Foto di copertina – Cumulus silvagenitus ripresi in autostrada nei pressi del Passo della Cisa nel primo mattino del 26 luglio 2026 (foto Silvia Volpi).
Il silvagenitus, cui è dedicato questo commento, è una nuova specie di nubi introdotta nell’International Cloud Atlas del WMO nel 2017 e che si genera localmente sopra alle foreste in condizioni di tempo perturbato.
Premessa terminologica
Silvagenitus: termine tassonomico introdotto nell’edizione 2017 dell’Atlante Internazionale delle Nubi dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM). Descrive le nuvole che si formano o crescono localmente al di sopra delle canopy forestali. Si parlerà ad esempio di Stratus silvagenitus o Cumulus silvagenitus.
Canopy layer (strato delle chiome): strato di atmosfera compreso fra il suolo e la cima di vegetazione erbacea, arbustiva o arborea e, per estensione, fra il suolo e la cime degli edifici di una città (https://glossary.ametsoc.org/wiki/canopy/).
Boundary layer (strato limite): strato atmosferico che sovrasta una qualunque superficie (una città, un campo coltivato, un bosco, ecc.) e le cui caratteristiche (temperatura, umidità, direzione e velocità del vento, ecc.) sono influenzate dalla superficie stessa (https://glossary.ametsoc.org/wiki/boundary-layer/).
Il fenomeno e la spiegazione
Il 26 agosto scorso, alle 6.30 del mattino, mi sono trovato ad attraversare in auto il Passo della Cisa, in direzione La Spezia, poco tempo dopo la fine di un rovescio prodotto dal transito di una linea temporalesca in moto verso est e che è visibile nella foto di copertina di questo post. Da tale foto si coglie anche un fenomeno tutt’altro che raro con tempo perturbato e cioè alla comparsa di fractocumuli che salgono dalla fitta vegetazione boschiva.
Tali nubi sono tipiche delle fasi perturbate, afferiscono alla categoria delle nebbie (nubi con base al suolo) e sono di norma presenti durante e subito dopo la pioggia, allorché l’aria è satura di vapore acqueo. In tali condizioni, il fenomeno è guidato da una serie di concause fra cui elenco le seguenti:
- l’interazione del vento con la superficie scabra delle canopy forestali genera treni d’onde stazionarie in salita, come molti decenni fa evidenziò Thor Bergeron in suo classico studio condotto nell’ambito del progetto Pluvius e che evidenziò un analogo effetto quando il vento passa dalla superficie marina alle dune costiere (Andersson, 1981).
- La superficie evaporante del bosco è di gran lunga superiore a quella di un terreno nudo, per cui anche in assenza di soleggiamento il vento che fluisce fra le chiome degli alberi produce l’evaporazione dell’acqua depositata sulle foglie. Il continuo apporto di vapore mantiene l’aria intrappolata nel bosco oltre il livello critico di saturazione, forzando la condensazione istantanea.
- le gocce di pioggia che cadono o che rimbalzano sulla vegetazione evaporano parzialmente sottraendo calore latente (2477 J per g di acqua evaporata a 10°C) dall’ambiente circostante, raffreddandolo. Tale raffreddamento abbassa la temperatura dell’aria all’interno (canopy layer) o al di sopra del bosco (boudary layer), portandola al di sotto della temperatura del punto di rugiada ed innescando così il processo di condensazione. Tale fenomeno è accentuato dal fatto che nel caso di pioggia estiva o autunnale l’acqua piovana è sovente più fredda del terreno del bosco, il quale cede ad essa calore innescandone l’evaporazione e formando così le classiche nubi con base al suolo (nebbie).
- La pioggia ripulisce l’aria dai nuclei di condensazione macroscopici (polvere, inquinamento) il che è sfavorevole al processo di condensazione, il quale è tuttavia favorito dagli aerosol che fluttuano nell’aria satura agendo da nuclei di condensazione e che si formano in due modi (i) dall’impatto violento delle gocce sulle foglie e sul suolo boschivo che frantuma la materia organica e solleva meccanicamente aerosol (spore, batteri, detriti vegetali, particelle di suolo) e (ii) grazie all’emissione da parte della vegetazione di Composti Organici Volatili (COV). Sul ruolo dei COV si ricordano i recenti studi condotti al CERN nell’ambito del progetto Cloud (Tröstl et al., 2016).
Figura 1 – World Meteorological Organization – International cloud atlas – edizione 2017. L’icona ci ricorda che al sito https://cloudatlas.wmo.int/en/silvagenitus.html è disponibile un filmato di 53 minuti di Franz Feldmann ripreso a metà mattinata del 10 giugno 2016 su un’area boschiva nella Svizzera centrale. Il forte raffreddamento radiativo notturno e l’elevato contenuto di umidità dovuto alle piogge dei tre giorni precedenti hanno provocato la formazione di strati e nebbia nelle prime ore del mattino. Il filmato inizia mostrando la dissipazione degli strati in alcune zone, mentre altrove gli strati stessi (Stratus fractus) si sollevano trasformandosi in Cumulus fractus. La dissipazione degli strati e della nebbia ha provocato un riscaldamento localizzato della superficie e la formazione di correnti termiche. L’elevato contenuto di umidità, accentuato dall’evaporazione dell’acqua che bagna la vegetazione, fa sì che le termiche raggiungano la saturazione a un’altezza appena sopra la chioma.
Riferimenti citati nel testo
Andersson T., 1981. Bergeron and the oreigenic maxima of precipitation, in Weather and weather maps, edited by G.H. Liljequist, Birkhauser, 559-576.
American Meteorological Society, Glossary of meteorology, https://glossary.ametsoc.org/
Tröstl, J., Chuang, W., Gordon, H. et al. The role of low-volatility organic compounds in initial particle growth in the atmosphere. Nature 533, 527–531 (2016). https://doi.org/10.1038/nature18271

Non mi lascia stupito il fatto che questi eventi si verifichino nelle vicinanze di La Spezia. La zona compresa fra Brugnato, Sarzana e Pontremoli ha un microclima , di solito orrendo, caratterizzato da accumuli di pioggia intensi , con escursioni termiche di 15-20 gradi fra fondovalle e spartiacque
In effetti passo da quelle parti 1-2 volte l’anno in autostrada e più volte mi è capitato di vedere fenomeni meteorologici del tutto peculiari, per cui confesso che invidio coloro che hanno la fortuna di viverci.
Interessante ; come è interessante che ‘Claude’ non sappia cosa siano, se non imbeccata ; beata intelligenza umana. Saluti
Grazie di cuore per l’apprezzamento.