CO2 se ci sei batti un colpo

CO2, se ci sei batti un colpo: è quanto viene da pensare guardando il grafico (figura 1) tratto dalla sezione dedicata ai greenhouse gases dal sito climate4you.com del geografo Ole Humlum dell’università di Oslo, sito che vi invito a visitare.

Il grafico si riferisce al periodo gennaio 1958-agosto 2010 e mostra l’andamento delle temperature globali (°C) e dei livelli di CO2 atmosferica (ppmv), questi ultimi espressi come serie storica di Mauna Loa (Haway). La serie di Mauna Loa inizia per l’appunto nel 1958 e può essere a grandi linee considerata rappresentativa dell’andamento planetario di tale variabile. Ciò in quanto la CO2 è distribuita in modo relativamente omogeneo a livello globale, come mostra in modo eloquente la figura 2 (fonte: NASA – AIRS).

Figura 1 – Andamento delle temperature globali (°C) e dei livelli di CO2 atmosferica (ppmv). La linea grigia tratteggiata è l’interpolante lineare della temperatura globale dell'aria in superficie (fonte HadCRUT3 di Hadley Centre – CRU East Anglia University) mentre le caselle nella parte bassa del grafico indica la correlazione statistica, positiva o negativa, riscontrata fra CO2

Dal grafico si evidenziano tre fasi:

  • fase che precede il 1978: all’aumento dei livelli di CO2 atmosferica corrisponde un lieve calo delle temperature globali;
  • fase 1978-2001: aumentano sia la CO2 atmosferica sia le temperature globali;
  • fase post 2001: all’aumento dei livelli di CO2 atmosferica corrisponde un lievissimo calo delle temperature globali;

Figura 2 – Livelli di CO2 atmosferica misurati da satellite nel luglio 2009 (fonte: NASA Airs).

La domanda che sorge spontanea è la seguente: se la CO2 è come molti sostengono un potente determinante delle temperature planetarie terrestri, come mai nell’ultimo mezzo secolo lo è stato per meno del 50% degli anni (solo 25 anni su 53)? E’ quanto spero stiano iniziando a domandarsi anche i seguaci della teoria AGW, che non vorrei finisse nel lunghissimo elenco delle teorie cadute al confronto con la realtà.

A mio avviso il grafico in figura 1 mostra con evidenza che la CO2 da sola non riesce a spiegare tutto. E allora delle due l’una:

  1. o la CO2 ha scarso peso sull’effetto serra complessivo del pianeta (un sospetto che a guardare il peso di tale molecola sull’effetto serra complessivo – 15-20% a seconda delle fonti – non è del tutto peregrino) e allora la correlazione osservata nel periodo 1978-2001 è del tutto casuale, non implicando dunque relazioni di causalità
  2. ovvero altri e più potenti fattori stanno esercitando un feed-back negativo che contrasta con successo il riscaldamento indotto dalla CO2 stessa (il che farebbe pensare che possa esservi qualcosa di vero nella teoria di Miskolczi dell’effetto serra saturato ovvero nella teoria dell’Iride di Lindzen, quiquiquiqui su CM).

Sottolineo inoltre che se l’effetto serra si deve in larga misura all’acqua (che è grossomodo responsabile dell’80% dell’effetto serra complessivo del nostro pianeta, con un 25% dovuto alle nubi ed un 55% al vapore acqueo) varrebbe la pena di ricercare nell’acqua le ragioni del comportamento posto in luce dal grafico qui in discussione. E rimando con questo alla discussione avviata da Guido Guidi (Un pianeta cotto al vapore – CM).

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Author: Luigi Mariani

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32 Comments

  1. Domanda: qualcuno dei seguaci della teoria AGW che frequentano questa discussione ritiene che il fatto che nell’ultimo mezzo secolo CO2 e temperature globali sono state in fase per meno del 50% degli anni (solo 25 anni su 53) possa costituire una confutazione su base empirica della teoria?
    Ovvero, per quanti anni ancora CO2 e temperature globali dovranno mantenersi in opposizione di fase perchè la teoria possa ritenersi confutata?

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    • Luigi – sei troppo ottimista. A me piacerebbe soltanto sapere quale tipo di osservazione potrebbe mai confutare il catastrofismo AGW. Sono anni che cerco di capirlo, ma non ci sono ancora arrivato…

    • e se supponiamo per assurdo che la parte di 19 anni fino al ’75 si possa attribuire a qualcos’altro e che quindi ovviamente non correli con la forzante unica della CO2?

      http://tamino.wordpress.com/2010/08/13/changes/
      http://www.agu.org/journals/ABS/2009/2008JD011470.shtml

      Reply
      Direi che supponiamo bene Alessio, ma non solo nella direzione di quanto ipotizzato nel paper che hai segnalato e nelle discontinuità di cui parla Tamino per la scelta del periodo, quanto piuttosto anche perché più o meno alla metà degli ’70 c’è stato uno shift significativo degli indici multidecadali oceanici. Shift che si è probabilmente ripetuto (con segno opposto) appena pochi anni fa.
      Questo, come quello di cui si parla nel Paper non può essere rumore rispetto al forcing antropico, non credi?

      gg

  2. “”ci sara’ un motivo che i climatologi e gli scienziati dicono che anche l’uomo in questi anni e’ responsabile(non hanno mai detto totalmente) sul GW attuale
    o sono tutti ignoranti???
    o noi e voi sappiamo e sapete piu’ di loro?””
    Cosa facciamo? L’accendiamo? Si’!!??

    Complimenti Sig. Luciano!!

    Lei si e’ appena giocato:
    1-la terra tonda
    2-la deriva dei continenti
    3-la teoria dell’evoluzione
    4-il volo umano
    5-la teoria della relativita’
    6-………

    Pero’ se vuole anziche’ chiedere a sigg. Michelson e Morley continuiamo a misurare le proprieta’ dell’etere come centinaia di colleghi mooolto piu’ paludati stanno facendo mentre quei due fessi montano interferometri .

    Scusi l’ironia, ma temo che debba leggere ancora molto quantomeno di storia della scienza prima di suggerire questo tipo di soluzione per la conoscenza scientifica. Guardi, le suggerisco i libri di Enrico Bellone…e di fare anche un giretto per google scholar cosi’ da avere una ampia rassegna di Cvs
    Cordialmente
    PS: mi scusi dimenticavo, la luce ha velocita’ finita.

    Post a Reply
    • Oggi in effetti esiste un “mito della scienza” che è spacciato a destra e a manca dai media e che ha come fondamento il fatto che un Einstein o un Galileo o un lord Kelvin (che non per nulla erano geni) abbiano partorito sempre e solo teorie corrette, il che come tu ben ricordi è ampiamente smentito dalla storia della scienza.

      Questo mito sta producendo danni non da poco, compreso quello per cui il sostenitore di una teoria che non va per la maggiore debba essere sbertucciato quando in realtà sta facendo un lavoro assolutamente essenziale per il progresso scientifico e cioè quello di fare le pulci alle altre teorie.

      A quest’ultimo proposito però sarebbe anche ora che gli scienziati stessi mostrassero un maggior fair play (alcuni lo fanno ma molti no).

    • mi correggo…altro che settanta anni…dal 1872 al 1957 di anni ne sono passati ottantacinque. Tre generazioni di scienziati, o forse piu’.

    • Hmmm…. a me l’accostamento Watts,Pilke &co con Darwin,Einstein,Wegener lascia un po’ perplesso…

      Sarà, ma dopo un 20ennio di chiacchiere, si deve vedere ancora l’annus mirabilis in cui il fatidico lavoro organico alternativo smonta sicuro tutto il castello dell’AGW. Ah già, scordavo: la mafia del peer review….

      Reply
      Stai tranquillo Alessio, il castello si smonterà da solo, non appena sarà consolidata la ritirata politica dei sostenitori. E allora vedrai che i bravi climatologi (che non essendo meteorologi sanno sempre molto bene da che parte arriva il vento) cominceranno a rivedere le loro posizioni, né più né meno come le hanno orientate quando il vento del sostegno soffiava forte. 🙂
      gg

    • Credo che le smentite o meno ad una teoria nel settore delle scienze della Terra debbano venire in primis dal confronto con la realtà.

      Se la variabilità naturale continuerà a mantenersi sui livelli di questi ultimi 12 anni, addio teoria AGW, altrimenti…

  3. Vorrei brevemente commentare questa frase di Giorgio:

    “non esiste solo la CO2, non è tutto CO2, ci sono altre forzanti climatiche che possono incidere sul bilancio energetico globale(sole,oceani ecc)”

    Io non sono un addetto ai lavori e quindi cerco di capire leggendo quello che viene messo a disposizione. Ora però farò un ragionamento del tutto agnostico. Siamo tutti d’accordo, spero, che il problema non è l’auomento della temperatura in sé, ma i danni che secondo alcuni potrebbe causare. Da cui derivano azioni per ridurli e contrastarli. Queste azioni, secondo i guru, sarebbero misurabili (ed è ovvio: come si può fare qualcosa di pratico che non sia misurabile?): ad esempio l’obiettivo 20/20/20. Ora io mi chiedo: come possiamo definire una serie di azioni misurabili se non sono chiari tutti gli aspetti quantitativi? Tu stesso, Giorgio, lo dici ammettendo che non c’è solo la CO2. Perché per assurdo potrebbe anche essere che l’AGW è vero, ma l’obiettivo pratico che ci stiamo dando per neutralizzarlo è irraggiungibile; e allora magari sarebbe meglio gestire gli effetti diversamente. Non a caso il principio di precauzione viene sempre citato quando non c’è nessun modello quantitativo, solo che non serve a niente perché alla fine – come è stato detto – l’implicazione sarebbe di non uscire più di casa.

    Post a Reply
    • Fabrizio,

      anch’io mi sono trovato di fronte alla palese incapacità dei modelli GCM di Ipcc di ricostruire la fase calda degli anni 30, che in Artide in diverse stazioni fece registrare picchi di temperatura superiori a quelli raggiunti dopo il 1977. Ciò emergeva con estrema chiarezza da un articolo di Gillet et al pubblicato a fine 2008 su Nature, da cui risultava che i GCM per l’Artide simulavano bene le temperature solo dal 1977 in avanti (e ciò perchè questi modelli vanno a CO2, dico io).

      In quella occasione con alcuni collegi scrissi all’autore segnalandogli il problema dai modelli GCM che “vanno a CO2” e la sua risposta fu che che esiste una variabilità naturale che non può essere descritta, al che io replicai che se la variabilità naturale aveva agito negli anni 30 oscurando l’effetto di CO2 nessuno poteva escludere che la stessa stesse agendo anche oggi (come mostrano in modo lampante le serie di CO2 e temperature globali all’origine di questa discussione).

      Quale morale: in effetti i GCM per loro limiti intrinseci non sono a mio modesto avviso un tool sufficientemente efficace per orientare le politiche in campo energetico (20-20-20), agricolo, ecc. in relazione alla variabilità climatica. Molto meglio a mio avviso affidarsi ad una climatologia fondata su misure molto accurate e che segua con continuità i fenomeni facendo al massimo estrapolazioni di qualche anno al più. Certo, vi sarebbero così meno scoop sul disastro imminente ma vi sarebbero anche molte più decisioni razionali.

      Per inciso infine ricordo che dal riscaldamento non sono venuti solo danni. Nel 20° secolo si è fatta agricoltura con produzioni che per quantità e qualità non hanno paragoni in passato e si sono evitate le sciagure della PEG di cui hanno parlato Fabio e Guido. Da questo punto di vista mi preme segnalare la posizione di Roger Pielke junior (economista ambientale) il quale sostiene che mirare tutte le azioni su CO2 significa sprecare una valanga di quattrini senza intaccare problemi che invece dipendono sommamente da sanità, energia, gestione delle risorse idriche.

      Luigi

  4. Guido,

    concordo con le tue considerazioni. Una possibile chiave per approcciare un tale problema potrebbe consistere in un approccio modellistico adeguato, e cioè basato più sul lavoro di fino (rasoio di Occam) che sul lavoro di forza (quello che si fa prendendo tutti i sottomodelli più complessi – oceanici, atmosferici, di suolo, di vegetazione, ecc.) oggi esistenti e ficcandoli in un supercomputer).

    La mia è ovviamente solo un’opinione; tuttavia ho l’impressione che abbiamo appena iniziato a scorgere le grandi montagne di questa terra incognita che è il sistema climatico del pianeta terra e proprio per questo l’eccesso di complessità nei modelli, lungi dal chiarire le cose rischia di renderle ancora più oscure di quanto già di per sé non siano.

    In sintesi un giusto equilibrio fra misure e modelli sarebbe oggi la cosa più utile per orientare i passi successivi del nostro cammino.

    Luigi

    Post a Reply
    • Luigi,
      la chiave del problema è nella assoluta insistenza di ricercare soluzioni quantitative, quando appare piuttosto chiaro che un approccio fenomenologico e quindi necessariamente qualitativo, offre maggiori probabilità di comprensione del sistema nella sua interezza. Certamente, da questo poi devono scaturire anche considerazioni quantitative, essendo queste necessarie a rendere utilizzabili degli scenari (o magari delle previsioni, chissà), ma questo può accadere soltanto dopo aver preso in considerazione tutte le variabili del sistema, non prima di averlo fatto, come accaduto sin qui, e non seguendo la logica di un unico forcing cui il sistema dovrebbe rispondere lasciando quasi imperturbati tutti i propri meccanismi endogeni e semplicemente (si fa per dire ovviamente) adattandosi ad esso plasticamente.
      gg

  5. Luigi,
    potrà sembrarti banale, ma credo che si debbano considerare le due cose insieme. Dall’analisi del comportamento degli indici oceanici e atmosferici, si evince che il sistema è governato dagli spostamenti di massa atmosferica e dagli effetti che hanno sulla circolazione oceanica, da cui dipende poi il rilascio di calore latente in atmosfera e la sua conseguente redistribuzione. Il feedback del vapore acqueo, che come ha recentemente ipotizzato Pielke non è affatto detto che debba essere necessariamente positivo, potrebbe essere l’ultimo anello della catena, che, avendo appunto caratteristiche proprie dei feedback, interviene successivamente a modificare le stesse cause del suo innesco. Il problema (o uno dei mille problemi) è individuare quali possano essere le situazioni di discontinuità, ovvero il concatenarsi di eventi che inducono il sistema a cambiare stato, come avvenuto ad esempio a metà anni ’70 e come, presumibilmente sta avvenendo ora.
    gg

    Post a Reply
  6. Tento di riportare la nostra navicella al centro della questione in discussione con la seguente domanda:

    Da dove viene il feed-back negativo rispetto alla spinta termica positiva da CO2 che si coglie dal 1958 al 1977 e dal dal 1998 in avanti e che peraltro parrebbe confermato dal diminuito accumulo di energia negli oceani segnalato dal sistema di boe marine ARGO?

    IPOTESI 1
    Un prima ipotesi è che sia prodotto dall’acqua in atmosfera. Se così fosse la causa potrebbe risiedere nella componente nubi e/o nella componente vapore acqueo.

    Se fosse la componente nubi ad agire, l’azione potrebbe configurarsi come:

    -> più nubi basse – strati, cumuli, ecc. – e dunque maggior albedo (radiazione solare riflessa verso lo spazio) con conseguente raffreddamento in superficie
    -> meno nubi alte -cirri – e dunque più energia a onda lunga dispersa nello spazio.

    Se ad agire fosse la componente vapore potremmo immaginare un incremento della quantità di vapore acqueo che ricade al suolo in forma di pioggia o neve con minore presenza di vapore in atmosfera.

    Altra questione è come gioca l’oceano nei confronti dell’acqua in atmosfera. E’ possibile dire, parafrasando von Clausewitz che il clima è la continuazione dell’oceano con altri mezzi?

    IPOTESI 2

    Butto lì l’ipotesi circolatoria invitando a ragionare un pò più di circolazione, poichè la macchina del clima del nostro pianeta è in piedi per riequilibrare gli scompensi energetici fra basse e altre latitudini e senza circolazione (soprattutto atmosferica, ma in parte anche oceanica) tale compensazione non può avere luogo.

    Già in vecchi lavori di Lamb degli anni ’60 si ipotizzava il fatto che la circolazione generale delle medie latitudini (annular modes alias westerlies dell’emisfero Nord e Sud) si presenti in due stati fondamentali:
    – stato in cui domina il regime zonale e dunque sono favoriti gli scambi latitudinali
    – stato in cui dominano regimi di blocco meno favorevoli a tali scambi.
    Ricordo che l’idea dei due stati è stata ripresa in termini modellistici a fine anni 70 da Charney e de Vore, che l’hanno messa in luce tramite un loro modello circolatorio semplificato.

    Di carne al fuoco come si vede ce n’è parecchia. C’è per caso qualche cireneo che può portare un po’ più in là la croce?

    Luigi Mariani

    PS: per ragioni di rapidità non cito bibliografia specifica. Se tuttavia qualcuno ne avesse bisogno sono in grado di supportare adeguatamente le diverse cose scritte.

    Post a Reply
  7. ma scusate..
    ci sara’ un motivo che i climatologi e gli scienziati dicono che anche l’uomo in questi anni e’ responsabile(non hanno mai detto totalmente) sul GW attuale
    o sono tutti ignoranti???
    o noi e voi sappiamo e sapete piu’ di loro?
    si saranno specializzati in questa materia per qialcosa,saranno preparati piu’ di noi
    secondo me ci vuole un po’ piu’ rispetto per gente che ha studiato tanto,anche con sacrificio,e si sono dedicati una vita a questa materia
    penso che se ne parlate con loro hanno le risposte a tutto quello che dite voi

    Reply
    Luciano, forse ti sfugge che su queste pagine scrivono alcuni di loro. Ad ogni buon conto, nessuno si sogna di dare dell’ignorante a nessuno, né è convinto di saperne di più. Semmai accade il contrario, ma questo non è un problema scientifico, è etico. Circa il fatto che non si sia mai detto “totalmente” mi tocca correggerti, il quarto rapporto IPCC dice chiaramente che il riscaldamento delle ultime decadi del secolo scorso è da imputare interamente alle attività umane, con una confidenza oltre il 90% (non del riscaldamento, dell’affermazione). Quanto al rispetto, non condividere un’ipotesi scientifica non è mancanza di rispetto (diverso sarebbe se si trattasse di teorie, ovvero se avessero passato il processo di verifica e ripetizione, cosa che non è). Credo invece, e non parlo per me perché non appartengo alla categoria, ma parlo per quelli che vi appartengono e scrivono su queste pagine, che sia una mancanza di rispetto affermare che il dibattito sia concluso quando l’evidenza dei fatti dice chiaramente che così non è.
    gg

    Post a Reply
    • Il suo argomento mi pare degno d’attenzione.

      Non le risponderò dicendole che anch’io nel mio piccolo mi ritengo esperto della materia (risposta facile ma che presta il fianco ad un “mi mostri la sua bibliografia scientifica” che ci porterebbe subito dopo a dover nominare una commissione di esperti o sedicenti tali che valuti i miei lavori).

      Le risponderò invece partendo dalla seguente considerazione: associare la verità a quanto gli “esperti” o gran parte di loro ritengono vero può in molti casi funzionare ma si presta a rilevanti eccezioni.

      In particolare tutte le volte che nella scienza ha fatto irruzione qualcosa di nuovo (es: rivoluzione copernicana, struttura tridimensionale del DNA) è perché i cosiddetti esperti sbagliavano.

      A ciò aggiungiamo che nel caso del clima siamo di fronte ad un sistema turbolento di una complessità enorme e con processi che vanno dalla scala molecolare a scale di migliaia di chilometri e che interagiscono tutti fra loro.

      Ciò fa si che gli “esperti” non concordino tutti sulla stessa “verità” ma si dividano invece in seguaci della teoria AGW e seguaci di altre teorie (cito quella solare con tutte le sue variati perché la più nota).

      In particolare gli argomenti contro la teoria AGW portati ad esempio da scienziati come Roger Pielke Sr, Richard Lindzen, Nir Shaviv o John Christy o non si possono liquidare semplicemente accusando questi signori di negazionismo o di essere al soldo dei petrolieri.

      In ragione di tutto ciò in climatologia e più in generale nel mondo della scienza è a mio avviso buona regola diffidare di chi si proclama portatore di una verità monolitica, dibattere il più possibile e cercare di portare il proprio contributo alla crescita delle conoscenze, anche contestando le teorie dominanti.

  8. certo che bisogna guardare il trend di fondo, ma bisogna anche sapere da dove partivamo, è impossibile poter considerare normale il clima della PEG, altrimenti neanche si chiamerebbe così.

    Post a Reply
    • Che bello vivere all’epoca della PEG, quando non c’erano ancora tutte le diavolerie del progresso.
      Cosa vuoi che siano i 200.000 morti per freddo e fame del 1740 in Francia a fronte delle salubrità dell’aria, delle incontaminate distese nevose, dei branchi di lupi, ecc.

    • Hai ragione, allora non c’erano tutti questi veleni di oggi, e quindi la gente viveva di più, non c’erano tutti questi morti per cancro e infarto, e la gente viveva molto più a lungo, non c’era tutto quel cibo senza sapore, ma c’erano cibi gustosissimi che saziavano il popolo… oops, mi dicono dalla regia che c’è qualche correzione da fare in quello che ho scritto…e va bene, vediamo… si, c’erano cibi gustosissimi, ma se li mangiavano solo i ricchi, e i poveri dovevano accontentarsi di quel che trovavano, quando lo trovavano, se lo trovavano…altro che buoni sapori di una volta…sapore di fame, tanta fame, bene documentata in tanta letteratura del tempo!
      E poi, si, non c’erano tutti questi veleni ed inquinanti, ma, dicono, la gente viveva di meno (e questo è un dato, non un’opinione)…niente niente i veleni facessero bene ? No, dalla regia mi fanno cenno di no, i veleni e gli inquinanti fanno certamente male, ed è giusto combatterli, ma senza dimenticare che non si deve tener conto di un singolo elemento, ma di tutto l’insieme, e questo ci dice che ora si vive più a lungo “nonostante” veleni e inquinanti, e quindi è stupido prendere una posizione superficiale di condanna di questa Società a causa di questi elementi sgraditi. Che dire dei casi di cancro…sono aumentati ? E vuoi mettere le stragi che facevano allora le epidemie ? Altro che cancro. E lo provano, al di là delle opinioni, due dati, la speranza di vita attuale, molto più alta di allora, e la popolazione attuale, che è potuta crescere fino a questi livelli. Perché la gente nasce, e ne nascevano “troppi” anche allora, ma allora i “troppi” morivano, in un modo o nell’altro, mentre la Società attuale se ne può permettere molti di più, perché dispone di “risorse” molto più cospicue di allora, e perché le risorse, contrariamente all’idea che si consumino, sono cresciute, grazie all’attività e all’ingegno umano. Allora è inutile, oltre che mostruoso, proporre di far diminuire la popolazione secondo certe proposte, come questa:
      “The world today has 6.8 billion people. That’s heading up to about nine billion. Now if we do a really great job on new vaccines, health care, reproductive health services, we could lower that by perhaps 10 or 15 percent!”
      Cioè usare vaccini e sistema sanitario per uccidere la gente invece che per curarla, se ho capito bene, altrimenti qualcuno mi spieghi cosa altro possa significare questa frase di Bill Gates, che potete ascoltare con le vostre orecchie qui:
      http://www.naturalnews.tv/v.asp?v=A155D113455FAC882A3290536575C723

  9. Giorgio,
    mi stupisco che dopo decenni di parlare di gas serra, ci sia ancora qualcuno che porti gli esempi come i suoi.
    Ma noi siamo qui anche per questo, per fare corretta informazione.

    Lei è enormemente preoccupato dal fatto che la velocità con cui aumenta la concentrazione di CO2 è in aumento (magari lei aggiungerebbe anche l’aggettivo “iperbolico”).

    Il fatto è, però, che è non il valore assoluto dell’incremento ad essere importante.

    L’unica cosa che importa è l’effetto in “forcing” che ogni incremento in GHG ha.

    E quell’effetto, ormai cosa risaputa anche dai muri, è logaritmico nell’andamento, che vuol dire che ogni incremento successivo conta meno del precedente.

    Se desidera avere una situazione aggiornata, anno per anno, lei è libero d’informarsi presso gli amici della NOAA, dove calcolano proprio l’incremento annuale in forcing:
    http://www.esrl.noaa.gov/gmd/aggi/

    Tutto questo significa che, se anche l’incremento in valore assoluto della concentrazione di GHG è in aumento, l’incremento di W/m2 non aumenta nè in percentuale nè in valore assoluto.

    Ovvio che se la concentrazione aumentasse meno, anche il forcing aumenterebbe ancora meno.

    Attenzione: parlo sempre di aumento e mai di diminuzione!

    Lei rimane comunque preoccupato dai trend di fondo.
    Perché lei ha già capito tutto e ha fatto tutte le attribuzioni del caso.
    Io, insieme ad altri, ho ancora capito poco e mi nutro d’incertezze.

    Post a Reply
    • Mi piace evidenziare questa frase “Io, insieme ad altri, ho ancora capito poco e mi nutro d’incertezze.”

      Anch’io nel mio piccolo, vittima forse di letture giovanili di Popper e Lakatos, considero il dubbio fondato su dati osservativi che contraddicono una teoria come un elemento chiave per stimolare un progresso nelle conoscenze in campo scientifico.

      In proposito ho avuto la ventura di ascoltare questa sera la trasmissione Zapping di Forbice (radio 1) in cui si parlava di global warming e mi sono tristemente accorto di come la dimensione del dubbio sia bandita dalla visione del mondo che i media confezionano. Cito al riguardo la frase pronunciata in quella sede del noto climatologo professor Pasquino, il quale dall’alto della sua saggezza ha parlato di “surriscaldamento del pianeta in massima parte causato da uomini e donne”. E qui, dopo essermi compiaciuto per la molto politically correct par condicio fra i generi maschile e femminile, ho utilizzato l’unica arma che mi rimane…. e ho spento la radio.

  10. x Guido
    gentilmente mi potrebbe far vedere lo studio che dimostra che nel passato la CO2 era 20 volte superiore a quella di adesso?grazie

    x Luigi
    ti vorrei postare questo interessante grafico che ho trovato in un recentissimo studio di J. Hansen, R. Ruedy, M. Sato, and K. Lo. Il grafico prende in esame l’andamento del Nino3.4 e le temperature globali. E’ a mio avviso interessante perché ci mostra almeno quattro cose:
    1- realmente le variazioni dell’ENSO modificano le temperature globali: con El Nino spesso le temperature si alzano (anche se ci sono delle evidenti eccezioni, vedi per es dopo il 1990), con La Nina generalmente tendono ad diminuire.
    2- esiste comunque un trend di fondo che sembra essere indipendente dall’ENSO.
    3- singole variazioni climatiche sono assolutamente normali e in linea con la comprensione fisica del sistema climatico (incluso il rapporto gas serra/temperatura che non può essere sempre perfettamente lineare).
    http://img88.imageshack.us/img88/904/tempelnino.jpg

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    • Tra le altre cose, esistono studi che parlano addirittura di livelli un centinaio di volte superiori agli attuali.

      CG

    • Nel Devoniano, con CO2 a 20-30 volte i livelli attuali, non solo non si ebbero immani catastrofi ma si registrò un delle più sorprendenti esplosioni di vita di cui il nostro pianeta è stato capace nella sua storia.
      Risalgono a quel tempo infatti le piante vascolari che oggi costituiscono fra l’altro la base per l’alimentazione dell’umanità .

    • Giorgio,
      il trend di fondo indipendente da El Nino sussiste se ci si limita leggere l’andamento delle temperature globali secondo una logica lineare.
      Se invece adotta una approccio discontinuistico (che a mio avviso è assai più coerente rispetto alle caratteristiche del sistema climatico il quale come dicevo è “guidato” dalla circolazione generale la quale presenta fasi distinte con transizioni brusche da un all’altra, come dimostra una vastissima bibliografia) nel grafico in alto da te indicato si colgono con chiarezza le tre fasi distinte di cui ho già parlato nelle mie mail precedenti.

      In particolare la fase che ha avuto inizio a valle del Nino del 1998 mostra rimarchevoli caratteri di stazionarietà, con temperature globali che oscillano intorno ad un valor medio di circa 0.5°C superiore a quello del periodo pre 1977.

      Per inciso il fatto che da oltre un decennio ci confrontiamo con una stazionarietà delle temperature globali potrebbe avere grandi implicazioni pratiche, in quanto le attività agricole, industriali, di trasporto, sanitarie, turistiche, energetiche, ecc. hanno una necessità assoluta di normali climatiche di riferimento per scopi di programmazione (es: programmazione delle scorte di combustibile e di cibo). Da questo punto di vista la normale climatica adatta ad oggi è ricavabile indagando i valori medi e estremi del periodo 1998-2010.

      Trascurare tale evidenza in nome di un “trend di fondo” che non trova più riscontro dopo il 1998, significa a mio avviso rendere un pessimo servizio a chi “lavora con il clima”, ad esempio per produrre cibo o per garantire la sicurezza energetica delle popolazioni.

  11. non ci siamo
    La concentrazione nell’atmosfera di particelle legate al carbone aumenta di circa 1,93 parti per milione all’anno, con un trend di crescita mai registrato prima da quando, nel 1959, gli scienziati iniziarono a registrare le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Negli anni ‘80 il livello medio era pari a 1,58 parti per milione, negli anni ‘90 era invece di 1,49 parti per milione.

    Il clima globale terrestre si è surriscaldato nello scorso secolo, particolarmente nel corso degli ultimi 40 anni. Secondo il team di ricerca internazionale le responsabilità maggiori sarebbero da ricondurre all’attività umana, che negli ultimi decenni ha aumentato considerevolmente i livelli di CO2, ma anche di metano e altri fluorocarburi. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, le attività dell’uomo sarebbero la causa principale dell’attuale surriscaldamento globale.

    “la teoria del GW non dice che dappertutto e sempre farà caldo, che dappertutto e sempre ogni anno sarà più caldo dell’altro, poiché singole variazioni sono assolutamente normali e previste, ma la variabilità climatica ultra-decennale è ben altra cosa.

    non esiste solo la CO2, non è tutto CO2, ci sono altre forzanti climatiche che possono incidere sul bilancio energetico globale(sole,oceani ecc)

    il legame tra gas serra e temperatura è qualcosa di più complesso di un semplice paragone tra grafici, esistono dei feedback, esistono delle “sfasature”
    le cose vanno valutate nel lungo..

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    • La ringrazio per aver presentato queste considerazioni che mi danno modo di meglio chiarire il mio pensiero.

      Anch’io concordo con le con il fatto che “non ci siamo”, e non ci siamo per i seguenti dati di fatto (che oggi non sono in discussione nel senso che sono pacificamente accettati da tutta la “comunità scientifica”) :

      1. CO2 da sola può ben poco, nel senso che senza l’amplificazione legata al vapore acqueo il suo effetto sarebbe irrisorio (applicando la legge di Stefan e Boltzmann arriviamo a ricavare meno di 1°C di incremento delle temperature nel passaggio di CO2 da 280 ppm (periodo pre-industriale) a 560 ppm (livello che dovrebbe essere raggiunto dopo il 2050).

      2. il forcing da vapore acqueo dovrebbe agire amplificando il debole effetto di riscaldamento di CO2 ed è su questo che si regge il castello messo in piedi da IPCC

      3. Il grafico che presento in figura 1 mostra invece che l’amplificazione c’è, ma solo nel periodo 1977 – 2003 (statisticamente) o meglio nel periodo 1977-1998 (analisi visuale).

      4. è noto che il 1977 coincide con il cambio di fase della PDO (cui segue nel 1987 il cambio di fase di NAO) mentre il 1998 coincide con un grande evento di El Nino.

      Quale morale trarre da questi quattro dati di fatto?

      E’ qui che si crea lo spazio per il dibattito scientifico, nel senso che questi curiosi comportamenti vanno spiegati e non basta dire che il sistema è complesso, nel senso che la complessità si traduce in un sistema che si comporta in un modo molto ma molto regolare.

      Quale morale traggo io: 3 fasi (1958-1977; 1978-1998; 1998-oggi) così distinte e ben delimitate non si spiegano con CO2, dietro c’è la circolazione generale, e dietro la circolazione generale ed ai suoi bruschi cambi di fase cosa c’è ?

      A questo punto siamo arrivati a focalizzare l’attenzione sul vero cuore della questione e cioè i cambi di fase della circolazione generale, quelli che per intenderci hanno causato l’aumento repentino di 1.5°C nelle temperature Europee nel 1987 in coincidenza con cambio di fase di NAO.

      Cosa determina questi cambi di fase della circolazione generale? Sappiamo che ci sono sempre stati anche in passato (es: fase di riscaldamento degli anni 20 del XX° secolo, uscita dalla Piccola Era Glaciale) e a mio avviso è troppo riduttivo derubricarli alla voce “causati da aumento di CO2 o di qualche altra sostanza emessa dall’uomo”.

      Tuttavia su questo il dibattito è aperto e dovrebbe restarlo finché non abbiamo risolto il problema.

      Luigi Mariani

      PS: secondo le fonti ufficiali (rete di rilevamento internazionale coordinata da NOAA) i livelli di metano in atmosfera sono stazionari dal 2000.

    • Caro Giorgio,
      dici:
      [ non esiste solo la CO2, non è tutto CO2, ci sono altre forzanti climatiche che possono incidere sul bilancio energetico globale(sole,oceani ecc)
      il legame tra gas serra e temperatura è qualcosa di più complesso di un semplice paragone tra grafici, esistono dei feedback, esistono delle “sfasature” ]
      e hai ragione, hai talmente ragione che queste cose io le dico e le ripeto, e non solo io, da anni ormai, contro un mainstream che invece spara bordate a volontà proprio sulla CO2, come se essa governasse il clima.
      In questo sito ci sono i miei post in cui affermavo, pur nella consapevolezza dei miei limiti scientifici in campo climatico, che il clima mi sembra un sistema complesso, non riportabile ad una semplice risposta lineare alla CO2, e mi sembra che molti dei parametri in gioco non siano ancora ben conosciuti, tant’è vero che esistono studi che stanno cercando di capirne il funzionamento e le implicazioni.
      Dunque, giustamente dici
      [ le cose vanno valutate nel lungo.. ]
      ed è proprio quello che dico anch’io. Non sono io quello che spinge sull’acceleratore, che parla di punti di ritorno dietro l’angolo (tra 82 mesi, secondo il principe di Galles), che vorrebbe rovinare subito l’economia mondiale, fermare il progresso, produrre una carestia di cui morirebbero probabilmente milioni di persone, solo per la possibilità (a me sembra non comunque imminente) di un pericolo fondato su cosa ? Praticamente, scava scava, esamina esamina, discuti ed approfondisci, e alla fine l’unica vera cosa su cui si baserebbe quest’allarme è il c.d. “principio di precauzione”, e nessun altra prova veramente seria.
      E’ lo stesso principio implicito nel tuo incipit:
      [ La concentrazione nell’atmosfera di particelle legate al carbone aumenta di circa 1,93 parti per milione all’anno, con un trend di crescita mai registrato prima da quando, nel 1959, gli scienziati iniziarono a registrare le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Negli anni ‘80 il livello medio era pari a 1,58 parti per milione, negli anni ‘90 era invece di 1,49 parti per milione. ]
      Non mi stancherò di ripetere che quello NON è un principio fisico, come invece è per esempio il principio di Archimede. Il principio di precauzione si può usare per tutto e per il suo esatto contrario. E’ il principio usato dalle mamme ansiose, o magari isteriche, che rende complessati o comunque disadattati i figli che se ne fanno condizionare. Invece i figli che affrontano qualche rischio crescono sani e bene. Nel mondo NON esiste il rischio zero, come immagina qualcuno, e anche se non si uscisse da casa (“non sia mai, fuori c’è pericolo!”) rimangono in casa tantissimi pericoli, e gli incidenti sono frequentissimi.
      Del resto, se la cosa ti può confortare, il mondo se l’è cavata egregiamente anche con CO2 20 volte superiore a quella attuale, e non è andato a fuoco. Roba antica, d’accordo, ma finita con una glaciazione, che depone male sulle capacità di governo del clima da parte della CO2.
      Ma tu sei d’accordo con me, su questo punto, non guardiamo alla sola CO2. Certamente, guardiamo anche tutto il resto. E’ quello che da ambienti freddini sull’ipotesi AGW si va dicendo da anni, ricevendo insulti di negazionismo e critiche di ogni genere, come se andar a vedere altre cause fosse, di per sé, cosa malvagia e blasfema.
      Credo, e immagino che tu concorderai con me, che invece capire di più i contributi degli altri fattori, indipendentemente dalle proprie idee iniziali, non possa che migliorare la conoscenza comune di chi sostiene l’ipotesi AGW, e chi no.
      Poi, magari, si discute sulle interpretazioni, ma credo che si possa arrivare ad una base condivisa di dati, partendo dal rispetto e dall’onestà reciproca.
      Un’ultima cosa, le reazioni (o feedback). Quelle positive portano, se prevalgono, all’instabilità del sistema. Quelle negative invece, sempre se prevalgono in un sistema che ne abbia di ambo i tipi, portano alla stabilità del sistema, magari dopo un certo numero di oscillazioni.
      Ora ti faccio una domanda:
      visto che il sistema pianeta Terra ha la bella età di oltre 4, 5 miliardi di anni, quale tipo di feedback immagini che abbiano prevalso finora ?
      Quale tipo di feedback prevalse quando la quantità di CO2 era 20 volte quella attuale ?
      un cordiale saluto.

  12. La figura 1 mi pare un esempio lampante di come la circolazione generale garantisca in modo molto efficace l’omogeneizzazione delle diverse proprietà atmosferiche, concentrazione di CO2 inclusa. Nella figura in particolare si nota che i massimi di CO2 sia nell’emisfero nord che in quello sud si rilevino in coincidenza con il tracciato della grandi correnti occidentali; inoltre le differenze fra massimi e minimi sono assai ridotte – La CO2 è infatti un well mixed GHG – il che rende quello del bilancio della CO2 un problema globale, come giustamente scrive Guido Botteri.
    Ribadisco che oggi sussiste più di un dubbio circa il ruolo chiave della CO2 nella macchina del clima. Tuttavia il monotono aumento della concentrazione atmosferica di tale molecola che si coglie dalla figura 1 dev’essere letto come indice di un squilibrio fra input e output che sarebbe opportuno evitare, e per far ciò il modo migliore potrebbe essere quello di far agire al meglio i vegetali. E qui tornano in mente le parole del geniale fisico Freeman Dyson (2007): “To stop the carbon in the atmosphere from increasing, we only need to grow the biomass ………the problem of carbon dioxide in the atmosphere is a problem of land management, not a problem of meteorology.”.

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  13. La figura 2 mi induce ad una considerazione che va nel senso di altre simili da me fatte prima sulla base di calcoli su dati di pubblico dominio.
    Mi riferisco alla colpevolizzazione di vasti ed “estesi” (se posso usare questa parola…), ma poco popolati Paesi come Canada e Australia.
    Che la CO2 vada tutta in cielo, indipendentemente dal “pro-capite” è evidente da quella figura.
    Infatti, mentre non risulta sui cieli di India e Cina un accumulo di CO2 pari alle loro emissioni totali attuali (ma questo potrebbe avere altre spiegazioni), non mi risulta però che Inghilterra e Germania emettano molto meno dell’Italia (anzi…) e non mi risulta che l’Italia meridionale emetta di più di quella settentrionale.
    Dunque, quel che succede in cielo, e non intendo in senso religioso, ma mi limito ad una prosaica troposfera, non risponde ai criteri cervellotici col quale si segue in Terra questo fenomeno che allarma qualcuno, ma in modo per lo meno singolare. Se io credessi veramente nella nocività della CO2, e che un suo accumulo significasse la fine del pianeta (cosa che non credo affatto) non mi preoccuperei del pro-capite, ma delle quantità totali, visto che, come dimostra la figura, tutto si mescola in cielo, e sen va per lo sentiero aereo suo… incurante degli umani affanni.

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