Raggiunto il lago Vostok

Posted on 12 febbraio 2012
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Diciamola tutta: questa storia sembra uscita dalla penna del visionario H.P. Lovecraft. Gli ingredienti ci sono tutti: un misterioso continente, l’Antartide, un relitto geologico vecchio di milioni di anni, esploratori coraggiosi e paure ancestrali. Di seguito l’indimenticabile incipit di “At the Mountain of Madness” (“Alle montagne della follia”, nell’edizione italiana):

Sono costretto a parlare perché gli uomini di scienza hanno deciso di ignorare i miei avvertimenti senza approfondirne le ragioni. Contro la mia volontà, dunque, esporrò i motivi per i quali mi oppongo alla prevista invasione dell’antartico, e in particolare alla ricerca di fossili su larga scala,alla fusione delle antiche calotte polari e all’interruzione della sterminata monotonia di quelle regioni.

Ormai è notizia nota, in quanto risale a qualche giorno fa, noi di CM abbiamo preferito attendere un po’ prima di parlarne, nella speranza che oltre allo scarno annuncio offerto in rete, potesse emergere qualche dettaglio e così purtroppo non è stato.

L’antefatto. Circa una cinquantina di anni fa, venne scoperto al di sotto della calotta polare antartica una anomalia geologica. Con l’evolversi delle tecniche di prospezione, si arrivò ben presto alla conclusione di essere di fronte ad un (immenso) lago sub-glaciale. Siamo di fronte, probabilmente, al lago più antico conosciuto e senza che questo abbia subito scambi con l’esterno. Vista la peculiare collocazione, infatti, gli scienziati sono più che convinti che si tratti di un ecosistema (vivo!) assolutamente intatto ed inalterato da svariati milioni di anni. La pressione notevole fa sì che, nonostante ci si trovi sotto migliaia di metri di ghiaccio, l’acqua all’interno di questo immenso bacino (250 km di lunghezza, per 50 di larghezza e circa 1000 metri di profondità) non geli.

[image title=”Lago Vostok” link=”http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/02/Lake_Vostok_Sat_Photo_color.jpg” lightbox=”true” box=”content-one-half” align=”left”]http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/02/Lake_Vostok_Sat_Photo_color.jpg[/image]

Ricapitolando, in Antartide e precisamente al di sotto della base russa Vostok, sono seduti su uno scrigno che potrebbe contenere al suo interno preziosissimi tesori provenienti nientemeno che svariati milioni di anni fa. Ma non preoccupatevi, non si tratta di nessuna delle creature infernali di Lovecraft molto più prosaicamente potrebbe trattarsi di microrganismi. Il fatto che siano piccoli, però, non deve farci minimamente sminuire l’importanza di questa ricerca. I motivi sono svariati e di uno in particolare ne parlammo tempo fa anche qui su CM. Il fatto di trovare a così elevate profondità e sotto spessissime coltri glaciali dei segni di vita, aprirebbe immense prospettive sulle capacità di resistenza di cosiddetti organismi estremofili (e più estremi di così in effetti non riusciremmo proprio a immaginarceli). E se resistono laggiù, da milioni di anni, a 4000 metri di profondità, sotto il ghiaccio, allora che dire degli oceani congelati di Europa? O chissà di quante altre migliaia di pianeti con condizioni per la vita non così favorevoli come sulla nostra Terra.

Un decennio fa circa, i russi cominciarono a trivellare la calotta soprastante il lago Vostok. Tale immenso foro è stato tenuto aperto, negli anni, grazie al continuo riscaldamento (a cherosene). Per motivi di salvaguardia, tuttavia, venne deciso di non avvicinarsi a più di 150 metri dal lago, per evitare contaminazioni. Fino a pochi giorni fa, gli unici studi possibili sul lago e la sua composizione sono stati effettuati prelevando campioni dagli ultimi 60 metri di ghiaccio che separano la calotta dal lago. Si è scoperto, infatti, che proprio questa fascia di 60 metri circa è costituita non tanto da ghiaccio della calotta antartica, ma dal congelamento e ricongelamento delle acque del lago.
[image title=”Il carotaggio del lago Vostok” link=”http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/02/1024px-Lake_Vostok_drill_2011.jpg” lightbox=”true” box=”content-one-half” align=”left”]http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/02/1024px-Lake_Vostok_drill_2011.jpg[/image] Si è aspettato per anni di poter penetrare nelle acque del lago, poichè il rischio di contaminazione è elevatissimo. Siamo di fronte ad un sistema chiuso da ben 20 milioni di anni (l’unico conosciuto) e nessuno scienziato al mondo vorrebbe rischiare di perderlo per uno sversamento di cherosene o additivi antigelo. I russi hanno messo a punto un sistema particolare di trivellazione. Hanno fatto in modo che la sonda piuttosto che perforare il ghiaccio, lo fondesse. E quindi la cavità così creata si è richiusa al di sopra della sonda, in qualche modo isolandola dall’ambiente esterno. Inoltre la maggiore pressione dell’acqua, provocherebbe un piccolo getto in uscita (verso l’alto) e non verso il basso, scongiurando un qualsiasi tipo di versamento.

Va bene, fidiamoci dei russi e speriamo che non stiano mandando in fumo un capolavoro della natura.

Il fatidico ultimo diaframma è stato superato un paio di giorni orsono e, a dire il vero, ci saremmo aspettati una eco mediatica superiore e invece, dapprima c’è stata incredulità (si è pensato addirittura ad un bufala) e successivamente sono circolate le prime agenzie a conferma dell’avvenuto “contatto” con il paleo lago.

A parte lo spot elettorale di Putin sulla grande scoperta effettuata dagli scienziati russi, poco altro si sa, purtroppo. E’ certo, invece, che l’imminente arrivo della stagione fredda sta per sospendere qualsiasi tipo di attività a Vostok (dove la temperatura può tranquillamente scendere fino a -90°C). La notizia, pessima per noi assetati di nuove scoperte scientifiche, è che bisognerà attendere la prossima campagna di studi, ovvero la prossima estate (antartica).

 

 

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3 Replies to "Raggiunto il lago Vostok"

  • Guido Botteri
    12 febbraio 2012 (09:38)
    Reply

    La stazione di Vostok (“Boctok”, si pronuncia “Vastuòk” e significa “Oriente”) si trova in corrispondenza del polo sud magnetico, al centro del “East Antarctic ice sheet”.
    Mentre lo scrivevo il correttore automatico (in realtà, “introduttore automatico di errori”) mi ha corretto “polo” in “popolo”…e va bene, tocca avere pazienza.
    Mi domandavo se la presenza di quel lago abbia qualcosa a che fare con la circostanza che di là passa il più intenso flusso di linee di forza magnetiche.

    • Claudio Gravina
      12 febbraio 2012 (11:55)
      Reply

      Grazie per le tue, come sempre, preziose informazioni. Come già detto sul nostro gruppo FB, in questo articolo ho preferito esporre i dati certi e scientifici. Più avanti affronteremo anche gli aspetti più misteriosi e insoliti ma comunque sempre ben documentati.

    • Tore Cocco
      12 febbraio 2012 (12:22)
      Reply

      No, non c’è alcuna relazione, ma credo che attualmente il polo sud magnetico stia ai piedi della scarpata continentale antartica, quindi tecnicamente nell’oceano indiano meridionale, ma in ogni caso è in continuo movimento, il lago no.
      Ma la presenza di un cosi vasto lago non può essere ricondotta a campi magnetici, che non vengono schermati da nulla (tranne i superconduttori ovviamente), questo perché per compiere un qualsiasi lavoro per il sempre presente principio di conservazione una fonte di energia deve essere convertita (e degradata entropicamente), ad esempio se il peso del ghiaccio e della neve sciolgono un strato profondo di ghiaccio, avviene che tutto il blocco soprastante che esercita la pressione si abbassa di quota a causa della liquefazione dello strato in questione che viene ad occupare meno volume, ne consegue che il lavoro di scioglimento si svolge a scapito dell’energia potenziale gravitazionale. Allo stesso modo il campo magnetico terrestre non viene “consumato” per tenere il lago sciolto (do per scontato che il lago non si trovi in uno stato metastabile).
      Non se se hanno fatto studi su quel lago ma quando ne indagheranno la geologia potremo conoscere i bilanci energetici che fanno si che il lago rimanga tale.


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