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settembre - 2010
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Inversione a U, doppia.

Scritto da Guido Guidi il 4 - settembre - 20101 COMMENTO

Ne avevamo letto già da qualche giorno, ma certe notizie vanno fatte riposare, come un buon vino rosso: aprire e lasciare che respiri, può solo migliorare, cioè avvicinarsi al suo gusto vero.

E di gusto ce n’è nella faccenda di cui sto scrivendo. Alcuni giorni fa si è saputo che Bjørn Lomborg, celebre ambientalista scettico, già autore di un libro che a Co2penhagen avrebbero usato per scaldarsi e già bersaglio di insulti senza pari (epigono di Hitler per capirci), si sarebbe convertito alle ipotesi -o dogmi- dell’AGW dichiarando che servono 100 mld di dollari all’anno per contrastare il riscaldamento globale. Praticamente una capriola.

I voltafaccia, si sa, non piacciono a nessuno, tranne a quelli verso cui a seconda dei casi si volta la faccia. In quelli, di casi, c’è sempre qualcuno disposto a turarsi il naso e ad accogliere la “pecorella smarrita”, foss’anche soltanto per fare un dispetto agli avversari.

Questa è una pratica antipatica ma molto diffusa, anzi, assolutamente bipartisan, perciò, poco male. Il problema però è che stavolta pare che il voltafaccia non ci sia stato, com ci spiega Carlo Stagnaro dalle pagine del Foglio, per cui semmai, ad essersi convertiti potrebbero essere i numerosi pastori che hanno volenterosamente accolto la pecorella appena pochi giorni fa e ora, presumibilmente, la vorrebbero fare alla brace.

Già, perché l’occasione della presunta conversione di Lomborg, è l’uscita di un suo nuovo libro, in cui, guarda un po’, dice quello che ha sempre detto, però ha dovuto pagare lo scotto di veder estratto dalle sue pagine un highlight che risultasse appetitoso per i lettori del quotidiano cui si è rivolto per avere un po’ di pubblicità. In tempi in cui i temi finanziari e climatici, specie se correlati, si vendono come il pane, l’idea di chiedere al mondo lo sforzo di impiegare 100 mld l’anno per contrastare il cambiamento climatico, fa decisamente alla bisogna.

E così, ci sono cascati con tutte le scarpe, come si suol dire, perché, come dice sempre Stagnaro, le idee di Lomborg sono sempre le stesse, soprattutto una, la più condivisibile, cioè quella che con cui definisce gli strumenti ideati ed implementati per affrontare il problema (tanto cari ai suoi detrattori di sempre e ora ignari ammiratori), costosi e inefficaci, molto più inclini a far del bene al novello mercato del carbon trading che al clima.

Certo, il progetto di spendere 100 mld di dollari l’anno è impegnativo, e con ogni probabilità seguirà il destino degli altri faraonici progetti del think tank climatico, cioè quello di non vedere mai la luce, ma se qualcuno avesse voglia di capire esattamente quanti sono, sarà sufficiente arrivare in fondo all’articolo, dove c’è un interessante paragone con i costi stimati per l’implementazione del piano europeo per la riduzione delle emissioni (20-20-20). 50 mld di Euro all’anno e solo in Europa, le cui emissioni sono importanti, ma mai quanto lo sono quelle di giganti come USA, Cina e India.

Che ne dite? Non è migliore adesso questo vino?

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AGW, l’assassino è il maggiordomo!

Scritto da Guido Botteri il 7 - luglio - 201016 COMMENTI

Un uomo è stato ucciso nella sua villa di Plymouth.

Immediatamente vengono mandati ad indagare il detective McGreat e il detective Green.

Alla fine del primo giorno di indagini, Green ha una teoria, l’altro no.

“Non ci sono ancora sufficienti indizi per formulare un’accusa precisa” ammette McGreat.

“è stato il maggiordomo”, annuncia invece trionfante Green, guardando il collega con disprezzo e superiorità.

Il magistrato, Doc Mainstream, conclude:

“Abbiamo una teoria, da una parte, e nessuna dall’altra. Non c’è storia, andate ad arrestare questo maggiordomo, e una bella condanna non gliela leva nessuno.”

Il tono è imperioso, non ammette repliche, i poliziotti circondano la villa, bloccano tutte le uscite, un elicottero gira sopra il tetto, non c’è via di fuga, si fa irruzione ad armi spianate, mentre gli altoparlanti ripetono

” Siete circondati, uscite con le mani alzate, e non fate resistenza ”

Escono tutti, impauriti e tremanti.

Il magistrato sbotta

” E allora, che aspettate ad arrestare questo maggiordomo ? ”

” Ma signore, ” balbetta uno degli inquilini della villa ” noi non abbiamo mai avuto un maggiordomo ! ”

…eh già, non basta “avere una teoria”, serve anche che sia vera… :-)

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La risposta è giusta, ma sbagliata!

Scritto da Guido Guidi il 3 - luglio - 20106 COMMENTI

Va ora in scena l’AGW. Grazie Fabio.

Esame di fisica. Il professore allo studente.

“Lei ha un barometro. Come lo usa per determinare l’altezza di un grattacielo?”.
Lo studente risponde: “Vado all’ultimo piano, lego uno spago al barometro, lo calo finchè tocca terra e poi misuro la lunghezza dello spago”.

Il professore non è soddisfatto: “Può dirmi un altro metodo, che dimostri le sue conoscenze di fisica?”.
“Vado all’ultimo piano, faccio cadere il barometro e misuro il tempo impiegato a toccare terra”.

“Non è quel che volevo, vuole riprovare?”.
“Con il barometro faccio un pendolo alto quanto l’edificio, poi misuro il suo periodo”.

“Un altro?”.
Misuro la lunghezza del barometro, poi lo pianto per terra in una giornata di sole, e misuro la sua ombra; quindi misuro l’ombra del grattacielo, e per similitudine…”.

“Un altro?”.
“Cerco il portiere e gli dico – salve, signor portiere; le regalo questo prestigioso barometro se mi dice l’altezza del grattacielo”.

Votazione: INSUFFICIENTE.

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Teorie, ipotesi…e vuvuzelas.

Scritto da Tore Cocco il 21 - giugno - 20109 COMMENTI

Qualche giorno fa mi è stato fatto leggere un articolo che si scagliava contro l’uso smodato della matematica nella scienza moderna, uso che a parer dell’autore è diventato sempre più fine a se stesso, contribuendo in tal modo ad allontanare la scienza dalla realtà della natura. Ebbene, non posso essere di opinione più contraria, quel che mi pare di ravvisare nella scienza moderna, e per moderna intendo degli ultimi anni, è un allontanamento sempre più evidente dal rigore fisico-matematico dei due secoli passati, rigore che ha consentito lo stupefacente sviluppo scientifico e tecnologico del genere umano. La distinzione profonda tra l’approccio rigoroso alla scienza e quello per cosi dire “annacquato” sta nella distinzione tra teorie ed ipotesi. Il problema dal mio punto di vista è che si fanno sempre più ipotesi e sempre meno teorie.

Esistono in bibliografia molteplici definizioni per i concetti di teoria ed ipotesi, ma in sostanza quel che differenzia le due è che la teoria è un’ipotesi supportata da un rigoroso edificio fisico-matematico, mentre l’ipotesi è semplicemente un’idea plausibile sul funzionamento della natura. Una teoria propriamente detta, in virtù del suo rigore fisico-matematico, consente non solo di fare calcoli precisi per quantificare il fenomeno indagato, ma cosa ancora più importante consente di fare previsioni su fenomeni non ancora osservati, e questo a sua volta consente, mediante l’esperimento, di verificare la correttezza o meno della teoria in questione. Per usare il termine corretto permette di falsificare la teoria. Le ipotesi al contrario sono solo intuizioni non supportate da nessun rigore metodologico, sono soltanto idee plausibili di una realtà tutta da scoprire. Le ipotesi non possono essere realmente falsificate, in quanto da esse è impossibile fare rigorose previsioni.

Un esempio sull’enorme divario qualitativo tra i due concetti chiarirà meglio il tutto. L’uomo è capace di realizzare degli edifici sin dalla notte dei tempi, e sin da allora i nostri antenati ebbero delle intuizioni (ipotesi) su come si dovessero assemblare tronchi e rami per realizzare le palafitte; col tempo divennero bravi nel costruire, ma mancava una vera comprensione fisico-matematica dei principi a capo della scienza delle costruzioni, mancava una teoria. In definitiva la differenza che c’è tra ipotesi e teorie è la differenza che c’è tra piccole palafitte in legno e imponenti grattacieli in vetro e acciaio; il salto di qualità è enorme. Tale è la differenza tra teorie ed ipotesi che appellare un’ipotesi come teoria (com’è sempre più in uso) è quasi un sacrilegio.

Ebbene l’AGW è un’ipotesi e non una teoria, non c’è un edificio fisico-matematico dietro essa. Qualcuno potrebbe aver da ridire su ciò citando i tanti modelli matematici adoperati in climatologia, ebbene tali modelli funzionano anch’essi sulla base di molteplici ipotesi (che inficiano la presenza delle leggi base della fisica); si ipotizzano artificiosamente gli scambi di vapore tra superficie marina e atmosfera (non esistono ancora delle teorie risolutive sulla questione), si ipotizzano i meccanismi delle nubi, le dinamiche glaciali, la sensitivity, l’influenza solare e tanto altro ancora. Insomma non v’è nulla di rigoroso alla base dell’ipotesi dell’AGW, e ancor meno v’è dietro alle previsioni catastrofiche elaborate tramite i modelli.

Andando alle fondamenta dell’ipotesi  agw possiamo rilevare due punti chiave:

  1. La correlazione statistica tra andamento della CO2 e temperature superficiali.
  2. Andamento della CO2 ricostruito tramite i carotaggi e correlazione con lo sviluppo industriale.

Per quel che concerne l’uso delle statistica, talvolta definita “la scienza della non conoscenza”, è bene sottolineare che in fisica essa viene usata solo quando ogni altro approccio più rigoroso ha fallito, per questo Maxwell la usò come ultima carta per lo studio dei gas, e tuttavia egli utilizzo la parte più nobile dell’approccio statistico, mentre le correlazioni statistiche, sono la parte meno rigorosa di tutta la branca della statistica…. il che è tutto dire….

La correlazione statistica, ultima carta dell’ultimo approccio della scienza. Vediamola meglio. Consideriamo la popolazione umana, e in particolare le differenze di forma fisica tra adulti sposati e non sposati. Ebbene con tutta probabilità se facessimo una correlazione statistica su queste tematiche, troveremmo una forte correlazione tra la presenza dell’anello d’oro all’anulare sinistro, la comparsa della pancetta negli uomini e la cellulite nelle donne, quindi se non sapessimo nulla sulle abitudini di vita del genere umano, tramite i potenti mezzi della statistica e in virtù della forte correlazione osservata, potremmo inferire che l’anello d’oro al dito fa crescere la pancia agli uomini e la cellulite alle donne, una tragedia! E allora via alle più svariate discussioni, alcuni proporrebbero lo spostamento dell’anello ad altro dito, con relativi esperimenti sulla popolazione, altri proporrebbero di passare all’argento o al legno, o di non mettere proprio nulla all’anulare, tutto nel tentativo di risolvere il problema. D’altronde la correlazione statistica è chiara, è scienza, non si scappa! Tutto ciò risulta ovviamente assurdo, sappiamo che i single fanno un genere di vita meno rilassato, e tendono a tenersi mediamente più in forma per piacere agli altri, in pratica nonostante quel che dice la statistica, l’anello e la pancetta sono solo coincidenze.

Ora forse apparirà più chiaro cosa significa avere una correlazione statistica tra C02 e temperature, il rigore scientifico è esattamente lo stesso dell’esempio precedente; vogliamo affidare le nostre economie ed il nostro futuro a questo?

Veniamo al punto 2 dell’ipotesi AGW. I carotaggi parlano chiaro, la CO2 è cresciuta da valori bassi agli attuali per colpa dell’uomo! In realtà non è affatto vero! Ci sono moltissimi dubbi sulle analisi effettuate sulle carote di ghiaccio, ci sono una miriade di problemi in tali procedure, molti dei quali non hanno mai trovato seria risposta. Ad esempio nel grosso lavoro di  Jaworowski ne troverete alcuni.

In ultima analisi non sappiamo con sicurezza quali siano state le concentrazioni di CO2 nelle varie epoche, e in base alle correlazioni statistiche tra questo dato incerto e le temperature (incerte anch’esse), si vogliono mettere mille lacci all’economia che ci serve per poter andare avanti. Ecco tutto questo in estrema sintesi è l’ipotesi AGW, e su questi presupposti, una miriade di “scienziati”, indovini e pappagalli, tacciano gli scettici di condotta scorretta ed antiscientifica….siamo al paradosso (o alla truffa fate voi)…costoro che tanto faticano per criticare chi incarna il giusto spirito della scienza (lo scetticismo) contribuiscono al sereno dibattito scientifico e alle relative decisioni politiche nel merito come le “amate” vuvuzelas contribuiscono al sereno svolgimento dei campionati di calcio.

Chiudo con un appello ai suonatori di vuvuzelas della scienza. Se volete che le vostre malsane idee assolutiste basate sull’ipotesi AGW siano trattate alla stregua di una vera teoria, allora indicate quale esperimento o in questo caso quali osservazioni potranno falsificare la teoria, altrimenti, il tempo finirà per dare in ogni caso ragione alla corretta e rigorosa classe degli scienziati, quella del giusto approccio, quella degli scettici! E non venga in mente di dire: “fra 50 anni sapremo se la “teoria” è giusta,  perché come la storia della scienza insegna, la risposta sarebbe: “Allora fra 50 anni la prenderemo in considerazione!”

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Sempre in tema di giardini

Scritto da Guido Guidi il 27 - marzo - 2010AGGIUNGI UN COMMENTO

La creatività è un dono, ogni sua forma va premiata ed apprezzata. Inevitabile quindi rivolgere un plauso alla mente che ha pensato di proiettare gli effetti del riscaldamento globale sulla morfologia dei giardini inglesi. Non più tulipani e giacinti, ma palme, ulivi e, soprattutto, arance. Il tutto con un tocco di grigio a sfumare il verde intenso dei prati della caccia alla volpe. Qui sotto le versioni prima e dopo la cura.

prima

dopo

Il secondo sembra proprio un paesaggio mediterraneo nevvero?

Fa notare l’amico Luigi Mariani che l’albione il clima mediterraneo se lo può scordare, causa ingombrante presenza dell’oceano. Semmai potrebbero aspirare al clima di Lisbona, dopo aver invano desiderato quello della Provenza. E infatti, a Lisbona, gli aranceti ci sono, non a caso in Sicilia le arance si chiamano portogalli. Scendiamo un po’ più giù e un altro amico, Maurizio Morabito ci fa sapere che si chiamano così anche in Arabo, pare si dica Bortugal.

Non è dato sapere se sia nato prima l’uovo o la gallina, sta di fatto che l’AGWshire, difficilmente potrà passare dagli attuali 180 giorni di pioggia l’anno ai 70 di Palermo. Temo che dovranno accontentarsi dell’attuale lay out dei loro backyard. Mageri se decidessero di fare a meno dei nani di Biancaneve sarebbe meglio, non ce lo vedo Brontolo in bermuda ed infradito.

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Siamo una squadra fortissimi!

Scritto da Guido Guidi il 26 - marzo - 2010AGGIUNGI UN COMMENTO

Ormai si può dire, se abbiamo vinto gli ultimi mondiali lo dobbiamo alla geniale intuizione di Checco Zalone, un autentico collante per gli eroi di Berlino, con buona pace dei cugini d’oltralpe. Del resto fare squadra è il segreto del  successo. Così, leggendo questa ricerca ed il relativo commento uscito sul blog di Antony Watts, scopriamo che il declino del consenso sull’AGW arriva perchè gli scettici sono ad un passo dal prendere il controllo delle comunicazioni globali.

Un’orda di climanalfabeti così ben organizzata e stretta attorno a pochi fari nel web da essere capace di ordire una trama complessa come quella del climategate, con accurata e scientifica -questa sì- scelta dei tempi, per boicottare l’altrimenti felice gita sociale di CO2penhagen. E poi, senza pietà, con la stessa organizzazione e la stessa scelta dei tempi, si sarebbe colpito il nemico ferito e disperso, intento a riprendersi dalla disfatta.

Watts si pone giustamente una domanda, guardando l’immagine con cui viene ricostruita la rete di “relazioni” che sussite tra il mondo dei media tradizionali e la blogosfera, prendendo a riferimento il flusso delle informazioni sul climategate. Come noto, tutto è partito dal web e lì è rimasto a lungo, finché qualcuno non si è fatto coraggio e lo ha portato sulla carta stampata, ma, salvo rarissime eccezioni, questo è accaduto solo quando la notizia era sicura, e non si correva il rischio di beccarsi il fuoco di ritorno di chi l’informazione generalista la frequenta assiduamente da decenni. La domanda è: ma quale delle due parti del grafico qui sotto è effettivamente una rete e quale è invece un movimento spontaneo?

Perdete qualche minuto a leggere i nomi nel diagramma, poi ditemi quale delle due “fazioni” è meglio organizzata.

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La Legittimità del Dubbio

Scritto da Guido Guidi il 25 - marzo - 2010AGGIUNGI UN COMMENTO

Un interessante intervento di Giorgio Israel uscito sulle pagine di “Tempi”. Un altro parere discorde, che non si avventura però in improbabili valutazioni sulla bontà o meno delle teorie dell’AGW, benché la sua estrazione culturale lo consentirebbe eccome, mentre lo stesso non si può dire di numerosi altri frequentatori del mondo dell’informazione. Ciò che egli rivendica è il dubbio, ovvero il carattere scientifico della critica alla scienza. “Ammettere che di fronte a sistemi complessi come quelli climatici, la scienza -quella stessa scienza che incontra difficoltà a manipolare sistemi fisici più semplici- si trova in difficoltà, non dovrebbe essere scandaloso. Casomai è poco serio occultare le difficoltà”.

Leggete tutto qui.

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Lettera a Nature

Scritto da Guido Guidi il 16 - marzo - 20101 COMMENTO

Non ci si aspetta che venga pubblicata, forse non sarà nemmeno letta, e non vuole neanche avere la pretesa di entrare nel merito della divulgazione scientifica di cui la testata è senz’altro protagonista. Però, dato che l’editoriale uscito sull’ultimo numero di Nature è un’opinione evidentemente sostenuta dall’editore, da lettori abbiamo sentito la necessità di rappresentare il nostro disagio con questa lettera.

Ne avevamo parlato anche qui, sottolineando l’assurdità di voler chiamare ad un impegno di “street fighting” quelli che, da sostenitori dell’AGW, sarebbero gli unici a potersi fregiare del titolo di scienziati, escludendo automaticamente ed arbitrariamente chi invece è scettico al riguardo dalla categoria.

Personalmente il problema mi tocca tanto quanto, avendo un’estrazione professionale di stampo prettamente operativo, ma vorrei poter leggere sulla rivista scientifica che garantisce i crediti più alti a chi riesce a pubblicarci su qualcosa, opinioni di ogni colore ed orientamento, purchè supportate da adeguata solidità scientifica.

Già un paio di anni fa il direttore di questa rivista ebbe a dichiarare che non avrebbe più accettato la pubblicazione di lavori che mettessero in dubbio la teoria delle origini antropogeniche del riscaldamento globale, oggi arriva questo editoriale con il chiaro intento di difendere l’onorabilità di quanti sono stati coinvolti nel climategate generando contrapposizione piuttosto che dialogo. Una mossa che configura anche un atto di ingerenza nei confronti di quanti, su commissione del parlamento inglese da un lato e su proposta delle Nazioni Unite dall’altro, sono chiamati a far luce sull’accaduto, scelti in ragione dell’appartenenza alla stessa comunità scientifica.

E’ a tutti gli effetti un atto politico, come se ne leggono a dozzine sulle pagine dei giornali, come non se ne dovrebbero vedere mai su riviste scientifiche.

Qui sotto il testo della lettera in italiano, che Maurizio Morabito ha pubblicato anche sul suo blog.

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(la versione inglese di questo testo è stata inviata a Nature via e-mail nella mattinata di lunedi’ 15 marzo)

Cara Redazione di “Nature”

Desideriamo molto ringraziarvi per aver svelato il vostro vero volto, da integralisti del clima, come si evince dall’imbarazzante editoriale che avete pubblicato sotto il titolo “Un clima di paura” (“Climate of fear“, Nature 464, 141 (11 marzo 2010) | doi: 10.1038/464141a; online Pubblicato il 10 marzo 2010).

Non possiamo che prendere atto che al momento in cui sembra che alcuni scienziati abbiano tribolato per anni per evitare che articoli di climatologia non-ortodossi venissero pubblicati, una rivista scientifica come la vostra abbia deciso di “unirsi alla scazzottata” (“join the streetfight“), come se una tale azione potesse mai essere considerata come un cambiamento per il meglio rispetto alle abitudini precedenti.

Andate avanti allora, confrontatevi con gli avversari di cui siete degni. Uscirà mai niente di buono dalla scelta di “Nature” di diventare una collezione di ispirazione e motivazione per gli estremisti del clima? Ma che spettacolo indegno che sarebbe, quello. Per fortuna, il pianeta non ci farà tanto caso, e spero sarà cosi’ anche per il pubblico in generale, e per gli scienziati e le persone interessate come tutti noi ad imparare il mondo così com’è, piuttosto che attraverso le lenti deformanti di un allarmismo sbagliato e attivista.

Scrivete:”Gli scienziati non devono essere così ingenui da pensare che i dati parlino da soli“. Sicuramente. Né dovrebbero cadere nella trappola di un’arroganza che annega e ignora quelli stessi dati in un mare di pre-confezionati ideologie. Come dice il personaggio di Ulisse nel Canto XXVI dell’Inferno nella Divina Commedia:

Fatti non foste a viver come bruti,
Ma per seguir virtute e conoscenza

Peccato abbiate invece deciso di “viver come bruti“.

Teodoro Georgiadis – scienziato – Biometeorologia
Luigi Mariani – professore – Agrometeorologia
Guido Guidi – meteorologo
Alessandra Nucci – giornalista
Tore Cocco
Maurizio Morabito – blogger – Omniclimate

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A Scuola di Scetticismo

Scritto da Guido Guidi il 9 - marzo - 20102 COMMENTI

Apriti cielo, quei malandrini dei politici repubblicani dello stato americano del Sud Dakota hanno usato impropriamente la delega ricevuta dal loro elettorato per approvare democraticamente (cioè a mezzo voto) una legge che introduca “un equilibrato insegnamento del riscaldamento globale”. Ovviamente contraria l’opposta fazione, quella democratica.

Senza provvedimento di legge alcuno che ne sostenesse l’utilizzo però, il pamphlet di puro terrorismo climatico del democraticissimo Al Gore nelle scuole di mezzo mondo ci gira da un pezzo, tanto che l’Alta Corte inglese ha pure emesso un pronunciamento che ne limitasse la lettura, per manifesta antiscientificità del modo con cui era trattato l’argomento.

La firma del Corriere della Sera che ci riporta l’accaduto, azzarda un paragone abbastanza pesante, confrontando la contrapposizione tra “scettici” e “credenti” dellAGW, con la spinosa questione della lotta tra darwinismo e creazionismo. A prescindere da quale sia l’opinione di ognuno riguardo queste problematiche, è però innegabile che siano diventate oggetto di pesante strumentalizzazione politica. Questo ha fatto calare una fitta coltre di nebbia che sfuma ovviamente i contorni di ciò che è vero e ciò che non lo è, nella quale alcuni di quelli che avrebbero dovuto evitarla questa strumentalizzazione, si trovano perfettamente a loro agio.

Appena l’anno scorso, il libro di scienze per la quarta elementare di mia figlia aveva il titolo “La Terra ha la Febbre”. Che io sappia, nessuna legge ha autorizzato l’impiego di questi evidenti esempi di condizionamento ideologico. Che ora avvenga l’opposto per legge non è meno brutto, ma è anche l’inevitabile conseguenza della politicizzazione che questi argomenti hanno ricevuto, non certo per colpa di chi all’AGW ci crede poco.

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47 Morto Che Parla

Scritto da Maurizio Morabito il 19 - febbraio - 20102 COMMENTI

Ho recentemente avuto una piacevole conversazione con un ricercatore europeo di notevole esperienza e dalle numerose pubblicazioni. Non posso dare alcun dettaglio per supportare quanto affermo adesso, ma vorrei provare ad anticipare tutti…la Teoria AGW è morta e non sto parlando di politica.

Molto verosimilmente, un istituto di ricerca stacchera’ finalmente le ruote dal carro.

Alla fine, la climatologia sostituira’ l’AGW con una nuova teoria che unisca studi solari, orografici e idrodinamici. L’effetto serra non sarà ripudiato, piuttosto ridimensionato ad un livello più appropriato. Quando? Non prima di un sacco di sforzi che non porteranno a nulla, e della morte o riduzione in poverta’ di un mucchio di persone per nessuna buona ragione.

Ci sono voluti 80 anni perche’ si riconoscesse il valore della fauna di Ediacara, 30 anni perche’ venisse accettato il limite di Chandrasekhar, 74 anni perche’ il Partito Comunista dell’Unione Sovietica cedesse il potere.

Invidio gli scienziati del clima del 2085. Per il momento, ogni volta che la climatologia AGW torna a fare cronaca, consiglio di giocare un numero al lotto: il 47, ovviamente!

NB: il post è uscito anche qui .

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L’Oasi del Foglio – Aggiornamento

Scritto da Guido Guidi il 24 - novembre - 200924 COMMENTI

La stampa italiana è tornata al suo deserto. Dopo due pur tardivi interventi rispettivamente del Corriere della Sera e della Stampa di Torino tra sabato e domenica, seguiti al primo articolo pubblicato dal Foglio e firmato da Piero Vietti, solo il giornale di Giuliano Ferrara sta continuando a seguire l’evolversi della vicenda delle conversazioni via mail e dei dati sottratti alla UEA (University of East Anglia), apparsi sulla rete la settimana scorsa.

Sulla fonte delle informazioni c’è ancora molta incertezza, destinata forse a rimanere tale, ma, al riguardo, stiamo lavorando ad alcuni interessanti aspetti tecnici di cui vi daremo conto spero in giornata. E’ strano tuttavia il silenzio con cui si sta distinguendo il panorama informativo del nostro paese. Sempre dai commenti al blog di Piero Vietti ho scovato una interessante analogia. Gli addetti ai lavori del tempo e del clima, si sono spesso sgolati a ripetere che i fenomeni atomosferici, per quanto anomali o estremi, non sono riconducibili al mutamento climatico; se fa freddo oggi non è glaciazione, se farà caldo domani non è deriva catastrofica del clima. Sono due cose diverse tempo e clima, per scala spaziale e temporale.

Ebbene sembra che finalmente il giornalismo italiano abbia capito, comprendendo tanto a fondo il significato di questa differenza da azzardarne un impiego anche in altri contesti.  E così questa tempesta mediatica che imperversa oltre confine è trattata appunto alla stregua di un fenomeno meteorologico, per nulla in grado di perturbare un clima ormai consolidato di fedele dedizione alla causa del riscaldamento globale di origine antropica. Perdonatemi il termine “causa”, ma se lo usano nelle loro mail i climatologi della UEA, credo di poterlo fare anche io, seppur con un’accezione che forse a loro non piacerebbe.

Un clima a volte un po’ pigro ma comunque sempre attento a ciò che accade al di là delle Alpi, dove sembra che tutto vada meglio che da noi, specialmente con riferimento all’impegno nella lotta al clima che cambia. Allora forse questa non è pigrizia, ma eccesso di prudenza nel trattare questioni ancora poco chiare? Chissà, magari è più probabile che si tratti di quanto abbiamo letto sul Telegraph al riguardo e più che pigrizia si tratti di inerzia, incapacità anche solamente di pensare (non proporre per carità) un ipotetico cambiamento di rotta.

Del resto a chi interessa davvero se le basi scientifiche su cui dovrà poggiare il nostro futuro modello di società in seguito ad accordi internazionali, non sono così solide ed integre come ci vorrebbero far credere? No, meglio essere inerti, seguire la corrente verso CO2penhagen tra allegre feste colorate di verde, ed endorsement pseudo-politici, a dispetto di quanto dicono questi scettici lugubri e guastafeste.

Così, nel deserto, accanto all’oasi di cui sopra, spiccano le dune sabbiose del tempismo del Corriere della Sera, che, dopo l’azzardo dei primi giorni, scivolato via in silenzio dall’home page del sito omonimo, esce con un settimanale su cui troneggia in copertina un incerto Orso Polare in bilico su quello che più che ghiaccio marino sembra il cubetto per un Martini, tanto è piccolo e malandato. Immagine proveniente direttamente dalla raccolta personale di Al Gore che interviene addirittura di suo pugno nelle pagine interne. Il titolo è “Proviamo a salvarlo?”

Spettacolare, ma a noi chi ci salva?

 

Aggiornamento:

Piero Vietti su Radio City ieri pomeriggio . Il suo intervento è alla fine del programma.

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HadHack – Avanspettacolo

Scritto da Guido Guidi il 22 - novembre - 200925 COMMENTI

Perchè darsi tutta questa pena? Perchè andare a spulciare morbosamente gli scambi di amorosi sensi che intercorrono tra le primedonne del clima?

Buona permamenza laggiù e salutami A., fa uno, e l’altro di rimando, ah, farà freddo e ci sarà la neve, ma i prezzi sono buoni persino se hai le sterline. Ah, a proposito, quando mi chiedono perchè le temperature non salgono più da una decina d’anni, ho sempre a portata di mano le medie 1991-2000 e 2000-2007/8, differiscono solo per 0.2°C che è più o meno quello che ci si dovrebbe aspettare. E ancora l’altro, Sì, sono abituato ad avere a che fare con tutta la faccenda del 1998, ma la possibilità che si stia andando verso un periodo più lungo – 10 anni – al di là di quanto ti aspetti dalla Nina. Sarà speculazione, ma se questa possibilità la vedo io, c’è il rischio che la vedano anche altri. Ad ogni modo, penso che taglierò gli ultimi punti dalla curva prima del mio prossimo discorso, in modo che quel trend verso il basso sembri l’effetto della fine della serie, piuttosto che il risultato dei recenti anni freddi ((http://noconsensus.wordpress.com/2009/11/22/cooling-masked-from-public/ )). 

Avanspettacolo. C’è da sperare che li paghino bene per queste presentazioni, dopo tutta la fatica fatta a scrivere i copioni. Ciò che non mi è chiaro è il perchè. Voglio dire, stiamo parlando di mainstream scientifico e mediatico, valanghe di soldi a disposizione, porte aperte ovunque, favola ormai assurta al ruolo di verità inconfutabile, che utilità può avere un tale impegno ad occultare, deviare, nascondere, screditare, impedire? C’è solo una risposta, la rubo ad un amico con cui ovviamente in questo strano week-end mi sono confrontato. La teoria AGW fa acqua da tutte le parti, il forte è poco più di una fattoria, va difeso attentamente perchè altrimenti crolla come un castello di carta. Gli stessi suoi abitanti ne sono coscienti e temono che dopo l’arrivo degli unni di gite a salutare A. o di discorsi con grafici più o meno accattivanti non ce ne saranno più. Allora sotto, come si diceva da piccoli, chi mena per primo, mena due volte.

La soluzione? Nel campo della scienza. La teoria AGW va confutata sul suo terreno, perchè la si smetta di evocarla per ogni cosa che succede al mondo, ignorando così le vere ragioni dei mali che lo affliggono. E, finalmente, tireremo anche un respiro di sollievo, perchè gli scettici, quelli veri, non passa giorno che non si chiedano se per caso stanno sbagliando tutto, se magari hanno ragione quelli che sostengono l’AGW, in fondo sono tanti, sono bravi…possibile?

No, ora sappiamo che non è possibile, perchè non ci credono neanche loro.

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Scienza e Cambiamenti Climatici: ci vorrebbe un pò di Etica

Scritto da Luigi Mariani il 21 - settembre - 200943 COMMENTI

Come – diranno i benpensanti – cosa c’è ancora da discutere circa la teoria sull’origine antropica del riscaldamento globale (o teoria dell’Antropogenic Global Warming – AGW), quella che molti scienziati e quasi tutti i media additano oggi al mondo come “verità scientifica” e che sta improntando le politiche delle Nazioni Unite e dei governi di tutto il mondo?

Da discutere rimane parecchio: basta osservare il fatto che, nonostante i livelli di CO2 in atmosfera siano in crescita progressiva, le temperature globali non salgono più dal 1998. Ciò rappresenta solo una delle tante eccezioni su cui si sta lavorando nel tentativo di dimostrare sul piano scientifico la falsità di una teoria che oggi viene chiamata in causa, spesso a sproposito, per giustificare un’innumerevole messe di fenomeni, dall’afa estiva delle nostre città (la quale è in gran parte il prodotto dei fenomeni a microscala che sono alla base del fenomeno dell’isola di calore urbano) allo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro (il quale non può essere dovuto al global warming in quanto le temperature nella fascia intertropicale sono stazionarie da decenni, sia al suolo sia in quota).

 

Il cimitero delle teorie scientifiche

Come presupposto per ogni ragionamento in ambito scientifico occorre considerare che un’area crescente dei “territori della scienza” è oggi occupata dal cimitero delle teorie, in cui trovano posto quelle teorie di cui è stata dimostrata la falsità. L’attività di “falsificazione” delle teorie è fisiologica per la scienza così come la morte è fisiologica in qualunque sistema biologico.

Esiste tuttavia un’etica della falsificazione (Lakatos, 1977), nel senso che chiunque critichi una teoria dovrebbe dichiarare anche le condizioni che se soddisfatte lo condurrebbero ad aderire alla teoria che sta avversando. Vorrei qui di seguito illustrare sinteticamente le condizioni che valgono per il sottoscritto, sperando che possano suscitare l’interesse di qualcuno.

 

I tre pilastri della teoria AGW

Per procedere in modo rigoroso iniziamo anzitutto con una definizione della teoria a cui si fa qui riferimento.

 

La teoria AGW parte dalla relazione fra temperatura di superficie e concentrazione dei gas serra per affermare che l’uomo, incrementando artificialmente la concentrazione di alcuni gas serra (in primis l’anidride carbonica – CO2 – e poi il metano – CH4 -, il protossido d’azoto N20, ecc.) sarebbe oggi il principale motore di un cambiamento climatico globale con esiti perniciosi per gli ecosistemi e per la stessa nostra specie.

 

La teoria AGW si fonda su tre pilastri:

  1. il ruolo chiave della CO2 di origine antropica come potenziatore dell’effetto serra;
  2. la previsione del clima del futuro svolta per mezzo di modelli matematici si simulazione (i Global Climatic Models o GCM) che si basano sulla meccanica newtoniana della continuità;
  3. le ricostruzioni dei climi del passato, che per gli ultimi 200-300 anni è effettuata per mezzo di dati strumentali mentre per il periodo precedente viene attuata attraverso dati di diversa natura (pollini fossili, cerchie annue di accrescimento di alberi, composizione isotopica di sedimenti calcarei, composizione chimica dell’aria intrappolata in carote glaciali, ecc.) in qualche misura correlati con l’andamento di variabili meteorologiche come la temperatura o le precipitazioni.

La teoria AGW non è peraltro l’unica teoria oggi disponibile. In particolare esiste la teoria solare che indica nel sole il principale motore del cambiamento climatico e che individua nella variabilità dell’attività solare la causa di gran lunga dominante della variabilità del clima terrestre.

 

DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA

Il presupposto per un’adesione alla teoria AGW che si fondi su basi razionali trascurando gli aspetti di natura emotiva o ideologica è, per quel che mi riguarda, la risoluzione di una vasta gamma di eccezioni rispetto a tale teoria, che classificherò nelle tre grandi categorie di eccezioni relative alle ricostruzioni dei climi del passato, eccezioni relative agli scenari futuri costruiti con i modelli GCM ed eccezioni relative al ruolo della CO2 nel sistema climatico.

 

La ricostruzione dei climi del passato

Per quanto attiene alle eccezioni legate alle ricostruzioni dei climi del passato, limitandoci esclusivamente al clima più recente (ultimi 125.000 anni, un’inezia rispetto ai 4.5 miliardi di anni di vita del pianeta), si evidenziano una serie di fenomeni che la teoria AGW non riesce a spiegare in modo soddisfacente. Fra questi: (i) il fatto che 125.000 anni orsono il mare era più alto di 4-5 m rispetto ad oggi (IPCC, 2007) nonostante i livelli di CO2 fossero inferiori a quelli odierni; (ii) il fatto che fra 110.000 e 23.000 anni fa, in piena era glaciale, la Groenlandia sia stata interessata da 16 eventi di intenso e rapido riscaldamento (eventi di Dansgaard Oeschger) che non trovano giustificazione nella teoria AGW; (iii) le quattro grandi fasi calde dell’olocene (grande optimum postglaciale da 8500 a 4500 anni fa, optimum miceneo intorno a 3000 anni fa, optimum romano circa 2000 anni fa e optimum medioevale (Loehle, 2007) circa 1000 anni fa.

Per inciso sul tema degli optimum olocenici, che gli storici si ostinano a chiamare “optimum”, evidenziando il loro effetto favorevole alla civiltà, è in atto un processo di revisione che mira a ridurne la rilevanza in termini termici, in modo tale da mettere in risalto l’unicità del riscaldamento di 0.7°C avvenuto nel 20° secolo. La tendenziosità che affligge almeno in parte tale processo è stata di recente denunciata da una commissione della Società Americana di Statistica (Wegman et al., 2006).

 

Gli scenari futuri

Circa le eccezioni agli scenari futuri costruiti con i modelli GCM, ci si riferisce al potere previsionale dei modelli GCM, quelli usati per prevedere le temperature del pianeta per i prossimi 50-100 anni. Tali modelli si basano su una tecnologia analoga a quella alla base dei normali modelli usati per prevedere in modo sufficientemente accurato il tempo per i prossimi 5-7 giorni o per prevedere, in modo assai più inaccurato il tempo per i prossimi 3-6 mesi. Un esempio di modello impiegato per quest’ultima attività è dato dal modello stagionale CFS dell’ente americano per la meteorologia NOAA.

Per andare alle radici dell’inaccuratezza facciamo il caso pratico dell’estate 2009 (periodo 1 giugno–31 agosto) per la quale il modello CFS previde un’anomalia termica negativa sull’area italiana e più in genere sul Mediterraneo; al contrario le misure hanno indicato una sensibile anomalia positiva. Fatti di questo tipo inducono i meteorologi previsori ad utilizzare con la massima prudenza i prodotti previsionali stagionali. Ma se questa è la conclusione pratica per i modelli previsionali stagionali, perché dar credito a “scatola chiusa” alle previsioni a 100 anni dei modelli GCM?

Personalmente non trovo ragioni razionali per una simile “apertura di fiducia”; vorrei tuttavia spingere oltre nella critica, affrontando la questione del come si possa giungere a dare una risposta fondata circa l’effettiva abilità previsionale dei GCM.

Certo, si potrebbe aspettare il 2100, ma temo che una tale soluzione non sia compatibile con le esigenze della collettività. Un modo assai più rapido consisterebbe nel verificare l’efficacia dei GCM su un periodo diverso rispetto a quello per cui sono stati “tarati”, e mi spiego. Idealmente si potrebbe richiedere che un GCM venisse “tarato” sul periodo 1951-2000 e poi verificato con riferimento al periodo 1901-1950.

Queste validazioni non sono mai state fatte ed il sospetto è che ciò sia la conseguenza del fatto che farebbero emergere in modo lampante l’incapacità dei GCM a prevedere alcunché. Oggi invece ci si limita a “tarare” i modelli su un periodo che va dagli anni ‘50 ad oggi e poi a lanciare verso il futuro i modelli stessi in base alla loro presupposta abilità previsionale.

Come si vede di idee ragionevoli per affrontare il problema della validazione dei modelli GCM ve ne sono; peccato che nessuno (i modellisti in primis) manifesti in modo chiaro la necessità di una validazione e pertanto una collettività che non sarebbe in alcun modo disposta ad affidare a modelli non validati la costruzione di un viadotto o di una centrale termica (con modelli non validati i ponti crollano e le centrali se ci va bene vanno in panne) accetta senza batter ciglio che modelli non validati siano utilizzati per fornire indicazioni che condizionano in modo pesantissimo il futuro delle nostre economie.

 

Il ruolo della CO2

Veniamo infine alle eccezioni legate al ruolo della CO2 nel sistema climatico. L’effetto serra è un fenomeno di per sé benefico, in quanto rende abitabile un pianeta che in sua assenza avrebbe una temperatura media di superficie di –19°C. L’effetto serra è il risultato dei processi di assorbimento/riemissione della radiazione a onda lunga emessa dal pianeta ad opera di una vasta gamma di sostanze (gas serra, corpi nuvolosi, ecc.)

I “gorilla dell’effetto serra” sono il vapor d’acqua e le nubi, che insieme determinano grossomodo l’80% dell’intero effetto, e non l’anidride carbonica. Da ciò consegue che senza un’amplificazione da parte del vapore acqueo e delle nubi, i modelli GCM a fronte del raddoppio dei livelli di CO2 rispetto a quelli pre-industriali possono prevedere solo alcuni decimi di °C di aumento delle temperature globali (+0.47 da oggi al raddoppio della CO2 secondo il modello empirico di Myhre et al. (1998) riportato nel report IPCC del 2001) e non i 4-6°C di cui si parla oggi.

Lo scetticismo nasce allora dal fatto che oggi non siamo in grado di prevedere in modo accurato il comportamento futuro del vapore acqueo e delle nubi. In particolare per queste ultime è noto che se avremo più nubi basse (strati, cumuli, ecc.) avremo temperature di superficie più basse mentre se avremo più nubi alte (cirri) avremo temperature più alte; invece il dire come saranno queste nubi non dico fra 100 anni ma fra un mese è ancora ben aldilà delle nostre possibilità previsionali (Stephens, 2005).

Si osservi che questo è lo stesso problema cui si trovano di fronte i sostenitori della teoria solare. Per ritrovare un sole attivo come oggi bisogna ritornare indietro di 8400 anni ma l’effetto di tale maggiore attività è troppo piccolo, ed ecco allora che i sostenitori della teoria solare ricorrono ad amplificazioni; una, che appare promettente, è stata individuata da Svensmark e Shaviv nei raggi cosmici (Svensmark, 2007).

 

Una questione etica

Come si vede le critiche alla teoria AGW sono varie e sarebbe auspicabile da parte dei sostenitori di tale teoria la puntuale risposta ad esse o quantomeno un atteggiamento un tantino più umile ed aperto al dubbio. E’ mai possibile che i sostenitori di tale teoria si ammantino sempre dell’aura di “salvatori del pianeta”, ignorando l’elementare evidenza secondo cui sbagliare la diagnosi significa il più delle volte sbagliare anche la terapia?

A tale proposito si pensi che se si diffonde uno scenario previsto fra 100 anni e gli si attribuisce un’attendibilità del 90%, come in sostanza fa l’IPCC, è ovvio che ci si assume una responsabilità molto grave. Ad esempio se si prevede che i Paesi del Mediterraneo avranno più caldo e meno pioggia, tutte le opere di adattamento di un tale futuro dovrebbero essere indirizzate a costruire invasi per le acque, con ricadute negative enormi sulle economie in caso di errori nella “previsione”.

Lo stesso dicasi per le malattie tropicali. Chi sostiene oggi, a fronte della stazionarietà delle temperature nella fascia subtropicale, che il global warming stia favorendo l’espandersi della malaria si assume la responsabilità di indirizzare i governi verso provvedimenti del tutto inadeguati ad una lotta efficace a tale malattia (Reiter, 2008).

Questi esempi aprono una finestra sui risvolti etici delle ricerche sul cambiamento climatico cui sarebbe in futuro opportuno dare ben altro rilievo rispetto a quello che viene oggi riservato.

 

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre su SVIPOP.

 

Bibliografia

  • IPCC, 2001, Report TAR
  • IPCC, 2007. Report AR4
  • Lakatos, I. 1977. The Methodology of Scientific Research Programmes: Philosophical Papers, volume 1. Ed. J. Worrall and G. Currie. Cambridge: Cambridge University Press.
  • Loehle C., 2007. A 2000 year global temperature reconstruction based on on-treering proxies, Energy and environment, vol. 18, n.7+8, 1049-1057.
  • Lyman J.M., , Willis J.K., Johnson G.C., 2006. Recent Cooling of the Upper Ocean, Geophysical Research Letters, VOL. 33, 1-15
  • Monterin U., 1937. Il clima della Alpi ha mutato in epoca storica?, CNR, Comitato Nazionale di Geografia, 54 pp.
  • Myhre, G., E.J. Highwood, K.P. Shine, and F. Stordal, 1998. New estimates of radiative forcing due to well mixed greenhouse gases. Geophys. Res. Lett., 25, 2715-2718
  • Reiter P., 2008. Review – global warming and malaria: knowing the horse before hitching the cart, Malaria Journal 2008, 7(Suppl 1):S3 (available from http://www.malariajournal.com/content/7/S1/S3)
  • Stephens G.L., 2005. Cloud feedbacks in the climate system: a critical review, Journal of climate, Vol. 18, 237-273.
  • Svensmark H., 2007. Cosmoclimatology, A&G, February 2007, Vol. 48, 18-24.
  • Wegman E.J., Scott D.W., Said Y.H., 2006. Ad hoc Committee report on the ‘hockey stick’ global climate reconstruction, 92 pp.
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Galeotta fu la Coca Cola

Scritto da Guido Guidi il 21 - maggio - 20088 COMMENTI

Una scelta di marketing apparentemente vincente, che ha visto il trionfo del merchandising attraverso l’invasione di orsetti di peluche, portachiavi, oggetti e stoviglie di ogni genere, tutti con l’effige di questa simpatica famiglia di orsetti. E invece è stato il classico boomerang. Sarà l’avversione per una delle multinazionali più odiate ed al tempo stesso amate nelle sere d’estate, però dando tanta visibilità ai plantigradi delle alte latitudini hanno fatto un bel danno.

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Non ce la possiamo fare

Scritto da Guido Guidi il 4 - maggio - 200821 COMMENTI

[photopress:Comics.JPG,thumb,pp_image]E’ da un pò che circola la voce che il clima stia andando verso un periodo di raffreddamento e che questo potrebbe anche essere già iniziato, tenuto conto del fatto che dal 1998 le Temperature Medie Globali hanno smesso di crescere e, più recentemente, hanno anche cominciato a scendere.

Sarà per il forcing interno esercitato dai bacini oceanici, sarà per il condizionamento esterno dell’attività solare attualmente in fase di declino, ma il raffreddamento in atto è sì per ora breve, ma è anche incontrovertibile, in quanto ampiamente documentato dalle serie di temperatura di superficie, dai telerilevamenti satellitari delle temperature del mare e della bassa troposfera e, ultime ma non meno importanti, anche dalle temperature delle profondità oceaniche.

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Ad ognuno il suo Venerdì…

Scritto da Guido Guidi il 18 - aprile - 20086 COMMENTI

[photopress:Il_venerd__.jpg,thumb,pp_image]…Ma quello di “Repubblica” stavolta merita un commento. Edizione della settimana scorsa, non disponibile on line, con due interventi notevoli in argomento AGW. Il primo, in tempi di fresco e di battuta d’arresto del riscaldamento globale è tutto un programma: “Luomo che fa milioni vendendo fumo”. Si parla di Richard Sandor, il proprietario della European Climate Exchange, la compagnia che gestisce l’86% dello scambio dei certificati di emissione, ovvero l’obbiettivo finale degli innumerovoli codici e codicilli che hanno fatto della già scientificamente fallimentare operazione Kyoto, quello che in effetti voleva essere: una miniera d’oro.

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Ghiaccio o news alla deriva?

Scritto da Guido Guidi il 28 - marzo - 200828 COMMENTI

[photopress:Antarctica.jpg,full,pp_image] Nell’immagine qui di fianco è rappresentato il trend della temperatura sull’Antartide negli ultimi decenni. Ebbene sì, come abbiamo ricordato anche recentemente c’è una parte considerevole del mondo che, in barba alle continue esortazioni, sta subendo un consistente raffreddamento. Nella stessa immagine è evidente come tuttavia, il settore più occidentale di quest’area così grande, stia invece attraversando un lungo periodo di aumento delle temperature. Si chiama Penisola Antartica, ovvero il prolungamento del continente verso l’America Latina.

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