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Come può impazzire un clima che è sempre stato pazzo?

Ecco qua, da Quaternary Science Reviews:

Combined dendro-documentary evidence of Central European hydroclimatic springtime extremes over the last millennium (pdf)

In breve. Analizzando 1000 anni di proxy dendrocronologici, gli autori hanno individuato un segnale di condizionamento della velocità di crescita degli alberi nella frequenza di condizioni meteo-climatiche estreme, segnale evidente soprattutto per i mesi di aprile, maggio e giugno. Tale segnale, ovvero la frequenza di occorrenza di eventi estremi come prolungate siccità o elevata piovosità, non sembra essere correlato ad uno stato medio del clima, dal momento che si riscontra elevata variabilità di questi eventi anche in periodi con caratteristiche climatiche fortemente differenti come il Periodo Caldo Medioevale e la Piccola Età Glaciale. Al riguardo la tabella inserita nell’articolo è decisamente eloquente. Una cronaca lunghissima di eventi estremi, con mondo caldo, freddo e così così.

Qui sotto invece una figura in cui tra le altre cose sono riportate anche le anomalie delle precipitazioni. Un segnale stabile nel lungo e lunghissimo periodo, ma estremamente variabile ad alta frequenza.

Fig. 5. (A) Central European and regional fir TRWextremes, and (B) their centennial changes over the past millennium (network extremes were double weighted), compared to (C) annual-resolve and 40-year low-passed Central European AprileMay precipitation variability.


La scoperta non è banale, perché si fa un gran parlare di scenari meteorologici apocalittici innescati dall’aumento delle temperature medie superficiali del Pianeta, cioè, se si vuole in presenza di un eventuale mutamento proprio dello stato medio del clima.

Uno degli aspetti però che mi ha colpito di più di questa ricerca, è l’approccio ‘meteorologico’ con cui gli autori hanno affrontato una analisi paleoclimatica. Ciò è stato possibile grazie alla risoluzione temporale dei proxy impiegati, serie storiche che tra l’altro, analizzate cercando anche il segnale della piovosità, restituiscono delle informazioni che sembrano essere prive del problema che affligge lo studio degli anelli di accrescimento degli alberi quando si mettono i dati a confronto con le osservazioni moderne, la divergenza.

Ma dicevamo di un approccio meteorologico. Eccolo qua. Nella figura sotto sono rappresentati i pattern atmosferici medi per l’area euro-atlantica nel trimestre di massimo accrescimento delle piante, che gli autori hanno desunto trovandone conferma anche nella storiografia meteorologica.

Fig. 6. Composite analysis (AD 1659e1996) of (A) April, (B) May and (C) June 500 hPa geopotential heights (gpm) of the 20 most positive annual fir growth anomalies, whereas (D),(E) and (F) refer to the 20 most negative anomalies, respectively.

E’ un’immagine eloquente per chi mastica un po’ di meteorologia. Le situazioni siccitose sono identificate con una circolazione media bloccata per effetto della persistenza di regimi anticiclonici in area atlantica e sull’Europa occidentale. Viceversa, l’abbondante piovosità si associa con flussi aperti, oppure retrogradi, oppure ancora con espansione verso meridione del vortice polare troposferico, in sostanza con un abbassamento di latitudine della rotta delle perturbazioni.

Sono situazioni che, ovviamente, ritroviamo anche oggi. Per esempio la lunga siccità di questo inverno, solo brevemente interrotta nella prima meta’ di febbraio, è stata associata ad un pattern medio come quello nel riquadro F della figura. Ora invece la situazione sembra essere cambiata e i sistemi perturbati trovano agio a scorrere bassi di latitudine specialmente in area mediterranea, come nel riquadro B della figura. E guarda caso, piove.

Sicché pare piovesse molto o molto poco anche quando le attività umane più che condizionarle, come molti credono stia accadendo ora, le evoluzioni del tempo e del clima le subivano e non sembra di notare nel segnale che gli autori ritengono di aver intercettato alcuna differenza con l’attualità, sia per la frequenza di occorrenza, sia per l’intensità di questi eventi.

Insomma, un altro gol subito da quanti vorrebbero a tutti i costi trasporre nel mondo reale l’immagine virtuale di un sistema alterato dall’effetto antropico attraverso la minaccia di eventi sempre più pericolosi.

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Published inAttualità

3 Comments

  1. luigi mariani

    Caro Guido,
    scusa se mi permetto un piccolo appunto rispetto al tuo ragionamento: quando dici che in passato il problema della divergenza non c’era cadi a mio avviso nello stesso tranello logico in cui cadono quei catastrofisti che attribuiscono al presente virtù di unicità che nella realtà (a mio avviso) non ha.
    E mi spiego: il cosiddetto problema della divergenza non è altro che l’espressione della legge del minimo di Liebig, in virtù della quale la crescita e lo sviluppo di un organismo sono condizionate dal fattore più limitante (e come fattore intendo in particolare radiazione solare, temperatura, disponibilità idrica e nutrienti del terreno).
    In tal senso non c’è nulla di nuovo sotto il sole, nel senso che anche nel XVII° secolo o giù di lì la divergenza si è sicuramente manifestata in quelle annate siccitose in cui il fattore più limitante era la disponibilità idrica del terreno e non la temperatura ovvero in annate miti e molto piovose in cui il fattore più limitante era la scarsa radiazione solare.

    In proposito ti segnalo che da uno studio di Bruntgen et al relativo all’ultimo millennio (Tree-ring indicators of German summer drought over the last millennium – http://www.geo.uni-mainz.de/Dateien/Buentgen_2010_QSR.pdf) emerge la presenza di ricorrenti siccità nel centro Europa nel corso delle quali la “divergenza” non può che avere agito mascherando l’effetto termico.

    Divergenza a parte, debbo dire che per deformazione professionale sono anch’io incline ad apprezzare molto l’approccio circolatorio basato sui tipi di tempo sinottici e mi piace pensare che le configurazioni di blocco si siano presentate sull’Europa con una certa frequenza anche nel passato più o meno remoto.
    Ciao.
    Luigi

    • Luigi, credo di essermi espresso male. Non volevo certo dire che in passato non ci fosse la divergenza. Quello che volevo dire è che includendo le valutazioni circa la piovosità – fattore che incide sulla crescita come e più delle temperature – la correlazione tiene. infatti la serie arriva fino al passato molto recente. In pratica estraendo dai proxy il solo segnale termico si presenta la divergenza perché altri fattori concorrono alla crescita. Se riferita alla piovosità l’informazione sembra essere più stabile.
      gg

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