E poi dicono che non è un circo…

Da Science Daily. L’ultimo allarme non è climatico né meteorologico, è semplicemente una questione di spazio.

Si tratta di un commento ad un articolo pubblicato su Nature Climate Change:

Equity and state representations in climate negotiations

Un po’ di numeri snocciolati nel commento e nel paper. I delegati delle adunate salva-pianeta dal 1995, anno della prima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, alla COP15 del 2009, sono cresciuti di 1400%. Da i 757 intervenuti in rappresentanza di 170 paesi, si è passati a 10,591 per 194 paesi, cui, sempre alla Cop15, si sono aggiunti 13,500 gitanti in rappresentanza di 937 ONG.

Pare che questo affollamento rallenti i negoziati, anzi, li vanifichi. Mentre infatti i paesi ricchi e quelli in corso di arricchimento continuano salvo rare eccezioni a gonfiare le loro delegazioni, quelli poveri non ce la fanno a stargli dietro. Per cui delle due l’una, o le prossime Cop le fanno allo stadio – proposta non malaccio perché alla fine con il solito comunicato salva-faccia si potrebbe accennare anche la ola – oppure si danno tutti una regolata.

Come? Ma è semplice, ci si deve liberare del consenso, nel senso che date le proporzioni dei negoziati/negozianti un accordo non sarà mai possibile.

Meditate gente, meditate.

 

NB: Nell’immagine, la configurazione tipo dei prossimi summit, con i pochi delegati che, pur controvoglia, si lasciano sapientemente guidare dall’illuminato di turno.

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Author: Guido Guidi

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10 Comments

  1. Vi ricordate quando ad uno di questi convegni alcuni delegati vennero indotti a firmare una petizione per la limitazione del “DiHydrogenMonoxide” i cui vapori costituiscono un pericoloso “Gas Serra”? Tempo fa circolava in rete un video in proposito.

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    • Questa è troppo bella: limitazione del “DiHydrogenMonoxide”…ma non era già in via di esaurimento? 🙂

    • Costituiscono il più pericoloso dei gas serra, a dir la verità, molto più della CO2.
      Non solo ma:
      What are some of the dangers associated with DHMO?
      Each year, Dihydrogen Monoxide is a known causative component in many thousands of deaths and is a major contributor to millions upon millions of dollars in damage to property and the environment. Some of the known perils of Dihydrogen Monoxide are:
      Death due to accidental inhalation of DHMO, even in small quantities.
      Prolonged exposure to solid DHMO causes severe tissue damage.
      Excessive ingestion produces a number of unpleasant though not typically life-threatening side-effects.
      DHMO is a major component of acid rain.
      Gaseous DHMO can cause severe burns.
      Contributes to soil erosion.
      Leads to corrosion and oxidation of many metals.
      Contamination of electrical systems often causes short-circuits.
      Exposure decreases effectiveness of automobile brakes.
      Found in biopsies of pre-cancerous tumors and lesions.
      Given to vicious dogs involved in recent deadly attacks.
      Often associated with killer cyclones in the U.S. Midwest and elsewhere, and in hurricanes including deadly storms in Florida, New Orleans and other areas of the southeastern U.S.
      Thermal variations in DHMO are a suspected contributor to the El Nino weather effect.

      Da mettere davvero paura, eh ? 🙂
      fonte:
      http://www.dhmo.org/facts.html

    • Anche se, allo stato attuale della scienza, non si puo’ definire come causa del decesso e’ un dato di fatto che la maggior parte dei deceduti ha ingerito DHMO nelle 24 ore precedenti il fatto (anche nei casi di morte violenta), quindi per il principio precauzionale….

    • Certo che se avessero scritto una petizione per limitare l’uso dell’acqua sarebbero stati presi a calci! 🙂
      A volte, come ci ricordava qualche secolo fa A. Manzoni, con un po’ di “latinorum” si riesce sempre a girare la frittata. 🙂
      Ciao, Donato.

  2. Committees meet hours to produce minutes…

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  3. Evidentemente sono rimasti ancora tanti soldi da spartire… 🙁 (le vacanze gratis fanno gola a tutti)

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  4. Dal punto di vista antropologico queste adunate ocaniche mi paiono il sintomo di un sistema di relazioni internazionali che ha smarrito l’idea di rappresentanza.

    Ma questa massa di persone impegnata a salvare il pianeta non si domanda mai quanta CO2 emette spostandosi in aereo da un’angolo all’altro del pianeta stesso?

    Perchè tali adunate non si organizzano per via tlematica?

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    • Fate quel che vi dico, non quel che faccio…

  5. Se è vera la prima legge della comitatologia (“il numero di partecipanti è inversamente proporzionale alla gravità del problema”) tra qualche anno non si parlerà più di AGW. O è una pia illusione?

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