Tutte le zone della Terra sono uguali dal punto di vista della conoscenza climatica, ma alcune zone sono più uguali delle altre

Posted on 25 novembre 2012
Articolo di

di Fabio Spina

Della “WMO TECHNICAL CONFERENCE ON METEOROLOGICAL AND ENVIRONMENTAL INSTRUMENTS AND METHODS OF OBSERVATION” organizzata dalla CIMO WMO (The Commission for Instruments and Methods of Observations del “World Meteorological Organization”), che si è svolta dal 15 al 18 ottobre 2012 a Bruxelles, abbiamo già scritto su CM. Nell’interessantissima conferenza sono stati presentati numerosi lavori sulla strumentazione meteorologica, trovate dei riassunti delle presentazioni a questa pagina.

Grazie ad alcune foto ricevute possiamo riportare su CM anche slide delle due presentazioni introduttive, tutto al solo scopo di stimolare qualche riflessione.

Il secondo intervento della conferenza, dal titolo “Introduzione alle priorità dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale”, è stato del cinese Wenjian Zhang, Director, direttore del Dipartimento “Observing and Information Systems” del WMO.

Ormai quasi tutti danno per scontato che grazie alla tecnologia conosciamo perfettamente cosa sta accadendo dal punto di vista meteorologico in ogni angolo della Terra, quindi può sorprendere della seguente slide il punto riguardante i DATA:

Ma vuoi vedere che non tutto il globo terrestre è coperto in modo omogeneo e la maggior parte dei dati utilizzati per calcolare le famose “temperature medie globali” non sono “misurati” ma frutto di modelli matematici? Per ridurre i costi chiudiamo le stazioni meteorologiche isolate e potenziamo i calcolatori, aspettiamo che alla fine del processo paradossalmente qualcuno dirà: ”Datemi una temperatura locale e vi calcolerò la globale”.

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10 Replies to "Tutte le zone della Terra sono uguali dal punto di vista della conoscenza climatica, ma alcune zone sono più uguali delle altre"

  • donato
    25 novembre 2012 (17:47)
    Reply

    Questa conferenza sta mettendo a nudo molte problematiche che in ambiente scettico circolano da diverso tempo: la trasformazione di dataset strumentali e quindi desunti dalla realtà sperimentale, in dataset virtuali cioè generati da interpolazioni statistico-matematiche; l’omogeneizzazione di misurazioni sulla base di algoritmi matematici e non sulla base del confronto di misurazioni eseguite con doppia strumentazione; l’utilizzo di strumenti (sia di tipo tradizionale che di tipo remoto) affetti da errori.
    Mi auguro che dopo queste analisi piuttosto attente si possa individuare un’opportuna strategia di intervento per cercare di eliminare le distorsioni che caratterizzano il settore.
    Ciao, Donato.

    • Fabio Spina
      26 novembre 2012 (08:06)
      Reply

      Di spunti ce ne sono molti, purtroppo le due prime presentazioni non sono state messe on-line e quindi ho fatto ricorso a delle foto.
      Per correttezza debbo scrivere che, molto probabilmente, un “non-scettico” averebbe potuto estrarre anche delle slide a favore delle proprie tesi/dubbi. L’importante però per me è che rimanga la consapevolezza che non è vero che tutto è certo in fatto di atmosfera, che ormai sappiamo tutto. Alcuni dubbi rimangono anche ai livelli WMO e si sta cercando faticosamente di risolverli.
      Ciao

  • luigi mariani
    25 novembre 2012 (18:26)
    Reply

    Caro Fabio,

    Non so se la considerazione direttore del Dipartimento “Observing and Information Systems” del WMO possa consentirci di dire che “la storia ci ha dato ragione”. Tuttavia da anni questa carenza osservativa è costantemente oggetto di discussione su CM oltre ad essere sotto gli occhi di chi si occupa con serietà di climatologia.

    E’ che oggi la qualità delle reti osservative al suolo è in decadenza in quanto:
    – le spese di acquisto delle stazioni sono relativamente basse
    – le reti costano molto in termini di gestione
    Come conseguenza nei Paesi più voluti assistiamo in modo crescente a doppioni e sprechi mentre nelle aree povere del mondo (che sono poi spesso anche le più esposte al rischio climatico) la fittezza delle reti è sempre più bassa.

    Pertanto non prevedo un futuro facile per le reti osservative, a meno che… a meno che non ci si decida a realizzare l’idea di osservatorio mondiale lanciata molto tempo fa dal professor Zichichi nei seminari di Erice (si parla probabilmente degli anni 80).

    In tal senso penso ad uan rete che sia:
    – omogenea e cioè con stazioni tutte uguali fra loro
    – collegata in real time via satellite ad un centro di acquisizione
    – manutenuta con continuità
    – con siti scelti in modo da presentare uan rappresentatività per la macroscala e la mesoscala alfa.

    Come modello organizzativo concreto penso qui alla rete globale di boe ARGO (www.argo.net).

    E qui, vista la preoccupazione crescente per il GW, penso che non dovrebbe essere proibitivo trovare i fondi per un’operazione tanto benemerita.

    Tu che ne pensi?

    • Fabio Spina
      26 novembre 2012 (08:00)
      Reply

      Caro Luigi,
      gli osservatori climatologici debbono durare a lungo, in eccellenti condizioni ed in aree remote, quindi sono costosi, difficili da matenere e producono “utili” a lunga scadenza.
      Nell’epoca attuale invece si vogliono programmi poco costosi, facili da mantenere e che producono “utili” a breve, quindi anche se tecnicamente tutto è fattibile PURTROPPO non credo che nessuno voglia imbarcarsi in progetti di cui i nipoti/figli vedranno i benefici. L’epoca attuale, nonostante la crisi, credo che sia ancora “ricca”, ma non credo che nessuno si voglia caricare di un impresa di cui non vedrà i benefici (come esponsabile del programma). Forse i tecnici sarebbero d’accordo in quello che dici, ma i piani più alti della strategia non credo.
      Questa è un mio parere pessimista, spero di essere smentito. A me pare che tutti vogliano “tutto e subito”, se non si può fare allora è sufficiente qualcosa ma basta che sia subito. Il problema AGW sta ammazzando il resto della ricerca in fisica dell’atmosfera che sembra scomparsa come interesse. Ma l’AGW finirà non appena si decide se firmare o meno l’accordo sull’emissione dei gas serra che ha forti impatti economici/finanziari. Da quel momento forse si tornerà alla normalità che purtroppo per l’Italia vorrà dire sempre pochi fondi per la ricerca.
      Grazie ed a presto Fabio

    • Alvaro de Orleans-B.
      26 novembre 2012 (17:41)
      Reply

      Leggo sopra:

      ——————–
      In tal senso penso ad una rete che sia:
      – omogenea e cioè con stazioni tutte uguali fra loro
      – collegata in real time via satellite ad un centro di acquisizione
      – manutenuta con continuità
      – con siti scelti in modo da presentare una rappresentatività per la macroscala e la mesoscala alfa.
      ——————

      Allora aggiungo un modesto contributo: se oggi dovessi ripartire con quata idea, pooso osservare un vantaggio che il prof. Zichichi non aveva, l’esistenza e la distribuzione capillare delle torri per cellulari.

      Ragioniamo:

      — ne abbiamo già qualche milione in giro per il mondo, ad esempio 150.000 solo in Africa;
      — ognuna ha già energia, rete dati e un sistema di manutenzione;
      — moltissime sono rurali, fuori dall’urban heat island;
      — quasi tutte sono in punti alti, probabilmente interessanti come punti di misura;
      — gli operatori sono spesso “green conscious” e probabilmente suscettibili di collaborare con un simile progetto at cost (per loro un costo principale è il “wind load” per i sensori sulla torre).

      Vi lascio immaginare il risparmio rispetto ad una rete ex-novo…

      • Fabio Spina
        26 novembre 2012 (18:53)
        Reply

        L’idea è sicuramente interessante e qualcuno presumibilmente nel mondo ci sta già pensando visto il lavoro presentato sempre alla CIMO dai russi: http://www.wmo.int/pages/prog/www/IMOP/publications/IOM-109_TECO-2012/Session1/P1_14_Koldaev_Cell_phone_tower_meteostation.pdf
        A livello regolamento WMO delle stazioni il posizionamento delle stazioni andrebbe valutato caso per caso ed in molti casi a livello climatico non so se rispetterebbero i requisiti richiseti, però sicuramente la rete potrebbe essere rappresentativa per scopi di protezione civile e sinottici risolvendo molti problemi. Come dici te rimane il problema dei costi del progetto.

      • luigi Mariani
        26 novembre 2012 (22:21)
        Reply

        L’idea mia pare davvero interessante. In efetti un gigante della telefonia moble potrebbe essere uno sponsor per un’impresa di questo tipo, nelal quale mi imbarcherei più che volentieri! (riscrivo il commento che è finito, non so perchè, più in alto)

  • Global Warming? Nevermind the Warming, still nobody knows if it’s Global… | Omnologos
    25 novembre 2012 (22:15)
    Reply

    […] (first reported by Fabio Spina on Climatemonitor.it – in Italian) […]

  • Maurizio Morabito
    25 novembre 2012 (22:17)
    Reply

    Ho “espanso” il concetto in inglese qui.


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