Quando gli ippopotami nuotavano nel Tamigi

Ormai già tre anni fa, il climatologo americano J. Christy nella sua lettera di dimissione dall’IPCC parlò di ippopotami che nuotavano nel Tamigi:

“Forse la tendenza a dare la colpa di tutto all’uomo è dovuta al fatto che non abbiamo visto di cosa fosse capace il nostro clima prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla Terra…..Escludiamo la possibilità che tutto sia causato dall’attività umana, perché tutto ciò che abbiamo visto fare al clima è già successo in passato. I livelli del mare si alzano e si abbassano continuamente. La calotta artica si è ristretta in precedenza. In un millennio ci sono ippopotami che nuotano nel Tamigi, e un istante geologico dopo c’è un ponte di ghiaccio che collega l’Asia al Nord America.”

Il periodo in cui gli ippopotami nuotavano nel Tamigi era l’Eemiano il periodo interglaciale prima del nostro dove la terra per clima, fauna e flora era del tutto simile ad ora, ma più calda globalmente e mediamente di 2°-3°C.

Ippopotamo (Hippopotamus amphibius) significa cavallo di fiume anfibio, anche se ha poco a che fare con i cavalli, sembra infatti più vicino ai cetacei nel grado evolutivo. E’ un erbivoro non ruminante, ma con più stomaci simili al complesso ruminale dei bovini, pascola di notte mentre di giorno resta prevalentemente immerso nell’acqua di laghi o fiumi, facendo sporgere solo le narici, gli occhi, e le mobilissime orecchie. Può vivere solo in climi molto caldi, attualmente è diffuso nell’Africa sud shariana.

Le zampe sono costituite da 4 dita provviste di zoccolo riunite da una membrana, è un ottimo nuotatore, con una capacità polmonare molto buona che gli permette apnee di 5 minuti. Durante il pascolo gli ippopotami emettono i loro escrementi facendo ruotare velocemente la coda che colpendo le feci le fraziona e le spande sul pascolo per diversi metri. E’ consigliabile restare fuori da questo raggio. In pratica la fertilizzazione dei pascoli da parte degli ippopotami è ottimale perché evitano le grandi concentrazioni di feci sul terreno, ma le spandono in modo, direi, agronomico.
L’ippopotamo può raggiungere il peso di 45 quintali, malgrado la mole imponente e l’aspetto goffo corre più velocemente dell’uomo almeno per brevi tratti, è un animale pericoloso per le sue temibili zanne che sono dei veri e propri pugnali. Spesso gli ippopotami attaccano l’uomo causando gravi ferite anche mortali perché sono animali molto aggressivi e territoriali.

La presenza di ippopotami nel Tamigi significa secondo E.J. Rohling et al 2002(1) che nell’Eemiano il clima era mite con le temperature sopra i 18°C senza gelate invernali. Nello stesso periodo si è riscontrata la presenza di ippopotami ed elefanti, sulle rive del Reno in Germania. Anche la presenza degli elefanti a zanne dritte ormai estinti, molto diversi dai mammuth, indicano che in Germania vi erano condizioni climatiche decisamente più miti rispetto ad ora. (2).

insolation

http://www.roveroresearch.org/climate_change/Vostok_420ky_4curves_insolation_mini.jpg

In questo grafico inserito nel 4° rapporto IPCC e tratto dai dati sui ghiacci antartici, partendo dal basso ci sono gli andamenti della radiazione solare dovuti ai cicli orbitali (insolation), dell’isotopo 18 dell’ossigeno , del metano, della temperatura e infine del CO2. L’andamento del metano è simile a quello del CO2. Si osserva che i grafici sono correlati ai cicli solari orbitali di Milankovitch (insolation): quando la insolation è alta si alzano anche gli altri parametri. Le variazioni durante i cicli orbitali riguardano l’inclinazione del sole quindi la durata del giorno e delle estati, un’azione molto importante nell’emisfero nord, cioè dove è maggiore la retroazione dell’albedo perché vi sono più terre emerse.

E’ molto interessante la linea dell’ 18O perché è strettamente correlata a quella della radiazione dovuta ai cicli solari, infatti gli autori ne hanno unito i vertici. Dai dati sul rapporto tra 18O e 16O si ricava la linea delle medie della temperatura, che sta più in alto. La sfasatura tra i picchi della temperatura e quelli del CO2 e del metano, è di centinaia di anni. Per Caillon(3) l’intervallo di tempo tra aumento di temperatura e aumento della concentrazione di CO2 e CH4 va da 600 a 1000 anni, mentre L. Stott(4) ha dimostrato che il disgelo inizia 1300 anni prima dell’aumento del CO2 che sul disgelo non ha avuto nessuna influenza.

La cosa da notare è che durante gli anni dell’ Eemiano da 121.000 a 136.000 anni fa (picco rosso delle temperature) la insolation era più alta rispetto al periodo interglaciale attuale che si chiama Holocene, questo grazie ad una combinazione particolare dei cicli orbitali di Milankovitch, che si manifestano nei tempi lunghi cioè decine di migliaia di anni (da Wikipedia ).

eemiano

In questo grafico sono confrontati i due periodi interglaciali, per l’Holocene (linea in basso verde) si va indietro da ora per 8000 anni mentre la linea dell’Eemiano sovrapposta (linea arancio superiore) va da sx a dx come da 121.000 a 129.000 anni fa ( tratto dai dati NOAA riguardante le ice core di Vostok). La prima cosa che si nota è che nell’Eemiano faceva mediamente più caldo e questo abbiamo visto che è spiegabile da una maggiore insolation, ma si nota anche che i due periodi interglaciali sono caratterizzati da fluttuazioni marcate che producono picchi di minima e di massima. Durante il massimo picco di caldo Eemiano le temperature in Antartide(5) e in Finlandia(6) erano circa 6°C più di ora. E’ presumibile che a livello artico le temperature fossero anche più alte malgrado questo c’erano gli orsi polari alle Svalbard a dimostrare che con temperature più alte di ora non si estinguono.
Il livello dei mari era circa 6 mt più alto di adesso, sia per la dilatazione degli oceani più caldi, sia per lo scioglimento dei ghiacciai terrestri avvenuto in millenni. (Lo scioglimento dell’Artico e del ghiaccio marino antartico non ha influenza diretta sul livello dei mari).

I cambiamenti climatici all’interno dell’Eemiano si manifestano in tempi di secoli non di decine di migliaia di anni, quindi non sono spiegabili in alcun modo con i cosiddetti cicli orbitali di Milankovitch, senz’altro ci furono altre forzanti ad agire oltre come del resto nel nostro periodo interglaciale.

neff

Nel grafico tratto dal lavoro di U. Neff del 2001(7) c’è un confronto tra il dato del carbonio 14C che indica l’attività dei raggi cosmici, e un proxy del clima monsonico derivato dall 18O entrambi derivati dalle stalagmiti delle grotte in Oman. La correlazione è buona. Il flusso dei raggi cosmici è un indicatore indiretto del flusso magnetico solare che sembra quindi essere la forzante dominante delle fluttuazioni climatiche all’interno dell’Holocene e probabilmente anche nell’Eemiano.

Ovviamente la correlazione tra variazioni nel flusso magnetico solare e cambiamenti climatici non la si è riscontrata solo nell’Oman ma in ogni dove sul pianeta sia nell’Holocene si nell’Eemiano.

Beer

http://www.appinsys.com/GlobalWarming/GW_Part6_SolarEvidence_files/image009.gif

Come si vede nel grafico tratto dal lavoro di J Beer et al 2000(8) gli autori hanno trovato le stesse correlazioni tra flusso magnetico solare e temperature in Groenlandia attraverso le variazioni della concentrazione di isotopi di 10Be che sono un indice indiretto del flusso magnetico solare.

Shi-Yong Yu 2003 ci dice che nel mar baltico la variazione del livello del mare è correlata ai cicli solari centenari probabilmente attraverso modificazioni alla North Atlantic Oscillation NAO(9).

I coreani Kyeong Ja Kim Seung-Il Nam hanno scoperto dai sedimenti marini del Mar di Corea che ci sono continue variazioni del flusso magnetico solare attraverso i dati del 10Be (sia nell’Eemiano sia nell’Holocene) sovrapponibili a variazioni climatiche marine non certo ascrivibili ai cicli orbitali di Milankovitch(10).

Gonzalo Jiménez-Moreno et al ci parlano invece di scale millenarie e centenarie nei cambiamenti climatici del New Mexico (USA) nell’Holocene, sempre correlati all’attività solare(11). Alle stesse conclusioni arrivano Bond et al in uno studio nel nord altantico(12) e P. deMenocal et al in Africa orientale(13). Ho trovato poi un’altra decina di autori che hanno riscontrato questi cicli millenari nell’Holocene(14) e  una lista tratta dal libro “Heliophysiacl process” di una ventina di autori che hanno riscontrato correlazioni tra il sole e i cambiamenti climatici decennali e millenari in Asia.

Le conclusioni su queste correlazioni le fanno Ulrich C. Müller et al su Geology(15):

“Se le analogie tra le variazioni dell’Holocene e quelli dell’Eemiano sono corrette, la forzante che ha agito sul clima potrebbe essere stata la variazione di attività solare molto probabilmente amplificata dalle variazioni di intensità e direzione della corrente del Nord Atlantico e/o dai cambiamenti dell’indice del Oscillazione del Nord Atlantico (NOA). Se questo fosse vero, la risposta al forcing solare potrebbe avere avuto un’impronta regionale nella biologia marina del Nord Atlantico e negli ecosistemi dell’Europa centrale, su scale di tempo multisecolari e millenarie.
Questo si aggiunge alle crescenti prove di una connessione tra sole e clima su scale di tempo lunghe e ci porta più vicini alla comprensione dei meccanismi di fondo di questa connessione.
Anche se il periodo interglaciale Eemiano non è un analogo perfetto dell’Holocene a causa di una diversa influenza della forzante orbitale tra allora ed ora, il riscontro di cambiamenti ciclici naturali del clima nel corso dell’Holocene e durante l’Eemiano suggerisce che i cambiamenti ciclici naturali del clima siano una caratteristica persistente nei periodi interglaciali, e quindi aumenta la probabilità che la forzante che ha causato queste ciclicità possa agire in futuro.”

Quindi c’è una stretta correlazione tra flusso magnetico solare e cambiamenti climatici nell’Eemiano e nell’Holocene, purtoppo l’eventuale meccanismo di causa effetto ancora non è stata scoperto, si pensa all’influenza sulla formazione delle nubi, sull’ozono o alla circolazione atmosferica, o ancora alla velocità di rotazione della terra, questo però non vuol dire che non ci sia una correlazione causa effetto. La fluttuazione magnetica solare è l’unica forzante in grado di giustificare le fluttuazioni climatiche di circa 16000 anni cioè all’interno del’Eemiano e dell’Holocene in particolare per gli ultimi picchi di riscaldamento dei periodi medioevale romano e miceneo, ma anche per il ‘900.

Questo grafico è tratto da Mccracken 2007(16) e rappresenta il flusso magnetico solare, che indica l’attività solare ed è in continua ascesa anche dal 1950 al 2005 a differenza di quanto sostenuto dall’IPCC. La massima intensità del flusso, come si vede è intorno al 1993, ma è rimasta alta anche dopo.
I tratti neri orizzontali rappresentano il “piano” dei minimi solari (coincide con il minimo delle macchie solari) e gli autori ne sottolineano la ciclicità e l’aumento di valore a salti.

Negli ultimi 50 anni abbiamo i minimi costanti a 5,2 nT quindi l’attività magnetica è più alta che nei primi 50 anni del secolo come non lo era da 1000 anni circa, mentre il massimo dell’attività magnetica è nel 1993 a circa 9,1 nT. Quindi l’ultima volta che il flusso magnetico è stato alto come nel ‘900 era proprio in concomitanza con uno dei tanti picchi di caldo dell’Holocene cioè con il periodo caldo medioevale.

E’ molto probabile quindi che la forzante che ha dominato i cambiamenti climatici dell’Holocene e del ‘900 sia il flusso magnetico solare, e sono quindi legittime le rimostranze di quelle centinaia di scienziati cosidetti scettici climatici che considerano inaffidabili le proiezioni climatiche ottenute con dei modelli che ancora non considerano correttamente la forzante naturale del flusso magnetico solare.
Il che non vuol dire che le forzanti antropiche non esistano, ma che è improbabile che le forzanti naturali siano così basse (0-0,30 watts mq)come quelle stimate da J Hansen e quindi dall’IPCC. Valori così bassi non giustificano le fluttuazioni climatiche di 16000 anni dell’Holocene e dell’Eemiano.
Se la forzante solare è quella che domina i cambiamenti climatici la riduzione delle emissioni non avrebbe alcun peso sulla mitigazione proprio perché il clima è dominato da altro, sarebbe solo un danno economico.

Riferimenti:

In questo articolo sono citate 16 pubblicazioni scientifiche peer review e ci sono link ad altre 20 peer review:  e questa è scienza ufficiale!

“scienza per sempre, e per sempre scienza”
Da Defying gravity la serie più bella dell’estate.

1)

http://www.soes.soton.ac.uk/staff/ejr/Rohling-papers/2002-Rohling%20et%20al%202002%20Eemian%20African%20monsoon%20EPSL%206304_1.pdf

E.J. Rohling a;_, T.R. Cane b, S. Cooke a, M. Sprovieri c, I. Bouloubassi d,
K.C. Emeis e, R. Schiebel f , D. Kroon g, F.J. Jorissen h, A. Lorre d, A.E.S. Kem “African monsoon variability during the previous interglacial maximum” Earth and Planetary Science Letters 202 (2002) 61^75

http://digirep.rhul.ac.uk/items/7dcc3a59-d9d8-20ff-46ba-b9af184f7caf/1/Schreve_GA2004.pdf
Biostratigraphical correlation between the late Quaternary sequence of the Thames and key fluvial localities in central Germany

2)

http://www.njgonline.nl/publish/articles/000099/article.pdf

Van Kolfschoten, Th. (2000). “The Eemian mammal fauna of central Europe”. Netherlands Journal of Geosciences 79 (2/3): 269–281

3)

http://icebubbles.ucsd.edu/Publications/CaillonTermIII.pdf
Nicolas Caillon, Jeffrey P. Severinghaus, Jean Jouzel,Jean-Marc Barnola, Jiancheng Kang, Volodya Y. Lipenkov “Timing of Atmospheric CO2 and Antarctic Temperature Changes Across Termination III” 14 MARCH 2003 VOL 299 SCIENCE

4)

http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1143791
Lowell Stott,1* Axel Timmermann,2 Robert Thunell3 Southern Hemisphere and Deep-Sea Warming Led Deglacial Atmospheric CO2 Rise and Tropical Warming Science 19 October 2007:Vol. 318. no. 5849, pp. 435 – 438 DOI: 10.1126/science.1143791

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2007-09/uosc-cdd092507.php#

Lowell Stott: “Carbon dioxide did not end the last Ice Age”
Public release date: 27-Sep-2007 eurekalert

5)

http://www.nature.com/nature/journal/v462/n7271/full/nature08564.html
L. C. Sime1, E. W. Wolff1, K. I. C. Oliver2,4 & J. C. Tindall3 Evidence for warmer interglacials in East Antarctic ice cores Nature 462, 342-345 (19 November 2009) | doi:10.1038/nature08564; Received 9 October 2008; Accepted 5 October 2009
6)

http://www.mad.zmaw.de/fileadmin/extern/Publications/model_data.pdf
Kaspar, F., N. Ku¨hl, U. Cubasch, and T. Litt (2005), A model-data comparison of European temperatures in the Eemian interglacial, Geophys. Res. Lett., 32, L11703, doi:10.1029/2005GL022456.

7)

U. Neff “Strong coherence between solar variability and the monsoon in Oman between 9 and 6 kyr ago”, Nature 411, 290 (2001).

8 )

http://www.acrim.com/Reference%20Files/Beer%20et%20al%20-%20Role%20of%20Sun%20in%20climate%20forcing.pdf

Beer, J., Mende, W., and Stellmacher, R., 2000, The role of the Sun in climate forcing: Quaternary
Science Reviews, v. 19, p. 403–415, doi:
10.1016/S0277-3791(99)00072-4

9)

http://gsabulletin.gsapubs.org/content/115/11/1404.abstract

Shi-Yong Yu “ Centennial-scale cycles in middle Holocene sea level along the southeastern Swedish Baltic coast” Geological Society of America Bulletin November 2003 v. 115 no. 11 p. 1404-1409

10)

Kyeong Ja Kima Seung-Il Nama “
Climatic signals from the 10Be records of the Korean marine sediments
Nuclear Instruments and Methods in Physics Research Section B: Beam Interactions with Materials and Atoms Volume 268, Issues 7-8, April 2010, Pages 1248-1252

11)

Gonzalo Jiménez-Morenoa, Peter J. Fawcettb and R. Scott Andersona “Millennial- and centennial-scale vegetation and climate changes during the late Pleistocene and Holocene from northern New Mexico (USA) “
Quaternary Science Reviews Volume 27, Issues 13-14, July 2008, Pages 1442-1452

12)

Bond, G.C., Showers, W.J., Cheseby, M., Lotti, R., Almasi, P., deMenocal, P., Priore, P., Cullen, H., Hajdas, I., and Bonani, G., 1997, A pervasive millennial-scale cycle in North Atlantic Holocene and glacial climates: Science,v. 278, p. 1257–1266, doi: 10.1126/science.
278.5341.1257.

13)

http://www.ldeo.columbia.edu/~peter/Resources/deMenocal.Science.2000.pdf

deMenocal, P., Ortiz, J., Guilderson, T., and Sarnthein, M., 2000, Coherent high- and low-latitude climate variability during the Holocene warm period: Science, v. 288, p. 2198–2202, doi: 10.1126/science.288.5474.2198..

14)

A Pervasive Millennial-Scale Cycle in North Atlantic Holocene and Glacial Climates (Science, vol. 278. no. 5341, pp. 1257 – 1266, 14 November 1997) – Gerard Bond, William Showers, Maziet Cheseby, Rusty Lotti, Peter Almasi, Peter deMenocal, Paul Priore, Heidi Cullen, Irka Hajdas, Georges Bonani

A Variable Sun Paces Millennial Climate (Science, vol. 294. no. 5546, pp. 1431 – 1433, 16 November 2001) – Richard A. Kerr

Cyclic Variation and Solar Forcing of Holocene Climate in the Alaskan Subarctic (Science, vol. 301. no. 5641, pp. 1890 – 1893, 26 September 2003) – Feng Sheng Hu, Darrell Kaufman, Sumiko Yoneji, David Nelson, Aldo Shemesh, Yongsong Huang, Jian Tian, Gerard Bond, Benjamin Clegg, Thomas Brown

Decadal to millennial cyclicity in varves and turbidites from the Arabian Sea: hypothesis of tidal origin (Global and Planetary Change, vol. 34, issues 3-4, Pages 313-325, November 2002) – W. H. Bergera, U. von Rad

Late Holocene approximately 1500 yr climatic periodicities and their implications (Geology, vol. 26; no. 5; pp. 471-473, May 1998) – Ian D. Campbell, Celina Campbell, Michael J. Apps, Nathaniel W. Rutter, Andrew B. G. Bush

Holger Braun, Marcus Christl, Stefan Rahmstorf, Andrey Ganopolski, Augusto Mangini, Claudia Kubatzki, Kurt Roth, Bernd Kromet “Possible solar origin of the 1,470-year glacial climate cycle demonstrated in a coupled model” Nature 438, 208-211, 10 November 2005

The 1,800-year oceanic tidal cycle: A possible cause of rapid climate change (Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 97, no. 8, 3814-3819, April 11, 2000) – Charles D. Keeling, Timothy P. Whorf

The origin of the 1500-year climate cycles in Holocene North-Atlantic records (Climate of the Past Discussions, vol. 3, Issue 2, pp. 679-692, 2007) – M. Debret, V. Bout-Roumazeilles, F. Grousset, M. Desmet, J. F. McManus, N. Massei, D. Sebag, J.-R. Petit, Y. Copard, A. Trentesaux

Timing of abrupt climate change: A precise clock (Geophysical Research Letters, vol. 30, no. 10, 2003) – Stefan Rahmstorf

Timing of Millennial-Scale Climate Change in Antarctica and Greenland During the Last Glacial Period (Science, vol. 291, issue 5501, pp. 109-112, 2001) – Thomas Blunier, Edward J. Brook

Widespread evidence of 1500 yr climate variability in North America during the past 14,000 yr (Geology, vol. 30, no. 5, pp. 455-458, May 2002) – André E. Viau, Konrad Gajewski, Philippe Fines, David E. Atkinson, Michael C. Sawada

http://books.google.it/books?id=tcI1tNHmMgcC&pg=PA263&lpg=PA263&dq=neff+2001oman&source=bl&ots=q2SxGDzXW7&sig=DTOAQ93Eqz0vgURKP2OkDKreHb4&hl=it&ei=gbdXTLS3A4ueOKyu7ZEJ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CBcQ6AEwAA#v=onepage&q&f=false
Heliophysical Processes Di Nat Gopalswamy
15)

http://www.geologie.uni-frankfurt.de/staff/Homepages/Pross/PDF/Mueller_etal_2005.pdf
Ulrich C. Müller1, Stefan Klotz2, Mebus A. Geyh3, Jörg Pross4 and Gerard C. Bond5 Cyclic climate fluctuations during the last interglacial in central Europe Geology; June 2005; v. 33; no. 6; p. 449-452; DOI: 10.1130/G21321.1

16)

http://dpnc.unige.ch/ams/ICRC-07/icrc1243.pdf
McCracken, K. G. (2007), Heliomagnetic field near Earth, 1428–2005, J. Geophys. Res., 112, A09106, doi:10.1029/2006JA012119

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Claudio Costa

veterinario zootecnico tecnico AIA e emissioni zoogeniche

Share This Post On

9 Comments

  1. Segnalo questa critica di bardi al mio articolo
    http://ugobardi.blogspot.com/2010/08/la-sindrome-del-gatto-silvestro-claudio.html

    riporto dai commenti una mia riflessione che ritengo chiarisca i concetti

    Tornando alla forzante solare, e al mio articolo:

    l’IPCC considera Lean 2003 però ci sono scienziati che dicono altro Mccraken 2007, Georgieva 2009, Steihilber 2009, m avorrei specificare un punto:non è la forzante soalre in watt mq che non è stimata correttamente, non è lì il problema,la fluttuazione solare in watt è minima ( e non può giustificare alcubchè) quella che conta è quello che determina la fluttuazione magnetica solare che in ultima analisi è correlata alle fluttuaizoni climatiche dell’Eemiano e dell’holocene.

    Primo : c’è da chiedersi cosa determina la fluttuazione magnetica solare: sembra che non dipenda sole dall’attività del nucleo solare, ma anche da variazioni orbitali che spostando il centro di massa del sole di conseguenza fanno fluttuare anche il flusso magnetico solare.

    Secondo: visto che i watt mq cambiano poco cosa può aver dato la fluttuazione nei cambiamenti climatici sia nell’eemiano sia nell’holocene?
    Non si sa ancora, però ci sono delle ipotesi:

    1) lo spostamento del centro di massa solare comporta una diversa velocità di rotazione della terra che influenza direttamente il clima dell aterra per l avariata circolazione atmsoferica
    (Mazzarella Scafetta)

    2) Il flusso magnetico solare interviene sulla copertura nuvolosa, direttamente o con gli uv o con i GCR, sulla stratosfera, sull’ozono o sui nuclei di condensazione, o sul circuito elettrico atmosferico o in generale sulla circolazione atmosefrica.
    Neesuno sa ancora qual’è la causa effetto.
    Secondo Lindzen la variazione di copertura nuvolosa dovuta ad una forzante esterna potrebbe coprire e mascherare l’effeto dei gas climateranti antropici anche di molto.

    Dunque è questa forzante dovuta al flusso magnetico solare che non è stimata correttamente, anzi non è stimata proprio!
    Eppure empiricamente (se pur in modo impreciso) la si può stimare.
    Siccome nel periodo caldo medievale c’è stato un bel picco di flusso magnetico solare si misura in nT nano Tesla, e anche un bel picco nelle T ( Moberg Esper) si divide la quaatità di nanoTesla di flusso magnetico solare per l’incremento delle temperature nello stesso periodo medioevale, e si ottiene l’incremento termico per unità di incremento di flusso magnetico solare

    ecco qui la forzante magnetica solare….e non è mica poco

    Post a Reply
  2. Critiche a Ruddiman qui

    http://www.agu.org/journals/ABS/2004/2004GL021083.shtml
    Schmidt, G. A., D. T. Shindell, and S. Harder (2004), A note on the relationship between ice core methane concentrations and insolation, Geophys. Res. Lett., 31, L23206, doi:10.1029/2004GL021083.
    cito:

    We re-examine the link between July 30°N insolation and methane in the Vostok ice core. Based on this link, Ruddiman [2003] suggested that an anthropogenic source of methane must have been present after 5 kyr BP in order to prevent concentrations from declining as insolation decreased through the Holocene. We conclude however, that since precessional forcing does not explain the large glacial-interglacial excursions, the component of methane variability associated with precession is significantly smaller than assumed by Ruddiman [2003] . The implied decrease from 10 kyr BP to the present associated with precession alone is 60 ppbv or less. We argue that increased emissions controlled by northern wetlands and river delta development likely contributed to the observed increase, consistent with similar stable CH4 levels at MIS 11 in the Vostok and Dome C records. Therefore a significant anthropogenic input is not obviously required to explain the late Holocene record.

    Ma anche qui

    http://www.agu.org/journals/ABS/2005/2005GL022982.shtml
    Schmidt, G. A., D. T. Shindell, and S. Harder (2005), Reply to comment by W. F. Ruddiman on “A note on the relationship between ice core methane concentrations and insolation”, Geophys. Res. Lett., 32, L15704, doi:10.1029/2005GL022982.

    Post a Reply
  3. @ Agostino Mathis

    Purtopoo non ho trovato il suo scritto:
    “Il ruolo dell’energia nucleare nella stabilizzazione del clima”
    ma ne imagino il contenuto,

    mi sembra che sia sulla linea di J Hansen e cioè che serve l’energia nucleare per salvare l’umanità dall’estinzione di massa (così si è espresso Hansen)
    Io invece penso che la scelta nucleare sia vincente se economicamente e strategicamente vantaggiosa, mentre la mitigazione climatica ritengo sia un miraggio.

    Post a Reply
  4. @ Agostino Mathis

    Professore ho letto un suo articolo del 2004 cioè Energia nucleare: realtà e prospettiva”

    cito

    La teoria dell’effetto-serra, che sarebbe provocato da questa anidride carbonica e da altri gas diffusi dall’attività umana, tra cui in particolare il metano, appare sempre più credibile via via che si vanno accumulando le osservazioni sul clima e sui biosistemi. Una conferma indiretta può venire anche da una recente analisi modellistica del paleoclima dell’ultimo periodo glaciale (periodo che persiste da almeno un milione di anni, e nel quale tuttora viviamo) (1). Sulla base di questa analisi, viene avanzata l’ipotesi che già a partire da almeno 5-8 mila anni or sono, sia pure inconsciamente, l’”homo sapiens” abbia influito sul clima, al punto da averne finora ritardato la “naturale” tendenza verso una nuova era glaciale (e permettendo così l’esplodere delle civiltà “storiche”): se così è, si tratta ora di evitare che gli effetti antropici eccedano in senso opposto, e cioè provochino un riscaldamento incontrollato.

    Dall’era pre-industriale ad oggi la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è passata da circa 275 a circa 370 parti per milione (ppm). Senza interventi, essa potrà superare le 550 ppm entro questo secolo: a questi livelli, i modelli climatologici prevedono riscaldamenti globali dello stesso ordine di quello che ha posto termine all’ultimo massimo glaciale, ma che si sommerebbero a quest’ultimo, portando il globo terracqueo in una situazione non più verificatasi almeno da molti milioni di anni…..
    1) W. F. Ruddiman, “Orbital insolation, ice volume, and greenhouse gases” – Quaternary Science Reviews – Vol. 22, Issues 15-17, Pag. 1597-1629, Lug.-Aug. 2003.

    Mi risulta che quella di Ruddiman sia una teoria molto criticata

    Post a Reply
  5. @ Mathis

    Sono molto interessato ai suoi scritti può mandarli alla redazione (trova gli indirizzi in contatti) o se preferisce a me che poi li giro claudiocosta.bs@alice.it ( gli articoli però per esser pubblicati devono essere vagliati dalla redazione, anche i miei)

    Il ruolo dei gas serra nelle fluttuazioni dell’eemiano e dell’holocene direi che non è nullo ma è pochino.

    qua l’eemiano

    http://www.ferdinand-engelbeen.be/klimaat/eemian.html

    e qua l’holocene

    http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/pubs/flueckiger2002/flueckiger2002.html

    Non possono escludere che amplifichino il riscaldamento anche se c’è il famoso ritardo, ma hanno poco a che fare con le fluttuazioni descritte, ovviamente escluso il 900 che vede i noti picchi di CO2 correlati +- con le temperature

    Mentre sulla quantificazione dell’amplificazione del riscaldamento da parte dei gas serra nel paleoclima non tutti la pensano ugualmente

    Soon, Willie “Implications of the Secondary Role of Carbon Dioxide and Methane Forcing in Climate Change: Past, Present, and Future” (Physical Geography, Volume 28, Number 2, pp. 97-125(29), March 2007)

    Soon, W. W.-H. (2005), Variable solar irradiance as a plausible agent for multidecadal variations in the Arctic-wide surface air temperature record of the past 130 years, Geophys. Res. Lett., 32, L16712, doi:10.1029/2005GL023429

    Post a Reply
  6. COMMENTO a “Quando gli ippopotami nuotavano nel Tamigi”, scritto da Claudio Costa – Climate Monitor – 6 agosto 2010.

    Molto interessante! Tuttavia, le conclusioni sembrano sottovalutare il ruolo dei gas-serra nel comportamento dinamico del clima. Una analisi dinamica della storia del clima, condotta con i criteri della teoria dei sistemi, permette infatti già con le conoscenze attuali di stabilire una gerarchia tra le forzanti climatiche, ed in particolare di porre in evidenza il ruolo essenziale dei gas-serra. Poiché le considerazioni da fare in proposito sono piuttosto complesse ed articolate, preferirei esporle in un testo che potrebbe essere pubblicato su Climate Monitor come articolo a sé stante: attendo un indirizzo e-mail a cui inviare il testo. Grazie!

    Agostino Mathis

    Post a Reply
  7. Ciao Guido
    Gli autori del grafico sono:

    Petit J.R., Jouzel J., Raynaud D., Barkov N.I.,Barnola J.M., Basile I., Bender M., Chappellaz J., Davis J., Delaygue G., Delmotte M., Kotlyakov V.M., Legrand M., Lipenkov V., Lorius C., Pépin L., Ritz C., Saltzman E., Stievenard M. (1999). , Nature, 399: 429-436.

    Post a Reply
  8. Cito dall’articolo:
    [
    http://www.roveroresearch.org/climate_change/Vostok_420ky_4curves_insolation_mini.jpg
    In questo grafico inserito nel 4° rapporto IPCC e tratto dai dati sui ghiacci antartici, partendo dal basso ci sono gli andamenti della radiazione solare dovuti ai cicli orbitali (insolation), dell’isotopo 18 dell’ossigeno , del metano, della temperatura e infine del CO2. (…)
    E’ molto interessante la linea dell’ 18O perché è strettamente correlata a quella della radiazione dovuta ai cicli solari, infatti gli autori ne hanno unito i vertici.
    ]
    Ricordo che qualcuno, qui su CM, criticò Scafetta per avere unito i vertici di due andamenti con linee obblique. Noto che la stessa cosa è stata fatta in questo grafico inserito dall’IPCC.
    Mi aspetto un trattamento uguale per Scafetta e per l’IPCC, a seguito di un comportamento chiaramente uguale usato da entrambi.
    Secondo me.

    Se il nostro interlocutore ci legge ancora, come penso, vorrei che commentasse questa cosa.

    Post a Reply
    • Chiedo scusa, ma mi è venuto il dubbio che la critica a Scafetta non sia stata postata qui,ma su un altro blog, che però ci segue molto, e quindi credo che la sostanza della cosa non cambi molto.
      Se la persona ci legge, spero che intervenga.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Climatemonitor - [...] Lo scioglimento dei ghiacciai è un fatto normale in tutti i periodi interglaciali come il nostro, cioè l’Holocene. Il…
  2. Cosenza Meteo.it » Blog Archive » La calda Europa del periodo Interglaciale - [...] Link diretto http://www.climatemonitor.it/?p=11877 [...]
  3. Anonimo - [...] Global Warming e dintorni: dati e analisi Interessanti letture sul Sole Quando gli ippopotami…
  4. Gas-serra e dinamica del clima | Climate Monitor - [...] “Quando gli ippopotami nuotavano nel Tamigi” scritto da Claudio Costa, e comparso su Climate Monitor del 6 agosto 2010. Molto…

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »