Era più caldo dove fa freddo

Perdonate il titolo forse senza senza senso, quando l’ho scritto avevo vogglia di scherzare. Un senso però potrebbe averlo, per esempio ripensando alle tristi giornate dell’agosto scorso, quando giornali, siti web e tv di tutto il mondo, hanno pubblicato articoli e montato documentari in cui ci si chiedeva se la Groenlandia si stesse sciogliendo.

 

Dal momento che la “Terra Verde” è ancora lì (ma lo sapevamo anche ad agosto), perché tornare a parlarne oggi? Beh, se le premesse sono quelle che hanno animato l’insulso dibattito di questa estate, difficilmente lo sapremo dai media generalisti. La notizia, infatti, non sa di catastrofe. Eccola qua:

 

  • Greenland Ice Cores Reveal Warm Climate of the PastScience Daily
  • New Greenland Ice Core Reveals Warmer Temperatures 120,000 Years AgoScience Daily
  • Eemian interglacial reconstructed from a Greenland folded ice coreNature

 

Al terzo alinea, naturalmente, il paper pubblicato su Nature che ha originato i due post di commento su SD.

Sicché, pare che finalmente questi ricercatori siano riusciti ad ottenere una serie proxy sufficientemente densa e continua per l’ultimo periodo interglaciale, l’Eemiano, ossia per un lasso di tempo che va da 115.000 a 130.000 anni fa. Dai carotaggi nel ghiaccio e dallo studio dei rapporti isotopici in esso contenuti, hanno dedotto che durante l’intervallo tra le due ultime glaciazioni le temperature per quella zona del Pianeta fossero da 5 a 8°C più alte di quelle attuali, cioè del nostro periodo interglaciale.

 

Scoperta interessante non è vero? Ma non è tutto, i loro dati, se da un lato forse contribuiscono a chiarire una volta del tutto che la Terra è già stata più calda di adesso in assenza ovviamente di un contributo antropico, dall’altro minano anche alcune delle “certezze” con cui si alimenta quotidianamente il catstrofismo climatico. Sembra infatti che in presenza di quelle temperature, lo spessore del ghiaccio sulla zona dove sono state prelevate le carote di ghiaccio fosse di poche centinaia di metri inferiore all’attuale. Ciò implica che in presenza di informazioni più o meno certe circa il livello dei mari di allora – 4-8 metri superiore all’attuale – il contributo al livello dei mari dello scioglimento dei ghiacci groenlandesi sia stato inferiore a quanto si immaginava. Tale innalzamento pare sia quindi in larga misura da attribuire allo scioglimento dei ghiacci antartici.

 

I quali, con l’eccezione della Penisola Antartica, non si stanno sciogliendo. Lo dico sempre io, viviamo tempi interessanti, ma ancora più interessanti dovevano essere quelli di allora, dove era più caldo dove fa freddo.

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Author: Guido Guidi

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11 Comments

  1. “Tale innalzamento pare sia quindi in larga misura da attribuire allo scioglimento dei ghiacci antartici. I quali, con l’eccezione della Penisola Antartica, non si stanno sciogliendo.”

    A proposito di Penisola Antartica e di scioglimento dei ghiacci è stato da poco pubblicato su Nature Geoscience un paper in cui si analizza proprio il caso della Penisola Antartica:

    http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo1703.html

    Il paper a firma di J. Pike et al. analizza con una metodologia innovativa, elaborata proprio dal gruppo di ricercatori ed applicata per la prima volta al mondo, una serie fossile di diatomee molto lunga e molto ben conservata che copre un periodo di circa 12000 anni. Si tratta, come si può vedere, di dati proxy da cui gli autori dello studio sono riusciti a risalire alle temperature dell’area sulla base delle concentrazioni dell’isotopo 18 dell’ossigeno contenuto nello scheletro siliceo delle diatomee. La concentrazione di tale isotopo nelle acque in cui vivevano le alghe fossili dipende dalla temperatura atmosferica che è responsabile dello scioglimento dei ghiacci terrestri e, quindi, dello scarico in mare di acqua dolce che altera il rapporto isotopico dell’ossigeno negli scheletri silicei delle diatomee. L’analisi della composizione ecologica delle varie specie di diatomee, invece, ha consentito di risalire alla temperatura dell’acqua. Sulla base dei risultati dello studio i ricercatori attribuiscono gran parte dello scioglimento del ghiaccio verificatosi negli ultimi 3500 anni alla temperatura dell’atmosfera piuttosto che alle correnti oceaniche superficiali e profonde. Prima di 3500 anni fa e negli ultimi 250 anni, invece, ciò non è accaduto, in altre parole le temperature atmosferiche non hanno determinato lo scioglimento di masse di ghiaccio terrestre tali da determinare variazioni della composizione isotopica delle acque circostanti la Penisola Antartica. Secondo gli autori dello studio la temperatura atmosferica nella zona antartica dipende dall’insolazione estiva e dalle correnti atmosferiche modulate dall’indice ENSO. In altre parole ciò che succede nella Penisola Antartica dipende da quanto accade alla temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico e, quindi, in ultima analisi da quanto avviene nelle altre parti del mondo. Gli autori, infine, hanno cercato di individuare con metodologia “Morlet wavelet analysis” la presenza di periodi particolarmente significativi nei dati. Gli spettri di potenza così calcolati, come si vede dal grafico allegato all’abstract, hanno consentito di appurare che negli ultimi 3500 anni le temperature atmosferiche sono caratterizzate da periodi multisecolari (circa 500 anni, mi sembra).
    Questa ciclicità naturale appare ,a mio giudizio, particolarmente degna di nota e potrebbe spiegare anche le anomalie di temperatura che caratterizzano le zone antartiche in generale e la Penisola Antartica in particolare.
    Nel chiudere questo commento (a dir la verità un poco OT) ho letto il commento di F. Zavatti che ha indicato un sito in cui trovare la versione più ingrandita del grafico che apre il post. Sono andato a vedere il grafico e ho notato che le temperature in Groenlandia sembrano molto ben correlate con l’insolazione estiva. Questa mia impressione è stata confermata dalla didascalia del grafico che a proposito del picco di temperatura dell’Eemiano recita “The early Eemian, 128 to 122 thousand years ago, coincides with strong northern summer insolation.”
    E poi dicono che il Sole in tutte queste vicende ha un’importanza secondaria!
    Ciao, Donato.

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  2. E’ sempre un piacere leggere i tuoi articoli, perchè, tra le tante cose, l’ironia che li contraddistingue sdrammatizza la continua ricerca all’estremizzazione di ogni evento o notizia climatica. Grazie per il tuo impegno

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    • Grazie a te per essere tra i nostri lettori.
      gg

    • Mauro, l’ideologia dell’AGW e il denaro condividono il colore…
      gg

  3. A proposito di GW, cosa ne pensa delle parole del sig. Patrick Verkooijen?

    Post a Reply
  4. Mi piace questo sito, perché, pur parlando di scienza e tecnica, evidenzia come l’uomo moderno, per il fatto di padroneggiare sempre meglio scienza e tecnica, si inorgoglisca e pecchi di superbia, la “hybris” degli antichi greci. Di fronte a scoperte come quelle descritte, ma anche a molte altre, mi sembra che un atteggiamento più umile sarebbe anche il più scientifico. “Sapere di non sapere”, come diceva Socrate, è sicuramente più saggio che presumere di sapere. Ormai il “non sapere” viene lasciato solo alle questioni etico-morali, che poi è una facile scusa perché ognuno faccia di testa sua, peccando anche qui di “hybris”. Personalmente mi fa molta più paura questo clima intellettuale che quello atmosferico, e la cosa paradossale è che l’uomo moderno non vuole cambiare quello che potrebbe (il clima intellettuale) e poi pretende di cambiare quello che non può (il clima atmosferico). Mi spiace molto, perché, per concludere il parallelo con le tragedie greche, alla “hybris” segue sempre la “nemesis”, la giusta punizione della superbia.

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    • Paolo,

      “la cosa paradossale è che l’uomo moderno non vuole cambiare quello che potrebbe (il clima intellettuale) e poi pretende di cambiare quello che non può (il clima atmosferico)”

      Questo concetto, con il tuo permesso, mi piacerebbe che diventasse il nostro motto.

      gg

    • Molto volentieri, lo considererei un onore.

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