Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Vento impetuoso, piuttosto freddo, non certo vento di primavera, ove quest’ultimo esiste solo in senso figurato, dal momento che quando l’aria si muove e appunto diventa vento, la stagione non fa molta differenza.

Eppure, complici un giorno di festa, delle pagine da riempire e un tempaccio da cani che ha funestato gran parte delle gite fuori porta comandate, ecco il corriere che si lancia in un’ardita valutazione psico-meteorologica.

Mal di primavera, colpiti due milioni di italiani

Il problema sei volte più frequente nelle donne. E l’inverno eterno non aiuta chi già vive male il cambio di stagione

 

Insomma, con l’arrivo della primavera si diventa suscettibili, ma se questa non arriva lo si diventa di più. E c’è pure l’esperto di turno che concede fior di virgolettati a cementare la validità delle affermazioni lamentando il ritardo della stagione, passando per l’analogia con la crisi che ci sta sempre bene e concludendo con l’ineccepibile consiglio: fate un po’ di moto.

 

Tutto perché sono i primi giorni di aprile e piove, mentre notoriamente dovremmo essere già tutti al mare.

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Che dire? Leggere sulle pagine del Corriere della Sera, uno dei quotidiani più letti del Paese, le cose che diciamo e scriviamo da anni da’ una certa soddisfazione.

 

I pentiti dell’ecologismo radicale

Mark Lynas, Bjørn Lomborg e Patrick Moore hanno abiurato il culto dell’ambiente che preferisce l’anatema all’analisi

 

Certo, si tratta solo di un’opinione espressa nella sezione Il Club de La Lettura, nessun endorsement da parte del media, ma è comunque un segnale positivo. E quello negativo? Beh, tanto per cambiare, si riporta di una inversione di tendenza che sta avendo luogo all’estero, mentre da noi i comitati del no impazzano ancora gioiosamente per le strade.

 

Vedremo, intanto, leggiamo.

 

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‘Al Plateau Rosa, a 3500 metri d’altezza, sopra Cervinia, la stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare ha segnato ieri 10 gradi. “Un vero record di oltre sei gradi – nota Marina Baldi dell’Istituto di biometeorologia del CNR – se si tiene conto che al massimo lassù si raggiungono i 3-4 gradi centigradi. Ed è un dato analogo a quello ottenuto nella famosa torrida estate del 2003”. La stazione del Rosa (che nel patois valdostano significa ghiacciato) fa da riferimento anche dell’Organizzazione meteorologica mondiale ed è la più alta esistente a livello nazionale. In questo pianoro d’alta quota la stazione venne creata nel 1947 e i valori che quotidianamente registra sono importanti soprattutto per lo studio dei ghiacci’. (il neretto è nostro)
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Questo era l’inizio dell’articolo dal titolo “Il record. Nella stazione costruita a 3.500 metri non si superano mai i più 4. SE SOPRA CERVINIA IL TERMOMETRO ARRIVA A 10 GRADI” , pubblicato il 22 agosto 2012 sull’autorevole “Corriere della Sera” a firma di Giovanni Caprara, pezzo che qui che trovate integralmente.

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Da corriere.it - Foto Newpress

Guardando la foto a sinistra la diagnosi di un agronomo è: frumento allettato per effetto di colpi di vento da temporale (fronte delle raffiche). Il fenomeno è stato probabilmente enfatizzato dall’eccessiva disponibilità di azoto che ha causato lussureggiamento vegetativo delle piante predisponendole all’allettamento.

Ma che c’entrano con tutto ciò gli alieni?

Se leggete l’articolo apparso sul Corriere della Sera che mi è stato segnalato da un giovane collega (che giustamente è inorridito) scoprirete che c’entrano eccome e non tanto per la ragione che penserete voi quanto per il fatto che a fronte di una tale massa di fesserie a sentirsi alieni sono coloro che nutrono ancora fede nell’approccio razionale ai problemi.

 

 

In arrivo un’estate piovosa ma non bollente. Così titola il Corriere ottimamente imbeccato dall’ottima Ansa e dall’ottimo Maracchi. Tutti pronti, stando ai vaticini stagionali del suddetto ottimo, anche per questa estate global warming nisba. E giù con dettaglio regionale sull’Europa, con un cesello da far invidia a uno scultore. Manca purtroppo un riferimento alle rondini, ma siamo certi che per loro ce ne sarà a stagione finita, quando si appresteranno al rientro. Ma la perla giunge alla fine. Ecco qua, godetevela:

“Per l’Italia si prospetta un’alternanza di periodi caldi e periodi piovosi e leggermente più freschi” [...] “Non mancheranno ondate di calore anche se il nucleo caldo tenderà a saltare l’Italia e ad attestarsi al nord delle Alpi.”

Chiaro no? I nuclei caldi saltano. Sarà mica perché scottano? O sarà colpa del clima impazzito? Attenzione però, se per caso dovesse essere una stagione normale, sappiate che non è vero, perché le previsioni stagionali vanno prese con le pinze. Provvederemo. Hey! Ho detto pinze non chiavi inglesi! Fermi, che fate, è solo una previsione…

Zapping serale sul web. Tutti gli internet addicted sanno di cosa parlo. Con questi aggeggi mobili poi non c’e’ verso di scappare. L’ultima cosa che si fa (beh… la penultima dai…) e’ l’occhiatina finale alla rete.
Chissà magari e’ stato moderato quel commento, magari qualcuno ha scritto qualcosa, magari dall’altra parte del mondo, complice il fuso orario, hanno scoperto la pietra filosofale. Come posso aspettare domani per saperlo?
La pratica non sempre paga, anzi, non lo fa quasi mai. Il più delle volte ti dai l’aggeggio mobile sul naso un paio di volte prima di decidere che e’ ora di farla finita.
Non e’ questo il caso. Sono infatti appena inciampato in un articolo del Corriere che suona così: “Internet e la teoria del grande imbecille”“? Gesù, mi dico, mi hanno scoperto. Giusto il tempo di riportare i battiti cardiaci alla normalità per scoprire che stavolta non c’entro. Si parla infatti di anonimato sul web.
Intrigante, penso li’ per li’, sacrosanto, penso invece a fine lettura. Chi e’ dunque il grande imbecille? Il troll, quello che su forum, chat, blog e tutte le mille possibilità di dimostrare di esistere sulla rete, imperversa insultando il proprio prossimo protetto dall’anonimato. E’ dimostrato, quando non c’è bisogno di metterci la faccia, tendiamo a comportarci più facilmente da imbecilli, prova ne sia che dove e’ invece previsto un minimo di registrazione – e quindi di rilascio di generalità- i troll stanno alla larga.
La lezione viene dai social network, comunque pieni di alter ego ormai sempre più in disparte. Nel mondo della comunicazione globale il messaggio e’ raccolto se ha un’anima, cioè una faccia (le due cose tendono ad andare insieme infatti), altrimenti potrà anche rappresentare la verità assoluta ma non sara’ preso in considerazione.
Certo, dove libertà di espressione e democrazia tendono a scarseggiare, la faccenda può diventare spinosa, ne’ ci si attende che un post su questo argomento possa recare danno ad alcuno. Diciamo che dove questo genere di problemi non esistono, più di qualcuno sara’ chiamato a riflettere sul proprio operato.
E’ un passo indietro rispetto alla promessa di libertà della rete? No, e’ un passo avanti della specie che l’ha inventata. Non sia mai che qualcuno dovesse pensare che la rete si e’ inventata da sola.
Altra prova: la notizia viene da un articolo sul blog Slate e si e’ beccata (per ora) la bellezza di 765 commenti, tutti rigorosamente registrati.
Meditate troll, meditate.

Aldo Grasso senza pietà sul Corriere per commentare la gita fuori porta dell’equipaggio di Plastiki, la barca interamente costruita con bottiglie di plastica con cui un certo numero di hippies dei tempi moderni capitanati da un ricco rampollo di una famiglia di banchieri scorrazzano per il Pacifico. Incidentalmente quella famiglia (Rotschild) rappresenta tutto quello che con questo viaggio si vorrebbe additare come “il male”.

A metà strada scatta l’aiutino di un serbatoio di nafta galleggiante che li traina a destinazione. Ma l’importante è essere stati sempre connessi (a proposito lo sapranno quanta plastica c’e’ nelle reti della comunicazione globale?). Pare che ci sia stata anche una comparsata nello show di Ophra Winfrey, molto alla moda e molto eco-consapevole.

Volendo si può “cogliere” la portata mediatica di questa spericolata avventura esplorando il poster disponibile sull’home page della spedizione.

  • 11.119.332 pagine visitate sul sito web
  • più di 50 interviste direttamente dal mare
  • 7004 download per il widget di Plastiki
  • 7807 nuovi fan su Facebook
  • più di 300 pubblicazioni stampate
  • più di 200 apparizioni radio-televisive

Da non trascurare i 14 flaconi (o bottiglie?) di crema solare.

Qui l’articolo di Grasso

Per le gesta di Plastiki basta invece una bella googolata.

Dalle pagine del Corriere della Sera, un interessante intervento del prof. Guido Visconti che descrive brevemente quanto si sa (o si crede di sapere) sui cicli delle glaciazioni e quanto invece si è scoperto, anche recentemente, di non sapere.

Il Milankovirch analogue, la toeria che assegna alle glaciazioni una ciclicità di circa 100.000 anni, porta con sé il difetto di non aver chiarito come l’evento glaciale possa riguardare entrambi gli emisferi se i forcing astronomici sembrano essere in fase solo con l’emisfero settentrionale. Arriva uno studio dell’istituto di ricerca tedesco Alfred Wegerer che, rianalizzando i dati di prossimità dei carotaggi nel ghiaccio e nelle sedimentazioni marine, attribuisce all’emisfero meridionale e in particolare all’area antartica, una probabile “autonomia”, riuscendo a spiegare la gran parte delle fluttuazioni della temperatura con variazioni di ordine locale piuttosto che indotte dalle dinamiche dell’emisfero nord.

Questo l’articolo di Visconti, e questo il comunicato stampa dell’istituto Wegerer. Interessante.

Il 29 ottobre 2010 su CM è stato pubblicato “Le previsioni con le gambe corte ed il naso lungo” sull’errore di programmazione dei laureati in medicina il Italia. Il 22 Gennaio 2011 la problematica ha avuto ampio risalto “conquistando” la prima pagina del “Corriere della Sera”(vedi qui). Oltre l’articolo a pagina 19 con tutti i dati e le informazioni relative al caso, è interessante il breve commento relegato alla pagina 58, da cui estraggo alcune frasi:

“[…]Il risultato della programmazione sbagliata e del numero chiuso difeso con una raffica di inaccessibili test mette l’Italia nella condizione d’importare, presto, nuovi medici. Le opportunità negate ai tanti giovani scartati alle prove di ammissione delle facoltà diventeranno occasioni di lavoro per altri protagonisti del mercato globale, come già avviene negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. […] A furia di stringere gli accessi per favorire l’assorbimento e la piena occupazione della pletora uscita dagli anni della liberalizzazione post ’68, si è creata una strettoia con effetti preoccupanti per il sistema ospedaliero nazionale […] Sono troppi si diceva; adesso, sono troppo pochi[…]”.

Tanti dubbi giusti, ma una domanda rimane sempre trascurata: chi ha sbagliato la previsione che ha giustificato le scelte politiche? Siamo di fronte ad una problematica enormemente più semplice rispetto al clima. Possibile che in quest’ultimo campo arriviamo a prevedere i centesimi di grado tra 100 anni e invece abbiamo sbagliato a prevedere la necessità di figure mediche in un paese demograficamente e socialmente “statico” come l’Italia a distanza di un decennio?

“Vedete come stanno le cose. Viviamo in tempi brutti. Anche i nostri padri deplorarono di dover vivere in brutti tempi, ed anche i padri dei nostri padri. A nessun uomo sono mai piaciuti i tempi in cui è dovuto vivere. Ma chi vive dopo rimpiange i tempi andati. Ogni anno per lo più diciamo, quando sentiamo il freddo:’Non ha mai fatto tanto freddo’. O anche diciamo:’Non ha mai fatto tanto caldo’. Tempi brutti! Ma son proprio brutti tempi quelli che sono collegati con il movimento del Sole?”

(S.Agostino 13.11.354 -28.8.430).

Certamente per una frase saggia come quella sopra, scritta sedici secoli fa, non ci sarebbe spazio sui quotidiani attuali. Invece, in questi giorni, un giornalista del “Corriere della Sera” dopo aver aperto la finestra si deve esser accorto che a fine autunno inizio inverno piove e nevica, quindi avrà pensato: ’Non ha mai fatto tanto freddo’. Ha cercato due famosi esperti del settore che trasformassero “statisticamente ” la sua percezione, da qualità in quantità1, ed ecco pronta la notizia pubblicata in prima pagina il 27 Dicembre 2010: “C’era una volta la siccità ”.

La sintesi dell’articolo è semplice: siamo di fronte a precipitazioni eccezionali perché sopra la media, tutta colpa della “Niña” (che è la sorella fredda del fenomeno detto “El Niño”) e del “global warming” che fa evaporare gli oceani il 30% in più. La prova SCIENTIFICA di quanto scritto sono le statistiche fatte da una ASSICURAZIONE (noto ente climatologico!), il tutto si conclude con l’epitaffio:“le cose peggioreranno: più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”.

Proviamo ad analizzare quanto scritto. Il vero evento preoccupante sarebbe ogni anno avere una precipitazione annua uguale alla media2, che sia diversa è la normalità. Il dato annuo alcune volte è sopra, alcune è sotto: questa è la meraviglia della natura. Per decidere se siamo di fronte ad un evento raro3, dobbiamo vedere gli estremi del passato. Si possono prendere ad esempio i dati sul sito del “Centro Nazionale delle Ricerche”(CNR) relativi all’ultimo anno, si scopre allora che il fenomeno globale non copre neanche tutta l’Italia, l’anomalia della precipitazione rispetto al trentennio 1971-2000 è +14%. Sapete quale è l’anno in cui ha piovuto maggiormente in Italia? Il 1826 con +42%, fortunatamente due secoli fa nessuno si sarà preoccupato del “global warming” e non ci saranno stati talk show sull’evento. Vi domanderete se l’eccezionalità è a livello mensile, non annuale, andiamo a vedere. Il novembre 2010 è +84%, il 14° Novembre più piovoso da sui dati archiviati presso il CNR. Sapete quale è stato l’anno più piovoso? Il 1862 con +173% (un’anomalia doppia rispetto a quella di quest’anno).

Ci domandiamo se quest’anno la precipitazione è dovuta alla “Niña”, che ha sostituito “El Niño”. Basta andare a rileggere le precipitazioni degli ultimi due anni in questi periodo (qui, qui, qui e qui), ricordate le piene del Tevere o la tragedia di Giampilieri e Scaletta? L’anno scorso il CNR scriveva: “Per quanto riguarda le precipitazioni, infine, per il 2009 c’è poco da segnalare. “L’anomalia è stata del + 11% rispetto alla media convenzionale, che pone l’anno al 58° posto nella classifica”, conclude la ricercatrice. “Il maggio è stato però il più secco degli ultimi 200 anni e anche agosto si è collocato al quarto posto per scarsità di precipitazioni. Molto piovoso, invece, luglio. Non dobbiamo poi dimenticare che, se consideriamo il periodo novembre 2008-aprile 2009, abbiamo registrato un primato: 54% in più della media climatologica del periodo 1961-1990, mai negli ultimi due secoli era piovuto così tanto in Italia nello stesso periodo”((http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=2026 , quindi le statistiche possono determinare graduatorie differenti a seconda dei periodi scelti o criteri di aggregazione dei dati.)).

Insomma, gli anni scorsi pioveva parecchio e contemporaneamente c’era “El Niño” anziché la “Niña”, che naturalmente diveniva il colpevole. Per verificare, ad esempio, basta che rileggiate in altri anni “Arriva un inverno carico di pioggia” sempre sullo stesso Corriere. Quindi il colpevole è sempre il fenomeno contemporaneo, nessuno che dimostri il nesso di casualità. Un “metodo scientifico” del quale non meravigliarsi, a inizio Dicembre 2010 sempre sul “Corriere della Sera” il colpevole delle cospicue precipitazioni era “l’anticiclone delle Azzorre, negli ultimi due anni in inverno ha cambiato rotta”.

A questo punto potremmo notare che se pioveva di più nell’ottocento, se ne potrebbe dedurre che il “global warming”, ammesso che esista, fa diminuire le precipitazioni e l’evaporazione a differenza di quanto affermato nell’articolo. Ma in questo caso anche la nostra dichiarazione non avrebbe nulla di scientifico, perché dovrebbe essere supportato da i risultati di misure di evaporazione nel corso degli anni.

Per quanto riguarda le statistiche dell’assicurazione è chiaro che i risarcimenti aumentano con il benessere, decenni fa pochi si assicuravano ed i beni posseduti dalle persone erano molto meno degli attuali. La statistiche climatologiche debbono basarsi sulle caratteristiche fisiche dei fenomeni atmosferici e non sui loro effetti, un po’ la differenza che c’è tra scala Mercalli e Richter per i terremoti.

La chicca finale merita una riflessione a parte, “le cose peggioreranno: più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”. Un’affermazione scientifica, per essere tale, dev’essere verificabile. Una previsione deve determinare quando, dove e come pioverà in modo che possa essere verificata. Non è scienza prevedere solo che farà “più caldo e più freddo”, in quanto non può essere sottoposto a verifica. Ma soprattutto, se il “global warming” può determinare “più caldo e più freddo, più alluvioni e più siccità”, può determinare tutto ed il contrario di tutto. Ma non è solo Dio a poter tutto? Va a finire che chi crede ad un “global warming” di questo tipo, più che la scienza abbraccia una nuova fede.

  1. la scienza sui mass media troppo spesso non è metodo ma numero []
  2. in realtà è un valore di riferimento e non una “media” intesa in senso statistico []
  3. che non è sinonimo di preoccupante se non siamo stati così idioti da costruire edifici ed infrastrutture utilizzando come parametro solo la media pensando ad una natura “statica []