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Mirror posting da Chicago blog: Hayek, il clima e l’Unione europea

20 anni dopo la sua scomparsa, la cosa più semplice che si possa dire di Friedrich Hayek è che c’è ancora bisogno di Hayek (qui il ricordo di Lorenzo Infantino e qui Alberto Mingardi). Non solo per la sua lezione generale su come funziona il mercato (e perché la pianificazione non può funzionare) ma anche e soprattutto perché il suo insegnamento, applicato alla regolazione di settori specifici, obbliga a un cambiamento di paradigma rispetto a quelle che sono le tendenze in atto. Come nel caso delle politiche del clima.

Nelle ultime settimane, lo strumento con cui l’Unione europea intende ridurre le emissioni di gas serra, l’Emissions Trading Scheme (Ets), è oggetto di severe critiche e, al di là delle dichiarazioni ufficiali, di importanti ripensamenti. Ciò accade proprio alla vigilia di quello che, a un occhio inesperto, può apparire il suo successo, in quanto molto probabilmente l’Europa riuscirà a raggiungere l’obiettivo di tagliare le sue emissioni di almeno l’8 per cento al di sotto dei livelli del 1990, come richiesto dal protocollo di Kyoto. Il problema è che il target, se verrà effettivamente centrato, lo sarà principalmente a causa della recessione, che ha spinto verso il basso i consumi (specie industriali) e con essi l’immissione in atmosfera di gas climalteranti. In tutto questo, l’Ets che ruolo ha giocato?

Il post è di Carlo Stagnaro, qui lo trovate per intero

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Published inAttualità

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