Sì, no, non saprei.

Per chi nel settore non ne avesse ancora avuto notizia, Judith Curry ha aperto un suo blog. Scienziata del Georgia Institute of  Technology la Curry ha fatto spesso degli interventi che si prestano a molteplici interpretazioni, perché il suo atteggiamento è quello che ogni scienziato del settore dovrebbe avere, cioè è sostanzialmente dominato dal dubbio, dall’incertezza.

Lo dice lei stessa in un suo post, appunto intitolato Doubt, dove si propone un duplice scopo. Innanzi tutto sgomberare il campo da qualunque genere di atteggiamento che possa ricondurre ad un’etichetta, consenso, scetticismo, catastrofismo, negazionismo etc etc. Siamo, sarebbe ora che anche i più duri e puri se ne farebbero una ragione, tutti sulla stessa barca. Per carità, c’è chi sta al timone, chi fa lo stratega, chi alle macchine e così via. C’è anche chi fa l’aspirante vice-mozzo (come il sottoscritto per esempio), ma parliamo di ruoli, non di etichette.

Vi pare una cosa da niente? Ci pensate quanto sarebbe più semplice affrontare questi argomenti togliendosi le insegne e semplicemente ragionando? In effetti ci penso da giorni, sulle prime mi ero riproposto di lasciar correre, ma poi ho deciso che fosse giusto almeno provarci. Vorrei tanto, per esempio, che nelle pagine del sito ufficiale del Focal Point IPCC Italia, che sono ospitate dal CMCC, si potesse cambiare il titolo della rubrica “L’angolo degli scettici/negazionisti climatici“. Per quanto siano stati fatti degli sforzi alquanto pretestuosi per sdoganarlo, questo termine e quello che si porta dietro è un insulto, e serve soltanto a fornire a chi legge o ascolta un background negativo e preconcetto dell’immagine della persona cui lo si attribuisce, a prescindere da quello che si dice poi al riguardo. Toglierlo di lì, ovvero da un sito che di fatto è istituzionale, sarebbe già un bel passo avanti. Può darsi -ma ci credo poco- che lo usino anche all’Hadley Centre, alla NOAA o alla NASA sulle loro pagine ufficiali, o che lo usino i loro rappresentanti -molto più probabile, anzi certo- non mi sono preso la briga di cercarlo, ma non tutto si deve imitare, qualche volta si può anche avere una buona idea per primi.

Secondo obbiettivo è quello di proporre un metodo facile ed intuitivo per analizzare il proprio grado di convinzione, sia nella componente sensibilità personale, sia soprattutto nelle argomentazioni di carattere più tecnico. Il metodo adotta tre semplici colori (la nostra bandiera) per assegnare di volta in volta, a seconda della domanda, il proprio livello di consenso, di contrarietà o di incertezza nei confronti di una ipotesi o, se si tratta di qualcosa di più robusto dal punto di vista scientifico, di una tesi. Con riferimento al peso dell’effetto antropico sul clima nel secolo appena iniziato ad esempio la Curry assegna il 30% al verde (evidenza a favore che questo peso sia preponderante), 30% al rosso (evidenza contro) e 40% all’incertezza.

Ora il metodo è come detto molto semplice e anche razionale, al punto che la stessa Curry si dice convinta che molti esperti del settore, indipendentemente dalle odiatissime etichette che possono aver avuto affibbiate nel tempo, si avvicinerebbero molto a questi numeri con le loro risposte. Su questo sì che ci sarebbe da costruire un bel consenso!

Andate a leggere il post “Doubt“, poi facciamo tutti un bel rewind e poi magari anche una richiesta bonaria e simpatica al Focal Point IPCC Italia di cambiare titolo alla rubrica. Qualcosa dovremo pure alla Curry per aver scelto di usare i nostri colori no?

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Author: Guido Guidi

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5 Comments

  1. Comunque complimenti al CMCC che con il recente,ulteriore finanziamento, di parecchi mega-euro dimostra che in tema di cambiamento climatico l’unico a non cambiare il proprio clima e’ il consenso dei politici che bi-tri(?)-partisanamente finanziano la modellistica climatica dando cosi’ una precisa indicazione di indirizzo, fatto salvo le rare(issime) eccezioni che hanno anche studiato l’argomento in termini di pro-e-contro. Ma, come ha avuto occasione di dire il Sottosegretario Menia alla ricerca: loro mi danno dei numeri. E vorrei pure vedere…

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    • Teo ma lo vuoi capire sì o no che quelli che danno i numeri siamo noi? Idea, facciamo un finto dietrofront alla Lomborg, vedrai che ci scappa qualche euretto. 🙂
      gg

  2. Caro Guido,
    concordo pienamente con l’impostazione della Curry e tua su ogni argomento di scienza. La ricerca scientifica si avvicina alla verità attravers un percorso difficile e sempre tormentato dal dubbio. E’ il dubbio la forza di un ricercatore. E questo significa anche essere umili e non pretendere di essere sempre in possesso della verità. Approfitto della occasione per inviarti i miei più cordiali saluti.
    Uberto

    Uberto grazie, un caro saluto anche a te.
    gg

    Post a Reply
  3. In effetti io ho sempre sostenuto di non essere uno “scettico di professione”. Nel senso che quando mi viene data prova di qualcosa, l’accetto (purché mi abbia convinto). E questo l’ho già dimostrato proprio qui su CM, a proposito della Terra localmente piatta, per esempio.
    Diciamo che NON sono “rigidamente” scettico, ma sono (permettetemi il bisticcio di parole) “scettico per convinzione” (o per “non” convinzione, se preferite).
    Da quando mi occupo di AGW devo ammettere che questa ipotesi mi convince sempre meno. Più studio, più leggo, e più la trovo poco convincente, se non sbagliata.
    Ma resto aperto al dialogo e a prove contrarie, perché questo, credo, debba essere l’atteggiamento di chi si occupa di scienza, senza preclusioni aprioristiche, e nella massima disponibilità ad uno schietto e leale confronto.
    In conclusione, guardo con piacere a questa capacità di differenziazione, a questo rifiuto di barricate e di posizionamenti ideologici o politici, nella convinzione che il clima sia una questione trasversale. Se fa freddo o caldo, lo fa per tutti, e non distingue nessuna tessera di partito.
    Non solo, ma amo questo pianeta, l’unico (come amo ripetere), dove cinguettano gli usignoli, svolazzando allegri nell’aere, e sbocciano, timide e fragranti le profumate rose…
    Non vorrei certo perdere quest’unico pianeta, dove son nati ed hanno operato i loro capolavori artisti di ogni genere, pittori straordinari, musicisti ispirati, poeti romantici, architetti di gran valore, attori di gran classe… tutte cose che, senza questo pianeta, e senza la specie umana a viverci sopra, sarebbero irrimediabilmente perdute.
    Per cui, se credessi che fosse in pericolo, non prenderei sotto gamba il problema, né l’ho fatto mai.
    Le catastrofi fanno male, tanto male, e per questo sono cose serie, e da cose serie le prendo in considerazione, cercando di capire e documentarmi, e rifiutando atteggiamenti brioscistici e superficiali.

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  4. Seguirò certamente il blog della Curry. La Curry uno dei miei punti riferimento più importanti sul tema del clima. Apprezzo moltissimo il suo lavoro, e le cue considerazioni mi sembrano assolutamente condivisibili. Ne riporto alcune, particolarmente significative:

    There is an increasing backlash from scientists and engineers from other fields, who think that climate science is lacking credibility because of the politicization of the subject and the high confidence levels in the IPCC report. While these scientists and engineers are not experts in climate science, they understand the process and required rigor and the many mistakes that need to be made and false paths that get followed.
    Further, they have been actively involved in managing science and scientists and in assessing scientists. They will not be convinced that a “likely” level of confidence (66-89% level of certainty) is believable for a relatively new subject, where the methods are new and contested, experts in statistics have judged the methods to be erroneous and/or inadequate, and there is substantial disagreement in the field and challenges from other scientists.

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