“Vedete come stanno le cose. Viviamo in tempi brutti. Anche i nostri padri deplorarono di dover vivere in brutti tempi, ed anche i padri dei nostri padri. A nessun uomo sono mai piaciuti i tempi in cui è dovuto vivere. Ma chi vive dopo rimpiange i tempi andati. Ogni anno per lo più diciamo, quando sentiamo il freddo:’Non ha mai fatto tanto freddo’. O anche diciamo:’Non ha mai fatto tanto caldo’. Tempi brutti! Ma son proprio brutti tempi quelli che sono collegati con il movimento del Sole?”
(S.Agostino 13.11.354 -28.8.430).
Certamente per una frase saggia come quella sopra, scritta sedici secoli fa, non ci sarebbe spazio sui quotidiani attuali. Invece, in questi giorni, un giornalista del “Corriere della Sera” dopo aver aperto la finestra si deve esser accorto che a fine autunno inizio inverno piove e nevica, quindi avrà pensato: ’Non ha mai fatto tanto freddo’. Ha cercato due famosi esperti del settore che trasformassero “statisticamente ” la sua percezione, da qualità in quantità, ed ecco pronta la notizia pubblicata in prima pagina il 27 Dicembre 2010: “C’era una volta la siccità ”.
La sintesi dell’articolo è semplice: siamo di fronte a precipitazioni eccezionali perché sopra la media, tutta colpa della “Niña” (che è la sorella fredda del fenomeno detto “El Niño”) e del “global warming” che fa evaporare gli oceani il 30% in più. La prova SCIENTIFICA di quanto scritto sono le statistiche fatte da una ASSICURAZIONE (noto ente climatologico!), il tutto si conclude con l’epitaffio:“le cose peggioreranno: più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”.
Proviamo ad analizzare quanto scritto. Il vero evento preoccupante sarebbe ogni anno avere una precipitazione annua uguale alla media, che sia diversa è la normalità. Il dato annuo alcune volte è sopra, alcune è sotto: questa è la meraviglia della natura. Per decidere se siamo di fronte ad un evento raro, dobbiamo vedere gli estremi del passato. Si possono prendere ad esempio i dati sul sito del “Centro Nazionale delle Ricerche”(CNR) relativi all’ultimo anno, si scopre allora che il fenomeno globale non copre neanche tutta l’Italia, l’anomalia della precipitazione rispetto al trentennio 1971-2000 è +14%. Sapete quale è l’anno in cui ha piovuto maggiormente in Italia? Il 1826 con +42%, fortunatamente due secoli fa nessuno si sarà preoccupato del “global warming” e non ci saranno stati talk show sull’evento. Vi domanderete se l’eccezionalità è a livello mensile, non annuale, andiamo a vedere. Il novembre 2010 è +84%, il 14° Novembre più piovoso da sui dati archiviati presso il CNR. Sapete quale è stato l’anno più piovoso? Il 1862 con +173% (un’anomalia doppia rispetto a quella di quest’anno).
Ci domandiamo se quest’anno la precipitazione è dovuta alla “Niña”, che ha sostituito “El Niño”. Basta andare a rileggere le precipitazioni degli ultimi due anni in questi periodo (qui, qui, qui e qui), ricordate le piene del Tevere o la tragedia di Giampilieri e Scaletta? L’anno scorso il CNR scriveva: “Per quanto riguarda le precipitazioni, infine, per il 2009 c’è poco da segnalare. “L’anomalia è stata del + 11% rispetto alla media convenzionale, che pone l’anno al 58° posto nella classifica”, conclude la ricercatrice. “Il maggio è stato però il più secco degli ultimi 200 anni e anche agosto si è collocato al quarto posto per scarsità di precipitazioni. Molto piovoso, invece, luglio. Non dobbiamo poi dimenticare che, se consideriamo il periodo novembre 2008-aprile 2009, abbiamo registrato un primato: 54% in più della media climatologica del periodo 1961-1990, mai negli ultimi due secoli era piovuto così tanto in Italia nello stesso periodo”((http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=2026 , quindi le statistiche possono determinare graduatorie differenti a seconda dei periodi scelti o criteri di aggregazione dei dati.)).
Insomma, gli anni scorsi pioveva parecchio e contemporaneamente c’era “El Niño” anziché la “Niña”, che naturalmente diveniva il colpevole. Per verificare, ad esempio, basta che rileggiate in altri anni “Arriva un inverno carico di pioggia” sempre sullo stesso Corriere. Quindi il colpevole è sempre il fenomeno contemporaneo, nessuno che dimostri il nesso di casualità. Un “metodo scientifico” del quale non meravigliarsi, a inizio Dicembre 2010 sempre sul “Corriere della Sera” il colpevole delle cospicue precipitazioni era “l’anticiclone delle Azzorre, negli ultimi due anni in inverno ha cambiato rotta”.
A questo punto potremmo notare che se pioveva di più nell’ottocento, se ne potrebbe dedurre che il “global warming”, ammesso che esista, fa diminuire le precipitazioni e l’evaporazione a differenza di quanto affermato nell’articolo. Ma in questo caso anche la nostra dichiarazione non avrebbe nulla di scientifico, perché dovrebbe essere supportato da i risultati di misure di evaporazione nel corso degli anni.
Per quanto riguarda le statistiche dell’assicurazione è chiaro che i risarcimenti aumentano con il benessere, decenni fa pochi si assicuravano ed i beni posseduti dalle persone erano molto meno degli attuali. La statistiche climatologiche debbono basarsi sulle caratteristiche fisiche dei fenomeni atmosferici e non sui loro effetti, un po’ la differenza che c’è tra scala Mercalli e Richter per i terremoti.
La chicca finale merita una riflessione a parte, “le cose peggioreranno: più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”. Un’affermazione scientifica, per essere tale, dev’essere verificabile. Una previsione deve determinare quando, dove e come pioverà in modo che possa essere verificata. Non è scienza prevedere solo che farà “più caldo e più freddo”, in quanto non può essere sottoposto a verifica. Ma soprattutto, se il “global warming” può determinare “più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”, può determinare tutto ed il contrario di tutto. Ma non è solo Dio a poter tutto? Va a finire che chi crede ad un “global warming” di questo tipo, più che la scienza abbraccia una nuova fede.