probabile impianto circolatorio prevalente o comunque tale da determinarne il peso maggiore.

 

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L’Outlook di CM – Inverno 2013-2014

NB: questo outlook è stato aggiornato con dei post successivi:

  1. L’Outlook di CM, alcune precisazioni
  2. Outlook inverno 2013-2014 – Verso il primo warming stagionale               

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Giunti quasi alla fine del mese di ottobre, avendo a disposizione alcuni dati di particolare utilità per avviare le prime riflessioni sul possibile andamento del prossimo inverno, proponiamo un primo outlook di tendenza avviando così la relativa rubrica che alimenteremo nel corso dei prossimi mesi.

 

Per tentare di tracciare un ipotetico identikit del prossimo inverno dobbiamo analizzare lo stato attuale di alcuni indici di fondamentale importanza. Il mese di ottobre è anche piuttosto indicativo sullo sviluppo del vortice polare perchè i vari forcing oceano-tropo-stratosferici e solari tendono ad influenzarne la dinamica di costruzione e il suo approfondimento. Nel corso del mese di ottobre, ed in taluni casi anche entro la prima metà di novembre, tendono ad evidenziarsi quelle anomalie che segneranno il successivo sviluppo e maturità del vortice polare stesso. In relazione a quanto appena descritto iniziamo la nostra analisi guardando all’attività solare analizzando l’attività magnetica sia con l’aa index che con il numero di macchie solari, visualizzabili rispettivamente nelle figure 1 e 2.

 

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Ai nastri di partenza una nuova fase climatica? – Parte III

Le due parti precedenti le trovate qui e qui, poi, a breve, sarà disponibile un documento in pdf per il download di tutto il lavoro. Questo post resterà in evidenza per qualche giorno, quelli che seguiranno li trovate subito sotto.

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Nella terza parte ci apprestiamo a ricercare le possibili cause del riscaldamento globale che ha interessato il nostro pianeta a partire dalla metà del 1850 e più segnatamente dai primi anni del XX secolo. Premetto che sono solitamente molto restio nel trattare la variabile temperatura per diverse ragioni. La prima riguarda la non chiara attendibilità oggettiva dovuta al diverso trattamento dei dati, tanto che nei data-set disponibili si riscontrano anche notevoli differenze. La seconda è dovuta alla spesso difforme classificazione secondo gli standard WMO delle stazioni di rilevamento con la loro reale ubicazione, la distribuzione areale delle stesse essendo concentrata in massima parte nell’emisfero boreale e nella fascia delle medie latitudini degli USA, Europa e Asia orientale. Per il resto, in assenza di dati certi, si usano tecniche matematiche di interpolazione e omogeneizzazione.

 

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