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vorrei trovare / parole nuove ma piove piove (Piove ‘Ciao Ciao Bambina’- Domenico Modugno 1959)

Il maggio più freddo dal 1991” titola il “Corriere della Sera” cercando di far notizia. Notizia che non dovrebbe esserci visto che ormai anche alle elementari si dice che il clima si calcola su almeno 30 anni. Si prevedeva che le precipitazioni per il “global warming” dovevano aumentare d’intensità e diminuire nei valori cumulati, tropicalizzazione e desertificazione erano i termini giornalistici per descrivere i due fenomeni. Ora che invece sono aumentate le cumulate, la colpa non è più del “global warming” ma del “climate change”?

 

Per chiarezza diciamo che a livello di cambiamento climatico globale la rara primavera di quest’anno non significa nulla come non avrebbero dovuto significar nulla le ondate di calore dello scorso anno. Ma ormai l’informazione è un prodotto, e allora sotto con la prossima catastrofe per richiamare il lettore. La prossima è “Europa sott’acqua”,  il Danubio rischia di esondare catastroficamente a causa di una primavera pazza. Molti penseranno: certo che la concentrazione di CO2 a 400 ppm ne sta creando di problemi, come saranno stati belli i periodi in cui l’industrializzazione non aveva rovinato il clima, periodi in cui la frequenza di tali fenomeni era minore dell’attuale.

 

Ma sarà proprio così? nel rispetto di quanti stanno subendo la tragicità degli eventi di questi giorni, vale forse la pena cercare di capire se questi sono effettivamente ascrivibili a “fatti nuovi” o piuttosto se siano evenienze con cui purtroppo si è in alcuni casi destinati a convivere. Sulla rivista History of Meteorology è stato pubblicato nel 2005 un articolo molto interessante dal titolo:

 

The Danube Floods and Their Human Response and Perception – (14th to 17th C)

 

Il pezzo, ponendosi l’obbiettivo di indagare proprio il carattere, la frequenza di occorrenza e la gravità degli eventi di piena del Danubio nei secoli per i quali non sono disponibili informazioni oggettive, ovvero misurazioni attendibili, conduce un’analisi anche sociologica della percezione di questi eventi, in particolare per quella che viene definita la piena del millennio occorsa nel 1501. Quel che ne risulta, è che diversamente da quanto riscontrato per altro genere di eventi catastrofici, per gli eventi alluvionali non si riscontrano nei documenti storici spiegazioni di carattere religioso, in qualche modo quindi ascrivibili al soprannaturale, quanto piuttosto un atteggiamento di consapevolezza e di inevitabile adattamento a questi eventi, che dunque – come del resto conferma anche la storia recente – dovevano avere tanto una frequenza piuttosto elevata, quanto conseguenze anche ben più gravi di quelle di questi giorni.

 

 

Comunque, in merito alla storia recente (in senso climatico) possiamo fare qualche verifica anche rileggendo il quotidiano “LA STAMPA” di decenni fa (tenendo conto che all’epoca le notizie dall’Est Europa arrivavano con maggiore difficoltà di oggi),  ad es. nell’anno in cui Domenico Modugno cantava “Piove (Ciao Ciao Bambina)”, il 15 giugno del 1959 in prima pagina si poteva leggere:

 

fig 1 - 15 giugno 1959 prima pagina

 

Oppure il 17 e 19 giugno 1965:

 

fig 2 - 17 giugno 1965

fig 3 - 19 giugno 1965

Oppure il 27 maggio e 3 giugno del 1970:

fig 4 - 27 maggio 1970 fig 5 - 3 giugno 1970

Ma allora addirittura le stesse cose potevano accadere a luglio, come potete verificare il 14 e 19 luglio in prima pagina:

fig 6 - prima pagina 14 luglio 1954 fig 7 - 19 luglio 1954 prima pagina
Il 3 giugno 1934 fecero notizia “violenti uragani in Francia”:

fig 8 - 3 giugno 1934

Nel 1934 di chi sarà stata colpa del maltempo in primavera? Si potrebbe finire con alcune strofe della canzone di Lorenzo Jovanotti (1995):

“Piove/Senti come piove/Madonna come piove/[…]Hai visto che piove?/Senti come viene giù/Tu che dicevi che non pioveva più”.

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Published inAttualità

7 Comments

  1. Fabio Spina

    Hai centrato la domanda fondamentale: la definizione di normalità. Ma i tempo è un fatto fisico mentre il clima è un’astrazione, come fare? Basta la media come affermava Hann?Buona domenica

  2. Curioso che proprio riguardo queste inondazioni, il NYT menzioni i cambiamenti climatici ma poi ne ridimensioni l’importanza. Una conferma alla tesi di Rohr.

  3. franco bacci

    Buonasera,

    da inesperto quale sono io ,quindi,mi sembra ,in base a tutto quello che leggo da qualche tempo su questo sito e su altri, piu’ che formulare teorie sul clima (riscaldamento globale o era glaciale) si puo’ parlare di variabilita’ climatica o cicli climatici , le cui cause sono tutte da verificare e da capire.
    Soprattutto non si puo’ imputare all’uomo un influenza sul clima se poi non e’ dimostrabile.
    Non e’ facile perche l’indottrinamento trentennale sull ‘AGW ci porta quasi istintivamente a pensare all’effetto serra quando si nota quallche evento che ci sembra fuori dalla norma,ma che poi fuori dalla norma non e’, evidentemente.

  4. Luigi Mariani

    Caro Fabio,
    ti seguo da tanti anni e ammiro molto per il tuo tentativo di portare un poco di razionalità nell’approccio ai fenomeni meteorologici, razionalità che dovrebbe essere alla base dell’approccio scientifico ai problemi (quella che ci attenderemmo dal mondo della scienza dalle cui valutazioni dovrebbe poi trarre linfa vitale il mondo dei media e quello dei decisori politici). Quel che colgo è invece che ormai l’agenda la dettano i media guardando più alle aspettative del pubblico che alla realtà dei fatti. Al dettato dei media poi si allineano la scienza e la politica, il che mi pare esattamente l’opposto di quanto ci ha insegnato Galileo.
    Tuttavia, a nostra parziale consolazione, ti riporto due citazioni antiche:
    1. una dal De bello gallico libro III, Capitolo 18: “Fere libenter homines id quod volunt credunt” (che tradurrei con un “Gli uomini credono volentieri in ciò che desiderano sia vero”)
    2. l’altra, più lunga, tratta dall’incipit del “De re rutica” di Columella (dedicato all’amico Publio Silvino): “Io odo spesso gli uomini principali di Roma lagnarsi, chi della sterilità dei campi, chi dell’intemperie dell’aria nociva alle biade da lungo tempo in qua; e finalmente alcuni di loro, volendo addolcire le querele con qualche ragione, mostrarsi di parere che il terreno per l’abbondanza dei passati secoli affaticato e spossato, non possa oggidì somministrare agli uomini gli alimenti con la cortesia de’ primi tempi. Quanto a me, Publio Silvino, tengo tutte queste ragioni per lontanissime dalla verità….” (e qui debbo per inciso ricordare che il buon Columella dedica tutto il suo trattato a dimostrare come si potesse fare agricoltura anche con il clima del suo tempo – si era in una fase calda, l’optimum climatico romano, per molti aspetti simile all’epoca attuale – e che la fertilità dei suoli si poteva non solo conservare ma anche incrementare adottando buone pratiche agronomiche)
    Queste citazioni antiche ci rimandano ad alcuni dei tratti non solo più irrazionali ma anche più “robusti” della cultura umana, rispetto ai quali è difficile combattere oggi come difficile lo era in passato. In sostanza la nostra idea di “far stare la gente e soprattutto i decisori ai dati ed ai fatti” non mi pare tanto una battaglia persa ma una guerra di posizione con frequenti rovesci, che le persone di buon senso combattono da migliaia di anni senza soddisfazione alcuna se non quella che viene dalla coscienza di aver fatto il proprio dovere.
    Ciao.
    Luigi

    • Fabio Spina

      Grazie Luigi,
      non sono un esperto ma la faccenda che mi colpisce delle inondazioni in città è come possono accadere. I fiumi, i corsi d’acqua, hanno bisogno di aree dopo poter defluire in momenti di portata elevata. La progettazione degli argini dovrebbe prevedere la protezione della città e la fuoriuscita in aree rurali esterne in caso di piene. Zone espansive, naturali e naturalistiche, di golena, lasciate libere da ogni artificio della presenza umana (case, capannoni, dighe, cemento…) dove poter rallentare la corsa dell’acqua, trovare uno sfogo necessario.
      Se si allaga la città dovrebbero prima essere essere sommerse tante altre aree.
      Invece spesso, ce la prendiamo con la natura o l’AGW, ma o è fatto male il progetto, o nel corso degli anni le aree di deflusso sono state rese costruibili con l’espansione urbanistica, o si risparmia sulla manutenzione degli argini del letto del fiume, o è cambiata nei secoli la gestione della portata del fiume costruendo delle dighe, o…..
      Quando poi il fiume fa danni la colpa è sempre per un fenomeno mai visto, gli Egiziani quando “usciva” il Nilo era festa per noi che abbiamo costruito e poi condonato gli edifici sulle sponde, è una tragedia.
      Ma quella era un’altra epoca. Ciao fabio

    • Guido Botteri

      Ci sono alcuni ambientalisti che si oppongono a qualsiasi intervento umano, e vorrebbero fiumi “liberi” (perché? il fiume è forse un essere senziente, per costoro, che soffra se è regolamentato ?) senza argini, e guai a spostare il nido di un uccello che abbia nidificato sulle rive…
      Così, se si ostacola la manutenzione, se si impedisce la cura degli argini, se ci si batte paganamente per la natura libera, poi non ci si deve stupire se i fiumi esondano, se allagano e uccidono animali… sì, perché anche gli animali, travolti da una piena, annegano…ma questo sfugge agli amanti salottari della natura (vista in deformazione romantica).
      Quei radical chic che vivono di fantasie, e magari si oppongono di fatto all’evoluzione pretendendo che ciò che è paleolitico sia giusto e bello, e da fare nell’epoca attuale, come la immaginaria dieta paleolitica, per esempio:
      http://www.lescienze.it/news/2013/06/08/news/dieta_paleolitica_errori_cacciatori_raccoglitori-1692125/
      Se fosse per loro saremmo fermi all’età delle caverne… anzi, incapaci di evolvere e di adattarci, e incapaci di mitigare il clima (pur avendo professori che insegnano “Mitigazione del clima”) ci saremmo già estinti, se avessimo seguìto allora le linee di pensiero di chi ci ha raccontato il mito di Prometeo nel tentativo di arrestare il progresso; tentativo, per fortuna, fallito allora, ma che ora sta avendo purtroppo grande successo.
      “Sta arrivando l’inverno…fermate il freddo !”… non è meglio vestirsi pesante e accendere il riscaldamento ?
      “Sta arrivando l’estate… fermate il caldo!”… non è meglio vestirsi leggero, e bere molta acqua ?
      Invece di insegnare come fermare il clima, non sarebbe meglio insegnare come “adattarsi” al clima ?
      Anche perché, agire sul clima agendo sulle emissioni di CO2 mi pare un modo assai poco incisivo di “mitigarlo”.
      Secondo me.

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