Il DNA degli Etruschi e le migrazioni dall’Oriente

Il post di Luigi Mariani sulle origini del popolo etrusco ha suscitato molto interesse. Ne è seguita una discussione nell’ambito della quale abbiamo ricevuto un lungo commento da parte di Alberto Palmucci. Mi è sembrato giusto riprodurlo per intero in forma di post. Buona lettura.

 

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Quanto segue riprende ed aggiorna allo scopo attuale una parte di quanto da me già esposto nel numero 62/63 di “Aufidus” (Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’ Università di Bari; Dipartimento di Studi del Mondo Antico dell’Università di Roma Tre).

 

In data 06/02/2013 la rivista Plos (Università di Wisconsin, USA) ha pubblicato su Internet il saggio compilato in lingua inglese da un’equipe di genetisti coordinata da Guido Barbujani e da David Caramelli. Dalla lettura dei risultati degli esami scientifici pubblicati nel testo non si ricava affatto che negli ultimi secoli del secondo millennio avanti Cristo non ci possano essere state una o più migrazioni di gruppi di persone (Troiani, Misi, Lidi e Pelasgi) che dall’Anatolia vennero nell’Italia centrale tirrenica costituendo così il contributo esterno alla formazione dell’etnos di quella nazione che i Romani chiameranno Etruria. Dalla relazione dell’equipe dei genetisti, l’autoctonia degli Etruschi, così come sbandierata dai media, non è affatto evidente, anzi se ne può ricavare il contrario. Per spiegarlo non sarebbe corretto produrre una serie di enfatiche affermazioni o negazioni come fanno i media; ma, poiché, si tratta di cercare di capire quale possa essere stata l’origine o comunque la formazione della più antica civiltà fiorita sul suolo italico, abbiate la bontà e la pazienza di leggere tutta la digressione che vi presento.

 

A cominciare dal 1987 noi abbiamo condotto un prolungato studio sull’Eneide di Virgilio ed i suoi antecedenti mitostorici. In modo particolare, abbiamo esaminato la tradizione della consanguineità degli Etruschi di Corito Tarquinia con i Troiani. I risultati furono via via pubblicati soprattutto dalla Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dalle Università di Innsbruck, di Genova, di Bari e Roma Tre.

 

Nel 1994, i genetisti Luigi Cavalli Sforza e Alberto Piazza, unitamente all’ecologista Paolo Menozzi hanno reso noto che le caratteristiche genetiche di coloro che oggi, in Italia, vivono nella regione dell’antica Etruira sono notevolmente diverse da quelle degli altri Italiani. Con ciò, essi ritenevano possibile che gli Etruschi fossero un popolo immigrato, come proposto dalla tradizione della parentela con i Troiani, e concludevano che dati più attendibili potrebbero venire dall’esame genetico degli abitanti delle presunte originarie regioni.

 

Al Congresso Internazionale Anatolisch und Indogermanisch (Anatolico ed indoeuropeo), tenutosi presso l’Università di Pavia nel 1998, noi abbiamo portato un contributo dal titolo Tarconte, un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, dove presentavamo una lunga serie di documenti testimonianti che gli Etruschi, a torto o a ragione, ma forse a ragione, ritenevano d’essere imparentati con i Troiani. In quella stessa occasione facevamo rilevare che il nome di Tarconte, fondatore eponimo di Tarquinia (etr. Tarchuna), venuto dall’Anatolia, trova riscontro in quello del dio anatolico Tarui o Tarhui o Tarhun o Tarhunt. Dai testi ittiti risulta che questo dio era il protettore di Taruisa o *Tarhuisa (Troia) e che da lui la città aveva preso il nome. I nomi di Troia e di Tarquinia deriverebbero dunque da quello della stessa divinità.
Sul merito di quell’intervento, Robert Beekes, professore all’Università di Leiden (Olanda), scrisse: “Palmucci sostiene che ci sono prove che la storia di Enea in Italia fu preceduta da una versione dove il viaggio da Troia ebbe per meta l’Etruria. Se ciò è vero, è di grande importanza: quando i Romani dicevano di venire da Troia, quella storia non sarebbe stata romana, bensì etrusca”.

 

In un nostro susseguente lavoro su L’origine degli Etruschi nelle fonti Etrusche (“BollStas” 2002), noi abbiamo anche auspicato che prima o poi i genetisti dessero una conferma significativa. E i genetisti l’hanno poi data, sì che in America, Christopher Wilhelm, professore alla Mayfield Senior School della California (U.S.A), poté far presente che il lavoro dei genetisti aveva sostanziato la documentazione archeologica e letteraria presentata da Palmucci (C. Wilhelm, The Aeneid and Italian Prehistory).

 

Nel 2004, infatti, una prestigiosa rivista americana di genetica, seguita nel 2006 da un’altrettanto autorevole rivista inglese, ha pubblicato i dati ottenuti dalla equipe del genetista Guido Barbujani durante un’indagine condotta sul confronto tra il DNA mitocondriale degli antichi Etruschi e quello di coloro che oggi abitano in Italia, in Europa, nel Nord dell’Africa e nel Vicino Oriente. Debbo ringraziare Barbujani per avermi fornito i testi inglesi originali delle pubblicazioni, ed avermi così liberato dalle pubblicistiche informazioni che avevo ricevuto dai media.
Al termine dell’indagine, l’equipe riscontrò che il DNA degli antichi Etruschi ha qualche somiglianza con quello degli attuali abitanti di quelle parti d’Italia corrispondenti alla vecchia Etruria. Entrambi i DNA, poi, l’antico e il moderno, non presentavano significative somiglianze con quello delle altre regioni italiane (Sardegna compresa) ed europee. Somigliavano però da un lato a quello di alcune attuali popolazioni della Germania e della Cornovaglia, e dall’altro a quello delle attuali popolazioni delle coste meridionali del Mediterraneo e del vicino Oriente. I 28 scheletri indagati erano stati prelevati a Tarquinia, Magliano, Castelfranco, Castelluccio, Volterra, Capua ed Adria. Essi provenivano da differenti località, ma non mostrarono fra loro significative diversità genetiche.

 

Da questa omogeneità Barbujani dedusse che i vari popoli che avevano composto la Federazione Etrusca, avessero costituito una nazione etnicamente omogenea. Il fatto poi che le loro caratteristiche genetiche non avessero una grande corrispondenza con quelle degli attuali “Etruschi” gli fece pensare che il DNA degli antichi scheletri indagati appartenesse esclusivamente al ceto dominante derivato dal popolo invasore. Questo ceto avrebbe introdotto anche la lingua; e dopo la conquista romana, esso sarebbe scomparso assieme alla lingua. Noi, tuttavia, in un lavoro (“Aufidus” 2007 “62-63”), pubblicato dall’l’Università di Bari e di Roma Tre, gli facemmo presente che la somiglianza del DNA degli Etruschi con quello degli odierni popoli germanici ed orientali poteva anche esser dovuta ad unità di stirpe con l’una o l’altra gente o con entrambe distintamente, e che unità di stirpe e migrazioni potevano essere anche compatibili l’una con l’altra.

 

Nell’aprile 2007, un’equipe guidata dal prof. Antonio Torroni ha pubblicato nella sopra citata rivista americana i risultati di una nuova ricerca. L’equipe ha studiato il DNA mitocondriale di 322 persone toscane abitanti da almeno tre generazioni a Murlo, Volterra e Valle del Casentino, e non imparentate fra loro. Lo ha poi confrontato con quello di altri quindicimila soggetti di cinquantacinque popolazioni dell’Italia, dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del vicino Oriente.
Ringrazio Torroni per avermi inviato il testo inglese della pubblicazione.

 

La sua equipe riscontrò una connessione fino al 17,5% fra il DNA degli attuali Toscani e quello degli attuali abitanti del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria), delle coste dell’Africa del nord e delle isole Egee di Rodi e di Lemno (quest’ultima è dinanzi a Troia). E’ interessante, in particolare, come dice la stessa equipe, che la popolazione di Lemno ha due importanti particolarità. Da un lato ha somiglianze genetiche con i Toscani e dall’altro “è un’eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.

 

Noi osservammo che Lemno è un’isola troppo piccola perché un’eventuale emigrazione in Italia possa aver determinato le caratteristiche genetiche degli Etruschi. Le somiglianze genetiche rendevano invece possibile l’ipotesi di un’emigrazione dall’Etruria a Lemno ed alle altre isole egee senza escludere una migrazione di ritorno. Ciò mi portò a riconsiderare le affermazioni di certi storici greci secondo cui gli Etruschi colonizzarono Lemno ed altre isole Egee fra cui Samotracia. Da qui, poi, secondo la tradizione virgiliana, gli Etruschi di Corito Tarquinia si portarono sulle coste nord occidentali dell’Anatolia, ed addirittura, fondarono Troia. Quest’ultima notizia desta meraviglia perché la civiltà troiana è di gran lunga più antica di quella etrusca. Troia, tuttavia, fu distrutta più volte e più volte ricostruita, prima e dopo gli eventi omerici, e fino all’XI sec. a.C., sì che una gente venuta dall’Italia centrale tirrenica potrebbe aver partecipato ad una delle sue ricostruzioni.

 

Nel nostro citato lavoro del 2007, noi facemmo presente sia a Barbujani che a Torroni che non può esser affatto pacifico che ci sia stata un’unica migrazione in un unico tempo. La migrazione potrebbe essere stata scaglionata in vari periodi, o potrebbe essere avvenuta per gruppi di persone come è avvenuto per quelle accadute dall’Europa all’America; non solo, ma ognuna potrebbe aver avuto code. E come le migrazioni per l’America partirono dai diversi Stati dell’Europa occidentale, così potrebbe essere avvenuto per quelle venute in Etruria dal vicino Oriente. Ciò anche perché le tradizioni parlano di varie genti emigrate in Etruria, come Troiani, Misi, Lidi, Lemni e Pelasgi. Così, la federazione Etrusca potrebbe esser stata composta da vari gruppi di città anche diverse per origine, ma con caratteristiche genetiche poco diversificate.

 

Più circoscritta appariva invece la somiglianza dei caratteri genetici dei Toscani con quella degli abitanti delle isole Egee di Rodi e d Lemno (quest’ultima dinanzi a Troia) perché, come abbiamo già detto, l’equipe di Torroni aveva riscontrato che la popolazione di Lemno è “un’eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.
Ricordiamo che Lemno è un’isola che si trova a ca. 25 miglia dinanzi a Troia, e che proprio a Lemno sono state trovate alcune iscrizioni in una lingua simile a quella etrusca.
Per render produttive in campo storico queste evidenze noi proponemmo di inserirle nello studio dei recenti reperti archeologici, delle caratteristiche della lingua, delle antiche fonti storiche e letterarie che rapportavano fra loro gli Etruschi coi popoli orientali sia in linea ascendente che discendente. Noi abbiamo fatto questo studio. Esso è di prossima stampa, e lo pubblicheremo anche su Internet. E’ abbastanza lungo, e non staremo qui a sunteggiarlo per non diventare eccessivamente pedanti. Diciamo solo che per es. a Lesbo ed a Troia si trovano alcune tazze con manici a corna di lumaca d’imitazione italica, mentre nell’ Italia centrale trrenica (ma solo nella valle del Mignone “futura lucumonia di Tarquinia e vicinanze”) si trovano ceramiche micenee e manufatti provenienti dal Vicino Oriente. Al momento sono comunque ancora parzialmente validi i vecchi siti “origini etruschi” ed “etruschi-dna”.

 

Il nostro lavoro del 2007 fu molto conosciuto anche perché ripubblicato e aggiornato più volte in Internet. Nel merito, Valeria Forte, docente all’Università di Dallas (Texas, U.S.A.), in una suo lavoro dove riferiva di includere “le opinioni degli etruscologi più rinomati del nostro tempo, come Pallottino, Palmucci, Munzi ed altri”, scrisse: “Alberto Palmucci, un eminente Etruscologo che vive in Italia” ha aperto oggi “un dialogo con studiosi europei ed americani sia in lavori accademici che in blog elettronici … In sostanza, Palmucci introduce un elemento molto avvincente nel dibattito sulle origini Etrusche quando sostiene che noi non dovremmo presumere che un DNA genetico, comune tra Etruschi e popolazioni del Vicino Oriente, provi che l’origine degli Etruschi sia in Asia Minore. Palmucci specifica che gli Etruschi si son potuti muovere dall’Italia verso le terre orientali, e questa migrazione ha potuto prendere la forma di un modello circolare di partenza da e ritorno alle coste italiane. Per convalidare questa ipotesi Palmucci fornisce toponimi, analisi linguistiche, e dati archeologici”. Dopo aver poi ricordato che Palmucci si rifà a “Virgilio, per cui gli Etruschi partirono da Còrito, più tardi chiamata Tarquinia, emigrarono ad Est e poi tornarono sulle spiagge etrusche”, la Forte conclude “Palmucci è uno dei più attivi classicisti … ed uno che a molti livelli partecipa al dibattito sugli Etruschi. I suoi commenti ed opinioni sono supportati dalla sua impressionante conoscenza della civiltà etrusca: egli li esprime nel blog di Internet dove dibatte con gli esperti di tutto il mondo”.

 

Veniamo ora alla relazione pubblicata in data 06/02/2013 dall’equipe coordinata da Barbujani e da Caramelli.
L’equipe ha raccolto 30 esemplari di ossa appartenenti ognuno a differenti individui provenienti soprattutto dal’Etruria centro settentrionale, e ne ha esaminato il DNAmt. Ha poi esaminato quello di 370 moderni toscani (da Casentino, Volterra, Murlo e Firenze), ed ha trovato che l’antico DNA etrusco ha somiglianze con quello degli attuali abitanti di Casentino e Volterra, ma non con quello di Murlo e Firenze. Ha così concluso che in genere il resto della odierna popolazione toscana non ha più attinenza con l’antIco DNA etrusco. A noi però sembra che per sostenere una simile tesi l’equipe non avrebbe dovuto limitarsi ad esaminare il DNA dei soli odierni abitanti di Casentino, Volterra, Murlo e Firenze, ma avrebbe dovuto estenderlo almeno a quelli delle regioni di Tarquinia, di Vulci e di Cerveteri. E qui entriamo nel cuore della questione perché proprio Tarquinia, Vulci e Cere, sono i più grandi ed antichi centri dell’Etruria antica. Ed è dalle loro regioni che le tradizioni greche e romane facevano partire sia le mitiche migrazioni verso oriente (soprattutto Virgilio e Strabone) sia quelle altrettanto mitiche verso l’Etruria (soprattutto Licofrone, Varrone e Virgilio). E’ Tarquinia (Corneto-Còrito) peraltro l’epicentro della mitica diaspora italica verso le isole Egee e la Troade (Virgilio, Eneide, passim), ed il centro del mitico ritorno dei Troiani in Italia (Licofrone, Alessandra 1240 ss.; Virgilio, Eneide, passim).

 

Noi abbiamo già visto che, in passato, sia Barbujani che Torroni avevano notato una certa somiglianza fra il DNA degli attuali Turchi e quello degli attuali Toscani, e con ciò avevano ipotizzato che alle origini della nazione etrusca vi fosse stata una migrazione dall’oriente in Italia.
Non so se Barbujabi abbia letto il mio articolo. Oggi, comunque, egli è fra gli autori della relazione pubblicata su PLOS in data 06/02/2013.
A pag. 5, i relatori scrivono testualmente:

“Going back to the issue of the Etruscans’ origin , if the genetic resemblance between Turks and Tuscans reflects a common origin just before the onset of the Etruscan culture, as hypothesized by Herodotus and as considered in some recent studies, we would expect that the two populations separated about 3,000 years ago. To discriminate between the potentially similar effect of remote common origin and recent gene flow, we ran four independent analyses based on the IM method. In the model we tested, the two populations originate from a common ancestor, and may or not may exchange migrants after the split. Assuming an average generation time of 25 years and no migration after the split from common ancestor, the most likely separation time between Tuscany and Western Anatolia falls around 7,600 years ago, with a 95% credible interval between 5,000 and 10,000”.

Più avanti, a pag. 6, poi, si dice:

“The likely separation of the Tuscan and Anatolian gene pools must be placed long before the onset of the Etruscan culture, at least in Neolitic times”.

Ancora più avanti, a pag. 7, si ripete:

“Contacts between people from the Eastern Mediterranean shores and Central Italy date back to a remote stage of prehistory, possibly to the spread of farmers from the Near East during the Neolitic period … At any rate, these contacts occurred much earlier than, and hence appear unrelated with, the onset of the Etruscan culture”.

 

Riportato in parole italiane, i membri dell’equipe dicono che se la somiglianza genetica fra Turchi e Toscani riflette un’origine comune risalente a qualche tempo prima dell’inizio della civiltà Etrusca, noi ci dovremmo aspettare che le due popolazioni si separassero circa 3.000 anni fa. Invece, essi sostengono, dai campioni di DNA esaminati, emerge che le due popolazioni originano sì da un comune antenato, e possono o non possono essersi cambiati emigranti dopo la divisione, però, presumendo che nessuna migrazione sia avvenuta dopo la divisione dai comuni antenati, e che il tempo medio di una generazione è di 25 anni, l’epoca più probabile di separazione fra Toscani e gli Anatolici occidentali risale a 7.600 anni fa circa, con un 95% di intervallo credibile tra 5.000 e 10000. Ciò, secondo l’equipe, sarebbe accaduto durante il Neolitico, forse al tempo in cui alcuni studiosi presumono che siano avvenuti contatti fra il Mediterraneo orientale e l’Italia centrale. Ed in ogni caso questi contatti sarebbero avvennuti prima del nascere della civiltà etrusca.
Niente da obiettare che gli odierni Turchi (in quanto in parte discendenti degli antichi anatolici) e gli odierni Toscani possano risalire ad un comune antichissimo antenato di 7.600 anni fa. Scientificamente però questo non implica che dopo quella data non siano avvenuti ulteriori spostamenti di gente dall’una e dall’altra parte. Anzi proprio l’antica parentela può averli favoriti.

 

Se infine è ammissibile che in epoca neolitica avvenne una migrazione dalle coste orientali del Mediterraneo in Europa e in Italia, ciò dovrebbe implicare che oggi in buona parte d’Europa si dovrebbe riscontrare un valore di somiglianza genetica coi Turchi più o meno pari a quello che oggi si riscontra fra Toscani e Turchi. Ma non è così. Il valore del Dna dei Toscani è nettamente superiore a quello degli altri Europei. Dunque, senza negare l’originaria migrazione dall’Anatolia all’Europa ai tempi del Neolitico, bisognerebbe però anche ammettere che la maggiore somiglianza che il Dna toscano ha oggi con quello dei Turchi dovrebbe esser dovuta ad una o a più immigrazioni successive, proprio come lasciano ipotizzare le antiche tradizioni greche e latine. E’ ovvio che questi contatti fra genti del Mediterraneo orientale e la popolazione di civiltà Appennnica che a quel tempo abitava le sulle coste tirreniche dell’Italia centrale dovettero avvenire prima del nascere della nazione etrusca come tale. Infatti, il territorio che poi in epoca apparterrà alla lucumonia di Tarquinia presenta contatti col mondo miceneo ed in genere col Mediterraneo orientale che risalgono fino al XIV secolo a.C.

 

A questo proposito sarebbe stato molto interessante analizzare il DNA sia di coloro che vivevano nell’Italia centrale tirrenica durante gli ultimi secoli del secondo millennio a. C. sia di coloro che vi abitavano e nei primi secoli del primo millennio a.C. e poi compararlo con quello delle popolazioni che a quel tempo vivevano in Anatolia (Troade, Misia, Arzawa, ecc.) e nelle isole Egeee (Lemno, Imbro, Samotracia, Lesbo, ecc.). Barbuiani e i membri dell’equipe da lui coordinata sostengono che:

“As for the Etruscans’ origins, ancient DNA is of little use, because pre-Etruscan dwellers of Central Italy, of the Villanovian culture, cremated their dead,and hence their genetic features are unknown (Per quel che riguarda le origini degli Etruschi, il DNA antico è di piccolo uso, perché gli abitanti pre-Etruschi dell’Italia Centrale, di cultura di Villanoviana, cremavano il loro morto , e per ciò le loro caratteristiche genetiche sono ignote)”.

Ma non tutti gli Etruschi dell’Italia centrale, (di cultura impropriamente chiamata Villanoviana) cremavano i loro morti. Nelle loro necropoli la maggior parte delle sepolture è a cremazione, ma ce ne sono anche ad inumazione. E poiché, almeno in antico, esser cremato o inumato non era una qualsiasi opzione, ma implicava una diversa concezione religiosa del mondo e dell’al di là, la diversità compresente nelle sepolture dell’epoca potrebbe essere indicativa della diversità di due culture che si incontravano.

Alberto Palmucci

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. Si parla vagamente, ogni tanto, di Indoari, Arii, ariani.. popoli dalla pelle scura che avrebbero invaso la valle dell’Indo.. A memoria, mi viene in mente questo. Si tratta sempre di popolazioni eurasiatiche sospinte via dai luoghi d’origine. Perché un dominatore entrava sulle loro terre. Se andava bene il dominatore insegnava qualcosa di nuovo ed era meglio. Un popolo nomade o seminomade non deve essere necessariamente evoluto, per fare guerra.. basta solo qualcuno ad insegnare a fare armi dure da scalfire.. semplici lame in lega di bronzo. Gli etruschi erano belligeranti?

    Diciamo pure che per fare le piramidi forse servono alberi.. e che serve molto più grano, di quel che oggi protrebbe offrire l’Egitto, ad un popolazione più ridotta e priva delle moderne tecnologie agricole.
    Ad ogni modo localizzano, attorno al Caucaso, le nostre comuni origini.. Sono d’accordo sul fatto di popoli che dominano ed impongono.

    La domanda è: In quanto tempo furono spopolate certe città lungo le rive del fiume Indo?

    Rimangono alcune popolazioni imparentate con il Neanderthal. Ma questo non vuol dire che le popolazioni nordiche lo siano più di altre..

    anzi.. la realtà è ben diversa.. ma non sta a me dirvela..

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  2. Salve, articolo molto interessante e completo. Vorrei chiedere all’autore se per caso ha dati sulla relazione che intercorre (se esiste) tra goti che popolavano la penisola intorno al V sec d.C. e le popolazioni anatoliche di epoca Ittita. Mi sono imbattuto su un nome, la regina Amalasunta, che assomiglia moltissimo alla divinità femminile del trono Ittita Almasuitta o Amalasuitta. La cosa che oltretutto è particolare è che la regina Amalasunta morì nell’isola del lago di Bolsena oggi chiamata isola martana.

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  3. Buonasera, premetto che non lavoro come archeologo, storico o quant’altro nel ramo, ma sono un appassionato di mitologia e mitologia comparata. Avendo una predilezione per il popolo etrusco e le sue origini ho letto l’interessantissimo, a mio avviso, resoconto delle scoperte tra dna etrusco e turco. Mi ha molto colpito un passo in cui viene detto della somiglianza anche con la zona della Germania e della Cornovaglia. Mi ha colpito perché è da un paio d’anni che c’è una questione a cui non trovo soluzione e che penso, da profano, forse avere attinenza con quanto sopra. La espongo. In Toscana, vicino a Sorano, c’è il monte Soratte e sembra emerso che veniva venerata una divinità sabina, ma non solo, chiamata Soranus o Sur, detto il nero. Un nome simile è rintracciabile nella mitologia del nord ed è Sutr, detto il nero. Ho provato ad effettuare ricerche per vedere se qualcuno aveva scitto articoli o quant’altro riguardo ad un loro collegamento, ma non ho trovato nulla. Ora leggo di un collegamento tra dna etrusco e germania e vista questa apparente affinità mitologica la cosa mi ha colpito non poco. Alla luce di quanto scritto qualcuno può darmi un riscontro positivo o negativo? Grazie per il vostro tempo. Leonardo

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  4. Dice Palmucci, nell’articolo su CM:
    “E’ Tarquinia (Corneto-Còrito) peraltro l’epicentro della mitica diaspora italica verso le isole Egee e la Troade (Virgilio, Eneide, passim), ed il centro del mitico ritorno dei Troiani in Italia”
    Non solo, da:
    http://www.originietruschi.it/public/origini/?p=29
    “Già dal XIV sec. a.C., fra gli Appenninici che abita­vano lungo il bacino idromontano del fiume Mignone, nella regione che poi apparterrà alla lucumonia di Tarquinia, giunsero dalla Grecia i mercanti Achei, i cosiddetti Micenei. Approdavano alla foce del Mignone, dove è stata trovata un’àncora di tipo egeo, e risalivano il fiume forse a cercare l’allume che abbon­dava sulle colline di Allumiere. ”
    e ancora
    “Il nome di Corito (altro mitico nome di Tarquinia) peral­tro è presente nei testi delle cosiddette Tavolette micenee[67] fra quello dei luoghi con i quali i MIcenei avevano contatti. In alcune Tavolette, poi, si parla dell’acquisto di allume. Essi venivano forse a procurarselo sui colli di Allumiere.”
    “Pure nelle necropoli protoetrusche dell’Italia centrale tirrenica, si trovano ceramiche di tipo pseudo troiano. Ciò avviene a Vetulonia, Vulci, Visenzio, Cere e nell’Agro Falisco, ma soprattutto a Tarquinia (Poggio Selciatello, Poggio dell’Impiccato, Poggio Gallinaro) e nel suo territorio (Allumiere, Vetralla)”
    “Per coloro che venivano dal Mediterraneo orientale, la rotta per Tarquinia era stata già aperta dagli stessi Micenei che fin dal XIV secolo avevano approdato alla foce del Mignone, attratti dai metalli dei monti di Allumiere. La valle del fiume divide Tarquinia dai suoi vicini monti. Su questi, a Monte Rovello (Allumiere), in una capanna rettangolare tardo appenninica di fine sec. XII, Odoardo Toti ha trovato un frammento di ceramica tardo micenea.”
    “Si consideri che i genetisti hanno oggi scoperto che il DNA degli attuali “etruschi” ha alcune caratteristiche comuni con quello degli attuali abitanti dell’Anatolia, e selettivamente con quello degli abitanti delle isole di Lemno e di Rodi. Si consideri pure che a Lemno, nelle isole Egee, è stata rinvenuta una stele funeraria di VII sec., scritta un una lingua simile all’Etrusco e con un alfabeto contenete elementi dell’Etruria meridionale.”
    “La lingua etrusca ha comunque una notevole componente che la avvicina alle lingue indeurepee dell’Anatolia. Su questo, il noto glottologo bulgaro Vladimir Georgiev ha analizzato il nome Etruria. Secondo lui, esso discende da una forma ittita del nome di Troia (Taruisa > Trusia > lat. E-truria). La lingua etrusca, poi, deriverebbe da un dialetto ittito parlato a Troia e nell’isola di Lemno. Sia il nome di Troia (itt. Tarui-sa / *Tarhui-sa), infine, che quello di Tarquinia (etr. Tarchu-na, lat. Tarqui-nia) e di Tarconte (etr. Trachu-nus) hanno una comune radice linguistica in quello della divinità ittito-luvia variamente chiamata Tarui, Tarhui, Tarhun, Tarhunta””
    “I dati archeologici suggeriscono infatti che la civiltà etrusca si mosse dal sud al nord, e particolarmente da Tarquinia.”
    insomma, Tarquinia sarebbe il vero centro da cui si sarebbe espanso il dominio etrusco, e nel territorio di Tarquinia c’era quell’Allumiere, dove antiche rotte internazionali si dirigevano per l’allume.
    Insomma Tarquinia, e Allumiere furono, sembra, al centro della civiltà etrusca, che, sembra (ma ci sono molte prove) fosse imparentata con quella Troiana. Lo stesso nome Etruria potrebbe essere un sinonimo di Troia, e i Toscani (non tutti, naturalmente) i discendenti di quei Troiani che hanno appassionato il mondo con le loro vicende narrate nell’Illiade, nell’Odissea, e nell’Eneide.
    Allumiere…
    dove furono tenuti dei convegni di meteorologia e climatologia; sabato 27 febbraio 2010 andai a sentire i relatori del terzo convegno, senza rendermi conto che stavo calpestando suoli dove la ricerca del futuro si mescolava al sapore di antico, di molto antico….forse lo stesso Nanos (l’errante) Odisseo era passato di lì…
    che strana sensazione questo misto di nuovo e di antico… ah se l’avessi saputo allora !
    http://daltonsminima.wordpress.com/2010/02/03/interessantissima-conferenza-meteo-climatica-ad-allumiere-rm-da-non-perdere/

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  5. Nel libro “Lingua Etrusca” di Giulio M. Facchetti:
    “ci sono testi dalla Campania, dal Lazio (anche da Roma), dall’Umbria, dalla zona padana, dalla Liguria, dalla Francia meridionale, dalla Corsica e perfino dalla Tunisia e dall’Egitto (da dove proviene il “libro di Zagabria”, cui si è accennato).
    Diverso è il caso del “retico”, lingua rappresentata da poche e brevi iscrizioni provenienti dalla zona del bacino dell’Adige e dall’area del margine meridionale delle Alpi, da Verona al Brenta. Helmut Rix ha recentemente dimostrato in modo scientificamente definitivo e inconfutabile che la lingua dei Reti era strettamente imparentata con l’etrusco”
    oltre a questo, una curiosità, sono di origine etrusca le parole “mondo, persona, satellite”
    Quando parliamo di satelliti, ricordiamo dunque che si tratta di una parola etrusca 🙂

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  6. Aggiungerei un’ipotesi:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_sacra
    “La Primavera Sacra (Ver Sacrum in latino) era una ricorrenza rituale di origine italica, praticata poi da diversi popoli dell’Italia antica.
    Veniva celebrata in occasione di calamità e in momenti difficili, o per scongiurare un pericolo particolarmente grave. Un altro fattore importante era la pressione demografica, per cui si rendevano necessari dei processi migratori. Questo rituale era diffuso presso i Sabelli e sporadicamente praticato anche dai Romani. Esso traeva origine da una promessa al Dio Mamerte (il Dio Marte presso gli Osci) e consisteva nell’offrire come sacrificio tutti i primogeniti nati dal 1º marzo al 1º giugno (o nel caso dei Sabini quelli nati dal 1º marzo al 30 aprile) della seguente primavera.
    Gli animali venivano effettivamente sacrificati, mentre i bambini non venivano realmente immolati: crescevano piuttosto come sacrati (cioè protetti dagli Dei) e, giunti all’età adulta, dovevano emigrare per formare nuove comunità altrove.”
    Senza necessità di una migrazione e ritorno, e senza nemmeno pretendere un qualcosa di religioso come il ver sacrum vero e proprio (non so, per mia ignoranza, se gli Etruschi avessero qualcosa di simile a questa usanza italica), ma tenendo conto che gli Etruschi si sono veramente diffusi ed installati anche molto lontano dall’Etruria (Mantova era un enclave etrusco, per esempio, e in Campania c’era una dodecapoli etrusca, di cui rimane traccia in alcuni toponimi, come lo stesso “Volturno” – toponimo di chiara origine etrusca – e “Aversa” – altro toponimo etrusco), penso che non sarebbe poi scandaloso pensare semplicemente anche ad una migrazione di “alcuni” Etruschi, più che ad una migrazione – e ritorno – dell’intero popolo.
    Ma mi riservo di documentarmi in maniera più approfondita su questa interessante questione.

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  7. Articolo molto interessante ed istruttivo (almeno per me 🙂 ). L’idea di una migrazione circolare è estremamente suggestiva: pensare che le popolazioni originarie di Troia siano ritornate sui loro passi partendo da altre parti del Mediterraneo per ricostruire la culla della loro civiltà è estremamente intrigante e ci consente di spaziare su orizzonti prima sconosciuti! La didattica della Storia, purtroppo, ci abitua a seguire una freccia temporale che nella realtà non esiste. Le popolazioni, infatti, si spostano seguendo l’evolversi delle condizioni sociali ed economiche come in un ciclo che tende a ripetersi uguale a se stesso. E’ semplice ed anche logico, però, confesso, non ci avevo mai pensato.
    Tornando al focus dell’articolo (l’origine genetica degli Etruschi e le conclusioni dell’articolo di Barbujani et al.) su alcune cose convengo con A. Palmucci: Barbujani et al. hanno verificato con le loro indagini che le tracce genetiche non sempre coincidono con quelle archeologiche. Essi, in altre parole, hanno accertato non che gli abitanti di Murlo e Firenze non abbaino come progenitori gli Etruschi, ma che il loro patrimonio genetico è stato fortemente modificato dalle migrazioni successive di altre popolazioni. Solo in alcuni siti piuttosto isolati si è potuta conservare la traccia genetica degli antenati Etruschi. Questo non significa affatto che sono solo pochi i toscani a discendere direttamente dagli Etruschi.
    Per altri aspetti, però, ho qualche perplessità. La mia maggiore perplessità riguarda il punto di separazione tra l’antenato comune agli Etruschi ed agli Anatolici. Barbujanni et al. lo collocano in un periodo compreso tra 5000 e 10000 anni fa. Essi, se non ho interpretato male il loro pensiero, inoltre presuppongono che non vi siano stati ulteriori trasferimenti di DNA mitocondriale tra le popolazioni discendenti dopo la separazione originaria. Se l’ipotesi delle migrazioni circolari fosse vera (come sembrano attestare i riferimenti bibliografici ed archeologici) il momento della separazione si sposterebbe ancora più indietro nel tempo. Appare difficile, infatti, presumere che nel ritornare nei luoghi di origine primigenii non vi siano stati ulteriori incroci con le popolazioni residenti nelle aree di re-immigrazione e, quindi, scambi genetici successivi. Questa ulteriore retrodatazione del distacco tra le due etnie non creerebbe ancora maggiori problemi circa l’origine anatolica del popolo Etrusco? A questo punto le popolazioni etrusche italiche effettivamente potrebbero essere considerate autoctone, almeno da un punto di vista culturale.
    Ciao, Donato.

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    • Esiste un certa “evidenza” tra le popolazioni autoctone anatoliche ed italiche, anche senza scomodare gli etruschi. Il panorama dei tratti è ben più ampio della moderna Turchia.. si allarga anche alla Siria, ed Iran, probabilmente.. viaggiando nel tempo anche verso l’Europa; Iberia e Penisola balcanica…

      Intende forse un’etnia d’origine, che attualmente si rispecchia nei popoli e culture. Caratteristiche di base, più che un popolo con caratteri somatici distintivi. Anche perché certi tratti distintivi “etruschi” se ho capito bene quali sono, possono e sono presenti anche fuori dalla penisola italiana, in Germania ci possono essere.

      Siamo nell’espressività di un volto, perché penso il fulcro ruota attorno un passato molto più remoto. Presunti dominatori dei popoli etruschi, precedenti al periodo romano. Cosa dice la scienza genetica? Sicuramente la purezza della razza non esiste, ne tantomeno puoi creare un popolo da una presunta purezza. Ne puoi fare un popolo a tua immagine e somiglianza.. selezionando le etnie..

      Saluti.

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