Quod non fecerunt barbari, fecerunt “razionalizzatori”.

Doveva ancora svolgersi la “Rivoluzione Francese” quando qualcuno iniziò ad effettuare le prime misure ed osservazioni meteorologiche al Collegio Romano, facendolo divenire ufficialmente un Osservatorio Meteorologico. Da quel momento le osservazioni furono portate avanti in maniera sistematica, tutti i giorni fino ad oggi qualcuno si è preoccupato di osservare, registrare ed analizzare ciò che sta accadendo sul cielo di Roma, attività  ritenuta importante al punto da esser continuata anche durante le invasioni di Napoleone,  i moti risorgimentali, le guerre mondiali, la crisi economica del 1929, etc. Nel 1876, all’indomani dell’Unità d’Italia, l’osservatorio divenne il primo Servizio meteorologico centrale di Stato e, passando sotto il controllo del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia, successivamente fu denominato Ufficio Centrale di Ecologia Agraria (UCEA) con il compito supportare efficacemente l’agricoltura nazionale. Al suo interno, negli storici locali, vi è una delle biblioteche più importanti al Mondo dal punto di vista della storia della meteorologia ed un famoso  museo di strumenti meteorologici e geofisici. La Biblioteca, nota come “Biblioteca Centrale della Meteorologia Italiana”, (il cui patrimonio librario è stato dichiarato dal Mipa “bene immobile dello Stato” nel 1998) ha più di 40.000 testi di meteorologia e geofisica (tra libri ed opuscoli), italiani ed esteri, rari e di pregio, alcuni risalenti al ‘500, oltre a fascicoli e volumi di prestigiose pubblicazioni in serie, di cui più di venti ancora correnti. Essa si configura come la principale memoria storica della tradizione meteorologica e geofisica italiana dell’età moderna. L’Ufficio ha ospitato personaggi come Galileo Galilei, padre Angelo Secchi, Pietro Tacchini, Enrico Fermi (leggete qui), è il posto dove fu realizzata nella seconda metà dell’800 la prima stazione meteorologica automatica al mondo, il famoso meteorografo. I dettagli sulla storia dell’Ufficio sono qui.
Il Collegio Romano è un luogo ove la meteorologia ha radici profonde, le osservazioni sono secolari, partendo da queste la responsabile dell’Osservatorio, dott.ssa Franca Mangianti, ha fatto in passato affermazioni “non ordinarie” come quelle di questa intervista:

“A dire il vero, per quanto riguarda il problema del “surriscaldamento globale”, i dati in nostro possesso ci dicono che la temperatura a Roma è aumentata, in cento anni, di 0.8 gradi, cioè meno di un grado. Assai poco direi. Storicamente sulla terra si sono alternate lunghe fasi (parliamo di anni e talvolta di secoli) più fredde ad altre più calde. Negli ultimi venti anni, per esempio, si è andati incontro ad un periodo più caldo ed è perciò del tutto normale che la temperatura sia salita leggermente. Questo non vuol dire che la temperatura salirà per sempre, è molto probabile, anzi, che tra qualche anno essa ricominci e scendere di nuovo. Purtroppo certi allarmismi eccessivi sono causati dall’applicazione di modelli matematici ai dati meteorologici, senza un opportuno studio del passato. Per quando riguarda le precipitazioni, invece, nell’ultimo secolo si è riscontrata senz’altro una diminuzione. A Roma piove molto meno che nel passato e questo sarebbe opportuno ricordarlo prima di lanciarsi in allarmi esagerati, per esempio, nel caso delle piene del Tevere. Con le piogge dei giorni nostri e con i muraglioni voluti da Garibaldi si può star certi che il Tevere a Roma non strariperà mai più”.

Gli amici di ClimateMonitor conoscono l’Ufficio per recenti iniziative uniche e ricche dal punto di vista storico-scientifico-culturale, come ad esempio l’anno scorso “un mese per leggere”, tutte le informazioni sulla mostra di testi storici sul clima dal ‘700 ad oggi presentati in quella occasione le potete leggere qui.

Purtroppo da pochi giorni si è saputo, dalla lettera dei dipendenti riportata integralmente sotto, che l’Ufficio non ce la farà a superare un’opera di “razionalizzazione” della spesa dell’attuale dirigenza. Sembra che nella razionalizzazione la meteorologia farà la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro, le scelte probabilmente non porteranno ad eliminare giustamente gli sprechi ma solo chi fa meno rumore.

Alla fine per un risparmio che crediamo non cospicuo (trattandosi di cifre dell’ordine di circa 150.000 euro) si produrranno danni irreversibili, mentre salvare questo patrimonio è un modo fattivo di pensare alle future generazioni, evitando che un bel pezzo della nostra cultura scompaia. Appare al sottoscritto incoerente che, mentre si pensa a come festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si decida d’iniziare un processo di scomparsa del luogo dove, forse tra i primi, avvenne l’incontro tra il “vecchio” ed il “nuovo”, nella figura di Padre Angelo Secchi che restò direttore riconosciuto anche dopo la breccia di Porta Pia, nonostante molti clericali e laicisti criticassero la scelta sperando nelle sue dimissioni ed in una rottura.

Nel silenzio più assoluto della TV sta sparendo questo pezzo prestigioso e famoso di storia della scienza e cultura italiana.
Per chi come noi desidera sostenere l’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura (CMA ex UCEA) affinché rimanga nei locali storici, segnalo le iniziative già in corso affinché le forze non si disperdano:

L’Osservatorio del Collegio Romano durante i secoli ha già superato momenti critici, stavolta però serve l’aiuto di tutti, ora la minaccia è più subdola ed indiretta, infatti, nonostante questa sia un’epoca molto più ricca del passato, siamo assuefatti a scegliere non più su cosa è giusto fare ma solo su cosa è più conveniente al momento.

Eppure questo sembrava un periodo di “vacche grasse per la meteorologia”, lo stesso Governo taglia-fondi nel caso dell’CMA (ex UCEA), pochi giorni fa ha assegnato 22 milioni di euro ad un Ente italiano che studia il “climate change” (dallo stesso documento si evince che  in passato gli erano stati già assegnati “22.207.646 euro, oltre ad una quota aggiuntiva  di 5.164.568 euro a carico del Ministero dell’ambiente  e  della  tutela del territorio). Ha sorpreso la cospicua somma erogata, anche perché il Governo è descritto come poco attento al problema in generale della ricerca scientifica ed in particolare dei “cambiamenti climatici”, si dice che l’Italia non ha alcuna intenzione di firmare nuovi accordi come il Protocollo di Kyoto per salvare il Pianeta non credendo agli scenari apocalittici scenari futuri.  L’Ente beneficiario è un Centro di recente costituzione, che sta affiancando organizzazioni più antiche come l’ENEA-CNR-UCEA-Servizio Meterologico AM – ISPRA nelle ricerche sui “cambiamenti climatici”. Nel Centro si sta portando avanti un piano  di  consolidamento, potenziamento tecnologico, ampliamento e sviluppo. E’ il Centro a cui appartiene il “FOCAL POINT IPCC per l’Italia”. Una curiosità nasce spontanea: se sul “cambiamento climatico” è tutto così certo come si afferma in alcuni documenti, tanto da esser possibili previsioni per i prossimi 100 anni ed esser tacciati di negazionismo ad ogni minima critica, perché investire così tanto in nuovi studi e nuovi Centri? Se invece c’è ancora tanto da studiare e finanziare perché non tutto è certo, perché sul sito “IPCC Focal Point” c’è solo “L’angolo degli scettici/negazionisti climatici” e non anche quello dei “fondamentalisti del cambiamento climatico”?

Mentre ci si interroga su questi temi, un’altra biblioteca storica ed un osservatorio secolare rischiano di sparire, un fenomeno purtroppo non solo italiano, basta rivedere un grafico presentato dalla NASA in un lavoro di una decina di anni fa (vedi figura sotto). Sempre più spesso invece del funzionamento degli enti ed osservatori storici, in meteorologia si preferisce investire in moderni centri di calcolo. La differenza, di cui credo ci accorgeremo drammaticamente tra qualche decennio, è che le osservazioni con il trascorrere degli anni divengono sempre più importanti e parte del patrimonio  dell’umanità, l’informatica, seppur fondamentale, dopo pochi anni diviene obsoleta.

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Trasferimento d’ufficio del CRA-CMA (ex UCEA) con annesso Osservatorio meteorologico
di Roma-Collegio Romano

In data 27 settembre ci è stato comunicato che il Consiglio per la Ricerca e per la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), per ridurre le spese a seguito del taglio dei finanziamenti nel settore della ricerca (9milioni di euro per il solo CRA), deve procedere ad una razionalizzazione dell’Ente, anche mediante accorpamento delle strutture e non potrà più mantenere la sede dell’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura (CMA), nel complesso del Collegio Romano con ingresso in Via del Caravita 7/a, sul quale campeggia l’antica iscrizione “Ufficio Centrale di Meteorologia – R. Osservatorio Astronomico”.
Il personale del CRA-CMA dovrà lasciare la storica sede occupata ininterrottamente dal 1879 entro il prossimo dicembre, per essere trasferito in sede da destinarsi con le postazioni di lavoro, senza alcuna garanzia per la futura collocazione della Biblioteca, dell’Archivio storico, della collezione di antichi strumenti sismici e meteorologici e per la continuazione delle osservazioni meteorologiche del Collegio Romano, iniziate nel 1782, con la pubblicazione di un bollettino giornaliero affisso quotidianamente nella bacheca di fianco al portone d’ingresso.
Non ci sarebbe niente da eccepire sul risparmio economico per il CRA (che però è tutto da dimostrare, visto che i locali sono in uso gratuito e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali si è formalmente impegnato a sostenere tutte le spese di gestione) e sul trasferimento delle persone, se non fosse che il CRA-CMA ha una tradizione storica e scientifica nel settore della meteorologia e della climatologia, riconosciuta a livello internazionale,  strettamente legata ai luoghi fino ad oggi occupati.
Negli ambienti del CRA-CMA è conservato un patrimonio storico di rilevante interesse scientifico e culturale. La Biblioteca, nota come “Biblioteca Centrale della Meteorologia Italiana”, (il cui patrimonio librario è stato dichiarato dal MIPA “bene immobile dello Stato” nel 1998) vanta più di 15.000 testi di meteorologia e geofisica italiani ed esteri, rari e di pregio, alcuni risalenti al ‘500, e si configura come la principale memoria storica della tradizione meteorologica e geofisica italiana dell’età moderna. Ha ospitato personaggi illustri e scienziati che hanno fatto la storia della meteorologia (Galileo Galilei, padre Angelo Secchi, Enrico Fermi). La collezione di antica strumentazione meteorologica e sismica, di grande valore  per la rarità e il prestigio degli strumenti, organizzata in un percorso espositivo, traccia la storia della geofisica in Italia attraverso l’evoluzione dei sistemi di misura.
Il CRA-CMA è l’erede diretto del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia che, fondato nel 1876, rappresentò il primo Servizio meteorologico centrale in Italia. Il CRA-CMA gestisce tuttora una Rete di stazioni meteorologiche dislocate su tutto il territorio nazionale. L’Archivio storico di dati meteo ha un’importanza unica nel suo genere in Italia (sei milioni di dati per ogni variabile meteorologica osservata) ed è uno tra i pochissimi nel mondo a poter vantare serie storiche di dati meteo-climatici plurisecolari. Tali dati costituiscono informazioni indispensabili per compiere studi climatici di supporto alle ricerche finalizzate all’utilizzazione del territorio, all’agrometeorologia, allo sfruttamento delle fonti alternative di energia ed al risparmio energetico.
Dell’ufficio è parte integrante l’Osservatorio meteorologico di “Roma Collegio Romano”, la cui ultrasecolare serie ininterrotta di  rilevazioni meteorologiche è di fondamentale importanza per lo studio del clima della città anche in relazione ai cambiamenti climatici. L’osservatorio dal 2000 fa parte della Rete Nazionale di rilevamento Aerobiologico, per la misura della concentrazione di pollini nel centro di Roma.
Si può dunque comprendere come l’attività di ricerca del CRA-CMA sia strettamente connessa con l’attuale suo luogo di lavoro. Interrompere il legame tra il CRA-CMA, erede della tradizione scientifica sinteticamente sopra descritta, e la sua sede storica del Collegio Romano comporterebbe una grave perdita della memoria storica della tradizione geofisica e meteorologica italiana, un impoverimento culturale  e danni irreversibili per la comunità scientifica italiana ed internazionale nonché per la stessa città di Roma.
Separare il personale dalla Biblioteca e dall’Archivio comporterebbe, tra l’altro, l’impossibilità di utilizzare tutti gli strumenti disponibili, utili per una migliore qualità dell’attività lavorativa e di studio del CRA-CMA.
Alla luce di quanto suesposto, si ritiene doveroso valutare non solo dal punto di vista economico l’eventualità che il CRA-CMA possa continuare ad operare nella sede storica del Collegio Romano.
Roma, 30 settembre 2010

FIRMATO
Il personale CRA-CMA:

Franca Mangianti ricercatore e responsabile dell’Osservatorio del Collegio Romano
Maria Carmen Beltrano ricercatore
Stanislao Esposito ricercatore
Giovanni Dal Monte tecnologo
Maria Cecilia Serra tecnologo
Giuseppe Belluomo Anello collaboratore di amministrazione
Domenico Sansone operatore di amministrazione
Gianni Antonio Mulas, coll. Tecnico V° liv.
Domenico Maglio Collaboratore Tecnico IV livello
Chiara Epifani assegnista di ricerca
Eleonora Gerardi: Operatore Tecnico a tempo determinato
Edmondo Di Giuseppe assegnista di Ricerca
Alessandra Saioni Operatore tecnico a tempo determinato
Sara Quaresima Operatore Tecnico tempo determinato
Massimo Scaglione, assegnista di ricerca
Sofia Bajocco assegnista di ricerca
Simona Sorrenti, assegnista di ricerca.
Roberta Alilla assegnista di Ricerca

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Author: Fabio Spina

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5 Comments

  1. Non posso che condividere le iniziative per la salvaguardia di qualsiasi cosa sia storia e la storia e l’anima di oggi e la nostra memoria per identificarci nel futuro.

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  2. Infatti!
    Non e’ possibile neppure credere al danno che procurera’ alla conoscenza del territorio nazionale questa decisione.
    Follia!
    E’ il risultato della confusione sulle priorita’ che politici impreparati scientificamente e scienziati troppo politicizzati generano alla cultura scientifica, al Paese, ed alla tutela del benessere dei cittadini: perche’ conoscere il territorio e’ tutelare il benessere di tutti.

    Post a Reply
  3. Caro Fabio,
    Non v’è titolo migliore della “locuzione” da te coniata per designare un simile scempio. Così come non v’è articolo più appassionato del tuo che possa descriverlo. Realativamente alla Biblioteca, essa è l’habitat da cui la mia formazione storica nel settore delle Scienze dell’Atmosfera ha tratto maggior nutrimento. Dal momento che ho contribuito al suo riordino e catalogazione, mi preme far qui rilevare che l’ammontare dei libri riportato nella lettera sottoscritta dal personale del CMA (“più di 15.000”)è riferito ai soli testi inventariati e catalogati. Altre 25.000 unità,tra libri ed opuscoli miscellanei, attendono ancora un intervento di riordino inventariale e catalografico!

    Luigi

    Post a Reply
  4. Si sovvenzionano in abbondanza istituzioni discusse e discutibili, e si negano sovvenzioni a chi fa bene e onestamente, e con capacità il proprio lavoro.
    E poi dobbiamo quotidianamente sentirci dire che saremmo noi quelli pagati dai petrolieri, quando è evidente che i soldi, per chi è interessato, sono da altre parti, e con essi tutto ciò che gira intorno ai soldi, come posti di lavoro, stipendi, carriere, visibilità, e via dicendo, fino all’interessamento, leggo in cronaca, della mafia, che sa dove rivolgere i suoi interessi, dove ci sono soldi, tanti, e tante possibilità di manovra.
    Secondo me.

    Reply
    Guido, qui non è in discussione quello che una volta tanto è un finanziamento importante alla ricerca, quanto piuttosto lo è il disinteresse per un settore che quella ricerca la dovrebbe alimentare, ovvero quello dei dati storici. E’ un controsenso.
    Tutte le polemiche su chi paga questo o quello, chi finanzia questo o quello, chi approfitta di questo di quello, stanno bene dove stanno, a casa di chi si trincera dietro la polemica per mancanza di argomenti. Noi, pur avendo poche idee e molto confuse, preferiamo parlare di quelle.

    gg

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