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L’esercizio (dannoso) del consenso

Alcuni giorni fa si è tenuto presso l’Università di Lecce il primo di una serie di tre seminari organizzati nell’ambito di una iniziativa dell’associazione “Formicaio”. Obbiettivo dichiarato quello di fare comunicazione scientifica su di un ampio spettro di argomenti tutti riconducibili al tema dei cambiamenti climatici.

Il primo evento, che non ho avuto il piacere di poter seguire, è stato pubblicizzato on line dalle pagine di Sud News, con un articolo che ha tutta l’aria di essere un comunicato stampa. Dato che non sono riuscito a trovarlo ingiro però, è necessario partire dal presupposto che si tratti piuttosto di farina del sacco di chi lo ha firmato. E questo è un bene, perché in realtà si tratta di una comunicazione di grande effetto ma di scarsissimo contenuto – eccezion fatta, ovviamente per le coordinate dell’evento, unica informazione solida rilasciata.

Prima di continuare per cortesia andate a leggerlo.

Fatto?

Bene, come avrete visto c’è proprio tutto, dallo scenario spaventoso, al collegamento con gli eventi estremi, ai temi della decrescita (incarnati dall’associazione proponente), al dito puntato contro il genere umano e contro il bieco negazionismo. Ma, soprattutto, c’è il consenso: “La comunità scientifica ha riconosciuto la responsabilità principale di questi fenomeni nell’antropizzazione dell’atmosfera“.

Non un dubbio, non un’esitazione, non il benché minimo spazio lasciato all’incertezza. Che spettacolo il consenso. Del resto, già nel 1990 l’IPCC prese ufficialmente la decisione di perseguire il consenso ai fini della comunicazione scientifica. Una gran bella iniziativa, che però cessa clamorosamente di essere tale se per il tramite del consenso si cerca di attribuire autorevolezza a determinazioni altrimenti scientificamente deboli.

E infatti, ecco che Curry e Webster pubblicano un saggio proprio in materia di consenso e processo di policy making, rivelando che alla fine questa spasmodica ricerca di una visione condivisa e quindi inattaccabile abbia di fatto generato un danno al processo scientifico. Un paio di estratti:

[info]

E’ difficile evitare di concludere che il consenso dell’IPCC sia artefatto e che l’esistenza di questo consenso non fornisca sostanza intellettuale alle loro conclusioni.

[…]

In sintesi, il consenso artefatto dell’IPCC ha effettivamente avuto l’involontaria conseguenza di distorcere la scienza, facendo levare le voci di scienziati che lo disputano e motivando azioni da parte degli scienziati del consenso e di quanti li supportano che hanno abbassato la fiducia del pubblico nell’IPCC.

[/info]

Queste poche righe certamente non rendono giustizia al paper, perciò, ancora una volta, vi consiglio di leggerlo. Potete scegliere tra quella che la Curry definisce la sua versione “riders digest” o il lavoro per intero. Per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità mi limiterò a citare le frasi con cui si aprono le singolo sezioni del paper.

  • Il mio lavoro non sarà facile, ma sono convinto che i problemi saranno risolti in più veloce ed efficiente se ci sarà unità e consenso (Lucas Papademus)
  • In materia di scienza, l’autorità di mille non vale l’umile raigonamento di un singolo individuo (Galileo Galilei)
  • Molto tempo fa un pugno di uomini ha raggiunto un generale consenso circa cosa sia vero e cosa non lo sia e la maggior parte di noi ha continuato a seguirlo sin da allora (Charles de Lint)
  • Consenso significa che tutti sono d’accordo nel dire insieme quello che nessuno individualmente crede (Abba Eban)
  • Storicamente, la rivendicazione del consenso è stata il primo rifugio dei furfanti; è un modo per evitare il dibattito affermando che la questione è già definita (Michael Crichton)
  • La scienza è la fiducia nell’ignoranza degli esperti (Richard Feynman)

Chissà se qualcuno di questi signori abbia trovato o troverà ospitalità (metaforica ovviamente) nell’ambito dei suddetti seminari. Difficile, da quel che mi risulta stanno tutti battendo cassa alle lobbies più inquinanti.

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Published inAttualità

10 Comments

  1. Roberto

    mi è saltata l’ultima parte del commento, riscrivo qui…

    sia ben chiaro che come meteorologo continuerò a seguirla, avendo di lei grande stima per le sue competenze (indiscutibili) in quel campo specifico.

  2. Roberto

    Caro Guido Guidi,
    sono Roberto Ingrosso, esponente del Formicaio, nonchè organizzatore del progetto.
    Volevo farle i piu sentiti complimenti per il suo articolo a descrizione dell’evento.
    Purtroppo capisco che, per chi ha mancanza di contenuti e competenze, risulti più d’effetto denigrare un’iniziativa, organizzata da ragazzi neolaureati, senza alcun secondo fine, che ha la sola intenzione di fare chiarezza scientifica sul problema. Se ha qualcosa di ridire sui relatori e sulle loro (quelle si) competenze, lo espliciti con una critica seria, non con la solita vuota retorica. Delle incertezze se ne è ampiamente parlato e se ne parlerà nei successivi seminari. Brutta cosa parlare per impressioni, ma ognuno ha il suo stile.
    Prendiamo atto con un sorriso della sua opinione e la lasciamo al suo gossip climatico, di cui è certamente un grande esperto.

    Stia bene e la prossima volta le consiglio di partecipare ad alcuni dei seminari. Non sia mai che, perfino lei, possa imparare qualcosa.

    ps: quali sarebbero i temi della decrescita nel nostro seminario?

    ps2: l’articolo è frutto della mente della giornalista, dato che il comunicato era ben diverso. Ma dall’alto della sua saccenza, capisco che questo è un dettaglio.

    • Roberto, se non avessi la certezza di aver organizzato un evento a senso unico, ti saresti accorto che la critica è all’articolo, non al seminario né al comunicato. Se mi fai avere gli atti e il comunicato stesso li pubblico all’istante. Non avendolo seguito, cosa che ho specificato, sono convinto che poi le opinioni espresse saranno state molto equilibrate e avranno certamente smentito nell’ordine: 1) che la comunità scientifica è convinta della responsabilità umana sulle recenti dinamiche del clima, 2) che esista un collegamento tra i media e le lobbies più inquinanti (mi pare che in questi giorni sia venuto fuori piuttosto il contrario, vedi i fatti della BBC).
      Grazie per il sorriso. Aspetto news.
      gg

    • Roberto

      Caro Guido,
      per piacere passi (appena può) anche la seconda parte del commento, che ritengo importante.

      Bene, accetto il suo chiarimento e ripeto che quell’articolo è frutto, in gran parte, delle conoscenze della giornalista. E’ anche vero che la comunità scientifica si è espressa in tal senso, affermando che l’uomo è il principale responsabile. E lo dicono tutte le Accademie delle scienze, i centri di ricerca, le associazioni di categoria e i gruppi di ricerca (ad esclusione di pochi scienziati). Possiamo ritenere quel tipo di conclusione altamente attendibile e giustificabile.

      Oltre che notare la “velata” ironia nel suo commento, le ripeto che, di incertezze, se ne è parlato e molto. Conosce, ad esempio, il Prof. Lionello? Il modo con cui presenta sia le proprie pubblicazioni, che quelle altrui?
      Il primo seminario si è basato sugli aspetti fisici più solidi (di comunicazione se ne è parlato poco e si è sottolineato che l’aspetto riguarda soprattutto realtà come gli USA), il secondo si baserà sugli impatti, dove le incertezze sono più evidenti.

      Ecco qui il programma del secondo seminario, dove sottolineo il termine “possibili” affiancato ad impatti.

      II Seminario:
      “I possibili impatti del cambiamento climatico”

      19 novembre 2012 ore 15.30
      Sala conferenze Rettorato

      Relatori:

      – “Le ondate di calore, rischi futuri e prevenzione” Paola Michelozzi, Dipartimento di Epidemiologia Regionale Lazio

      – “ La Terra come un sistema: cambiamenti climatici ed impatti sugli ecosistemi marini” Marcello Vichi, CMCC e INGV Bologna

      – “Vulnerabilità e strategie di adattamento dei sistemi colturali ai cambiamenti climatici in ambiente mediterraneo” Domenico Ventrella , C.R.A. Bari

    • Roberto

      Dimenticavo il comunicato per il primo incontro:

      Il cambiamento climatico rappresenta il principale problema ambientale a livello globale. La comunità scientifica ha dichiarato che è l’uomo stesso il principale responsabile, a causa delle emissioni senza precedenti di gas serra. La comprensione del problema e delle possibili soluzioni è quindi fondamentale per favorire l’azione verso politiche di riduzione e adattamento.

      Il progetto prevede un ciclo di tre seminari, a cui parteciperanno docenti e ricercatori impegnati nella ricerca scientifica sul tema e sulle possibili soluzioni tecnologiche. Il ciclo di seminari sarà supportato da attività complementari, quali proiezioni e incontri basati sulla comunicazione non-formale ( world café, discussion games, ecc..).

      Il primo seminario si terrà lunedì 29 ottobre alle ore 16 presso l’Aula Ferrari-Palazzo Codacci-Pisanelli e vedrà la presenza di Piero Lionello, climatologo, docente presso l’Università del Salento, di Stefano Caserini, docente presso il Politecnico di Milano, già autore di alcuni libri riguardanti la scorretta divulgazione del problema da parte di alcuni mezzi di informazione e di Antonello Pasini, ricercatore presso il CNR-IIA di Roma.

    • Vedi Roberto, la gente, ovvero quelli che vorremmo raggiungere con questo genere di iniziative, legge gli articoli, non i paper. E visto che il pezzo in questione non ha niente a che vedere con il comunicato, hai per caso chiesto una rettifica?
      gg

    • Roberto,
      ho moderato anche la seconda parte. Grazie. Dal momento che la tua mi pare un’opinione informata, vorrei però che ti fermassi a riflettere sul fatto che la meteorologia e la climatologia non sono affatto così distanti come sembra. prova ne sia il fatto che oggi tra i climatologi va molto di moda cercare il collegamento tra le dinamiche del clima e gli eventi intensi, tipicamente afferenti al sistema meteorologico. Circa questi aspetti si sentono dire delle assurdità totali, che mi auguro che la tua opinione informata – e la comunicazione che sostieni attraverso le tue iniziative – chiariscano per quello che sono. Mettiamola così, se un climatologo può parlare di meteo io posso parlare di clima. Naturalmente sono disponibile ad essere corretto, anche se non mi risulta che funzioni così anche nel senso inverso.
      Circa quello che dicono tutte le accademie delle scienze etc etc, hai ragione. Peccato che non lo dicano i fatti. Per cui quella conclusione è giustificabile ma non attendibile, fino a prova contraria.
      Rinnovo comunque la mia disponibilità a pubblicare atti e documentazione inerente ai seminari.
      gg

    • Roberto

      Guido,
      non sono distanti certo e avendo avuto la fortuna di studiare nel mio percorso di studi le basi di climatologia e meteorologia (oltre che di altre materia attinenti alla materia climatica) ne comprendo abbastanza bene i punti in comune. Ma come lei saprà, la scienza ha raggiunro gradi di specializzazione tali che perfino all’interno della stessa materia (le faccio l’esempio della fisica dell’atmosfera, esistono compentenze ben differenti, c’è chi studia la dispersione degli inquinanti, chi il clima, chi le aree urbane ecc..). Un altro esempio puo essere quello della medicina, dove esistono gradi di specializzazione addirittura all’interno della stessa area (es: ortopedia).
      Per quanto mi riguarda non mi sognerei mai di andare da un professore di climatologia, per chiedere “consulenze” meteo di alto livello, ne io conosco esempi di climatologi che fanno previsioni (giusto per prendere un aspetto, quello piu conosciuto, della meteorologia).
      Che poi lei possa parlare di clima, cosi come di tutto quello che vuole, rientra nella libertà di espressione, ma chiaramente, per sua formazione, si è specializzato in altro, per cui non può essere definibile come esperto del campo specifico.
      Sulle accademie delle scienze (e non solo, come ho precedentemente scritto) è un dato di fatto che la presa di posizione c’è e che i fatti dicano cose diverse è una sua opinione, rispettabilissima, ma che rimane tale. Per quanto mi riguarda e per quanto ho studiato le cose stanno diversamente. Se noi diciamo che la comunità scientifca dice una determinata cosa, è perchè è così, non stiamo effettuando alcuna distorsione della realtà. La notizia è quindi attendibile, in quanto credibile, ammissibile, ovvero degna di attenzione, che è il significato della parola.

      Sulla disponibilità, la ringrazio…I programmi completi sono già sul link dell’Università, da lei inserito, quindi è come se l’avesse già fatto.

    • Roberto, grazie a te del confronto. Non ho mai detto che si distorce la realtà, mi limito semplicmente a far notare che non se ne tiene proprio conto. E questo mi pare molto peggio. Comunque, avrei da risponderti altro ma so già dove andremmo a parare e visto che la mia critica, torno a ripeterlo, era all’articolo, è meglio finirla qui.
      Buon lavoro.
      gg

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