Corrente del Golfo: lo stato dell’arte

Di corrente del golfo se ne sente parlare spesso, un paio di anni fa forse, troppo spesso. Il mondo scientifico, mediatico e degli appassionati è stato attraversato dal sacro fuoco del monitoraggio in tempo reale per scoprire un eventuale collasso della suddetta corrente oceanica. Il perchè è presto detto, un po’ sull’onda di film hollywoodiani, un po’  sulla base di studi fondati, l’eventuale collasso della CdG potrebbe innescare chissà quali stravolgimenti climatici nell’emisfero settentrionale.

Le prove scientifiche esistono, prevalentemente le abbiamo derivate dallo studio del clima passato. Si prenda ad esempio l’episodio che prende il nome di Younger Dryas: una prepotente iniezione di acqua fresca che ha portato al blocco completo e immediato della corrente termoalina, nell’oceano Atlantico settentrionale. Non vogliamo ripercorrere la storia dell’evento, non in questo articolo, ma vogliamo mettere in luce che, tutto sommato, finzione cinematografica a parte, la circolazione oceanica dell’Atlantico settentrionale è estremamente importante per il clima emisferico e, forse, anche planetario.

Due nuovi ed interessanti studi si sono affacciati sulla scena, recentemente, aggiungendo nuove informazioni e rimarcando proprio l’enorme importanza della circolazione oceanica nell’Atlantico settentrionale.

Il primo studio si intitola “An abrupt drop in Northern Hemisphere sea surface temperature around 1970”, a firma di David W. J. Thompson, John M. Wallace, John J. Kennedy e Phil D. Jones.

Image courtesy of www.iop.org

Andamento delle temperature medie superficiali oceaniche - Image courtesy of www.iop.org

Nell’abstract1 leggiamo che lo studio si focalizza sull’andamento delle temperature nel corso  del XX secolo. Sappiamo che le temperature hanno iniziato a crescere agli inizi del secolo, per poi rallentare negli anni ’40 e ricominciare a salire dagli anni ’70 in poi. Gli scienziati ci dicono che il pattern tipico riscaldamento – raffreddamento – riscaldamento sia indicatore di un trend al riscaldamento di trend più recente, innestato su dinamiche di medio-lungo periodo (oscillazioni multidecadali). Ad oggi il raffreddamento del secolo scorso viene per lo più imputato ad un aumento di SO2 in atmosfera.

Questo nuovo studio, diversamente, individua le cause di questo raffreddamento piuttosto repentino in un importante afflusso di acque dolci e fredde nell’Atlantico settentrionale. E’ stato possibile risalire a questa causa, in quanto il calo registrato nelle SST non è compatibile con la durata media del calo di temperature causate da fattori troposferici. Inoltre vi è una completa concordanza tra tutti i dataset attualmente in possesso e, ultimo ma molto importante, il calo è concentrato nella zona settentrionale dell’Oceano Atlantico.

A conti fatti, ci dicono gli scienziati, questo fenomeno è riconducibile esclusivamente ad un afflusso elevato e molto rapido di acque dolci e fredde.

Per dovere di completezza, è necessario aggiungere che il raffreddamento registrato negli anni del secondo dopoguerra, pare ormai assodato sia da attribuire ad un cambiamento sistematico nella metodologia di campionamento dei dati. Il raffreddamento occorso tra fine anni ’60 e inizio anni ’70, al contrario, è di tipo naturale e non dettato da artifici strumentali.

Questo studio, in altre parole, conferma che l’immissione di acque dolci dalla zona artica nell’oceano Atlantico settentrionale può scatenare improvvisi cambiamenti climatici, probabilmente emisferici.

Vale la pena segnalare che Michael Mann non si trovi perfettamente d’accordo sull’influenza delle temperature superficiali oceaniche. Al momento, fa sapere, gli scienziati che le studiano stanno probabilmente sovrastimando l’effetto degli oceani sui cambiamenti climatici.

Veniamo al secondo studio2, condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Barcellona. Grazie allo studio dei sedimenti sui fondali marini si è giunti alla conclusione che la MOC (Meridional Overturning Circulation) possa cambiare il verso del proprio flusso.

In particolar modo, in passato quando l’Atlantico settentrionale ha registrato temperature più fredde, sono state rilevate delle anomalie nella convezione profonda, in generale più debole che in altri momenti. La salinità delle acque oceaniche, durante quei periodi più freddi era distribuita in modo diverso rispetto, ad esempio, ad oggi. Le acque a più alta densità salina stazionavano a sud, costringendo la convezione profonda nell’Atlantico meridionale. Lo studio conclude, quindi, che circa 20 mila anni fa, in condizioni di bassa salinità nell’Atlantico settentrionale, la convezione oceanica profonda fosse esattamente opposta a quella odierna.

In ultima analisi, le variazioni di salinità sono estremamente importanti e quello che emerge è che la circolazione oceanica è in realtà estremamente sensibile a queste variazioni. Ovviamente tutto ciò diventa (diventerebbe) di estrema importanza alla luce della variazione di salinità del nord Atlantico prevista nei prossimi 100 anni.

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  1. Nature 467, 444-447 (23 September 2010) | doi:10.1038/nature09394; Received 19 January 2010; Accepted 20 July 2010; http://www.nature.com/nature/journal/v467/n7314/full/nature09394.html []
  2. Earth’s climate change 20,000 years ago reversed the circulation of the Atlantic Ocean; http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-11/uadb-ecc110310.php []
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Author: Claudio Gravina

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6 Comments

  1. Giro un commmento di Steph che ritengo interessante

    Thompson et al.:

    il loro lavoro aggiunge il fatto che – secondo loro – la stasi nelle T emisferiche del periodo anni 50-anni 70 è sostanzialmente imputabile a quell’anomalia datata 1968-1972 e localizzata sul Nordatlantico. Punto. La “great salinity anomaly” è, appunto, conosciuta da almeno 20 anni (vedi Dickson et al. 1988, mi ricordo ancora bene di questo paper, ebbi modo di discuterlo quando ancora studiavo all’ETH di Zurigo).
    E, di nuovo (gish gallop colpisce ancora!): Thompson et al. non parlano della cdg, non la nominano neanche, infatti non c’entra proprio nulla (e non è la AMOC). Non mi risulta proprio che in quei 5 anni la Terra si sia fermata e/o i venti non abbiano più soffiato sul NATL. Mi risulta invece che o non hai letto il paper (come spesso ti campita, nevvero?) o per te non l’ha letto qualcun altro di qualche centralina ben nota…
    Inoltre: ho scritto a Wallace segnalandogli il paper che ho linkato (pubblicato su Tellus lo scorso agosto, quindi quasi contemporaneamente allo studio di Thompson et al.) e che mostra come i solfati prodotti in Nordamerica possano influenzare il forcing radiativo *regionale* con focus proprio sul NATL: “This paper describes the potential effects of present-day aerosol pollution from North America (USA, Canada) on the
    climate of the North Atlantic region”
    Un excerpt dalla conclusione: “This study suggests that, although our results are restricted to the North Atlantic region, reductions in anthropogenic aerosol emissions can generally contribute to an increase in surface temperature and consequently to a modification of the water cycle components and the atmospheric dynamics. Vice versa, this implies that temperatures can decrease due to high aerosol concentrations. Thus the presence of aerosols has the potential to partially offset effects caused by temperature increases due to anthropogenic GHGs.”

    Reply
    Claudio, che cosa significa “giro un commento”? Da dove viene dal cielo? E chi lo ha scritto lo Spirito Santo? E chi ti dice che il suddetto spirito abbia piacere che venga pubblicato qui, ovvero su questa “ben nota centralina”?
    Io davvero non capisco perché ti ostini a perseguire questo intreccio di discussioni. La porta qui è aperta, chi vuole entra, chi non vuole no, ma i commenti per interposta persona mi sembrano davvero inopportuni oltre che ridicoli, specie se, come in questo caso, non si rinuncia all’opportunità di dare dell’incompetente al proprio prossimo dall’alto dello scranno di color che tutto sanno, tutto leggono e tutto hanno già visto e sentito.
    Per favore, chiudiamo qui l’esperimento.
    gg

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  2. Purtroppo è passato già qualche mese dalla pubblicazione dell’articolo e quindi adesso non ricordo tutto quanto fu detto a suo tempo.
    Ad ogni modo, mi ritrovo molto col pensiero di Guido che lavori da parte del Team vanno analizzati con doppia attenzione.
    Già solo guardando la figura inclusa nel testo, risalta all’occhio che la maggiore variazione si è avuta nell’emisfero meridionale, tutto dalla parte opposta, e non nella parte boreale.
    Questo per dire quanto ci possa fidare di quegli autori.
    Se poi è arrivata tutta ‘sta gran quantità di acqua meno salata, da dove è arrivata? E’ solo comparsa per soddisfare l’idea preconcetta degli autori, oppure è stata misurata?
    Ogni loro lavoro mi fornisce più dubbi che conoscenza.

    Riguardo alla salinità delle acqua oceaniche.
    Da quello che leggo anche sul lancio dell’articolo, pare che la salinità delle acque dell’oceano sia una variabile indipendente ed impazzita, mentre questa dipende solo e semplicemente da quello che succede in superficie e, per la precisione, da quello che la circolazione atmosferica detta e dagli impulsi stagionali di ghiacciamento ai poli.
    Che nel periodo dell’ultima glaciazione, con interi continenti seppelliti da 3 km di acqua senza sale e ghiacciata, con alte pressioni poste in luoghi diversi, la circolazione atmosferica fosse diversa è talmente ovvio, che solo i ricercatori catalani potevano accorgersene adesso.
    Cambia ciò che succede in superficie e, stai sicuro, cambia anche tutto il resto.
    Però pare una gran scoperta. Sì, quella dell’acqua calda!

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  3. Giusto una curiosità:
    quel Phil D. Jones che citi è il direttore della University of East Anglia, coinvolto nello scandalo Climategate, e assolto da Commissioni, che però non so se abbiano letto le lettere, argomento che sarebbe interessante approfondire visto che da qualche parte c’è un’intervista di un presidente di una commissione che dichiara di non averle lette. Mi dispiace di essermi perso il link, ma forse qualcuno se l’è segnato, o può ritrovarlo.
    Quel raffreddamento del dopoguerra è uno degli argomenti portati dagli scettici, e quella citata è la risposta del mainstream. Personalmente andrei cauto nell’accettare conclusioni che potrebbero essere di parte, e vorrei vedere da dove escano fuori. Si può vedere da quali studi e con quali modalità uscirebbe questa generale convinzione ? Anche perché non è la prima volta che incongruenze con i risultati desiderati dal mainstream vengono risolti mettendo in mezzo “errori”, che vengono “corretti”. Sarà, ma non mi fido, come il buon San Tommaso che non si fidò nemmeno di Cristo, ed aveva torto (come potrei averne io) ma fu fatto santo lo stesso.
    Chissà come starei con l’aureola 🙂
    No, non credo di meritarla.

    Post a Reply
    • Buongiorno Guido, sì questo Phil Jones è proprio *quel* Phil Jones. A differenza di tanti altri siti, non credo che CM abbia particolari problemi a citare tutto il citabile. Brevemente sulle email, le commissioni di inchiesta organizzate ad hoc, per essere gentili, non brillavano certo di indipendenza. E questo è più che sufficiente.

      Per quanto riguarda invece il raffreddamento degli anni ’40, il mainstream propende per quel problema legato ai rilevamenti. L’unico dubbio che mi sorge è come mai quel problema tecnico è stato riconosciuto, mentre *l’attuale* problema tecnico sulla rete di campionamento delle temperature, viene indicato come minore se non inesistente.

      Ma qui mi sto allontanando dall’argomento del topic.

      CG

    • Grazie Claudio, lungi da me sindacare cosa si debba o non debba pubblicare, anzi, son ben felice che si riportino le tesi di chiunque abbia qualcosa di serio da dire, da qualsiasi posizione lo dica. E’ sempre un arricchimento, e poi, per rispondere ad una critica che ho letto da qualche parte (senza far pubblicità) sia nei confronti di CM che nei miei confronti, trovo che il riportare i risultati di lavori fatti da scienziati che possono avere le tesi più diverse non implichi un personale coinvolgimento, (che nel mio caso a volte non sono in grado di proporre, nel senso che alcuni argomenti sono fuori della mia possibilità di avallarne o meno la validità, a causa della mia incompetenza specifica, e della mancanza di possibilità di una verifica seria).
      Semplicemente ritengo giusto che si riportino le varie posizioni, e poi ognuno è libero di trarre le proprie personali conclusioni.
      (In particolare qualcuno mi accusa di credere in tutto quello che riporto – e quindi di cadere in contraddizione quando riporto tesi diverse, a volte alternative e magari contrastanti -, non comprendendo che io riporto di tutto per avere un maggiore ventaglio di ipotesi ed opinioni su cui ragionare, riservandomi il diritto di una mia opinione, ma lasciando ognuno libero della sua).
      Il mio intervento non voleva quindi essere una critica, ma solo aggiungere degli elementi informativi.
      Son ben felice che CM ospiti le posizioni diverse dalle mie. Come scettico (non di professione) mi riservo il diritto di sottoporre a continui esami anche le mie stesse idee e confrontarle con chi la pensa diversamente da me.
      Che scettico sarei, se no, se non dubitassi anche di me stesso ? 🙂

    • Guido, la mia frase scaturiva sì da un tuo ragionamento ma, credimi, l’ho scritta pensando ad altri lidi e non per fare un appunto a te 😉

      E penso che stiamo parlando degli stessi lidi…

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  1. Anonimo - [...] Arriva la conferma di possibili e improvvisi blocchi o di inversioni del verso di circolazione. Corrente del Golfo:…

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