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Un mare di dubbi

La Terra è il pianeta blu non a caso. Lo è perché la maggior parte della sua superficie è coperta dall’acqua. Immense distese oceaniche che separano delle porzioni di terre emerse altrettanto immense ma decisamente meno estese. E’ quindi l’acqua la protagonista principale delle dinamiche del sistema pianeta, dinamiche di cui il clima è allo stesso tempo un’espressione e un testimone.

L’acqua trasporta il calore dalle basse alle alte latitudini per compensare la disomogenità con cui il pianeta riceve energia termica dalla sua stella. Buona parte del lavoro lo fa l’atmosfera per il tramite della circolazione generale atmosferica, il resto lo compiono gli oceani con la circolazione termoalina. E’ però noto che il luogo dove la maggior parte del calore è immagazzinato sono proprio gli oceani, infatti, una delle preoccupazioni più grandi di chi si occupa di clima e lo fa con la convinzione che questo possa essere stato fortemente condizionato dalle attività antropiche nel recente passato, è l’innalzamento del livello dei mari, che potrebbe arrivare con un significativo contributo di massa liquida dallo scioglimento dei ghiacci su terraferma della Groenlandia e del Continente Antartico e con un altrettanto importante contributo per espansione termica.

La Terra si trova attualmente in un periodo interglaciale, ovvero in un’era che divide due glaciazioni, indubitabilmente caratterizzata da una tendenza al riscaldamento e con conseguente progressiva perdita di massa glaciale e aumento del livello dei mari. A queste oscillazioni di lunghissimo periodo si aggiungono altre variazioni a più alta frequenza, come ad esempio la Piccola Età Glaciale e il Periodo Caldo Medioevale, anch’esse capaci di modulare in qualche modo le dinamiche termiche del Pianeta. Il livello dei mari quindi cresce da millenni, come testimoniano gli studi geologici di cui attualmente disponiamo. E’ chiaro però che se a questo progressivo riscaldamento dovesse aggiungersi una forte componente antropica, il livello dei mari potrebbe salire di più e più velocemente. Una buona parte della comunità scientifica è convinta che questo sia già accaduto e stia accadendo, con modalità addirittura superiori a quanto stimato ad esempio nell’ultimo rapporto dell’IPCC del 2007. Questo dicono i modelli di simulazione climatica, modelli che prospettano per la fine di questo secolo un livello dei mari accresciuto mediamente su scala globale di 18-59 cm rispetto al 1990. Da recenti informazioni aggiuntive relative alle dinamiche glaciali sono scaturite altre proiezioni di un innalzamento di 1 ± 0.5 m per lo stesso periodo.

Il trend attuale, sempre a scala globale, è di 1.7 mm/y, cioè si prospetta, ove questo trend fosse confermato nel tempo, un innalzamento di 19 cm per il 2100. Perché l’evoluzione sia diversa, ovvero perché la si possa ritenere tale, occorre che questo trend subisca un’accelerazione.  Ad esempio, per raggiungere quanto stimato dall’IPCC come limite superiore, sarebbe necessaria un’accelerazione di 0.10 mm/y2, mentre per le stime più recenti e più peggiorative, questo parametro dovrebbe aggirarsi attorno a 0,05-0,22 mm/y2.

Da questo studio in corso di pubblicazione sul Journal of Coastal Research, apprendiamo come in effetti non sia affatto chiaro se questa accelerazione sia avvenuta nel corso delle ultime decadi (quelle di maggiore riscaldamento). A giudicare dai dati analizzati, dati relativi a strumenti di misura delle coste degli Stati Uniti, sembrerebbe di no, pur tenendo conto ovviamente di tutte quelle dinamiche non direttamente riconducibili alla temperatura, come i movimenti verticali della terraferma, siano essi dovuti a movimenti tettonici o a variazioni di breve periodo indotte ad esempio dai terremoti.

L’analisi prende in considerazione sia numerosi altri studi del settore più o meno recenti, sia quanto scaturito ad esempio dai dati satellitari, disponibili solo da qualche decade, che mostrano un trend di aumento del livello medio dei mari consistentemente più elevato e pari a circa 3 mm/y. E’ anche vero che negli ultimi anni si è verificata una progressiva divergenza tra quanto misurato sulle coste e quanto osservato da satellite. Quale delle serie possa essere soggetta a eventuale bias non è molto chiaro, come non è chiaro quali dati possano essere effettivamente considerati più rappresentativi.

Leggiamo le conclusioni:

“Le nostre analisi non indicano accelerazioni nelle serie degli indicatori di marea degli Stati Uniti nel XX secolo. Invece, per ognuno dei periodi considerati, le serie mostrano delle lievi decelerazioni consistenti con altri studi relativi ai livelli di marea  a scala globale. Le decelerazioni ottenute sono di segno opposto e di uno o due ordini di grandezza inferiori ai valori di accelerazione di +0,07/+0.28 mm/y2 necessari per raggiungere quanto previsto per il 2100 da Vermeer e Rahmsdorf (2009), Jevrejeva, Moore, e Grinsted (2010), e Grinsted, Moore, and Jevrejeva (2010). Bindoff et al. (2007) hanno notato un aumento delle temperature globali dal 1906 al 2005 di 0,74°C. E’ essenziale che continuino le indagini per comprendere come mai questo aumento di temperatura non abbia prodotto un’accelerazione del livello medio globale dei mari negli ultimi 100 anni, e piuttosto come mai abbia possibilmente prodotto una decelerazione almeno per gli utlimi 80 anni.”

Errori di misura? Sarebbe un bel problema, perché i dati dei livelli di marea sono impiegati per tarare i radar altimetri montati sui satelliti. Bias positivo nelle temperature? Può essere, anzi, è molto probabile, ma non sufficiente probabilmente a giustificare questa discrepanza.

Cosa allora? Non si sa, come dicono gli autori sollecitando altre indagini. Quel che si sa però è che il timore per l’innalzamento del livello dei mari sta nel fatto che questo possa superare e progressivamente sommergere la linea di costa. Se questo non accade, c’è poco da strapparsi i capelli con proiezioni centenarie non credete?

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Published inAttualitàClimatologiaNews

3 Comments

  1. luigi mariani

    “Reply
    Ho capito Luigi, ma noi mica siamo marziani… 🙂
    gg”

    Sei proprio sicuro? Da parte mia ho sempre più spesso il sospetto di esserlo…. marziano (e anche questo rientra nel “Mare di dubbi”….).

  2. luigi mariani

    Caro Guido,
    perdonami per la pignoleria ma sono convinto che i marziani chiamino la Terra “pianeta blu” non per via dell’oceano (che dallo spazio appare nero) ma per via dei fotoni azzurri che a 80 km di altezza vengono “sparati in tutte le direzioni” rendendo azzurro il cielo e conferendo un alone azzurro al pianeta. Anche la foto usata per introdurre il tuo commento rende molto bene l’idea dei fotoni azzurri….
    Per riallacciarmi invece a quanto scrive Giovanni Pascoli, circa i livelli marini ci sono tre valori espressi in m rispetto ad oggi (se qualcuno è interessato posso fornire la bibliografia) che sono una sfida aperta alla teoria AGW:
    + 8 m (125000 anni fa)
    + 3 m (8500 anni fa)
    + 0.5 m (1000 anni fa)

    Reply
    Ho capito Luigi, ma noi mica siamo marziani… 🙂
    gg

  3. giovanni pascoli

    Terrei a precisare che attualmente ci troviamo nel periodo di picco interglaciale, cioé nella sua parte piu calda. E preciserei anche che l’optimum medievale e la little ice age sono due oscillazioni minori all’interno di questo picco interglaciale e che in qualche modo non hanno nulla ache vedere con i cicli glaciali maggiori ( quelli a frequenze di 100.000, 40.000 e/o 20.000 anni.). In quest’ottica le previsioni e le misurazioni fatte stanno alla realtà come una pozzanghera sta ad un’oceano

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