This is the end

[blockquote cite=”The End – The Doors”]This is the end, beautiful friend / This is the end, my only friend, the end / Of our elaborate plans, the end / Of everything that stands, the end / No safety or surprise, the end / I’ll never look into your eyes Again[/blockquote]

Beh, almeno il Climategate era vero.

Volano gli stracci nel dibattito sul clima. E vola anche la carta bollata. Mail, messaggi, documenti confidenziali e quant’altro poi, volavano già da un pezzo. Da anni si dice che il dibattito sia concluso, pare invece che un dibattito non ci sia proprio mai stato.  E non perché non ce ne sia la sostanza, quanto piuttosto perché si è passati direttamente allo scontro esacerbato. Ne abbiamo avuto prova anche su queste pagine, anche molto recentemente. Una occasione in cui la pubblicazione di un nostro post ha suscitato reazioni a dir poco smisurate degli ambienti mainstream. Accuse, delazioni, derisione, tutto, ma proprio tutto, tranne la discussione sul merito. Cosa che per fortuna è invece avvenuta proprio in calce al post per l’intervento di due delle firme dell’articolo scientifico che si discuteva. E meno male.

Sicché non c’è da stupirsi di quanto sta accadendo o è accaduto in passato. Solo che questo significa che siamo alla fine. Non del dibattito, di quello ho già detto, ma delle chances di tornare ad avere una separazione tra realtà scientifica e approccio ideologico. Della possibilità di tornare a distinguere la separazione tra ciò che è e ciò che si vorrebbe che fosse.

Quanti seguono attentamente le vicende della blogosfera climatica avranno già capito dove voglio andare a parare, per tutti gli altri occorre fare un po’ di cronaca. Eccola.

Ricordate il Climategate, le mail della CRU che hanno fatto dannare gli scienziati che prospettano la fine del mondo rivelandone comportamenti al limite dell’integrità scientifica? Bene, ora è il turno dell’altra parte della barricata. Il piattino stavolta, però, è stato confezionato con meno destrezza.

Qualche giorno fa hanno iniziato a comparire sui blog clima-catastrofici una serie di documenti in apparenza appartenenti all’Heartland Institute, un think thank americano di chiara fama scettica. Documenti di budget, resoconti di riunioni e note strategiche. Nel materiale cose normali, cose edificanti e cose tutt’altro che tali, come ad esempio una nota confidenziale in cui si descriveva una non meglio specificata  strategia per minare la credibilità di quanti sostengono che il disastro climatico sia alle porte, nonché per promuovere la diffusione di informazioni a-scientifiche nelle nuove generazioni.

C’è però un problema, anzi, più di uno, che sorge al di là del fatto che il materiale sia stato rubato e successivamente divulgato aggiungendo imprudenza al dolo (proprio come per il Climategate). Nessuno dei professionisti del ‘hai visto? Lo dicevo io!’, si è curato di attendere la conferma che il materiale fosse o meno originale.

E così accade che se i finanziamenti ricevuti da donatori che magari avrebbero preferito restare nell’anonimato sono comunque normali, se l’elargizione di fondi a chi fa ricerca o divulgazione sono altrettanto normali, perché con i propri soldi o con quelli di donatori consenzienti ognuno fa quello che gli pare, la nota strategica che costituirebbe la prova provata che quelli dell’HI sono una banda di perfidi mistificatori al soldo dei cattivi che vogliono distruggere il pianeta, pare sia falsa, ovvero appositamente e maldestramente redatta per attrarre l’attenzione su argomenti che diversamente avrebbero avuto scarso appeal mediatico.

Del resto, se le azioni perpetrate da quell’istituto e da quanti ne seguono o condividono le opinioni fossero veramente così perfide, che bisogno ci sarebbe stato di ricorrere a un falso? Una spiegazione c’è: mancanza di argomenti, voglia di riscatto dalla magra figura del climategate, voglia di chiudere una partita che dal punto di vista scientifico non si può chiudere, ma del risultato della quale si ha dannatamente bisogno.

Attenzione, tanto per cambiare non credo ci sia stato alcun complotto. Visto come sembra siano andate le cose, si è trattato probabilmente della più classica delle azioni dello ‘stupido volenteroso’, che non ha tenuto in considerazione il fatto che la falsificazione di un documento mina la credibilità di tutto il materiale trafugato, non ha capito che la parte che voleva compiacere si sarebbe accontentata (e vorrei ben dire!) anche delle sole informazioni autentiche. Ma, soprattutto, non ha capito che è meglio non parlare di soldi.

Da questa faccenda emerge un aspetto che per l’HI è tutt’altro che negativo. Se quell’istituto è infatti la prima linea dell’azione di lobbyng, o come dicono loro di advocacy delle posizioni scettiche, quelli che hanno a disposizione sono veramente quattro spiccioli rispetto a quanti ne ha a disposizione il movimento salva-pianeta. Qui, per esempio, una ‘listina’ molto conservativa delle donazioni e/o sovvenzioni che riceve la controparte. Credo ci siano di mezzo almeno tre ordini di grandezza. Essere riusciti quindi a tenere in piedi un dibattito è un successo. Mi rendo conto che chi ritiene di essere chiamato ad un’azione salvifica giudichi altamente immorale che qualcuno possa essere pagato per fare il suo lavoro, se quel lavoro implica nutrire il dubbio che ci sia qualcosa da salvare, ma, tant’è. Del resto, il ricercatore generico medio che fa della sana ricerca e poi accetta che sia stravolta nei comunicati stampa diramati dalle organizzazioni cui è affiliato e sovvenzionato, di fatto fa la stessa cosa, solo che ha la fortuna di farlo per i buoni, anzi, per quelli che si sono auto nominati tali. E lo sa.

E infine, una volta acquisito che le deliranti strategie climatiche della nota sono appunto deliri ma di qualcun altro, sarebbe interessante che qualcuno ci spiegasse dov’è lo scandalo. Semmai si potrebbe dire che sia uno scandalo che ci sia voluta organizzazione privata – per sua natura esposta al rischio di bias ideologico – per raccogliere e catalizzare tutta la ricerca peer-reviewed che confuta l’ipotesi AGW. Questo, come dice Roy Spencer, è un lavoro che avrebbe dovuto fare l’IPCC che gode di sovvenzioni pubbliche e che dovrebbe proteggere se stessa e chi la sostiene, cioè tutti noi dal bias. Tra quella ricerca c’è della spazzatura? Ah, ok, ricordiamoci la faccenda dell’Hilamaya, così, tanto per gradire.

Sicché, si tratta di un clamoroso autogoal, ma comunque, se il sospetto ci era venuto con il Climategate, ora con questo altro episodio ne abbiamo la conferma.

This is the end.

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Author: Guido Guidi

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9 Comments

  1. Briggs allarga lo sfacelo cambioclimatista al campo della logica…se sono convinti che il denaro è alla base di tutto, e loro ricevono molto molto più denaro degli scettici, ergo è il cambioclimatismo ad essere influenzato dal denaro, da Big Oil, Big Gas, Big questo e Big Quello.

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  2. Il disastro continua. In Australia hanno scoperto grazie a Heartlandgate che lo scettico Bob Carter con $1500 al mese scrive meno sciocchezze del cambioclimatista Tim Flannery che si pappa almeno $1200 al giorno.

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  3. Qualche giorno fa passai per caso sul blog WUWT e notai un post in cui A. Watts si “incaponiva” a “dimostrare” che un testo in pdf era falso: http://wattsupwiththat.com/2012/02/15/notes-on-the-fake-heartland-document/
    Mi feci una bella risata e passai oltre senza preoccuparmi più di tanto (ad essere sincero mi meravigliai della puntigliosità delle argomentazioni e mi chiesi se non ci fosse qualcosa di meglio da fare). Oggi, infine, ho letto il post di G. Guidi e ho collegato le due cose.
    Che dire, mi sembra una grossa sciocchezza. Climategate (primo e secondo tempo) e “risoluzione strategica 🙂 ” (il riferimento … storico, mi piace) fasulla, fanno il paio e rappresentano due modi del tutto sbagliati di affrontare una questione che meriterebbe ben altro tipo di confronto. Il problema dei finanziamenti è importante e non mi stupisco più di tanto se gruppi privati finanziano la ricerca (pro AGW e/o scettica). Diceva mio nonno che “senza soldi non si cantano messe”. Se Heartland Institute ha avuto dei finanziamenti da privati non ci vedo nulla di male. Gli stessi privati, sembra, abbiano finanziato anche BEST. Qualche occupante della torre d’avorio ebbe a scrivere che BEST, Scafetta, CERN erano scienziati e strutture finanziati da grossi gruppi (pubblici e privati) e per questo i loro risultati dovevano essere presi con le molle. Guarda caso lo fece in occasione della pubblicazione dei risultati di CLOUD e di BEST che, seppur in maniera estremamente marginale, scalfivano le loro adamantine certezze. Chiudersi a riccio e rifiutare il confronto con chi la pensa in modo diverso significa rinunciare ad un punto di vista differente che potrebbe aiutare a risolvere qualche problema. Etichettare come incompetente ed ignorante chi avanza opinioni diverse, è miope. Nel corso della mia esperienza professionale (di insegnante e libero professionista) mi è capitato (poche volte, purtroppo) che qualcuno criticasse qualche mia soluzione: nella maggior parte dei casi il suggerimento del capomastro, del carpentiere o dell’alunno hanno apportato miglioramenti al processo produttivo o al dialogo didattico ed educativo. Se io avessi rigettato le osservazioni solo perché venivano da persone “estranee alla comunità degli ingegneri e/o degli insegnanti”, avrei perso un’occasione.
    Screditare chi la pensa diversamente, vedere complotti ovunque, montare scandali non serve a nessuno. Probabilmente G. Guidi ha ragione quando scrive che
    “questo è uno dei più grossi autogoal della storia. Nonostante ciò, i sapientoni continueranno a sbandierarlo per anni…”.
    Io, però, aggiungo: con quale apporto costruttivo al dibattito sul clima? Alla domanda (retorica, ovviamente) è facile rispondere: nessuno! Nel frattempo ci si logorerà in accuse reciproche che renderanno ancora più alti gli steccati e difficile la comunicazione. Se, invece, queste cose venissero trattate per quello che sono (pettegolezzi di poco conto), tutti potrebbero trarne vantaggio.
    Vabbè, sono solo buone intenzioni; so perfettamente che la realtà seguirà un altro corso (del resto di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno… 🙂 ).
    Ciao, Donato.

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    • Donato, il tuo atteggiamento è quello che si dovrebbe avere. Ma la denigrazione e l’appello a Sua Autorità Eccellentissima (ipse dixit) sono la pratica comune del mainstream del grande consenso.
      Mezzi che qualificano chi ha pochi argomenti scientifici, e quei pochi… pure sbagliati 🙂

  4. Miserabili! Con sei milioni di dollari al giorno d’oggi non ci fai neanche un piede di Lee Majors!

    Ecco perché non ci ha mai pagati nessuno, non perché noi fossimo angioletti al contrario di chi vive a spese del contribuente e/o il WWF, ma perché per dire la verità, non c’è mai trippa per gatti. Il conto in banca della propaganda è sempre pieno.

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    • Maurizio,
      questo è uno dei più grossi autogoal della storia. Nonostante ciò, i sapientoni continueranno a sbandierarlo per anni…
      gg

  5. Sul sito di A. Watts il dibattito sulla questione è molto avanzato. Watts, in particolare, ha “dimostrato” che “la risoluzione strategica 🙂 ” dell’HI è falsa. Riducendo all’osso la questione mi sembra che HI sia stato finanziato da privati. I fratelli Cock (noti scettici), se non erro, sono tra i finanziatori di Best. C’è qualche problema? Secondo alcuni si. Anche Scafetta rappresenta un problema perchè il suo lavoro è finanziato (da strutture pubbliche aggiungo io). Sempre secondo questi “alcuni”. Strano che la ricerca scientifica debba essere finanziata a corrente alternata: alcune ricerche si, altre no. A giudizio di chi? Mi chiedo. Come scrive G. Guidi, il problema è solo nelle tesi di chi riceve il finanziamento: se sono i buoni “pecunia non olet” in caso contrario il denaro puzza (di petrolio, di lobby antiscientifiche, ecc. ecc.).
    Dal mio modesto ed insignificante punto di vista il problema vero è un altro: esistono delle pubblicazioni soggette a revisione paritaria che sostengono la fondatezza dell’AGW e altre che la negano. Queste ultime, oggettivamente, sono di meno. Altre (e sono molte) dicono che, sulla scorta dei dati, alcune fondamenta dell’ipotesi AGW traballano, però, secondo quanto suggeriscono i modelli, in un futuro più o meno lontano i dati si uniformeranno ai modelli. Fortunatamente qualcuno (molti gratis, altri dietro compenso adeguato al lavoro che fanno) ha messo in evidenza queste distorsioni del sistema. Speriamo che più che un “the end” la cosa prosegua con un “work in progress”. Da una parte e dall’altra, ovviamente.
    Ciao, Donato.

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  6. Analoga notizia sui Koch il 28 luglio 2010: “LIVORNO. Nel marzo 2010 Greenpeace International pubblicò il rapporto “Koch Industries: Secretly Funding the Climate Denial Machine” nel quale svelava il ruolo svolto dai ricchissimi e misteriosi fratelli gemelli David e Charles Koch nel finanziamento delle iniziative e delle bufale dei tink tank eco scettici e dei negazionisti del global warming[…]” da http://www.greenreport.it/_archivio/index.php?lang=it&page=default&id=6026
    per la lettura integrale del report 2010 ed aggiornamento http://www.greenpeace.org/usa/en/campaigns/global-warming-and-energy/polluterwatch/koch-industries/ report http://www.greenpeace.org/usa/Global/usa/report/2010/3/koch-industries-secretly-fund.pdf

    Interessante sull’argomento anche articolo sulla rivista NATURE del 20 April 2011 “Money not the problem in US climate debate. Environmental groups matched opponents’ spending power during arguments over cap-and-trade legislation, report claims” http://www.nature.com/news/2011/110419/full/news.2011.248.html

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