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Cielo madreperla

Fino a qualche anno fa l’argomento di oggi sarebbe stato derubricato tra quelli non atttinenti ai temi climatici e meteorologici. Ora le cose stanno diversamente, perché l’interazione tra i due strati atmosferici più prossimi alla superficie, troposfera e stratosfera è ormai consolidata. Molto meno solida, invece, è la conoscenza di quelle poche ma molto spettacolari formazioni nuvolose che occupano la stratosfera, dette nubi nottilucenti in ragione del fatto che la loro visibilità dal basso è regolata da condizioni di luce che si verificano solo in determinate situazioni e solo alle latitudini settentrionali. In gergo tecnico, queste nubi si definiscono infatti Polar Stratospheric CLouds (PSC) e costituiscono un gruppo che al suo interno contiene almeno tre tipi di formazioni nuvolose che differiscono sia per i processi di genesi, sia per i costituenti, sia per le temperature – comunque sempre molto basse – alle quali è possibile che si formino.

 

C’è un articolo uscito su Wired qualche giorno fa. L’oggetto è naturalmente quello delle PSC ma, la forma, come spesso accade, lascia parecchio a desiderare. In sostanza nell’articolo si avanza l’ipotesi che una presunta anomala abbondanza di queste nubi in questi primi giorni di giugno possa essere messa in relazione, o addirittura costituire un ennesimo segnale di tendenza delle dinamiche del clima a mutare, naturalmente per cause antropiche.

 

 

L’ipotesi è la seguente. Dal momento che uno dei costituenti necessari alla formazione delle PSC è naturalmente il vapore acqueo e che questo si forma in stratosfera anche attraverso complesse reazioni chimiche a partire dal metano, un aumento della presenza di PSC potrebbe essere causato dalle emissioni di metano. Leggiamo anche che pare che queste nubi si formino più facilmente durante i minimi solari, mentre adesso, notoriamente, siamo prossimi al picco del 24° ciclo solare.

 

Andiamo con ordine. Le PSC hanno innanzi tutto bisogno di temperature molto basse, ben sotto i -80°C circa. Per questa ragione sono molto più frequenti gli avvistamenti alle latitudini polari meridionali, la cui stratosfera (ma non solo quella) è molto più fredda che su quelle settentrionali. E’ pur vero che è stato documentato un trend di diminuzione della temperatura della stratosfera abbastanza significativo negli ultimi decenni, trend che però sembra anche essersi invertito, come mostra l’immagine qui sotto. Ad ogni modo, questo raffreddamento potrebbe aver facilitato la formazione di PSC.

 

npolar
http://cdiac.ornl.gov/trends/temp/sterin/steringrap.html

 

Poi c’è il vapore acqueo. Se le PSC sono anomalmente abbondanti, può solo voler dire che c’è più vapore acqueo disponibile a quelle quote. Dal grafico ancora sotto, sembra di vedere che che il vapore acqueo nell’intera colonna d’aria ha subito una diminuzione. Dal momento che la letteratura scientifica disponibile (Solomon et al. 2011) documenta una diminuzione del vapore acqueo in stratosfera pari a circa il 10% nel periodo 2000-2010, possiamo dedurre che buona parte della diminuzione osservata nel grafico riguardi proprio i piani più alti della colonna d’aria. Per cui, non sembrano così evidenti i segni di un mutamento delle condizioni favorevoli alla formazione di PSC.

 

TotalColumnWaterVapourDifferentAltitudesObservationsSince1983
http://www.climate4you.com/

 

E infine il Sole. E’ vero, dovremmo essere più o meno prossimi al massimo dell’attuale ciclo solare. Quello che su Wired dimenticano di far notare però, è che questo massimo è molto più simile ad un minimo, data la persistente debolezza che stanno mostrando tutti i paramentri di riferimento dell’attività solare. Per cui, se sussiste un legame tra l’intensità dell’attività solare e la formazione di PSC, cosa molto probabile dal momento che le reazioni chimiche in alta atmosfera sono fortemente condizionate dall’attività solare, questa presunta abbondanza di PSC potrebbe anche essere giustificata.

 

SIDC DailySunspotNumberSince1977
http://www.climate4you.com/

 

Queste brevi riflessioni, corroborate da informazioni altrettanto brevemente raccolte in rete, sono forse di per se’ sufficienti a contestualizzare questo fenomeno senza alcun bisogno di tirare in causa le emissioni di gas serra, i cambiamenti climatici e quant’altro. Anche perché, una cosa è sicura, le serie storiche delle osservazioni di queste nubi e delle condizioni necessarie alla loro formazione sono decisamente troppo brevi per inquadrare quel che accade in un contesto anomalo. Curiosamente, ma a pensarci bene in modo tutt’altro che sorprendente, quelli di Wired non ci hanno pensato affatto, né ci ha pensato chi per conto della NASA ha prodotto le informazioni riprese dalla rivista. Il programma satellitare AIM che ha osservato la partenza “anticipata” di quest’anno, è in essere dal 2007. Giudicate voi se l’anticipo di una settimana dell’avvistamento delle PSC rispetto ad una serie di sei anni può solidamente essere definito anomalo per poi essere messo in relazione a presunti anomali mutamenti di “teleconnessioni climatiche” che per di più neanche si conoscono. nel video qui sotto, questa presunta anomala precocità è definita “quite possibly earlier than ever before“, cioè “molto probabilmente prima di quanto sia mai accaduto. Ma che scienziati sono questi? Sei anni di dati e un anticipo di sette giorni sufficienti a definire “senza precedenti” qualcosa che non si sa bene cos’è!

 

Vabbè, almeno godiamoci le immagini, quelle sì anomalmente spettacolari!

 

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Published inAttualità

2 Comments

  1. luigi Mariani

    Caro Guido,
    segni di fine del mondo….
    Il caso mi pare tutto sommato analogo a quello delle aurore boreali che in passato preannunciavano guerre, carestie, ecc. e ci dice che gli umani manifestano oggi gli stessi meccanismi psicologici che animavano i nostri terrorizzati antenati che in piena era glaciale sopravvivevano in orride caverne.
    Questo da un certo punto di vista è tranquillizzante anche se dal punto di vista “galileiano” è terribile….
    Luigi

    • Più che altro Luigi manifesta una endemica incapacità di crescere e in questo mi sembra che tanta facilitazione nella comunicazione non giovi. I meccanismi mentali, come sottolinei giustamente, non cambiano, così come non cambiano gli scopi, pur se con termini di riferimento molto più ampi. Del resto, non voglio mettermi a disquisire di massimi sistemi, ma che non sia un periodo prospero è un fatto, come è un fatto che l’intelletto non abbia mai prosperato in tempi di crisi. Sono corsi e ricorsi storici. Il guaio è che se lo chiedi ai profeti della fine del mondo, ti rispondono che sei tu a non capire, perché loro sono troppo avanti.
      Mi pare si dicesse che una rondine non fa primavera, può quindi una PSC fare un clima che cambia?
      gg

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