Il pungiglione dei cicloni extratropicali

Alcuni mesi fa, su input del magazine divulgativo Science Daily, abbiamo parlato degli Sting Jet, cioè di quegli eventi di ventilazione molto intensa, anzi spesso distruttiva, che a volte si generano nei cicloni extratropicali, ossia nelle perturbazioni delle medie e alte latitudini.

 

Oggi, grazie ad un articolo appena pubblicato sulla rivista Weather and Forecasting dell’AMS, si può aggiungere qualche tassello al complicato puzzle della identificazione sia diagnostica che prognostica di questi eventi.

 

Using Frontogenesis to Identify Sting Jets in Extratropical Cyclones

 

L’università di Manchester, da cui provengono gli autori di questo studio, ha a sua volta pubblicato un comunicato stampa che spiega i contenuti del lavoro, insieme ad un video piuttosto interessante in cui parla la prima firma dell’articolo. In particolare, rispetto a quanto avevamo visto con il nostro primo post, questo lavoro identifica nell’area frontolitica (di decadimento dell’estremità inferiore o di parte del fronte) dell’impulso freddo che si stacca dall’occlusione di ritorno, la zona di più elevata probabilità di generazione dello Sting Jet.

 

9957_largeNel confermare quanto già precedentemente acquisito, e cioè che l’area di possibile sviluppo si trova nei bassi strati a sud-ovest dell’epicentro della depressione e che questi eventi sono propri delle depressioni esplosive, gli autori hanno introdotto anche alcuni elementi di novità. Il primo consiste nel fatto che gli Sting Jet pare siano propri delle depressioni descritte dal modello Shapiro-Keysel, diverso dal classico modello norvegese, depressioni in cui il fronte freddo e quello caldo non si incontrano mai, perché il primo si muove perpendicolarmente al secondo finendo per avvitarsi intorno al minimo decadendo nella sua parte superiore e dando luogo ad una seclusione calda da cui scaturisce poi l’impulso freddo delle correnti di ritorno. La seconda invece riguarda la dinamica stessa che sembra essere all’origine dello sting jet, ovvero certamente l’approfondimento esplosivo della depressione, ma anche l’altrettanto veloce fase di attenuazione del gradiente nella zona soggetta a frontolisi. In sostanza lo sting jet arriva quando paradossalmente quel settore della depressione si avvierebbe ad una sostanziale attenuazione della baroclinicità e dell’origine dei fenomeni atmosferici propri della perturbazione.

 

Qui sotto, trovate il video pubblicato nel comunicato stampa.

 

 

Infine, pur in un contesto in cui regna ancora parecchia incertezza, registriamo che già nel 2011, ossia due anni fa, c’era qualcuno che si poneva il problema del possibile inasprimento di questi eventi già di per sé molto intensi in conseguenza del riscaldamento globale. Al riguardo, potrà essere utile andare a dare un’occhiata allo Special Report sugli eventi estremi dell’IPCC, nel quale si legge che (SPM pag.10, Main Report 3.3.2, 3.3.3,3.4.5):

 

There is medium confidence that there will be areduction in the number of extratropical cyclones averaged over each hemisphere. While there is low confidence in the detailed geographical projections of extratropical cyclone activity, there is medium confidence in a projected poleward shift of extratropical storm tracks.
 
E cioè, c’è un livello di confidenza medio sulla possibilità che il numero dei cicloni tropicali sia soggetto a riduzione e, pur in un contesto di incertezza circa le traiettorie mediamente seguite da queste depressioni, c’è ancora un livello di confidenza ancora una volta medio che questi siano soggetti ad uno shift verso nord in termini di area mediamente interessata. Considerato il fatto che non sembra ci sia alcun trend distinguibile per il numero e l’intensità di questi eventi nelle osservazioni, se si vuol dare ascolto alle simulaizioni, da cui scaturiscono queste determinazioni dell’IPCC, non c’è ragione di immaginare eventi più frequenti o più intensi come conseguenza del riscaldamento globale. Se invece si vuol dare ascolto alle osservazioni (pratica consigliata) il discorso, tanto per cambiare, proprio non sta in piedi.
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Author: Guido Guidi

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