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Freddo dal caldo, sì sì, certo certo…

Qualche mese fa, al termine della stagione invernale, abbiamo dato una rapida occhiata alle condizioni al contorno che ne avevano definito il carattere, tra tutte, la persistenza di fasi negative dell’AO (Arctic Oscillation) e della NAO (North Atlantic Oscillation). In quella occasione abbiamo mostrato come i pattern atmosferici medi dell’emisfero settentrionale attesi con questa configurazione spiegassero perfettamente quanto accaduto.

Nell’immagine sopra c’è una semplificazione dei pattern atmosferici nelle varie fasi dell’AO e della NAO, fasi che si correlano piuttosto bene con i dati di rianalisi delle stagioni invernali con AO negativa, nell’immagine qui sotto.

Gli stessi pattern li troviamo nelle anomalie di temperatura per le prime settimane di dicembre, riportate nell’immagine ancora sotto.

Perciò, quest’anno il copione sembra ripetersi, almeno con riferimento ai primi due mesi della stagione fredda, nonostante sia radicalmente cambiata una parte non banale della sceneggiatura. Negli ultimi mesi, infatti, è cambiato il segno dell’ENSO e siamo passati da un El Niño piuttosto potente, ad una Niña altrettanto incisiva. La teleconnessione con i pattern atmosferici, in special modo quelli dell’emisfero settentrionale non è affatto immediata, ma certamente il segno negativo dell’ENSO non può essere associato con fasi di picco delle temperature medie superficiali, anzi, esattamente il contrario.

Un’altra differenza sostanziale riguarda il segno della QBO (Quasi Biennal Oscillation ovvero venti stratosferici), attualmente in fase occidentale contro la fase orientale che ha caratterizzato invece l’anno scorso. La fase orientale della QBO favorisce gli eventi di riscaldamento (Sudden Warming) del Vortice Polare Stratosferico settentrionale, eventi che poi, se giungono fino all’area di contatto con la troposfera intorno ai 100hPa di quota, si propagano ai piani più bassi innescando intense discese di aria artica verso le medie latitudini. La fase occidentale invece in qualche modo limita l’intensità e la frequenza di occorrenza di questi eventi, ma non impedisce che possano verificarsi delle fasi di riscaldamento del Vortice Polare troposferico con effetti più o meno simili, esattamente come quelli che ha vissuto l’Europa fino a pochi giorni fa (e che in parte si prepara a vivere di nuovo all’inizio dell’anno) e sta vivendo attualmente la costa orientale degli Stati Uniti.

Qui sopra l’andamento delle temperature stratosferiche per l’inverno scorso, e sotto invece quelle degli ultimi mesi, da quando è iniziata l’azione di blocco in Atlantico.

L’azione di blocco in area atlantica, si manifesta quindi quest’anno con caratteristiche di maggiore intermittenza e con il riscaldamento che ha luogo a quote più basse, ma sempre in presenza di valori tendenzialmente negativi dell’indice AO.

Tutto questo, senza la necessità di aggiungere al calcolo alcuna molecola di CO2 e tantomeno di ribaltare di 180° quanto normalmente diffuso negli anni scorsi dal mainstream scientifico, che in presenza di inverni che proprio non ne vogliono sapere di combinarsi con le previsioni del climarrosto, adesso attribuisce il freddo al caldo, persistendo nel solito strano atteggiamento di non voler proprio guardare fuori dalla finestra e preferendo continuare a concentrarsi sui numeri che scorrono sullo schermo dei computer esattamente nell’ordine con cui vi sono stati inseriti.

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NB: dall’anailisi di Joe D’Aleo su www.icecap.us

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Published inAttualitàNews

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