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Temperature 2011: C’è grossa crisi

Ci siamo, con la crisi che c’è in giro comincia a scarseggiare quasi tutto. Non fa eccezione il grano salis di cui comunque una certa parte del movimento salva-pianeta ha smesso di nutrirsi da un pezzo, ma in compenso si difende ancora bene la faccia tosta.

Ecco qua, qualcuno nelle alte sfere climatiche ha deciso che le adunate oceaniche sul clima come la COP17 attualmente in corso a Durban si debbano svolgere nel mese di novembre. E così, esattamente come accaduto per le precedenti kermesse di CO2penhagen nel 2009 e di Can’tcun nel 2010, ecco pronto il comunicato stampa del Met Office sull’andamento delle temperature medie superficiali globali.

Bene, dov’è il problema? Semplice, l’anno non è ancora finito. La media che hanno tirato fuori per opportuno paragone con questi ruggenti anni di riscaldamento globale è calcolata fino a ottobre. E benché con i modelli climatici e con i trattamenti benessere alle serie storiche di miracoli ne abbiamo visti parecchi, proprio non è possibile avere i dati definitivi del caldo/freddo che deve ancora fare. Così nonostante tutti gli altri anni della serie si compongano di 12 mesi (pare che prima che scoppiasse il problema clima l’anno finisse a dicembre), quello oggetto di discussione ne ha solo 10.

Al di là del significato politico e mediatico di un comunicato il cui ciclostile è già sulle poltrone di tutti delegati giunti in Sud Africa per porre rimedio alle nostre malefatte, c’è da chiedersi se fare una valutazione del genere con l’83% dei dati disponibili abbia un minimo di senso scientifico.

Considerata la fonte dovremmo rispondere di sì, leggendo il testo invece pare proprio di no. Il giro di parole è spettacolare: i dati provvisori mostrano che il 2011 è sulla strada per classificarsi undicesimo tra gli anni più “caldi” dal 1850. Questo dimostrerebbe che il mondo si sta scaldando sempre di più. Tradotto: il 2011 potrebbe essere più “fresco” della gran parte degli anni che lo hanno immediatamente preceduto. Per cui come possa questo essere indice di riscaldamento continuo e inarrestabile nonché efficacemente previsto dai modelli climatici è un mistero.

Ma, più interessante di tutte è la spiegazione: l’anomalia è positiva nonostante la presenza de La Niña, tipico evento raffreddante che si origina nell’Oceano Pacifico; paragonato con gli altri anni in cui si sono avute analoghe situazioni il 2011 sarebbe il più caldo. Bene, quante altre volte nell’ultima decade c’è stata una situazione analoga? Una sola. Una bella gara a due, non c’è che dire.

Ma l’oscar va a Phil Jones, che dalla sua inattaccabile posizione presso la Climatic Research Unit (quella del climategate per intenderci) fa sapere che: “la serie HadCRUT3 (il dataset delle temperature), di concerto con altre serie, è un indicatore tra tanti altri che produce la soverchiante evidenza che il clima si è scaldato”. Meno male che c’è lui a dircelo.

Il comunicato si chiude, tragicamente, con la tabella Top 12 delle annate più calde. Fossero stati dieci il 2011 sarebbe rimasto fuori. Mettendocene undici sarebbe stato ultimo, non un gran che come messaggio spaventevole. Sicché mettiamocene dodici – si saranno detti – tanto l’anno finisce a ottobre, le classifiche possono cambiare…

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Published inAttualitàNews

2 Comments

  1. Fabio

    La cosa ridicola del comunicato di Durban è che la Nina sta provocando un netto calo delle temperature globali. Non voglio fare previsioni, ma non mi meraviglierei se a fine dicembre la differenza rispetto alle medie 1961-1990 fosse azzerata o quasi e il 2011 fosse sceso ancora un po’ più giù di quell’undicesimo posto. A fine ottobre eravamo a +0,367, contro il +0,625 di luglio. Sono proprio curioso di sapere com’è andato novembre.

  2. teo

    Vado matto per queste classifiche climatiche! Veramente!!! C’e’ questa fantasia sfrenata a dire che l’anno tot e’ stato il 34esimo piu’ caldo negli ultimi 232 anni ma anche il meno freddo negli ultimi 500 e se si esclude il 1432 diventa addirittura….Giochiamoli al lotto ‘sti numeri!

    Mi rendo conto che l’obiettivo e’ far vedere che siamo su un esponenziale che diverge sempre piu’ mano a mano che il tempo passa per non far pensare che si potrebbe essere sulla sommita’ di una gaussiana e doverci aspettare di scendere prima o poi.
    Ci sta’ farlo! ma con la politica, perche’ nell’ambito della climatologia cerchiamo di evidenziare un trend e non d’acchiappare un record perche’ i record ci sarebbero comunque: sia per l’esponenziale che per la gaussiana, perche’ i dati veri non sono varieta’ lisce, sono pelosi!

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