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Michael Mann su Le Scienze: L’AMO spiega i cambiamenti del clima!

Uno scoop? Forse, ci arriviamo tra un po’. Andiamo con ordine.

La capacità di misurare il proprio atteggiamento, di non prendersi troppo sul serio, di concedere al prossimo una opportunità. Mancano del tutto a Michael Mann, intervistato da David Biello sull’ultimo numero di Le Scienze.

A colpi di mazza da hockey (solo per abbonati)

Una intervista a senso unico, un tributo incondizionato alle idee e, soprattutto, alle opinioni di uno tra i più controversi scienziati che il panorama climatico abbia offerto negli ultimi due decenni. Idee condivisibili o meno dal punto di vista scientifico, opinioni delle quali invece non ce ne potrebbe importare di meno, se non fosse chiaro come il Sole che sono le seconde a fornire carburante alle prime, con il placet e la condiscendenza di chi dovrebbe fare divulgazione scientifica e invece fa il supporter.

Come indicato accanto al titolo ed al link, il pezzo non è consultabile liberamente, ma cercherò di darvene conto comunque.

Dal momento che Mann non risparmia colpi a quelli che avendo una opinione diversa dalla sua definisce scientemente ‘negazionisti’, completamente conscio dell’orrido valore simbolico del termine e attribuendo loro atteggiamenti e convinzioni non veritiere, comincerò con la sua stessa moneta.

Secondo Mann il climategate, ovvero l’aver trafugato e pubblicato le mail del gruppo di lavoro degli scienziati della East Anglia, mettendo a nudo la ferma intenzione che quel gruppo aveva ed ha tutt’ora di evitare accuratamente che altri con opinioni diverse avessero accesso alla pubblicazione su riviste scientifiche, è stato un crimine contro l’umanità. Si potrebbe dire semplicemente che il nostro sia andato fuori di testa, ma non è così. E’ lo stesso concetto – e lo stesso ambito ideologico – dell’uso del termine ‘negazionisti’, così serenamente accolto sulle pagine di una rivista di presunta divulgazione scientifica. L’avversario si insulta prima di tutto, lo si scredita e si ignorano i suoi argomenti. Ove necessario gli si impedisce l’accesso ai propri, magari negando di rilasciare i codici dei propri calcoli o le sorgenti dei propri dati, come quelli del lavoro da cui è nata proprio la sua mazza da hockey. Alla faccia del dibattito scientifico. E la cosa più ironica è che proprio Mann, parlando dell’epoca della sua discesa in campo nella scienza del clima, ami ricordare come allora esistesse un ‘leggittimo dibattito’ circa la possibilità che fosse in atto un cambiamento climatico causato dall’uomo. Quello di oggi di Lindzen, Christy, Spencer, Pielke sr, Curry e compagnia non è evidentemente considerato tale. E quelli che di questi ultimi condividono l’opinione sono dei ‘negazionisti’. Viva la faccia della sincerità.

E la mazza da hockey. Apprendiamo con piacere che Mann ammette l’esistenza di un periodo Caldo Medioevale e di una Piccola Era Glaciale, fasi climatiche che il suo primo lavoro (quello che ha giustamente ricevuto le critiche più accese) non mostrava. Anche se, dal momento che l’ampiezza di quelle fasi di oscillazione delle temperature è ampiamente paragonabile all’attuale fase di riscaldamento, non è chiaro come possa quel periodo costituire il manico della sua mazza. Né appare chiaro come con un forcing antropico che l’IPCC attribuisce agli ultimi 30 anni o poco più, gli ultimi 150 anni possano esserne considerati la parte terminale. A meno che Mann non ci stia dicendo che le attività umane abbiano iniziato ad avere effetto (quale ne sia il peso) 150 anni fa, nel qual caso il ‘negazionista’ diventerebbe lui. Ah, per inciso, giusta o sbagliata che sia la sua ricostruzione, Mann dimentica di far notare che lì si parla di temperature, non delle origini loro oscillazioni. E mentre che queste scendano o salgano è innegabile, perché lo facciano oggi non è dimostrabile, a meno di fare atto di fede nelle sue opinioni.

Si parla anche dell’AMO nel pezzo, cioè della Multidecadal Atlantic Oscillation, della cui scoperta si attribuisce la paternità – altra questione che non starò qui ad approfondire – e sulla quale asserisce “[…] queste oscillazioni sembrano verificarsi realmente, ma spiegano i cambiamenti del clima“. Bingo! Mann è dei nostri. E non ce ne frega niente se si tratta di un refuso, scripta manent. Se avessero riletto l’intervista forse se ne sarebbero accorti, ma avendo lasciato passare la fesseria del crimine contro l’umanità è chiaro che non lo hanno fatto, perciò, pagano pegno.

E ancora sul climategate. Dice di provare disgusto e rabbia per chi lo ha provocato, per chi si è macchiato di un crimine (ancora da attribuire tra l’altro) per screditare l’operato di un gruppo di scienziati. A parte il fatto che se non ci fosse stato niente da screditare non ci sarebbe stato alcuno scandalo, Mann dimentica che Peter Gleik, scienziato che milita nella sua stessa squadra, solo un paio di mesi fa ha fatto molto peggio, ammettendo tra l’altro la sua colpa. Alla faccia dei due pesi e due misure.

Del resto, cogliendo al volo l’assist del suo intervistatore, Mann giudica tutto questo come una ‘crociata antiscientifica’ paragonabile a quelle del passato. Rimandato in scienza del clima non so, ma bocciato in storia di sicuro. Nella crociata antiscientifica per eccellenza, quella contro Galileo, ebbe ragione uno contro tutti, non tutti contro uno come piacerebbe alla squadra del consenso scientifico.

E, per finire, un po’ di sana propaganda non supportata dai fatti. Alla domanda se sia vero che gli impatti dei cambiamenti climatici si stiano verificando più in fretta di quanto previsto, Mann risponde da navigato comunicatore, con un po’ di verità a coprire una sonora bugia. Egli infatti ci ricorda che il ghiaccio marino artico starebbe diminuendo più in fretta di quanto previsto dai modelli e che lo stesso vale anche per le temperature e per la concentrazione di anidride carbonica. Vera la prima affermazione, vera la terza, clamorosamente falsa la seconda. Mann dovrebbe saperlo che sono parecchi anni che le temperature hanno smesso di crescere nonostante la persistenza del presunto unico forcing da CO2, affermare il contrario è pura propaganda, e avendo detto sempre nell’intervista che è giunto il momento in cui gli scienziati devono farsi parte attiva nel comunicare la scienza faremmo volentieri a meno di questo suo attivismo.

Come tutto il dibattito avrebbe dovuto fare a meno dell’hockey Stick. Una mia opinione? No, lo dice proprio Mann, asserendo che con il senno di poi si può dire che includere quel grafico nel report IPCC è stato un errore. Bontà sua!

**********************

PS: grazie a Massimiliano per la segnalazione.

 

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Published inAttualità

3 Comments

  1. donato

    Non ho ancora letto l’articolo di “Le Scienze” a cui si riferisce il post, per cui mi astengo da ogni giudizio. Ritornerò sulla questione tra qualche giorno, dopo aver letto l’articolo. Qualche appunto al post, però, non posso esimermi dal muoverlo. Sono un lettore di “Le Scienze” da una vita (almeno vent’anni) e posso testimoniare che si tratta di una rivista che ha sempre fatto un ottimo lavoro di divulgazione scientifica. Non dimentichiamo che per moltissimi anni è stata diretta dal prof. Enrico Bellone. La sua linea editoriale mi sembra piuttosto equilibrata e, se oggi posso dire di essere piuttosto al corrente con l’evoluzione delle scienze, lo devo a questa rivista. Per questi motivi, una tantum, mi trovo in disaccordo con l’autore del post circa la durezza di alcuni giudizi espressi sulla rivista che, a parte la tolleranza manifestata per qualche termine poco appropriato o disdicevole, resta, a mio parere, una delle migliori, se non la migliore, rivista di divulgazione scientifica che si possa trovare nelle edicole nostrane.
    Che, poi, la nuova linea editoriale sia piuttosto apertamente schierata sulle posizioni pro-AGW è un altro discorso. Posso testimoniare, comunque, che non mancano voci fuori dal coro. Sulla stessa rivista, infatti, sono state pubblicate interviste a J. Curry, al prof. Muller (quello di BEST), a vari studiosi (di cui adesso mi sfuggono i nomi) che pur non apertamente contrari all’AGW risultavano piuttosto dubbiosi. Su questa rivista, in particolare, ho potuto leggere un articolo in cui si criticavano apertamente le cosiddette energie alternative. Su questa rivista sono stati pubblicati molti articoli in cui si illustravano in modo equilibrato i vantaggi e gli svantaggi dell’energia nucleare. Se ho potuto formarmi delle idee piuttosto “indipendenti” e precise sul nucleare lo devo agli articoli pubblicati su “Le Scienze”. E’ ovvio che, come per tutti i media, quando si legge, vede o ascolta qualcosa, bisogna tenere il cervello connesso e giudicare con razionalità la maggiore o minore bontà di ciò che si legge, vede o ascolta. Lo spirito critico di ognuno di noi deve essere sempre tenuto vivo, guai a farsi trascinare dalle opinioni dei più! E non dimentichiamo, infine, che è stato “Le Scienze” a pubblicare il memorabile articolo di E. Bellone in cui si criticava apertamente il credo AGW. Tale articolo suscitò tanto sconcerto tra le fila dei sostenitori dell’ipotesi AGW che circa trenta di essi, reagirono violentemente alle idee manifestate da Bellone con una lettera aperta al direttore. All’epoca anche CM, mi sembra, si mobilitò in difesa del prof. Bellone. Non per spirito di polemica ma per amor di verità.
    Ciao, Donato.

    • Donato,
      non è mia intenzione mettere in dubbio la rivista di per se, ma questa intervista è decisamente prona alle opinioni di Mann. Non una domanda scomoda, non il minimo dubbio, niente di niente. Mettiamola così, forse chi ha scritto l’articolo è solo superficialmente informato sulla controversa figura di Mann. Lasciamo il beneficio del dubbio.
      gg

  2. claudio

    dopo aver visto il doc della BBC “clima una verità ancora più scomoda” ho la ceretzza che quelli di Mnn non siano ragionamenti scintifici ma fanatismo, appena ho tempo ci faccio un post

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