Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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  • clima11

Le due parti precedenti le trovate qui e qui, poi, a breve, sarà disponibile un documento in pdf per il download di tutto il lavoro. Questo post resterà in evidenza per qualche giorno, quelli che seguiranno li trovate subito sotto.

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Nella terza parte ci apprestiamo a ricercare le possibili cause del riscaldamento globale che ha interessato il nostro pianeta a partire dalla metà del 1850 e più segnatamente dai primi anni del XX secolo. Premetto che sono solitamente molto restio nel trattare la variabile temperatura per diverse ragioni. La prima riguarda la non chiara attendibilità oggettiva dovuta al diverso trattamento dei dati, tanto che nei data-set disponibili si riscontrano anche notevoli differenze. La seconda è dovuta alla spesso difforme classificazione secondo gli standard WMO delle stazioni di rilevamento con la loro reale ubicazione, la distribuzione areale delle stesse essendo concentrata in massima parte nell’emisfero boreale e nella fascia delle medie latitudini degli USA, Europa e Asia orientale. Per il resto, in assenza di dati certi, si usano tecniche matematiche di interpolazione e omogeneizzazione.

 

Continue reading “Ai nastri di partenza una nuova fase climatica? – Parte III” »

  • Scafetta&Willson_Fig1
  • Aurora_vetter

“Le Aurore sono tra gli eventi più spettacolari che si possono osservare nel cielo. L’ovale delle aurore copre la maggior parte delle aree artiche e antartiche sulla Terra, tipicamente tra 10° e 20° dai poli magnetici. Le aurore sono eventi di tempo spaziale regolati dal Sole, dall’eliosfera e dalla magnetosfera terrestre. Le aurore generate dalle eruzioni solari più potenti possono occasionalmente essere osservate alle medie e basse latitudini, con beneficio delle numerose serie temporali, relative in particolare ai paesi dell’Europa centrale e meridionale.”

 

Quelle appena riportate sono le prime righe dell’ultimo lavoro di Nicola Scafetta, un paper recentemente pubblicato e leggibile sulla pagina web personale dell’autore.

 

Planetary harmonics in the historical Hungarian aurora record (1523–1960) - Scafetta & Wilson 2013.

 

Come abbiamo già avuto modo di leggere e commentare anche con contributi diretti proprio di Nicola Scafetta, con questo lavoro prosegue l’esplorazione del filone di ricerca che riguarda la modulazione dell’attività solare – e quindi anche del clima terrestre – operata dai moti planetari.

 

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Previsioni del tempo su CM? Niente da fare, neanche questa volta ci cimenteremo nell’arte del presagio atmosferico, almeno non su queste pagine.

Però parliamo di Sole, Sole e clima e, come ci succede spesso, prendiamo spunto da qualcosa pubblicato recentemente. Si tratta di un report giunto al termine di un workshop tenuto dal National Research Council americano, del quale troviamo un lungo commento sulle pagine della NASA.

E così, zitti zitti, un folto gruppo di scienziati di varie discipline tutte connesse con le dinamiche solari e quelle atmosferiche tra cui anche parecchi nomi noti, si sono riuniti per discutere dell’influenza del Sole sulla variabilità del clima. Incredibile non è vero?

Continue reading “Il Sole c’è, sopra le nuvole.” »

É al CERN di Ginevra il bidone dei rifiuti più pulito del mondo. Non é lì perché abbiano una produce di rifiuti particolarmente abbondante, nè é così pulito perché sono maniaci dell’igiene. É lì perché serve per un esperimento di cui abbiamo parlato già molte altre volte su CM.

A parlarne ancora é Jasper Kirby, titolare appunto dell’esperimento CLOUD, in un’intervista rilasciata a Yale Environment 360.

É proprio lui a definire in questo buffo modo la camera sterile costruita appositamente per l’esperimento. Un ambiente che deve necessariamente essere il più possibile asettico per permettere ai ricercatori di conoscere la concentrazione delle sostanze delle quali studiano le interazioni al livello di precisione del milione di milioni di parti per volume.

Interazione di aerosol con i raggi cosmici a eventuale ruolo di questi ultimi nel processo di nucleazione, cioè di formazione delle aggregazioni di molecole di H2O allo stato liquido o solido (in pratica le nubi) e dinamiche di aggregazione di particelle di dimensione infinitesimale che pure finiscono per costituire il 50% dei nuclei di condensazione, sempre per il processo di generazione della nuvolosità.

Per qualche strana ragione, che forse varrebbe la pena di approfondire ma magari lo faremo in altre occasioni, di questo esperimento così importante e per nulla  buon mercato, che ha tra l’altro l’enorme pregio di tentare l’applicazione del metodo sperimentale che potendo si dovrebbe usare sempre ad uno degli aspetti più controversi della scienza del clima e della meteorologia, si sente parlare sempre molto poco. Forse si pensa o si teme che Kirby e i suoi siano degli scettici impenitenti che si ostinano a cercare qualcosa di diverso dalla pietra filosofale di CO2, ma questa intervista chiarisce benissimo i loro scopi: capire, se possibile una volta per tutte, quanto ci sia di vero nelle evidenze storiche che legano l’attività solare e le oscillazioni climatiche. Il tutto allo scopo di definire meglio i confini del ruolo dell’influenza dei gas serra, compreso naturalmente l’aumento della concentrazione di queti ultimi imputabile alle attività umane.

E’ un contributo interessante, ve ne consiglio la lettura.

Si parla di TSI (Total Solar Irradiation) e della sua misura ad opera del programma satellitare della NASA. La TSI è importante perché rappresenta quella che viene definita solitamente costante solare. Benché infatti sia soggetta ad oscillazioni che seguono l’andamento dei cicli solari, queste sono abbastanza piccole da essere ritenute non significative, di qui la decisione di considerarla costante e di mettere da parte il forcing solare nel cercare di interpretare le dinamiche del clima.

Molte volte abbiamo detto che la TSI è solo una parte del cosiddetto forcing solare e neanche la più importante, ma non è su questo che torneremo oggi.

Il programma satellitare della NASA che si occupa di queste misure si chiama SORCE. I sensori sono a bordo dell’omonimo satellite che orbita attorno al Pianeta a 645km di altezza fornendo, secondo quanto si legge sulle pagine della NASA “state-of-the-art measurements of incoming X-ray, ultraviolet, visible, near-infrared, and total solar radiation“.

Il 22 novembre scorso su Tallbloke è stato pubblicato un post molto interessante che vi inviterei a leggere. L’autore avanza l’ipotesi che la misura della TSI, pur accurata, non rispecchi quello che viene effettivamente ricevuto dal Pianeta, ma reastituisca un valore condizionato da quanto accade tra la quota di 645km e il limite superiore dell’atmosfera restituendo una perdita netta di radiazione ultravioletta e un guadagno netto di radiazione visibile e radiazione infrarossa, come da figura sotto.

http://tallbloke.files.wordpress.com/2012/11/bb-spectrum.png

Insomma, un satellite che misura la TSI sotto il limite superiore dell’atmosfera, le cui dinamiche alle quote superiori potrebbero avere effetti non trascurabili su quello che avviene in termini di energia ricevuta. Quell’energia così importante per i calcoli sul bilancio radiativo, sull’effetto serra, sul riscaldamento globale, sulla sensibilità climatica e, in definitiva su tutto quello su cui si discute forse con i numeri sbagliati da parecchio tempo a questa parte.

Qualcuno ha un’idea?

Una delle discussioni più appassionanti nell’ambito del dibattito sul clima, riguarda l’influenza del Sole sul sistema climatico terrestre. In particolare si dibatte circa l’influenza sul clima terrestre dell’intensità dei massimi solari e della profondità dei minimi solari. Secondo alcuni la PEG o LIA, cioè il periodo freddo che ha caratterizzato gli anni compresi grossomodo tra il 17° secolo e gli inizi del 19° secolo, fu originata da una lunga serie di minimi solari meglio conosciuti come Minimo di Maunder.

Molti climatologi danno poco credito a questa attribuzione e, probabilmente a ragione, chiamano in gioco molte altre cause. Alcuni hanno cercato addirittura di negare l’esistenza della PEG o di ridimensionarla a fenomeno locale e, quindi, di scarso interesse globale. A mio modesto parere “in medio stat virtus” che, tradotto, significa che la PEG ha avuto molte concause tra cui anche il Sole. Dello stesso avviso, per esempio, sono gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista THE HOLOCENE lo scorso mese di ottobre:

Continue reading “La forzante solare è in grado di influenzare il clima terrestre?” »

Ultimamente mi sono imbattuto in una ricerca indiana sulcontributo dei raggi cosmici sul riscaldamento globale.

Contribution of changing galactic cosmic ray flux to global warming – (pdf)

La rivista non è molto conosciuta ma è inseritra nella lista ISI.

Cito:

[info]

La correlazione ben consolidata tra il livello delle nuvole basse e l’intensità dei raggi cosmici, che fungono da nuclei di condensazione per le nuvole, mostra chiaramente che una diminuzione dell’intensità dei raggi cosmici si traduce in un minore copertura nuvolosa bassa. La riduzione dell’albedo, a causa della minore nuvolosità a bassa quota, comporta un aumento della temperatura superficiale sulla terra perché diminuisce la radiazione riflessa nello spazio.

L’estrapolazione della intensità della radiazione cosmica galattica sulla base delle misure in 10Be proxy delle carote di ghiaccio, mostra chiaramente che l’intensità dei raggi cosmici è diminuito del 9% nel corso degli ultimi 150 anni, a causa del continuo aumento dell’attività solare. Presentiamo elementi atti a dimostrare che la componente della forzatura radiativa dovuta alla diminuzione dell’intensità dei raggi cosmici nel corso degli ultimi 150 anni è di 1,1 Wm-2, che è circa il 60% di quella dovuta all’aumento del CO2. Concludiamo che la previsione futura del riscaldamento globale presentato da IPCC4 richiede una revisione per tener conto dell’effetto dovuto ai cambiamenti a lungo termine dell’intensità dei raggi cosmici galattici.

[/info]

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Cari amici e lettori di CM, dopo circa sei mesi torniamo ad aggiornarvi sulla situazione del Ciclo Solare 24, non per ignavia o per disaffezione alla materia ma perchè in questa fase del ciclo solare non si registrano eventi degni di un monitoraggio stretto.

Il sole prosegue il suo cammino in linea con le previsioni stilate circa 18 mesi fa dagli scienziati di NASA e NOAA, i quali dopo aver sovrastimato in maniera netta le potenzialità dell’attività solare in questo ciclo 24 hanno trovato un giusto equilibrio tra i diversi modelli sperimentali impiegati per predire il numero di macchie solari che diverranno evidenti sulla superficie della nostra stella e di conseguenza cercare di stimare il livello di attività del sole.

Continue reading “Ciclo 24 : niente di nuovo sotto il Sole” »

Per carità, ci inchiniamo al sapere della scienza, che continua a sfornare pareri che escludono quasi del tutto il contibuto del Sole alle presunte pazze bizze del clima degli ultimi decenni.

Capita però che qualcuno, sicuramente con poca pietà della nostra ignoranza, continui a solleticare i nostri dubbi. Come gli autori di questo papero, che assegna all’attività solare del tardo XX° secolo valori senza precedenti per molti secoli addietro. Addirittura, pensa un po’, un grand maximum che si opporrebbe al gran minimum degli epici anni della PEG, quando il Sole si era preso le ferie.

E’ certamente un caso, uno di quegli scherzi della Natura (che in genere consideriamo tali solo perché non ne comprendiamo il senso) se durante quelle ferie solari faceva un freddo boia e durante il rinnovato stakanovismo della nostra stella dei tempi recenti abbia fatto un altrettanto boia caldo.

Un caso, sì, perché il Sole non c’entra.

Questo è il papero. Enjoy your reading.

A History of Solar Activity over Millennia

Ieri abbiamo pubblicato il commento al nuovo lavoro di Nicola Scafetta. Un paper lungo e tecnico nel quale si propone una spiegazione fisica che trasformerebbe la correlazione tra i moti planetari e l’attività solare in una relazione causale. Sostanzialmente, essendo la causa ipotizzata molto piccola, è necessario un fattore di amplificazione. Scafetta lo identifica nella reazione nucleare interna al Sole che, attraverso la relazione tra massa e luminosità delle stelle con proprietà simili a quelle del Sole, modulerebbe appunto l’intensità della luminosità della nostra stella.

Ammetto platealmente di essere nel pantano più totale, come forse alcuni tra quelli che seguono le nostre pagine. Viene in nostro aiuto Tallbloke, con un post in cui si spiega sommariamente cosa si intende per stelle simili al Sole e per relazione tra massa e luminosità.

Continue reading “In soccorso di molti, me compreso” »