Questo post fa seguito a uno storico scritto di Guido Guidi dall’evocativo titolo “Onda su onda”, (Climate monitor, 30 Gennaio 2013, https://www.climatemonitor.it/?p=30129) e si ricollega idealmente a un mio post del 16 giugno 2015 dal titolo “L’importanza di saper riconoscere le nuvole” (https://www.climatemonitor.it/?p=38320) in cui si esortavano i lettori all’osservazione dei corpi nuvolosi effettuata utilizzando la tassonomia standard proposta negli atlanti internazionali delle nubi del WMO (World Meteorological Organization) e che trae origine dal sistema di classificazione introdotto all’inizio del XIX secolo dal chimico britannico Luke Haward.
Di Howard ricordo la frase “Like fishes inhabiting the bottom of an ocean, we are insensible to much of what passes over our heads”, che stigmatizza l’insensibilità di gran parte dei nostri concittadini alle meraviglie del cielo, meteorologiche o astronomiche che siano.
Venendo ad oggi, il 23 settembre 2026 alle 7.56 stavo camminando sul lungarno di Pisa, città in cui mi trovavo su invito di colleghi di quell’università per un seminario dedicato all’agronomia di Catone il censore, quando ho scorto verso nord un Altocumulus lenticularis duplicatus, nube media a dischi sovrapposti formatasi sottovento al Monte Pisano in presenza di una circolazione da Nordest (figura 1). Questo altocumulo rientra fra le caratteristiche nubi di foehn ed in Italia è detto “Contessa del vento”, espressione poetica che trarrebbe origine dal termine popolare “Contesa dei venti”.
Figura 1 Contessa del vento fotografata a Pisa il 23 settembre scorso
In figura 2 vediamo questa nube rappresentata nell’International cloud Atlas del WMO nell’edizione 1987 (vol. 2, pagina 132) ove ovviamente la denominazione di Contessa del vento non è utilizzata e si parla di altocumuli lenticolari.
Figura 2 – Contessa del vento fotografata sulla costa groenlandese il 23 settembre 1951.
In questo caso si tratta di una foto scattata il 23 settembre 1951 lungo la costa occidentale della Groenlandia, ove non è raro veder comparire simili nubi lenticolari quando il vento soffia dalla calotta glaciale interna verso il mare, assumendo carattere di foehn. Anche nell’ultimo atlante del WMO spicca una fantastica immagine di contessa del vento fotografata da Mattew Clark in Inghilterra, sottovento ai monti Pennini, il 22 dicembre 2011 alle 14.15. Visto che tale foto è protetta di copyright, vi invio il link a cui potete vederla: https://cloudatlas.wmo.int/en/clouds-species-lenticularis.html.
Le nubi lenticolari si generano quando una massa d’aria umida e stabile è spinta dalla circolazione verso una barriera montuosa sufficientemente elevata – in Italia le Alpi, gli Appennini o lo stesso Etna, nel cui circondario pare abbia origine il termine di Contessa del vento – è costretta a risalire e, superata la vetta, inizia a oscillare verticalmente creando delle onde di sottovento, prima di ricadere a valle generando il caratteristico vento catabatico generalmente indicato come favonio o foehn.
Le ondulazioni orografiche testé descritte possono ricordare le ondulazioni che l’acqua di un fiume presenta a valle di un ostacolo sommerso. Si noti inoltre che l’aria che sale verso la cresta di tali ondulazioni si raffredda per espansione facendo condensare la poca umidità presente al suo interno e dando così vita alla nube lenticolare. La struttura a dischi sovrapposti propria della Contessa si genera quando l’atmosfera presenta strati di aria umida e aria asciutta fra loro alternati; la condensazione avviene così solo in corrispondenza delle fasce umide, creando l’effetto visivo dei dischi impilati.
Un riflessione meritano infine gli effetti cromatici tipici di queste nubi, che di giorno assumono un colore madreperlaceo frutto della contemporanea presenza di cristalli di ghiaccio e di acqua liquida. Spettacolari appaiono spesso all’alba o al tramonto, allorché assumono una gamma di sfumature che vanno dai rossi, ai gialli, ai rosati e agli azzurri.
La figura 3 è un’ultima foto di contessa del vento che ho ripreso nel 2012 in Islanda, mentre mi trovavo all’esterno dell’enorme caldera vulcanica dell’Askja.
Figura 3 – Contessa del vento fotografata in Islanda il 7 agosto 2012 alle ore 21.55.
Quel giorno c’erano venti di foehn intensissimi che sollevavano polvere in grande quantità, come attesta la torbidità atmosferica che si coglie nella foto. Tale torbidità fa venire in mente quella caratteristica delle ere glaciali, le quali si caratterizzavano per ricorrenti tempeste di polvere nelle estesissime aree periglaciali prive di vegetazione che interessavano il pianeta alle medie latitudini. Di tale “polverosità” si trovano oggi tracce evidentissime nelle carote glaciali e in suoli di origine eolica, i loess, che possono raggiungere spessori di decine di metri e che sono presenti ad esempio in Argentina, Siberia e Cina e sono spesso soggetti a imponenti fenomeni erosivi.
Figura 4 – Contessa del vento nei pressi di un cumulo congesto – 13 agosto 2007 alle 18.25 (Francia alpina, forse Chambery) – Non di rado si osserva che situazioni di foehn foriere di altocumuli lenticolari e contesse del vento si mutino in situazioni favorevoli alla convezione profonda – foto Luigi Mariani
FOTO PERVENUTE A SEGUITO DELL’USCITA DELL’ARTICOLO E PER LE QUALI SI RINGRAZIANO GLI AUTORI
Figura 5 – Suggestiva contessa del vento immortalata da Patrizia Simonelli al Passo di Pradarena (Appennino di Reggio Emilia), mercoledì 15 agosto 2007, ore 7.30 circa.



Ottimo articolo. Leggerlo e gustarne testo e iconografia è un vero piacere.
Troppo spesso siamo inclini ad osservare, se va bene la morfologia dell’area in cui ci troviamo. Di ciò che sta sopra e sotto a molti non interessa. Non parliamo, poi, del reticolo idrico. Pare che per molti tutto ci sia dovuto, così com’è, e nulla si debba fare per essere certi di lasciare intatto ai discendenti.
Mi ha fatto piacere leggere i due commenti sopra, che vengono da un’area che ben conosco: Giulianova ed il Gran Sasso, per tacere di Santo Stefano di Sessanio…
Ovviamente comunissime a Pescara, dove però sono più spesso generate dalla Majella, madre di civiltà italiche: Caraceni, Frentani, Peligni, tutti capaci di dare filo da torcere a Roma nelle guerre italiche del II e I secolo A. C. concluse con la pulizia etnica voluta da Silla.
Ma questa è un’altra storia…
Comuni anche qui.
Quando il Grann Sasso si incappuccia, annuncia Garbino (il Foehn dell’Adriatico)
E il vecchio marianio diceva “e dopo lu Garbine vien lu Maestrale”