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Milankovitch traballa, il mistero è sempre più fitto

Dalle pagine del Corriere della Sera, un interessante intervento del prof. Guido Visconti che descrive brevemente quanto si sa (o si crede di sapere) sui cicli delle glaciazioni e quanto invece si è scoperto, anche recentemente, di non sapere.

Il Milankovirch analogue, la toeria che assegna alle glaciazioni una ciclicità di circa 100.000 anni, porta con sé il difetto di non aver chiarito come l’evento glaciale possa riguardare entrambi gli emisferi se i forcing astronomici sembrano essere in fase solo con l’emisfero settentrionale. Arriva uno studio dell’istituto di ricerca tedesco Alfred Wegerer che, rianalizzando i dati di prossimità dei carotaggi nel ghiaccio e nelle sedimentazioni marine, attribuisce all’emisfero meridionale e in particolare all’area antartica, una probabile “autonomia”, riuscendo a spiegare la gran parte delle fluttuazioni della temperatura con variazioni di ordine locale piuttosto che indotte dalle dinamiche dell’emisfero nord.

Questo l’articolo di Visconti, e questo il comunicato stampa dell’istituto Wegerer. Interessante.

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3 Comments

  1. Gianfranco

    Ho letto l’articolo di Guido Visconi sul Corriere e il comunicato dell’Istituto Alfred Wegener che avete linkato (e di ciò ben volentieri vi do atto).
    Da tale comunicato riporto pari pari, senza nemmeno tradurla, la seguente frase: “The new study does not call into question that the currently observed climate change has, for the most part, anthropogenic causes. Cyclic changes, as those examined in the Nature publication, take place in phases lasting tens of thousand or hundreds of thousands of years. The drastic emission of anthropogenic climate gases within a few hundred years adds to the natural rise in greenhouse gases after the last ice age and is unique for the last million years.”
    Di questa considerazione nell’articolo del Corriere non ho trovato traccia.
    Bisognerebbe anche ricordare che le anomalie orbitali teorizzate da Milankovitch sono ritenute l’innesco (il termine inglese trigger = grilletto mi sembra una buona metafora) delle glaciazioni e dei periodi interglaciali attivando potenti feed-back che coinvolgono oceani, foreste e gas serra.
    Anche su questo aspetto Visconti glissa elegantemente.
    Uno spirito impertinente potrebbe pensare che si tratta di un’astuta strategia (dis)informativa che evidenzia dubbi e incertezze su questioni marginali mentre trascura gli aspetti principali. Un’altra ipotesi è che al Corriere siano convinti che i loro lettori questi due fatti li conoscono già perfettamente. Altre possibilità al momento non mi vengono in mente. Ai lettori la scelta.

    Reply
    Gianfranco, io per la verità ho ritenuto e continuo a ritenere, che quella frase con l’oggetto della ricerca non abbia nulla a che vedere, e stia lì perché ormai è d’obbligo fare riferimenti, caveat e distinguo, per non correre il rischio di essere additati come scettici, untori o negazionisti. Che cosa? Parli di clima, tiri fuori qualcosa di nuovo e non spieghi che comunque esiste l’AGW? Stiamo parlando di un trentennio Gianfranco, qui si parla di decine di migliaia di anni.
    gg

  2. Giovanni Pascoli

    D’accordo con Max Pagano, inlotre x la differenza tra i due emisferi è cosa risaputa….. e non solo quella.
    E ora parto con il mio comment prolisso…… :-0

    Quest’articolo mi sembra l’ennesima scoperta dell’acqua calda, fatta evidentemente da nuovi ed ultimi arrivati che grazie alla loro “ignoranza in materia” pensano di aver scoperto quello che già altri conoscono.
    Quanto scritto nell’articolo a me è stato spiegato ai corsi di geologia del quaternario circa 20 anni or sono, per me e per tanti altri (geologi?) nulla di nuovo sotto il sole….
    Quello che invece mi spaventa è il fatto che ormai la scienza ufficiale in questi campi abbia ormai preso una deriva verso la fantascienza avvallata ormai sempre e solo da modelli, formule e numeri. Emblematico il passaggio dell’articolo di Visconti quando scrive….lo studio di questi cambiamenti climatici fino a qualche decennio fa era puramente qualitativo ed era infatti quasi dominio esclusivo della geologia. Si è poi scoperto che misurando il rapporto fra due isotopi dell’ossigeno nel ghiaccio si poteva avere una cronolgia delle glaciazioni…..
    Qundi se ho caito bene prima c’eran questi geologi che farneticavano cose incprensibili sulla Terra le sue origini e le sue evoluyzioni, poi un giorno finalmente è arrivato il salvatore che ha trovat il modo di ricavare dei numeri da un materiale naturale ( il ghiaccio) e di trasformare questi numeri in un disegno che dovrebbe rappresentare la realtà e leggibile anche per gli analfabeti ( un po come i bassorilievi sulle chiese gotico-romaniche). Questo articolo mi ha illuminato!: vale piu un numero estrapolato da un rapporto isotopico di una carota di ghiaccio (un bel dato quantitativo) piuttosto che centinaia-migliaia di pagine su studi stratigrafici, sedimentolgici, morfologici fatti sul terreno, che cercano di leggere le testimonianze degli eventi che hanno coinvolto la superficie terrestre nel passato. Certo che quel numero puo essere usato da un statistico-matematico-infrmatico qualsiasi per tirare fuori spendide rappresentazioni e previsioni, invece lunghi articoli di geomorfologia, di studi di stratigrafia sequenziale, studi polinologici, studi sedimentologici forse sono un po piu ostici e complicati, meno accessibili e soprattutto presentano tante parole ma pochi numeri. Ecco il meccanismo di funzionameto perverso che sta portando alla deriva di questa scienza. La scienza diventa numero e chi meglio lo sa gestire puo diventare esperto di qualsiasi campo, anche in barba a chi è uno specialista qualitativo di quel settore.
    La conseguenza di quest modo di agire stolto ma spavaldo è l’articolo in questione. Quanto detto è assodato non è una novità, la novità sta nel fatto che si mettano insieme dati ed evidenze diverse in maniera scollegata e islota, senza spirito critico, di sintesi. I cicli di 100.000 anni di Milankovic sono particolari cicli astronomici, ve ne sono altri a frequenza via via maggiore fino ad arrivare a quelli 11-22 ennali dell’irraggiamento solare. A questo si aggiungono vari elementi piu o men ciclici piuttosto che aleatori, dai meteoriti, alle eruzioni vulcaniche, alla circolazoine oceanica ed atmosferica. Questi fattori combinati insieme determinano il clima e a sua evluzione. Cosi gli studi qualitativi che nulla valgono hanno dimostrato che esistono cicli glaciali a varia scala spazio temporale (ricordiamoci che la little ice age e l’optimum medievale stanno all’interno di un picco caldo interglaciale). E poi è risaputo che tra i cicli glaciali a 100.000 ce ne stanno altri minuri a 40.000 e alti ancora minori a 20.000 e altri minori legati ,come dice l’articolo scoprendo l’acqua tiepida, ad altri cicli astronomici. Quell di Milankovic è semplicemente il ciclo astronomico-glaciale principale. Torno a ripetere x l’ennesima volta che lo studio dei fenomeni naturali non si pu fare prescindendo dalla conoscenza delle dinamiche QUALITATIVE di questi fenomeni. Purtrppo il processo della scienza attuale è quello di numerizzare la realtà, rifiutando di osservarla e capirla in modo qualitativo, processare questi numeri perchè mi facciano vedere il film della realtà e poi credere ciecamente a questi film avvallati dalla matematica erifiutarsi di vedere quello che sta avvenendo sotto il proprio naso.

  3. max pagano

    la questione posta sulla contemporaneità nei due emisferi è certamente curiosa e interessante, però non è nuova né così difficile da teorizzare anche sulla base della teoria classica di Milankovic; basta ricordare che la maggior percentuale di terre emerse, si trova nell’emisfero settentrionale, e che quindi la stragrande maggioranza di superficie terrestre su cui si possono accumulare precipitazioni nevose e poi sviluppare estese coltri glaciali è a nord dell’equatore; poi quanto questo possa influenzare le terre a sud dell’equatore è difficile da quantificare, ma non da immaginare: variazioni di albedo, variazioni della circolazione atmosferica e nella distribuzione delle precipitazioni, variazioni correnti oceaniche, etc etc etc…

    nell’abstract dell’Istituto Wegener che hai linkato, leggo che i ricercatori, durante le analisi delle carote antartiche, hanno assunto come postulato di base, per la prima volta, che la temperatura invernale ha un effetto maggiore rispetto alla temperatura estiva….ora, io non sono un esperto glaciologo, ma per quel che mi ricordo dagli studi, la probabilità che le coltri glaciali si estendano e diano inizio ad una “nuova era glaciale”, dipende da quanto ghiaccio “NON SI SCIOGLIE” d’estate, piuttosto che da quanto fa freddo d’inverno…. poi, è ovvio e mi sembra anche scontato, nessuno esclude che a livello locale o regionale ci siano fluttuazioni indipendenti da cause planetarie o astronomiche…

    infatti nell’articolo stesso dicono :
    “The new study shows, however, that major portions of the temperature fluctuations can be explained equally well by local climate changes in the southern hemisphere.”

    “…porzioni importanti delle fluttuazioni di temperatura possono essere spiegate altrettanto bene con cambiamenti climatici locali nel sud del mondo….”
    insomma, non è che le due cose si escludono a vicenda….

    leggo ancora: “..The new study does not call into question that the currently observed climate change has, for the most part, anthropogenic causes…”

    vabbè…..

    PS: Istituto Wegener, non Wegerer….. Alfred Wegener è stato il primo geologo a teorizzare la deriva dei continenti, ben 99 anni fa! … 😉

    Reply
    Grazie Max, sia per le considerazioni che per la segnalazione.
    gg

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