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Il 2 febbraio 2011, alla notizia dei circa 90000 morti a causa dello smog, avevano pubblicato questo post notando l’incremento rispetto i 7400 dell’anno precedente.

Oggi il quotidiano dei verdi “Terra” riporta una statistica Nomisma per la quale i morti sono esattamente 5786 (pdf qui) , quindi all’ingrosso UN QUINDICESIMO di quanti erano ad inizio mese.

La diminuzione sarà stata merito dei blocchi del traffico domenicali? Forse qualcuno starà esultando ma, almeno in questo caso, non possiamo affermarlo in quanto basta una piccola ricerca per trovare che la notizia è “vecchia”, la statistica è dello scorso anno (qui e qui). Però l’osservazione può essere lo spunto per chiederci perché nel caso di un problema serio come quello dell’inquinamento locale i numeri sono sempre forniti dati con un’apparente esattezza, addirittura fino all’unità (5786), pur essendo così enormemente differenti i risultati a seconda dello studio che si prende.

E poi qualcuno si lamenta se ci permettiamo di criticare il consenso “informato” sui temi dell’AGW. Leggete qua, La Stampa, non proprio un giornaletto di quartiere.

“Lo smog più pesante arriva dai termosifoni”

Oggi stop alle auto, ma l’Udc va all’attacco

emanuela minacci torino

Ci siamo. Oggi di nuovo a piedi, per la seconda volta nel 2011. Stop alle auto dalle 10 alle 18, nonostante la pioggia dei giorni scorsi: Comune e Provincia hanno dichiarato che lo smog è di nuovo su. E così oggi, auto bloccate, con le solite eccezioni e tram e bus intensificati e dal biglietto unico (1 euro) che dura tutto il giorno. Ciò premesso lo smog non è soltanto Pm10, polveri sottili. Ma anche, e soprattutto Co2, anidride carbonica, vale a dire le emissioni che arrivano da impianti di riscaldamento che meno ecologici non si potrebbe. E così in Regione si sta per aprire una nuova battaglia ambientale.

Ad aprirla è un ordine del giorno che l’Udc di Alberto Goffi depositato proprio venerdì, a 48 ore «dall’ennesima, inutile, domenica del pedone». Scrive Goffi: «Il blocco delle auto è una farsa, la vera causa dell’inquinamento sono gli impianti a gasolio obsoleti di edifici pubblici, ospedali in primis». E poi snocciola dati inediti: «L’anidride carbonica è uno dei gas responsabili dell’effetto serra. Fra i consumi di un’auto e le sue emissioni di CO2 c’è una correlazione diretta: tanto più una vettura consuma, tanta più anidride carbonica emette. L’unico modo per contenere la CO2 è diminuire i consumi». A seconda del combustibile bruciato l’entità delle emissioni cambia (2,380 kg per litro di benzina, 1,610 kg per litro di Gpl, 2,750 kg per litro di metano, 2,650 kg per litro di gasolio).

Goffi prova a paragonare la produzione del parco auto circolante in centro con quella degli impianti di riscaldamento a gasolio dei sette ospedali di Torino: Martini, Oftalmico, Valdese, Molinette, Giovanni Bosco, Maria Vittoria, Amedeo di Savoia. «Il totale delle loro emissioni è 38.180.352 chilogrammi di CO2 all’anno. Questo valore deve essere suddiviso per i sei mesi in cui rimane acceso il riscaldamento, ovvero 182 giorni: il valore è di 209.782 kg di CO2 al giorno. Questa cifra divisa per l’emissione media giornaliera di CO2 per auto 4,695 Kg, porta a 44.682, cioè il numero relativo alle auto che circolano contemporaneamente nella Ztl».

Conclusione: «Basterebbe adeguare gli impianti di riscaldamento degli ospedali e convertirli in impianti a norma o ecosostenibili e le domeniche a piedi non avrebbero più ragion d’essere. Basterebbe che gli le amministrazioni pubbliche investissero su questi eco-impianti, così come pretendono dai privati quando li obbligano a cambiare auto». (grassetto aggiunto)

Capito? Quella nube scura che invade i cieli delle città quando non c’è vento o non piove è anidride carbonica. Decisore bene informato, reporter ancora meglio informata di lui.

Ogni inizio anno, con il verificarsi degli sforamenti delle concentrazioni tipici del periodo invernale, c’è l’allarme morti per smog, una parola che suscita le angosce di quando era dovuto a fumo e nebbia ormai divenuti fenomeni molto meno frequenti. L’anno scorso avevamo scritto a tal proposito su CM “La Realtà Con il Tempo Ha Sempre il Sopravvento Sulle Idee” , riportando anche un elenco storico delle stime statistiche dei morti (oppure si può leggere “MORTI PER INQUINAMENTO, LA LOTTERIA DEI NUMERI).
Anche quest’anno l’inizio dell’anno ci ha portato l’allarme inquinamento dell’aria ed i relativi blocchi del traffico; nelle città dove le persone hanno una delle aspettative di vita più lunghe al mondo, sembra si respiri un’aria terribile.
“Ogni anno in Italia, l’inquinamento da polveri sottili è all’origine della morte di 15 persone ogni 10 mila abitanti” riporta l’articolo “Lenzuola bianche contro lo smog: ’Uccide 15 persone ogni 10 mila abitanti’” del “Corriere della Sera”.
Il conto è presto fatto: se siamo circa 60 milioni di abitanti i morti per smog sono circa 90 mila, un bell’incremento rispetto l’anno scorso in cui erano 7400. Insomma, rispetto le morti stradali che nel 2009 e 2008 sono state 2.539 e 2.981 non ci sono paragoni, si tratta di 30 volte tanto.
A me succede un fatto strano, pur abitando in una grande città, conosco decine di famiglie colpite da un lutto a causa d’incidente e nessuno che ha avuto un caro che ci ha lasciato per il pm10. Sarò la famosa eccezione che conferma la regola?

Tutti dicono che sono inutili ma si continuano a fare, sulle navi della Real Marina del Regno delle due Sicilie sembra si dicesse “facite ammuina“, in questo caso si tratta di fare rumore per evitare le conseguenze penali dovute ad una scelta di soglie e scadenze uguali per tutta Europa, pur in presenza di molte differenze nel territorio e nel tessuto produttivo1.

Immaginate per un attimo che due astronauti partiti alcune decine di anni fa, tornassero a Milano durante un blocco del traffico in seguito al superamento del nuovo valore soglia relativo all’inquinamento da “particolato”. Noterebbero subito l’assenza delle automobili, le persone in attesa alle fermate degli autobus o che si affrettano per raggiungere i posti di lavoro o le loro case e sicuramente chiederebbero ai passanti il motivo di tale situazione.

Naturalmente per gli abitanti la risposta sarebbe quasi banale: “l’inquinamento urbano ha raggiunto livelli così alti che per tutelare la salute delle persone non si può andare in auto al centro della città, questo per evitare che la situazione già negativa peggiori. Ogni tanto si abbassano i valori limite dell’inquinamento, non si sa se ed eventualmente quante persone si salvano bloccando l’ingresso e circolazione delle auto in città, ma anche se fosse una sola l’obbligo sarebbe giusto”. Tali affermazioni ai cittadini milanesi sembrano irreprensibili, ma sicuramente la risposta lascerebbe perplessi gli astronauti ai quali la parola “inquinamento” richiama una situazione dovuta al superamento della soglia di concentrazione di sostanze tossiche (diossina, radioattività, smog come Londra 1952, etc.), situazioni che causavano l’immediata evacuazione e proibizione dall’area alle persone e non ai mezzi.

Altri dubbi si addenserebbero nella mente di persone venute dalla Luna: “se l’aria è inquinata e dannosa, come mai per tutelare la nostra salute noi continuiamo a viverci e la respiriamo rimanendo ore fermi in attesa dei mezzi pubblici?Perché occorre pagare l’Ecopass per andare a respirare l’aria inquinata?” Paradossalmente sembra una regola che tutela la “salute” dell’automobile evitandogli l’ingresso nelle aree a rischio. Se non far entrare le auto ha lo scopo di non far peggiorare la situazione, perché il blocco non avviene nelle giornate in cui l’inquinamento è massimo, ma solo in giorni fissati con grande anticipo secondo un calendario prestabilito (es. tutte le domeniche) e purtroppo spesso anche quando c’è vento ed i valori d’inquinamento sono bassi? E’ curioso che secondo una programmazione fissata da anni, una concentrazione non preoccupante fino al 31 dicembre lo diventa il 1 gennaio perché cambiano i valori soglia. Se anche salvare una sola vita umana può giustificare il blocco di un’attività perché coerentemente non si evitano gli incidenti bloccando anche ogni movimento delle auto sulle strade, lo sci, il maneggio, il sesso, lo jogging, la boxe, la Formula 1, etc.? Come mai nonostante tutti gli inquinanti la vita media nelle città continua ad aumentare tutti gli anni?

Naturalmente questi sono inutili dubbi che possono nascere in una persona proveniente dalla Luna, non ad una impegnata per l’ambiente e costretta a correre per raggiungere il posto di lavoro, portare i figli a scuola e fare la spesa in una ventosa giornata di blocco del traffico.

Una volta il termine “inquinamento” richiamava alla mente la presenza di sostanze dannose (buste di plastica, plutonio, amianto, mercurio, SO2, etc.) che portavano ad una misurabile e drastica riduzione della salute, delle attività produttive e ricreative dell’uomo (es. paesaggio, biodiversità, etc.), oppure alla rottura degli equilibri naturali (es. immettere acqua bollente in un fiume, mentre ad esempio era benvista l’agricoltura che generalmente è pur sempre un’alterazione degli equilibri naturali a nostro favore).

Più recentemente invece con lo stesso termine “inquinamento” siamo abituati a chiamare anche le variazioni di concentrazione di sostanze naturali, alle quali può contribuire l’attività umana; problema che merita tutta la nostra attenzione ma dai contorni molto meno definiti. Oggi troppo spesso qualsiasi azione dell’uomo sembra vista come un’attività contro la natura anche per il solo fatto che l’altera, un “inquinamento” che spesso la scienza è chiamata a rilevare semplicemente come scostamento dalla media o segni di attività umane in aree incontaminate.

Fino a un decennio fa per le automobili la preoccupazione era giustamente lo smaltimento dell’olio esausto, degli pneumatici, delle batterie, delle carrozzerie, etc., oggi invece l’attenzione sembra concentrata solo sull’anidride carbonica, uno dei pochi composti naturali prodotti, cioè una parte dello scarico bio-degradabile.

Naturalmente finora abbiamo scherzato, se a Milano i due astronauti provenienti dalla Luna potrebbero affermare che l’inquinamento “lo famo strano”, pensate cosa avrebbero potuto dire in passato andando a Ferrara durante il blocco del traffico. Lì si sarebbero chiesti cosa dovrebbero fare di più i cittadini visto che già quotidianamente il 31% degli spostamenti avvengono in bici, forse la migliore media in Europa.

Certe riflessioni però è conveniente non proporle neanche per scherzo.

  1. Si tratta in realtà di un falso storico []

Oggi, 22 febbario 2010, molti quotidiani (ad esempio qui) c’informano che alcuni scienziati americani si sono accorti che la frequenza del fenomeno della nebbia in pianura Padana è diminuito. Gli italiani già da tempo lo avevano osservato, ad esempio nel 2007 se ne parlò su molti quotidiani1. Anche stavolta non sono mancati gli esperti che hanno messo in relazione tale fenomeno “regionale” con il fenomeno globale del riscaldamento dovuto all’incremento di concentrazione dei gas serra, affermando che questa è un’ulteriore dimostrazione dell’influenza dell’uomo sul clima2. E’ stato scritto:“Ma chi ha spazzato via la nebbia dalla Val Padana? Anche questa volta è colpa del famigerato riscaldamento globale”. Ammesso, e non concesso, che ciò sia vero, possiamo “dimostrare scientificamente”3 i benefici del “global warming”, ovvero il fatto che questo ha salvato migliaia di vite umane ed ha permesso di risparmiare molti soldi.

Nel periodo più freddo dell’attuale ed in cui l’aria era più inquinata di oggi, dagli anni ’50 a metà anni ’80, la nebbia causava nel nord Italia numerosi morti sulle strade e rilevanti problemi alla navigazione aerea. I lettori più anziani ricordano sicuramente la trasmissione “Portobello” del compianto Enzo Tortora, nella quale nel periodo in cui si credeva nell’arrivo di un’imminente glaciazione, fu molto seguito il caso di un signore che proponeva la rimozione del Monte Turchino per creare una corrente d’aria sulla pianura Padana capace di eliminare la fitta nebbia. La proposta riprendeva quanto già fatto nel 1969 nell’ambito del “Comitato Nazionale per l’Igiene e il Progresso” di cui era presidente l’on. Giambattista Migliori.

Alla discussione su cosa fare parteciparono molti esperti, nessuno dei pareri dell’epoca prevedeva una riduzione del fenomeno con il trascorrere degli anni, anzi per molti la frequenza del fenomeno sarebbe peggiorata. Le critiche che fortunatamente procrastinarono ogni azione si appuntarono quasi esclusivamente sul fatto che “il taglio” non avrebbe funzionato, tanto che alcuni proposero degli enormi ventilatori.

A distanza di più di venti anni, come tutti possono costatare, il problema della nebbia si è ridotto, alcuni studi indicano del 30-40%. I sinistri mortali aumentano del 38% con la presenza di nebbia rispetto la media, e nel 2002 la nebbia a causato 2.683 incidenti con 98 morti e 4090 feriti4. Proporzionalmente, una diminuzione del 30% delle giornate di nebbia “ha evitato” ogni anno circa 1150 incidenti, 42 morti e 1753 feriti.

Inoltre, il riscaldamento globale ha evitato lavori, come la rimozione di montagne (che avrebbero portato danni irreversibili al panorama ed enormi spese), la soluzione di gran parte dei problemi del traffico aereo e stradale, ma soprattutto in futuro, entro i prossimi 30 anni, riuscirà ad evitare 34500 incidenti, a salvarne dalla morte 1260 e dalla sofferenza 122.700 (per creare un’immagine maggiormente suggestiva potrei dire che sarà stata salvata una città come Ferrara). Stima per difetto perché le giornate di nebbia dovrebbero secondo i modelli ulteriormente diminuire (la scelta del periodo trentennale è stata fatta per creare un numero verosimile che fa colpo, ma niente proibisce di proiettarci fino ad un secolo).

In questo caso, un po’ provocatoriamente, si è mostrato com’è possibile tramite la “pseudo-scienza” partire da una fluttuazione del clima a scala regionale, al fine di dimostrare una tesi già precostituita a scala globale dandogli dignità scientifica per il solo fatto che diamo dei numeri (per chi è profano in senso letterale e per uno scienziato in quello metaforico). Analogamente si potevano elaborare dati con i poveri emarginati salvati dal freddo dell’inverno, i soldi di riscaldamento risparmiati, la diminuzione di pm10 e malattie dovuti ad un minor uso dei riscaldamenti, etc. Con certezza scientifica si sarebbe solo potuto affermare che esiste una diminuzione della nebbia in pianura padana e questa riduce gli incidenti ed il relativo numero di morti, elimina enormi problemi di traffico, fa risparmiare molti soldi. E’ tutto da dimostrare che la nebbia sia diminuita a livello locale a causa del fenomeno a scala globale detto “effetto serra”, che la variazione nella frequenza della nebbia sia dovuta all’effetto serra incrementato per l’azione dell’uomo e non per gli effetti naturali, che l’incidenza degli incidenti calcolata su un anno è rappresentativa per i prossimi 30 anni a livello di traffico, che la diminuzione del 30% della nebbia porti una diminuzione del 30% dei danni, che gli incidenti avvenuti nei giorni di nebbia sono causati tutti solo da essa, che la sicurezza autostradale, sicurezza degli autoveicoli, il comportamento delle persone per 30 anni non sarebbe migliorata, etc. In questo caso abbiamo scherzato, ma quante volte abbiamo visto metodi analoghi per dimostrare che l’effetto serra causerà nei prossimi decenni danni enormi?

  1. La Stampa il 9.11, Il Giornale di Vicenza ed il Il Gazzettino (Padova) il 15.11, L’arena il 16.11, Corriere del Veneto il 23.11, Avvenire il 25.11.2007, etc []
  2. L’aumento di decimi di grado della temperatura media, a parità di altre condizioni, può influire sull’ora di formazione della nebbia generalmente ritardandola rispetto al passato. Molto più difficile da dimostrare, visto che la nebbia non si formava nell’istante in cui la temperatura era minima, che aumento di decimi causi la sua scomparsa []
  3. Nella scienza è fondamentale il metodo, in questa nuova “junk-science” basta che ci siano modelli semplici, si diano i numeri ed i risultati vadano a rafforzare quanto i sensi delle persone rilevano.  Affrontare un problema scientificamente porta sempre ad un duro lavoro e non sempre ad un risultato prontamente applicabile. Meno sacrificio e maggior sicurezza di risultati offre l’entrare a far parte di una nuova attività, che cerca di dimostrare con argomenti pseudo-scentifici quanto la gente teme in modo da poter divenire i paladini dei loro diritti []
  4. Fonte ACI []

In Italia le vittime per il virus della nuova influenza H1N1 possano arrivare a 95mila su circa sei milioni di contagiati, questo lo scenario peggiore; se invece il virus si mantenesse blando la mortalità sarebbe di circa 15mila morti al termine dell’epidemia. Queste le previsioni pochi mesi fa, quando sui quotidiani si discusse per settimane l’opportuno di una chiusura preventiva delle scuole. Altro allarme di questi giorni è relativo al famigerato smog urbano: ”Visto che ne’ il governo nazionale, ne’ le amministrazioni locali si muovono per un dramma che ogni anno costa la vita ad almeno 7400 cittadini, noi Verdi apriremo una vertenza in ogni città presentando esposti e chiedendo alle procure di aprire inchieste per omicidio colposo”1.

Questa è l’informazione ricorrente sui mass-media che angoscia le mamme costrette a vedere i propri figli crescere in città “avvelenate” dalle loro stesse auto utilizzate per raggiungere il lavoro e/o la scuola, dai riscaldamenti impiegati per rendere gli ambienti più salubri. La singola vita umana ha un valore grandissimo per cui è giusto tentare sempre di fare il massimo per salvarla, però, non avendo a disposizione risorse infinite per poter affrontare tutti i problemi contemporaneamente, sarebbe opportuno ottimizzare l’azione partendo da un’analisi oggettiva della realtà, al fine d’identificare l’entità dei vari rischi e l’affidabilità delle previsioni. L’oggettività dei numeri può aiutarci a descrivere la realtà in modo da evitare che la nostra idea soggettiva prenda il sopravvento. Per curiosità proveremo a paragonare le stime del numero di decessi2 in Italia dovuti a varie cause, queste spesso sono descritte singolarmente sicché è difficile trattarle come pezzi di un unico puzzle e raramente qualcuno s’incarica di ricostruirlo. Naturalmente non si ha la pretesa di uno studio scientifico con l’ufficialità di un ente statistico, ma solo di raccogliere un po’ d’informazione che ci viene offerta dai mass-media, sulla quale spesso si forma l’opinione pubblica rispecchiando l’enfasi e lo spazio concesso dai mezzi di comunicazione alle varie cause. Non essendo cambiata sensibilmente la popolazione italiana, confronteremo numeri relativi anche ad anni diversi, cercando di utilizzare per quanto possibile la più recente stima disponibile (vedi pagina che riporta link della notizia ed anno relativo). Il numero totale di decessi in Italia nel 2006 è stato 557.892 (per dare un’idea dell’ordine di grandezza sono quasi tutti i cittadini della città di Genova popolata da 611.171 persone il 1.1.2009):

  • 131.118 aborti nel 2006 (esiste un acceso dibattito sul momento in cui l’embrione diventa essere umano, per dare un’idea dell’ordine di grandezza sono poco di più dei cittadini della città di Ferrara popolata da 130.902 secondo Istat 2001);
  • 80.000 morti per il fumo (sono poco di più di tutti i cittadini della città di Grosseto popolata da 79.695 persone il 1.1.2009);
  • 52.000 morti causa obesità (sono duemila meno dei cittadini della città di Cuneo popolata da 54.624 nel 1999);
  • 30.000 morti causa alcool (sono tremila di meno di tutti i cittadini della città di Oristano popolata da 33.007 persone nel 1999);
  • 28.000 per inattività fisica o pigrizia (sono circa i cittadini della città di Enna popolata da 28.424 persone nel 1999);
  • tra i 50.000 decessi (secondo Assinform, editore di riviste specializzate nel settore del rischio nel campo della sanità, sono circa i cittadini della città di Rovigo popolata da 50.627 nel 1999) ed i 14.000 (secondo l’Associazione degli anestesisti) per malasanità;
  • circa 10.000 decessi/anno imputabili agli effetti del radon secondo studi Unione Europea altri studi forniscono oltre 3000 morti per il Radon;
  • 8.500 morti per l’influenza stagionale;
  • 7.400 morti causa smog;
  • 7.000-8.000 morti per incidenti domestici;
  • 5.669 morti causa incidenti stradali nel 2006;
  • Tra 4081 nel 1987 a 2823 nel 2008 per suicidio;
  • Tra 4.529 morti causa aids nel 1995 e 360 nel 2001 (Libro dei fatti 2003);
  • 3.000 morti causa amianto (06/12/2007);
  • 1.170 nel 2007 le morti legate al lavoro nel nostro Paese, di cui 609 per infortuni stradali, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. 1.280 morti sul lavoro nel 2006;
  • 648 pedoni deceduti per investimento nel 2008;
  • 621 per omicidio nel 2006 (nel 1995 erano 1042);
  • 502 morti per droga in Italia nel 2008;
  • Circa 400 per annegamento;
  • 352 ciclisti morti (girare in bicicletta comporta un rischio di morte più che raddoppiato rispetto ad utilizzare un ciclomotore);
  • 228 per l’influenza H1N1 (gennaio 2010).

A seconda delle proprie esperienze esaminare i numeri può creare delle sorprese (partendo dal presupposto che le stime sono realizzate in modo onesto). Si scopre così che la malasanità, l’alcool, la pigrizia, causano decessi per 4 volte superiori allo smog, il fumo 10 volte, l’aborto 20 volte, il numero di morti per smog è simile a quello causato dall’influenza e dagli incidenti domestici per i quali non si vive nella stessa angoscia e non si fanno domeniche di sensibilizzazione e denunce (questi ultimi non sono morti stimati statisticamente ma “certificati”), i suicidi sono almeno 5 volte degli omicidi. Esistono quindi molti campi su cui si può, e si deve, investire per difendere la vita umana, specie se il rispetto della vita umana è visto come un dovere sempre (sicché ad esempio operare per ridurre il numero di suicidi ed omicidi  richiede lo stesso impegno). Esiste anche un modo diverso di vedere i decessi, quindi anche una diversa percezione del rischio, differenziando, alcune volte inconsapevolmente, quando la vita è messa a rischio per l’attività di altri o per scelta volontaria dello stesso individuo. In quest’ultimo caso un’azione per ridurre i rischi può essere anche interpretata come una riduzione della libertà, secondo il significato attuale con cui s’interpreta questo vocabolo. Per questa ragione generalmente si è meno preoccupati dei rischi dovuti ad attività scelte da chi poi le subisce (come fumare, drogarsi , essere alcolizzati, incidenti domestici, non svolgere attività fisica, essere obesi, suicidarsi, impegnarsi in sport estremi, usare l’auto), piuttosto di altri subiti involontariamente come quelli dovuti a respirare il fumo passivo, vivere nello smog, morire di malasanità, morire per influenza, per un incidente sul lavoro, l’essere uccisi.

Tornando allo smog iniziale, fondamentale è cercare di migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, ma con la consapevolezza che si sta lavorando da tempo per migliorare progressivamente rispetto al passato. Decenni fa si è affrontata la problematica relativa all’SO2, poi il piombo, il benzene ed ora le soglie del pm10 stanno progressivamente scendendo. Dalla costatazione che dei 95.000 decessi previsti per l’H1N1, effettivamente finora questi sono stati 228, si dovrebbe comprendere  che è opportuno tener conto prudentemente delle previsioni ma non utilizzarle come certezze per creare angoscia: la paura ha il solo effetto di far effettuare frettolose scelte emotive. La scienza abitua a dover sempre verificare con onestà le proprie idee con la realtà e ad avere uno “spirito critico”, per questo è importante che nelle scuole si apprenda una mentalità scientifica, che prima si “impari ad imparare” e dopo ci si specializzi. L’impegno principale attuale sembra sia dare una Terra migliore ai nostri giovani, forse raccoglieremo maggiori frutti, anche in campo ambientale, impegnandoci principalmente per dare “giovani migliori” di noi a questa Terra3.

NB:

  1. tratto da ANSA 26.1.2010 []
  2. Esistono morti per cui le cause del decesso sono ben accertate e vengono riportate sul certificato di morte, ad esempio per gli incidenti stradali, la droga, gli omicidi, gli assideramenti, etc, mentre per alcune cause il numero di morti è stimato statisticamente, ad esempio lo smog, il caldo, il fumo passivo, etc.; quindi la stima dovrebbe essere sempre affetta da un errore. Ad esempio nel caso della malasanità si dichiarò:«Nessuno può sapere con certezza quante sono le cause, si tratta solo di stime – ha spiegato Maurizio Maggiorotti, presidente dell’Amami, l’associazione dei medici accusati di malpractice (i cosiddetti errori medici) ingiustamente, commentando i dati che indicano 90 morti al giorno per errori in Italia – perchè tutte le denunce finiscono nel calderone degli omicidi e lesioni colpose, come i morti sulle strade. L’associazione ha chiesto inutilmente ai presidenti dei tribunali di estrapolare questi dati. Ma in questo campo tutto è nebuloso”. Generalmente si pensa che per tutelare la vita umana al primo morto causato da una attività questa dovrebbe essere proibita, ma ciò concretamente significherebbe bloccare tutto, ad es. lo sci, il nuoto, l’ippica, l’auto, l’aereo, il salire sulle scale, etc. In realtà il vivere comporta il rischio di morire, sia se si svolge un’attività all’aperto che al chiuso. Il rischio nullo non esiste []
  3. Il titolo di questo post è tratto da una frase di Norberto Bobbio – Filosofo []

Il Resto del Carlino di venerdì 5 febbraio nella cronaca di Bologna titola “Anche la città ha la tosse – quando le centraline sforano aumentano le visite”. Poi, un interessante interpretazione di questo fenomeno che verrà comunque dibattuto ad una due giorni di studio presso il Policlinico Sant’Orsola. In pratica, la tosse sarebbe l’indicatore della qualità dell’aria e quando le centraline di rilevamento superano i limiti si hanno anche i numeri massimi di ricorsi alle visite mediche. Tanto più inquinamento, tanti più malati.

Ora, è vero che noi tutti siamo preoccupati per lo stato della qualità dell’aria nelle nostre città, e siamo altrettanto preoccupati per la relazione causale che intercorre tra questo stato della qualità atmosferica e lo stato della nostra salute di cittadini. Rimaniamo però anche un po’ perplessi quando le informazioni ambientali vengono trattate secondo una logica sequenziale così “ruvida”.

Se qualunque problema scientifico, del quale si ricerca una soluzione, potesse essere trattato così direttamente, allora avremmo già programmato un computer a fare questo lavoro, ed i ricercatori se ne potrebbero tranquillamente stare a casa. Chi meglio di un computer fa 1+1+1+…?

Così poi, solo per puro divertimento e senza nessuna volontà di essere scientifici, cerchiamo di sviluppare una serie di “scenari” diversi, basati sul pensiero laterale. Per chi non lo sapesse il “pensiero laterale” è un metodo di ragionamento che favorisce il numero delle ipotesi, rispetto alla singola e necessaria validità di ogni passo del pensiero sequenziale. Essendo la mente molto più preparata a nutrirsi di cliché, il pensiero laterale è quello strumento che permette di rompere questo approccio abitudinario offrendo il maggior numero possibile di alternative, giuste o sbagliate che siano. Questo modo diverso di considerare le alternative è rappresentato da quell’uomo che, caduto dal grattacielo, lo si sentì bofonchiare passando davanti al terzo piano “beh, fin qui tutto bene!” (da E de Bono “Creatività e pensiero laterale” BUR 1998).

Non siamo epidemiologi, ma ci aspettiamo che esista una qualche relazione tra insorgenza di tosse e periodo dell’anno: anzi, sembra che queste cose appartenessero alla categoria “malattie stagionali”, prima del global warming, ovviamente. Ci aspettiamo anche che, a fronte di consistenti variazioni della temperatura ambientale, i cittadini tendano ad abbandonare l’uso dei mezzi pubblici per fare maggior ricorso al trasporto privato, evitando così lunghe attese alle fermate.

Essendo poi  ”portatori di carrello” nei centri commerciali, che nel genere umano maschio corrisponde alla linea evolutiva della varietà sherpa, ci rendiamo immediatamente conto che nelle giornate fredde il libero cammino medio scende notevolmente: parametro misurabile attraverso il rapporto del numero di urti tra “carrellisti” e tempo impiegato per fare la spesa, ovviamente normalizzato sulla spesa totale e rigorosamente corretto per il fattore offerte 3×2.

Se utilizziamo le regole del pensiero sequenziale oggi si sarebbe tutti al policlinico Sant’Orsola a sentire la relazione di chi sostiene: più sforamenti uguale a più tosse, ergo tutti a piedi. Se, invece, utilizziamo le regole del pensiero laterale allora facciamo in modo da non escludere dal nostro ragionamento una serie di alternative che possono essere ragionevoli o irragionevoli, ma comunque da determinare, e che sono:

  1. il traffico aumenta perché fa più freddo/caldo e si usa il trasporto privato per garantirsi il riscaldamento/raffrescamento, e chi resta a piedi si ammala perché esposto al clima;
  2. l’aumento della tosse è generato dalla maggior co-presenza nei centri commerciali tra sani ed ammalati e l’aumento del traffico è dovuto alla prima parte del punto 1;
  3. il numero delle visite in ambiente ospedaliero aumenta perché quello delle visite espletate dai medici di base diminuisce, perché restano imbottigliati nel traffico a causa della prima parte del punto 1;
  4. il veicolo sono gli untori, i figli, che tenuti in locali chiusi dai maestri a causa delle condizioni rigide esterne si passano germi/virus/bacilli/funghi, con effetto pandemico, ed i genitori aumentano il traffico perché preoccupati per la salute di questi micidiali veicoli di infezioni-malattie, che sono appunto i figli, come da prima parte del punto 1.

Insomma una serie di alternative, e chi più ne ha più ne metta, da esplorare. Forse qualcuna neppure troppo stupida da non contenere degli elementi che i veri epidemiologi dovrebbero tenere in considerazione prima di decidere di farci andare tutti a piedi, facendoci così ammalare definitivamente.